23^ tappa

   MIRAZ / SOBRAQDO DOS MONJES

Mi sveglio con la luce e quindi parto dopo le otto, tardi per il programma di oggi.   Attraverso il paese che si presenta deserto e silenzioso.  La strada sale lentamente su un altipiano.  Il cammino utilizza piste tagliafuoco e molti incroci non sono segnati.  Cerco di usare logica e intuito; una volta penso di aver sbagliato: non voglio tornare indietro e continuo, con un po’ di ansia; temo di allontanarmi sempre di più, ma poi la strada rientra nel cammino.   Mi rendo conto di come sono dipendente, anche emotivamente, dalle presenza delle frecce.

L’altopiano è incolto, con cespugli spinosi; sembra che qui sia passato non molti anni fa un grosso incendio.  Ogni tanto di vedono rimboschimenti con pini ancora piccoli.  Si sale lentamente, senza faticare.

Più avanti ricominciano i boschi, quelli veri, di castagni e querce; c’è una quantità d’acqua incredibile: torrenti, ruscelli, vasche con sorgenti sotterranee, forse fontanili.

Fino alla fine della salita (13 km) incontro solo due case isolate, un borgo di case e un bar estremo.  Lo tiene una donnina che, mentre passo, sta raccogliendo patate: chiacchieriamo un po’.  Mi chiede se voglio bere e mi porta nel suo bar: non ci sono insegne, forse è abusivo, abbastanza sporco; comunque le bibite ci sono; mi fa vedere foto che le hanno scattato dei pellegrini.

Ora la strada scende un po’, poi risale; tira un vento molto forte.  In lontananza si vedono mulini a vento.   C’è il cartello che segnala l’inizio della provincia della Coruña.   La strada scende decisamente e il cammino la segue.  Stamani, nei tratti di asfalto, avrò incrociato una decina di auto in tutto; ora un po’ di più.

Costeggio qualche piccola frazione del Consello di Sobrado.

Quando arrivo in paese i segni del cammino mi portano direttamente nella piazza antistante la chiesa ed il monastero di Santa Maria di Sobrado.   E’ di una magnificenza inaspettata in questi luoghi.  All’esterno esprime forza ed eleganza.  Entro e un frate mi accompagna nell’albergue, che è ospitato dentro al monastero, in un lato del chiostro minore.  E’ molto suggestivo: uno stanzone con pavimento e pareti in pietra, i letti a castello allineati su una parte; in fondo i bagni, all’inizio la cucina; un soppalco in ferro e in legno raddoppia al piano superiore i letti e i servizi.   Avevo in mente di proseguire fino ad Arzua, ma qui è troppo bello, e decido di restare. 

Ho molte ore a disposizione, e ne approfitto per fare un bucato completo.  La cucina è in condizioni penose: padelle sporche, cibo avanzato di tutti i tipi, sporcizia, disordine.  Riempio un sacco grande di cose da buttare e lavo tutto il lavabile, anche quello già lavato.  Salta fuori sporcizia storica, ma mi rendo conto che occorrerebbe più tempo per una pulizia radicale.  Alla fine, comunque, la vista e gli odori sono decisamente migliorati.

Vado a visitare il monastero e la chiesa; faccio conoscenza con il padre guardiano, monaco cistercense, che mi spiega la vita e l’organizzazione del monastero.  Ci sono 24 monaci; il loro lavoro consiste nell’allevamento di vacche da latte e nella produzione di marmellate.  Parlo sottovoce: il raccoglimento del posto mi condiziona.

Verso le 18 arrivano i tre baschi, molto stanchi.

Ci sdraiamo nel prato a prendere il sole e parliamo un po’.  Le due ragazze si chiamano Ainhoa e Izaskun; sono laureate in fisica e lavorano come programmatrici; lui si chiama Dani e lavora in un istituto di ricerca.   Azzardo a chiedere perché fanno il cammino: problemi di cuore – e sorridono.  Parliamo del popolo Basco, della sua storia, della situazione attuale, del terrorismo, delle prospettive per uscire verso una pacifica convivenza e rispetto; prevale in loro il pessimismo..

Alle 19 c’è il vespro e vado nella cappella.  Entrano i frati e si dispongono in cerchio attorno all’altare.  Un frate mi dà il libro dei canti.  Suona la campana e iniziano a cantare un salmo; poi ci sono lunghi intervalli di silenzio.  Uno legge un brano della lettera di San Paolo a Timoteo.  Poi altri canti ma ora, dopo ogni verso, c’è un lungo silenzio.  Un frate che ha aspetto autorevole parla della fede, dei problemi del mondo, delle ingiustizie.  Poi altri canti, altri silenzi.  Il vespro dura quasi un’ora.

Con i tre baschi andiamo a cena, in una bellissima serata di cielo rosa: sullo sfondo si vedono i due campanili del monastero.