6^ tappa

  BILBAO / ONTON

 

Parto con Olivier.  Torniamo indietro sino al ponte e cerchiamo le frecce.  Le troviamo e saliamo per una strada ripida, poi per una scalinata.  Usciamo su un colle e seguiamo le frecce nella valle che segue.  Ci addentriamo in un posto che più brutto non si può: sembra che il peggio di Bilbao sia accumulato qui: rifiuti, case degradate, fabbriche puzzolenti in fondo.  Il percorso del cammino sembra illogico perché la direzione pare contraria a quella dove devo andare.   Olivier mi mette il dubbio che quello sia il cammino di Balmaseda, quello che va a congiungersi al cammino francés, e decido di tornare indietro: lui invece prosegue.  Risalgo la costa fra immondizie di ogni tipo e scendo sulla strada asfaltata, che mi dà più affidamento.  Passo vicino alla fabbrica della Schweppes e scendo alla carrettera principal.  Sono nella periferia di Bilbao, brutta come tutte le periferie di tutte le grandi città.

Chiedo  la direzione a molte persone, selezionando le informazioni, scartando le più assurde (ce ne sono!) e pesando le rimanenti.   Ho capito che bisogna fare così, senza prendere per oro colato tutto quello che mi dicono.   Alcuni giovani mi guardano come se chiedessi la strada per arrivare sulla luna: non conoscono il territorio dove vivono!   E’ meglio chiedere agli anziani, almeno hanno il tempo per stare a sentire e danno informazioni più attendibili.

Decido di abbandonare la ricerca di frecce e di seguire la via più logica e rapida che mi porti fuori da questa bolgia.  Infine trovo un anziano che sta passeggiando e che mi dice di seguirlo, così mi indicherà la strada; mi accompagna per oltre un’ora per strade, stradine, palazzi, tra cantieri, e mi porta fino al ponte prima di Sestao.  Qui, mentre guardiamo un tabellone che descrive il cammino, si intromette un altro uomo a passeggio con il cane.  Ora è lui che mi accompagna per un’altra ora abbondante, fino a Portugalete.

Lo lascio con tanti ringraziamenti e una foto.  Visto la chiesa, finalmente questa è aperta, mangio ad un bar e riparto.  Alla fine del paese, all’altezza di una rotonda trafficatissima, parte una bella pista ciclabile, in tartan rosso; dopo tanto traffico sono in un’oasi, anche se il primo tratto corre lungo l’autostrada.  Sono 11 lunghi km: mi fanno male le gambe.

Finalmente si vede un po’ di campagna, dopo 24 ore di città.   Arrivo alla bellissima spiaggia de la Arena: è molto profonda, il mare è di un blu intenso, la sabbia quasi rossa.  Cammino scalzo lungo la battigia; alla fine della spiaggia risalgo faticosamente una costa sbucando su un cammino panoramico alto sulla costa; in questo modo mi evito un lungo giro.   Trovo molti anziani che passeggiano.  Telefono al numero che ho per sapere se è disponibile l’albergue di Ontòn: Viene, viene! – mi dice una voce allegra.   Mi si allarga il cuore.  Tranquillo di avere il posto per questa notte mi godo rilassato gli ultimi km di questo bellissimo cammino sul mare.   Arrivo al paesino e chiedo; accanto alla chiesa c’è una piazzetta e, per una scala, si accede ad un locale comunale.  C’è una ragazza che mi dice che posso sistemarmi nel salone, dove ci sono sedie, un tavolino e un materassino da palestra; non c’è il bagno.   Speravo in qualcosa di meglio, ma un tetto c’è; preparo per la notte e vado al bar.  Qui trovo Olivier, lo sfigatello; anche oggi, mancando completamente di buon senso e fidandosi delle indicazioni prese a Bilbao, è arrivato lungo la strada trafficata, non per il cammino del mare, ed ha la faccia un po’ stravolta.

Al bar non hanno pane né piatti caldi.  E allora formaggio, prosciutto, salame, vino tinto e un dolce provenente dal bar dell’ostessa, con un liquorino fatto in casa proprio buono.