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21^ tappa |
MONDOÑEDO / VILLALBA |
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Parto solo perché Miguel se la prende con calma: non so se stasera ci vedremo a Villalba. Non ho voglia di scendere al paese e prendere il cammino, e allora continuo per la strada, tanto poi incrocerò il cammino. Stamani devo salire ai 500 metri di Abadìn, e la tappa è lunga oltre 35 km, e voglio risparmiare le forze. Non è una grande idea, perché ben presto sono sulla carretera general 634 e la dovrò seguire per 11 km prima di incontrare i segni del cammino. E’ domenica, e non c’è molto traffico; comunque le poche auto camminano forte. Circolano anche camion per il trasporto del latte,e quelli sono i più indisciplinati.
La strada è panoramica. Finalmente trovo i segni che mi portano su stradine laterali sterrate. Non ci sono veri paese, ma le solide aldee di 4-5 case, senza cartelli. Il cammino segnalato spesso li evita: peccato, non ne capisco il motivo.
Arrivo ad Abadìn. Qui comincia un altipiano chiamato Terra Chà. Mentre sto ad un bar a mangiare un panino scopro di avere una zecca attaccata ad una gamba. Che palle! Tiro fuori la borsetta dei medicinali, con la pinzetta prendo la zecca e la stacco; non so se è venuta via la testa: forse no, e allora disinfetto con il Betadine, mi faccio un taglietto sulla zona con un bistrino e schiaccio per far uscire la testa (se c’è) e un po’ di sangue. A 100 metri dal bar c’è una farmacia: cerco di spiegare cosa è successo; forse ha capito, e comunque mi faccio dare un antibiotico.
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Riprendo a camminare per queste stradine di Galizia; all’inizio ci sono saliscendi fastidiosi, poi il terreno diventa quasi piano e si cammina meglio. E’ un camminare un po’ monotono, sempre con lo stesso paesaggio. Spesso si incontrano tratti di strada coperti da alberi, che creano veri e propri tunnel; ricordo di averne incontrati altri nel tratto allego del Camino Francés.
Il tempo è dalla mia parte, anche se appare sempre imprevedibile; non viene il sole e non piove, ma fa un po’ caldo un po’ freschino; ogni tanto si alza il vento che asciuga il sudore, poi cambia direzione, poi sparisce; ogni tanto le nuvole si addensano e sembra che debba piovere; poi, da un momento all’altro, ritorna la luce e si intravedono squarci di sereno.
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Transito per due ponti medioevali. Arrivo ad un bar, e di fonte c’è un cimitero. Ho letto che in questa regione si sono i cimiteri in stile neogotico; ci vado e in effetti, sopra i loculi, ci sono pinnacoli alti: mi sembrano bruttini, ma sono indubbiamente caratteristici. Ancora un po’ e arrivo in vista di Villalba, preceduta dalla zona industriale. Qui, sulla carretera, c’è la sede della Cruz Roja e, accanto, un brutto edificio cubico adibito ad albergue. La porta è aperta; entro ma non c’è nessuno. Anche qui c’è scritto di chiamare la Protezione Civile. Arrivano due militi che trascrivono i miei dati..
L’albergue è bruttino ma nuovo, grande, razionale, con tutti i servizi, suddiviso su tre piani. Peccato che sono solo! C’è un mistero: ci sono le lampade ma non gli interruttori; strano: forse si accenderanno ad orario.
Vado in paese: è una bella sgroppata di 1,5 km, come se oggi non avessi camminato abbastanza. C’è una festa; stamani c’è stata la processione della madonna. Ci sono bancarelle; in piazza c’è la banda locale che suona brani di musica sinfonica. Vado a curiosare: sono tutti molto giovani, attenti e professionali. C’è anche un palco della musica che ospiterà un’orchestra di musica moderna, stasera alle 22.30 (!). Le bancarelle offrono un campionario veramente kitch. Più in là c’è un luna park e un circo: tutto come da noi.
Cerco un posto per cenare e, nonostante l’ora, lo trovo. Mi abbuffo con polpo gallego, costine con patate, queso san Martin (formaggio locale). Torno all’albergue, è notte, e dopo un bel pezzo di strada mi accorgo di aver sbagliato. Chiedo conferma e devo tornare indietro e riprendere quella giusta. Arrivo stanco, è ovvio. Anche a quest’ora le luci dell’albergue sono spente. Telefono alla Protezione Civile e dopo 10 minuti arriva uno: mi fa vedere che in uno sgabuzzino al piano terra c’è un quadro elettrico con i vari interruttori; me li accende tutti e se ne va. Semplice, ma per spegnere? Semplice, bisogna scendere dal 2° piano e tornare su al buio. Mi chiedo quale genio ha progettato l’impianto elettrico.
Dormire soli in questo casermone non è il massimo della vita.