IL RITORNO A CASA

 DI NUOVO IN CAMMINO

Brutta nottata.  Tanti sonni brevi, incubi, nausea.  Esco un po’.  Cammino male, lentamente come ieri; sono stranito, come bastonato.  Vado all’ufficio turistico e chiedo gli orari dei bus per tornare a Irùn.  Ce n’è uno alle 12.50.   Potrei già prenderlo oggi ma decido di aspettare a domani: chissà che non avvenga il miracolo!

Incontro due pellegrini olandesi, che hanno dormito nel mio stesso albergo: sono simpatici e comprensivi con me; cercano di consolarmi.  Sono venuti a piedi da Le Puy e ora stanno cercando un camping per fare un giorno di riposo.  Quando è il momento di salutarli mi viene di nuovo da piangere.  Compro qualcosa da mangiare e me lo porto in camera, ma non ho fame.  Compro anche l’Aspirina e il termometro: ho 37,6°.  Passo il pomeriggio a dormicchiare e pensare.   Ho la TV accesa: i programmi mi sembrano uguali a quelli italiani: talk show, gente che litiga, quiz, telefonate del pubblico, e tanta, tanta pubblicità.  Mi piacerebbe vedere il giro d’Italia, ma non lo trasmettono.

La mattina dopo mi sveglio presto.  Mi ascolto, muovendo i piedi, le gambe.  Faccio qualche passo, ma è cambiato poco o niente rispetto a ieri.  Devo decidere se tornare o aspettare ancora un giorno.  Vado a fare un giro per verificare il mio stato.  Sento gli stessi dolori, appena appena meno.  E’ difficile decidere, ma ormai sento la sconfitta:non credo che i dolori mi passeranno presto; e poi, anche dopo un miglioramento temporaneo mi potrebbero ritornare, e sarei punto e a capo: non me la sento di rischiare questa evenienza.  Ho il cuore a pezzi ma devo lasciare.  Torno in albergo a rifare lo zaino e vado alla stazione degli autobus ad aspettare.   Aspettando scrivo le ultime righe del diario.   Avevo messo in conto che il cammino sarebbe potuto finire in anticipo, ma per il mal di schiena, non per questi dolori mai prima provati.

Comunque a settembre ritornerò qui, e di qui riprenderò il cammino.   Ora il cammino è sospeso, e non c’è più nulla da scrivere.

______________________________

Tornato a casa ho saputo il motivo dei dolori: camminando con il bustino elastico avevo assunto una diversa postura; era quindi cambiata la dinamica del camminare.  I diversi equilibri del corpo avevano provocato una forte tendinite, e quella mi aveva sconfitto.

_______________________________

Da Ribadesella a Leces.

Ritorno a Ribadesella, alla stessa stazione autobus da dove ero rientrato quasi tre mesi fa.  E’ pomeriggio inoltrato.   Rivedere i posti dove avevo interrotto il cammino non mi ha dato particolari emozioni; anzi, ora mi sento più forte, consapevole che quello che mi è accaduto non si può ora ripetere.

Dalla stazione dell’autobus arrivo rapidamente al ponte: lo attraverso a passo veloce; rivedo l’albergo e proseguo sul cammino nuovo, che passa lungo il fiume.  Piove leggermente, ma ho con me un bell’ombrello pieghevole.  Mi sento bene, agile, potente, e sono anche un po’ eccitato.  Saluto tutti quelli che incontro.  Un signore mi saluta con affetto e mi dice che ha molti amici italiani…

In un’ora faccio i 5 km sino all’albergue.  Sistemazione, doccia veloce e parto a piedi verso un bar, che è a 1,5 km da qui.  Cammino facendo autostop e una macchina mi prende.  Sono gentilissimi: mi accompagnano al bar, che però è chiuso; tornano indietro per portarmi ad un altro paese.  Per strada vedo due pellegrine che avevo visto uscire dall’albergue mentre arrivavo io.  L’auto ci porta ad un altro bar: ringraziamenti e saluti.  E’ un buon inizio del cammino.

Le due ragazze sono spagnole, Ana e Bea di Madrid, 26 e 27 anni: fanno il cammino in relax, senza pensieri, ben diversamente da come lo faccio io: pochi km al giorno, soste anche lunghe, autobus. Ceno piacevolmente con la fabada asturiana (zuppa di fagioli con insaccati di maiale a pezzi): ottimo.

Rientro presto, mentre le due ragazze si fermano a chiacchierare con due spagnoli nel frattempo arrivati.  Riprendo la consuetudine del diario.  Nel silenzio della prima notte si sentono solo i campanacci di qualche mucca.