22^ tappa

  VILLALBA / MIRAZ

Mi sveglio anche oggi un po’ tardi: mi sto abituando agli orari spagnoli.  Scendo a piano terra e vedo che due della Protezione civile hanno dormito nella stanza riservata ai disabili: per quello non volevano che dormissi lì, che era il posto più comodo!

Ritorno in paese, che sta sul cucuzzolo di una collina: dalla piazza principale partono lunghe strade rettilinee nelle diverse direzioni.  Forse sono distratto, forse il cammino è segnato male, fatto sta che non trovo più segni e devo camminare qualche km per carrettera.

Fidandomi delle mie doti di scout, in corrispondenza di un antico mulino restaurato imbocco una stradina laterale cercando di rientrare nel cammino.   Ce la faccio, e ne sono molto orgoglioso.

Finalmente non si vedono più eucalipti.  Questi sono veri boschi, di castagni e querce soprattutto.    La strada è piacevole: qualche saliscendi, ma è inevitabile.  Ogni tanto un ponte antico, fontane, vecchie case in pietra.  Si vedono molti più animali che persone.  In qualche tratto di bosco mi aspetto di veder spuntare fuori un elfo, un folletto, uno gnomo, una strega: ce ne saranno di sicuro in questi boschi magici.  Sono caratteristici molti campi,anche grandi, recintati con lastre di pietra conficcate nel terreno, alte un metro e più.

Negli incroci spesso si vedono colonne in pietra sovrastate da un crocefisso.  In una collina opposta si vedono tracce di un  incendio recente: una piantagione di eucalipti, neanche a dirlo.

Il cammino è segnalato ma le frecce sono vecchie e qualche paracarro manca; mi distraggo e per due volte sbaglio strada.   Arrivo a Baamonde; trovo un ristorante che mi intriga: vado sul sicuro perché sono le 14!    Il locale è una vecchia casa, dai soffitti bassi di legno,neri di fumo, arredata con oggetti di lavoro tradizionali, foto, stampe antiche.    Mi riceve un anziano dalla lunga barba bianca: deve soffrire di culto della personalità perché e raffigurato in alcuni quadretti e foto, in una statuina, e anche nell’insegna del ristorante.  Fa molte cerimonie; mi dice che lì hanno pranzato Al Bano e Romina: che fortuna! Sono quasi emozionato.   Mangio un buon piatto di carne con patate, che con una birra fanno 13 euro: mica male il vecchietto!  Riparto rapidamente.

Il cielo è stato nuvoloso tutta la mattina, ma ora si sta aprendo, e il sole appare sempre più di frequente.  Seguo per 3 km la carretera general, tafficata e fastidiosa; a destra ho l’autostrada e a sinistra la ferrovia.  Al km 99,863 entro in un bosco e arrivo a San_____.  Qui, in un bosco incantato, c’è un ruscello, una antica fonte in pietra, una chiesetta.

Proseguo per un sentiero in salita e poi per un labirinto di strade, stradine. Sentieri.  Non c’è un percorso logico, dal territorio che si attraversa non si capisce qual è la direzione, per cui ad ogni incrocio devo stare attento a individuare i segni.  A volte non ci sono, e devo fidarmi della logica e dell’intuito.  Va quasi sempre bene; quasi, perché qualche centinaio di metri in più ci scappa.   Fermo un automobilista e lui mi spiega che ho sbagliato, e devo tornare indietro e proseguire dall’altra parte.  Si offre di riportarmi all’incrocio.  No, grazie – dico io.   Poi, appena è ripartito, mi chiedo: ma perché non ci sono andato? E mi rifaccio la salita.

Vedo case in pietra bellissime; molte in rovina, poche rimesse a posto.   Vedo alcuni strumenti agricoli in legno, da noi da tempo desueti, vedo carretti tutti in legno, anche le ruote.  Ogni tanto, chiedendo la strada e un po’ d’acqua, mi fermo a scambiare due parole con qualcuno.  Sono tutti anziani, naturalmente.   Parlano il gallego stretto, per me più difficile da capire.  Parlano volentieri, sono gentili e prodighi di informazioni  Una vecchietta mi regala delle pere, una delle mele.

Arrivo finalmente a Miraz: non c’è un vero albergue ma una casa, non se del comune o della chiesa.   Le chiavi sono al bar; ci sono tre baschi, venuti da Abadìn (solo 15 km!)

La casa non è un gran che, ma c’è una bella cucina, con un grande tavolo di marmo, e comunque c’è acqua calda.   Vado al bar a comprare qualcosa da mangiare e aspetto i baschi per cenare assieme.  Fuori fa freddo: si sta bene chiusi nel sacco a pelo.