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19^ tappa |
LA CARIDAD / RIBADEO |
Mi sveglio di malumore; sarà la tristezza di questo albergue, un po’ trasandato, sarà il tempo nuvoloso (si sente forte il vento), sarà la solitudine, sarà che non c’è cucina e non mi posso fare neanche un the.
Nuvole basse passano velocemente; mi preparo alla pioggia tenendo a portata teli e mantelle. Oggi non devo fare molti km, ma nelle prime ore arranco come se fossi alla fine di una tappa lunga. Il cammino segue la carrettera zigzagando in continuazione e incrociando, ogni tanto, la carrettera 634 che seguo (o che mi segue) fin dall’inizio del cammino.
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C’è qualche salitella, ma poca cosa rispetto ai giorni scorsi. Arrivo ad una Ermita con un ponte romano sul rio Porcia Qui ci sono le indicazioni per il sentiero GR9, che va a Tapia seguendo la costa. Trascuro il cammino e seguo quello. Soffro la contraddizione tra il desiderio di arrivare al più presto e il desiderio di rompere la monotonia del camminare di questi ultimi giorni, vedendo un po’ di oceano. Il sentiero all’inizio ben segnalato e attrezzato, con quei pali ben torniti che ormai sono utilizzati dappertutto nelle aree picnic, e anche nelle famose “palestre verdi” dove nessuno fa gli esercizi prescritti. Sui pali ci sono delle belle tavolette con il logo del sentiero ed il nome delle località attraversate. Peccato che poi, andando avanti, molte tavolette sono spezzate, qualche palo divelto o forse scomparso. Fatto sta che per due volte riesco a sbagliare sentiero. Chissà quanti soldi spesi per quei pali e quanti pochi spesi per la manutenzione! Penso a quanto sono meno costosi, più efficaci i segni biancorossi con i quali il CAI segna i sentieri.
Riesco comunque a vedere qualche tratto di oceano, il grande assente di questi giorni. Spiagge stupende, profonde, rocce scure, mare color piombo, come il cielo d’altronde. Speravo ingenuamente di vedere un oceano tempestoso, come sempre me lo sono immaginato e come in genere è raffigurato; comunque sia questo mare mette soggezione, senz’altro più del nostro Mediterraneo.
Non vedo infrastrutture turistiche, come nelle nostre spiagge: al massimo, in quelle grandi, un bar ristorante. Si vede anche qualche campeggio, che appare un po’ triste. Naturalmente non c’ nessuno. Penso al nostro mare, dove si fa l bagno anche a settembre, e in alcuni anni anche ad ottobre.
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Mi fermo per uno spuntino a Tapia, e dopo due minuti piove. Mi riparo sotto un terrazzo e mi attrezzo come si deve, ma quando sono pronto ha già smesso. Seguo ancora un po’ la costa e passo altre due belle spiagge.
Mentre cammino in una stradina di campagna improvvisamente le nuvole si chiudono e piove, forte e a vento. Nel frattempo mi ero spogliato e allora butto a terra lo zaino, apro l’ombrello e mi ci accuccio sotto. Alla meglio mi rivesto e riparto. Con una folata improvvisa il vento mi distrugge l'ombrello,che pure era robusto. Il pomeriggio tutto un variare del tempo: piove e spiove, veno e bonaccia, caldo e frescolino, e u continuo vestirsi e spogliarsi.
Mi rendo conto di fare più chilometri del necessario ma il paesaggio ora è più vario e gradevole. Ogni tanto abbandono il sentiero e seguo i segni del cammino, che spesso si incrociano. Decido così, come mi viene al momento.
Arrivo finalmente al ponte di Ribadeo, il Puente de los Santos: unisce i due lati della Ria dell’Eo, congiungendo Asturias e Galicia.. E’ lungo 800 metri; non è bello, ma il luogo è suggestivo e segna una tappa essenziale dl Cammino.
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Subito al di là del ponte c’è un parco pubblico e lì stato costruito l’albergue: è bello, originale, razionale, luminoso, inaugurato nel 1998. Bisogna chiamare un numero di telefono: risponde uno della protezione civile che mi dice che sarà lì in mezzora (e chi non ha il telefono?). Arrivano due giovani, compilano un modulo e mi dicono dove sono le chiavi, nascoste all’esterno del locale. Se ho bisogno di qualcosa lungo il cammino – mi dicono – posso chiamare il 112 e qualcuno interverrà. Sembrano molto efficienti.
L’albergue non è per niente pulito e tante cose non funzionano: una doccia è tappata, manca il rubinetto in cucina. Ci sono tanti avanzi di cibo, e stoviglie sporche o lavate male. Ho tempo a disposizione e allora, fatta la doccia e lavati i panni, mi metto a pulire bene dei due bagni e la cucina; riempio un saccone di spazzatura, faccio un po’ d’ordine.
Alla 20 esco, sperando di trovare presto un posto dove mangiare. Gironzolo per il paese e sono il primo cliente di un grande ristorante di pesce che, almeno, mi serve subito. Poi me ne torno a dormire un’altra volta solo.