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20^ tappa |
RIBADEO / MONDOÑEDO |
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Stanotte ho dormito male, sono stato sveglio a lungo e quindi mi sveglio un po’ tardi. Finalmente posso prepararmi un the con biscotti. Fisicamente però sto bene e cammino a passo spedito. Ieri sera ho fatto i conti e devo stringere i tempi per rimanere nei giorni previsti. Oggi voglio arrivare a Villanova e, se possibile, a Mondoñedo.
Il cammino ora è segnato meglio: c’è un paracarro ad ogni
incrocio, con una piastrella raffigurante la concha, meno bella di quella
asturiana ma più visibile, e inoltre c’è una targhetta indicante i km
mancanti. La concha è posta in modo inverso rispetto alle Asturias, con i
raggi che indicano la direzione da seguire. Chi ha ragione? Io direi che i
raggi simboleggiano i vari cammini che convergono in un unico punto e darei
ragione agli asturiani.
La tappa si svolge in un grande silenzio, su sentieri e stradine di campagna, che spesso entrano nel bosco; a volte anche su strade asfaltate, ma con traffico quasi assente.
Le colline sono più mosse; ho abbandonato definitivamente la costa e mi addentro i n Galizia. Mi sembra di notare abbastanza presto una differenza di reddito: si nota dalla minor cura delle case, di quante case siano in stato di abbandono, ….
Guardo il cielo, che non promette nulla di buono, ma comunque il tempo regge tutta la mattina. Incontro diversi gruppi di case; neppure chiamarli paesi; qui viene chiamato “aldea”. Non si vede un negozio, un bar, una chiesa aperta, un autobus. C’è un’impressione generale di abbandono; si vede in giro solo gente anziana. Le colture consistono in prati di foraggio, un po’ di mais, molti fagioli, piccoli appezzamenti ad uso familiare di peperoni, patate, barbabietole. I boschi sono tutti di eucalipti, tutti uguali, incolonnati, della stessa grandezza. Quando si incontra, raramente, un boschetto di querce o castagni l’ambiente cambia completamente.
Arrivo nel primo pomeriggio a Villanova. Oggi c’è festa: qualche
bancarella, e davanti alla bella chiesa e al convento adiacente stanno montando
un palco per l’orchestra; peccato perderla, ma non mi posso fermare qui. Tra
l’altro la musica comincia alle 22.30!!
Riparto, passando davanti all’albergue, nuovo e ben tenuto.
La strada sale, faticosamente, e il cielo ora è proprio nero. Mi aspetto acqua da un momento all’altro. La strada sale, sale in mezzo ai boschi. Arrivo sulla cresta di un’alta collina, un po’ di piano e poi giù nella valle successiva. Sarà anche che è sabato, ma non si vede anima viva. Scendo tutta la valletta che confluisce in una valle più grande. Il cammino aggira il colle e si vede in lontananza Mondoñedo, punto di arrivo. I soliti su e giù per tranquille stradine, fra chiesette modeste (tutte chiuse), case anch’esse povere, molte diroccate, disordinate fuori.
Sono ormai a Mondoñedo; avrà 5.000 abitanti, ma le strade sono quasi deserte e senza traffico. Mentre salgo una stradina verso il centro mi ferma un pellegrino, senza zaino, che mi accompagna nell’ufficio delle guardie municipali a prendere la chiave dell’albergue. Una guardia mi mette il sello ed io salgo all’albergue, che sta in alto, circa un km dopo il paese.
Sono gli ultimi metri di una giornata faticosa, tirata ma
produttiva. L’albergue (non c’è neppure un’insegna fuori) sembra una
catapecchia e invece dentro è carina: è una casa di abitazione tradizionale
rimessa a posto rispettando la struttura originaria: c’è un bellissimo camino,
un lavabo in pietra, pavimenti in tavolato nelle camere e in pietra grezza
altrove. Le pareti e i soffitti sono anneriti dal nerofumo. Di moderno c’e
solo il bagno e i fornelli elettici.
Più tardi scendo in paese dove ho appuntamento con ilo pellegrino: è spagnolo di Valencia, ha 43 anni, ha iniziato il cammino a San Sebastian e se lo fa con molta calma, perché ha tempo a disposizione, E’ gentile, affabile, e parliamo molto, di tutto. Parla un po’ svelto e sottovoce e fatico un po’ a seguirlo. Non riesco a capire bene come campa, ma comunque sono affari suoi.
Riusciamo a mangiare presto un piatto freddo in un bar, e poi ci ritiriamo presto nell’albergue,a riposare. Vorrei leggere un po’ ma mi si chiudono gli occhi. Ora spengo la luce. Buonanotte.