7^ tappa

 ONTON / SANTOÑA

Parto da solo alle 7 e cammino sulla carretera, in salita.  La strada passa vicino all’autostrada, alta sul mare.  Cammino faticosamente per la tendinite che oggi si fa risentire pesante.  Arrivo a Castro Urdiales che si snoda a lungo sul mare; prima c’è la spiaggia VIP, con il porto turistico e di pesca, poi la spiaggia più popolare.  La città è elegante, pulita, ordinata: belle case ma molti appartamenti sembrano vuoti; un po’ intimorito faccio colazione in un bar elegante.   Visito la chiesa gotica, imponente su un grosso scoglio sul mare; è molto bella suggestiva, con le sue belle vetrate e la ardita struttura interna.   Proseguo sulla spiaggia camminando lungo mare; poi una stradina continua vicino al mare; poi ritorno sulla carretera.   Passano poche auto. Ma non è un bel camminare.  Cammino adagio, sempre con i miei dolori.  Spuntino veloce e poi in marcia.

Arrivo all’ampio foce del rio Guriezo.  Ho letto che, durante la bassa marea, si può attraversare a piedi, risparmiando un bel pezzo di strada fino al ponte; ma ora non mi fido e proseguo.   Sotto il ponte dell’autostrada c’è una stradina che sale ed un cartello nuovo fiammante indica il cammino di Santiago: per Laredo 25 km.  Prendo questo cammino, un po’ sfiduciato: 25 km sono tanti.  Dopo un km la stradina confluisce in una strada provinciale stretta e trafficata: comincio a pensare che questo cammino faccia uno strano giro vizioso.  Fermo un ciclista che conferma i miei sospetti: questo cammino fa un giro lungo sulle colline intorno: meglio fare quello su carretera.   Torno indietro smoccolando per i 3 km di cammino inutile e riprendo la strada abbandonata; qui c’è un cartello che indica: Laredo 12 km: tra 12 e 25 c’è una bella differenza!

Qui trovo Olivier (questa volta lo sfigatello sono stato io!) e camminiamo un po’ insieme.   Poi lui vuol provare ad arrivare a Laredo per una strada sul mare; gli hanno detto che forse ci si arriva, ma è difficile, ma lui la vuole fare lo stesso.  Ci salutiamo.   Prendo un antidolorifico che mi attenua i dolori alle gambe.

Alle 18 arrivo a Laredo.   Di qui sono altri 5 km per arrivare alla fine del promontorio sabbioso; lungo la strada risono case, palazzi, albergo per turisti che hanno a disposizione una spiaggia immensa.  Qui c’è un servizio di traghetto sino a Santoña, dove c’è l’albergue.   E’ un’altra ora di cammino, che faccio spingendo quanto posso (ho paura di arrivare tardi per l’ultima barca) e sofferente per le gambe dopo i tanti km di oggi.  Arrivo davvero stanco.  Il passaggio in barca è rapidissimo.  Sono entrato in un mondo diverso: qui non c’è turismo, si vedono fabbriche per la lavorazione del pesce.  C’è un porto peschereccio, animato anche a quest’ora.  L’aria, come sempre lungo la costa, è tersa; i colori delle barche sono vivaci e il quadro di assieme restituisce un cromatismo brillante.

C’è un po’ da camminare per arrivare all’albergue: è una grande struttura polivalente: albergo comunale con prezzi particolari per i pellegrini (3 euro), palestra, scuola di canottaggio, mensa, sala TV, e altri servizi.    Ci sono molti ragazzi in gita scolastica, che mi girano intorno incuriositi.

In camera trovo due pellegrini, che vengono dalla Bretagna a piedi: un giovane tedesco ed un frate francescano basco.   Il giovane è timidissimo e parla sottovoce; il frate è gioviale e simpatico e familiarizziamo subito.  Durante la cena alla mensa dell’albergue arriva lo sfigatello, che è riuscito a prendere per un pelo l’ultima barca disponibile.

Oggi ha fatto tanto caldo e questa sera non faccio che bere bevande fresche.