18^ tappa

  ALMUÑA DE LUARCA / LA CARIDAD

Alle sette ci sveglia un canto gregoriano, poi ascoltiamo la Primavera di Vivaldi.  E’ l’hospitalero (che abita accanto) che ci aiuta ad alzarci; ce l’aveva detto che entro le 8 dovevamo andarcene.  Con un fornellino da campeggio ci prepara anche caffelatte e biscotti.

Parto con i galleghi: due stanno nell’auto, e gli altri lasciano lo zaino nell’auto.  Non resisto alla tentazione: so di peccare contro i principi morali del perfetto pellegrino, ma pecco lo stesso.   Camminare scarichi è davvero un’altra cosa, anche se lo zaino mi manca un po’.

Raggiungiamo Luarca, traversiamo il centro e risaliamo in alto.  IL cammino qui è un insieme di stradine più o meno parallele alla carretera general.   Non c’è traffico, e si passa accanto a case di campagna: prati, boschi, campi di mais.

Parlo molto con Iago: è ginecologo all’Ospedale di Santiago.  Parliamo di tutto, di storia, di politica, della Spagna, di Medicina, di noi, e ci capiamo benissimo.   Mi dice che la lingua gallega, ancora più dello spagnolo, ha moltissime parole corrispondenti all’italiano.

All’una ci troviamo con gli altri all’ingresso di Navia.  Loro devono tornare a casa e per salutarci andiamo in un bar vicino: mangiamo tapas e poi ci esibiamo tutti nel rito della escanciada.   Ci salutiamo: mi dispiace, amici, sono stato bene con voi; e, mi raccomando, non raccontate a San Giacomo che ho lasciato lo zaino in auto.

Riparto appesantito dallo zaino, e dispiaciuto per il silenzio ritrovato dopo tanto parlare.  Raggiungo Navia e la supero senza fermarmi; dopo il ponte sulla ria sbaglio strada (non vedo i segni, se ci sono) e mi complico la vita facendo un giro vizioso.   Ho la fortuna di incontrare una persona che mi dice di tornare indietro, che il cammino è segnato male, e mi dà le indicazioni giuste.   Torno indietro un po’ diffidente, e invece aveva ragione lui.

Da qui in avanti è un insieme di stradine asfaltate, bianche, sentieri, attraversamenti di ferrovia, attraversamenti di carrettera e poi di rientri a pochi metri di distanza.  E’ un camminare illogico che allunga il percorso ma, certo, tiene quanto possibile lontani dalla carrettera che qui, in attesa dell’autostrada in costruzione,  è molto trafficata.

Arrivo alla Caridad, e subito c’è l’albergue; non c’è nessuno, come temevo.  Non è un gran che, ma ha docce ben fatte con acqua calda abbondante.

Alle 20 esco per cenare.  In paese non c’è nulla da vedere, e anche questo  molto sparso.  Ad un chiosco di informazioni turistiche chiedo una carta della zona: non ce l’hanno; informazioni sul cammino di Santiago: non ne hanno; qualcosa su Ribadeo (la tappa di domani): non hanno niente, ma è in Galizia!   Non le chiedo che cos’hanno, e me ne vado.

Il primo ristorante che incontro apre alle 21.30: se voglio, mi danno un panino.   Il secondo ho la stessa risposta.  Vado nel terzo, e ultimo, è anche qui si comincia alle 21.30.  Aspetterò, che altro fare?.     Dopo le 21 la gente comincia ad andarsene (a cena, immagino) e alle 21.30 spaccate la signora mi chiama.   Mangio solo, naturalmente.

Vado a letto in questo albergue un po’ triste.