5^ tappa

 MORGA / BILBAO

Notte un po’ agitata: troppo vino e birra.   Comunque le sedie erano morbide e ho dormito abbastanza.   Mi alzo alle 6.  I primi passi mi dicono che non ho più dolori alla gamba e al piede: speriamo che duri.

Esco sulla strada e cammino in solitudine.  Risalgo per qualche km e ritrovo i segni del cammino.  Comincia la discesa: il traffico aumenta e c’è poco posto per camminare.  Arrivo a Goikoletchea.  C’è una bellissima chiesa (chiusa) circondata da un ampio porticato il legno.  Su un lato si apre un cimitero caratteristico; è di forma rettangolare, al centro un prato e un altare; lungo le pareti i loculi sono chiusi da portelloni legno grezzo, con il nome del defunto e del caserio in cui risiedeva.  Continuo per strada fino a Larrabetzu: vorrei visitare la chiesa, ma è chiusa.  Continuo lungo strada, con traffico intenso e senza marciapiedi, fino al paese successivo.  Anche lì c’è una bellissima chiesa, circondata da un porticato, ma è sempre chiusa.   Chiedo a un signore informazioni sulla strada per arrivare a Bilbao.  Azzardo a chiedergli se conosce l’albergue; non lo conosce, ma gli do un numero e lui telefona: l’albergue esiste, è aperto, l’indirizzo corrisponde.   Bene, visti i precedenti la cosa mi rassicura molto e posso star tranquillo per il pomeriggio.

Comincia una salita per una strada larga e poco trafficata.   Stranamente i piedi ora vanno bene: mi aspettavo un disastro e invece sembra tutto rimediato.  Faccio la salita piano piano, rifiuto una deviazione su uno sterrato in salita: non mi fido molto, anche se c’è un cartello del cammino.  Arrivo al passo dopo mezzogiorno; forte vento, ci sono nuvole minacciose, e pioviggina.  Continuo su uno sterrato che segue il crinale, andando su e giù.  A destra e a sinistra ci sono due valli parallele al mio cammino: a destra alcuni paesi e poi, in fondo, l’aeroporto di Bilbao; a sinistra la città, che si presenta allungata e molto estesa.   La collina finisce, scendo per una stradina, e poi per una scalinata, quasi nel centro di Bilbao.  Visito la cattedrale di Begoña, con il pavimento in salita!  Poco dopo sono nel centro storico.   La cattedrale principale è chiusa.   Chiedo per un posto dove mangiare e un signore mi dice che sta andando a lavorare in un ristorante: se mi fido…   Mi fido; il locale è bello, abbastanza elegante; temo di spendere troppo, e invece mangio una buona paella e un flan al giusto prezzo.

Sono rassicurato dal sapere che stasera avrò a disposizione l’albergue, e giro la città piano piano, con calma.   Passo accanto al ponte Zubizuri, dall’architettura dinamica e leggera, ed allo straordinario museo Guggenheim, che visito solo all’esterno.  Mentre passeggio osservo con attenzione l’aspetto della gente, per cercare qualche tratto che distingua questi baschi; ho letto che sono una popolazione che geneticamente si è mescolata poco con le popolazioni vicine.   Non ci sono biondi, ma, a parte questo, mi sembrano del tutto simili agli italiani.  Faccio anche caso alla lingua che parlano; solo alcuni anziani parlano tra loro in basco, gli altri tutti in spagnolo.  Le scritte invece sono quasi tutte in basco, e questo crea problemi di orientamento; per individuare quello che un negozio vende devo osservare le vetrine perché i nomi non mi dicono niente.  Mi sembra un po’ anomalo che una città importante di affari come Bilbao, frequentata quindi da moltissimi spagnoli e stranieri, utilizzi ancora indicazioni così poco comprensibili.

Si vedono in giro opere gigantesche lungo il fiume: interi quartieri demoliti e in corso si ricostruzione.  A parte il museo,e senza aver potuto visitare la cattedrale, non vedo cose particolarmente interessanti: molto più bella San Sebastiàn.

Cammino un po’ fuori dal centro e arrivo all’albergue: sono disorientato, perché mi aspettavo una casetta, o un appartamento in un palazzo, e invece è un palazzo di 7 piani, moderno, al centro di un piccolo parco e con palazzine attorno.  Ci siamo!   Mi rassicuro vedendo fuori ragazzi con lo zaino: è un ostello della gioventù, e anche questo fa prezzi speciali per i pellegrini.   Qui faccio il signore: cameretta all’ultimo piano, con vista sulla città, c’è la lavanderia, il bar, la mensa, l’internet point.  Utilizzo la sera per fare bucato, sistemarmi e riposarmi.   Dopo cena arriva trafelato Olivier, il francese decisamente sfigatello.  Anche questa volta ha sbagliato strada!