ANGELA

Il mio cammino d'inverno


PREMESSE:

Quando per la prima volta ho aperto il sito di Luciano sul Camino non avrei mai pensato che un giorno vi avrei collaborato con gioia, era tanto che mi frullava in testa l’idea di cimentarmi in questa impresa e navigando in internet cercavo notizie che rendessero più vicino il momento in cui sarei veramente partita. Sono una donna di cinquant’anni che ha sempre amato camminare specialmente in montagna fino al punto di trasferirmi dalla nebbiosa pianura padana per vivere in un paesino delle Dolomiti per essere vicina ai miei "amori di roccia". Ho fatto bellissimi trekking in Himalaya, circoambulato la montagna delle montagne, il sacro Kailash in Tibet, esplorato le Alpi ma il Camino era qualcosa di diverso, era la combinazione del mio interesse per un periodo della storia d’Europa che mi affascina, sono una "fan" di San Francesco, e il mettermi alla prova su una lunga distanza, fatta non solo di montagne ma anche di grandi pianure in un paese che non mi ha mai particolarmente attratto, essendo idealmente molto più connessa con l’oriente. Così per mesi ci ho pensato, a dire il vero l’estate di lavoro mi aveva vista progettare un trekking in Himalaya con delle amiche naufragato alla fine d’agosto quando un caro amico nepalese mi ha sconsigliato di andare in Nepal in novembre in concomitanza con delle turbolente elezioni locali. Così il Camino, che pensavo di fare in primavera, si è fatto più vicino e a settembre nella mia mente ha preso il posto di qualsiasi altra idea….dovevo partire per la Spagna, il tempo era giunto con un urgenza interiore che ancora non mi spiego se non comprendendo che l’averlo fatto mi ha segnato così profondamente da condizionare le mie scelte di vita presenti facendomi vedere l’urgenza di ulteriori cambiamenti e migrazioni.

Il mio zainoL’inverno non mi ha mai spaventato, sono nata d’inverno e soffro il caldo molto più del freddo e a chi mi diceva che novembre non era il periodo migliore per compiere il Camino ribattevo che i cieli grigi, la pioggia e forse la neve che mi aspettavano mi avrebbero fatto capire più profondamente cosa viveva un vero pellegrino del lontano passato. Sapevo anche dell’ammasso di gente che negli ultimi anni aveva affollato quei sentieri d’estate e volevo godermi la solitudine che mi aspettavo regnasse "nel periodo meno favorevole dell’anno". Così sono partita da sola il 29 ottobre lasciando le mie montagne all’alba con il termometro che segnava zero gradi….non poteva essere più freddo in Spagna!

Quello che segue è il mio diario scritto tutte le sere con una regolarità quasi maniacale, regolarità che non mi è tipica ma che sul Camino è divenuta una sorte di mio piccolo rituale. Questo diario non vuole essere niente di oggettivo è semplicemente la mia esperienza che spero possa far venire la voglia a qualcun altro di mettersi uno zaino in spalle e….camminare.

Le motivazioni , i sogni, le aspettative della partenza si trasformano, le paure svaniscono e quelli che si era a St. Jean Pied de Port non si è più a Santiago come del resto succede nella vita anche se, nella confusione dei mille interessi e dei mille sentieri della vita stessa non riusciamo a vedere; sul Camino tutto si semplifica perché l’attenzione si focalizza sul corpo, sulla fatica, su gli incontri facendo divenire ogni giorno un universo a sé. Auguro a tutti coloro che mi leggeranno di volere e potere vivere un’esperienza così intensa mettendomi a loro disposizione se pensano che la mia esperienza possa essere loro d’aiuto.

29/30 ottobre
partenza - Lourdes- St. Jean Pied de Port

A Trento, alla partenzaAlle 9.00 sono a Trento, splende il sole, corro su e giù per il centro alla ricerca delle ultime due cose che mi servono assolutamente: La guida al Camino e i tappi di gomma per le mie bacchette da trekking, trovate! Peso lo zaino in stazione, 14 kg. decisamente troppo, gli scarponi non li ho indosso e mi consolo pensando che sono loro a pesare, non ci credo ma faccio finta di crederlo. Ore 12.00 salgo sul treno per Milano e incontro due ragazzi americani che girano per l’ Europa. Mi piace parlare con loro sono già nell’atmosfera del viaggio, sono di nuovo la nomade del mondo la mia casa è lo zaino, sono sola ma mai veramente sola perché sono aperta a tutto ciò che incontrerò, è una sensazione che conosco bene, è la perdita di un’identità che è fatta di quello che gli altri pensano che tu sia più di quello che sei veramente e quello che tu sei è una viaggiatrice e ben presto una pellegrina! Con uno dei ragazzi che ha occhi marroni fondi e dolci, parliamo di spiritualità, si appunta i titoli di libri che hanno segnato la mia vita e che spero gli siano d’aiuto nel suo cammino, è l’incontro con la gioventù e la freschezza e mi da tanto, il mio viaggio incomincia con lui.

Ore 15.10 mi imbarco sul treno per Nizza ed inizio a leggere la Guida….ma ce la farò? Non sto sopravalutando le mie forze?  A Ventimiglia mi prende l’ansia è buio e sono stanca, non ho preso la cuccetta per risparmiare e avrei voglia di stendermi " ma no !" E’ la solita voglia di tornare indietro che mi viene tutte le volte che parto, lo so che è un gioco perfido della mente e mi accuccio nel mio scomodo posto aspettando che se ne vada. A Nizza l’ultimo trasbordo poi una lunga notte e finalmente Lourdes dove ho deciso di fermarmi prima di prendere il treno per Bayonne e poi per St. Jean Pied de Port.

30 ottobre
Lourdes - Bayonne- St. J Pied de Port

Ore 8.00 Arrivo a Lourdes piccola stazione pulita e vuota con i Pirenei sullo sfondo. Lascio lo zaino al bar di fronte alla stazione e mi avvio verso la Grotta. Ho sempre evitato di andarci, non amo i pellegrinaggi di massa e meno che mai i luoghi in cui la spiritualità diventa mercato ma, per qualche ragione, quando ho cominciato a pensare al Camino la prima idea è stata quella di fermarsi a Lourdes prima di affrontarlo, una sorta di porta d’ingresso a quello che doveva essere qualcosa di più di una lunga camminata. Così ora sono qui, c’è silenzio e poca gente, il paese è fatto di alberghi e di negozi di souvenirs ma come a Bodhgaya ( luogo in India dove Buddha si è illuminato)quando si entra nella zona sacra tutto scompare per lasciare il posto ad una grande chiesa dalle braccia aperte e ad un paesaggio dolcissimo avvolto da una nebbiolina dorata. Il fiume scorre veloce, è poco più di un torrente e saltella sui sassi. La grotta è piccola e raccolta ci sono poche persone alla messa in inglese e alla fine con loro entro nella grotta e mi "benedico" con l’acqua che trasuda dalla roccia, è la mia prima iniziazione. Giro per il parco bevo l’acqua da una fontanella e dedico la mia fatica futura a tutti coloro che non hanno gambe forti come le mie. Mi sento piena di gioia e di gratitudine per un corpo che può fare quello che desidero e le paure e le ansie svaniscono.

Ore 12.00 partenza per Bayonne lego allo zaino la conchiglia che una pescivendola di Bolzano mi ha regalato con la promessa di accendere una candela per lei a Santiago! Sono a Bayonne alle 14.15 sul treno c’è gente con lo zaino, chissà se siamo diretti nello stesso posto? Il mio zaino è decisamente troppo pesante mi sa che a St. Jean andrò all’ufficio postale a spedire indietro tutto il possibile! Sulla banchina per St. Jean incontro la mia prima futura compagna di cammino, è Paola una ragazza italiana che fa il Camino in solitaria come me, è simpatica e nell’ora che ci divide da St. Jean parliamo fitto, fitto di tutte le ragioni che ci hanno portato lì, dei timori e delle aspettative. Sosta alle posta, sentendomi cretina, l’impiegata mi dice che non sono la sola, spedisco indietro un numero incredibile di mutande e calzini, la scatola porta rullini e getto via il balsamo per i capelli…-2 kg. Così va meglio! St. Jean è un paese carino ben tenuto con una porta medievale che ha già il sapore del Camino. Primo timbro sulla Credenziale che mi ero fatta spedire da Perugia poi sistemazione nell’ostello che è carino e con la doccia calda. Con me e Paola ci sono tre ragazze francesi, un altro francese che è di ritorno, ovvero ha fatto il Camino andata e ritorno! E ha l’aria scafata e una coppia di svizzeri ben attrezzati e con l’aria un po’ distaccata. A letto faccio fatica dormire anche se sono stanca, mi sveglio alle 4.00 perché un francese ha fatto cadere la scaletta del letto a castello svegliando tutti, fuori pioviggina e chi dorme più?

1 ottobre
da St. Jean Pied de Port a Roncesvalles Km. 27.5

I primi passi del cammino, dall'albergue di St.JeanIl primo cippo del camminoSi parte ! Piove ed è ancora buio....mi avvio da sola....questa è una tappa dura perché si sale per 1350 m. per poi scendere per 500 m. ed è il primo giorno di cammino!Cammino lenta, per la prima ora non piove ma c’è nebbia poi attacca a piovere forte e non c’è giacca di goretex o mantella che tenga, sono tutta bagnata. Lo zaino pesa, Dio quanto pesa! Ma non posso spedire nient’altro, è inverno e mi serve tutto. 

 Una tipa francese mi affianca, fa chiacchiere stupide " ma perché dovrei parlare di come gli italiani amino l’opera?" Sto dando fondo a tutte le mie energie e anche in montagna mi piace faticare da sola e ora stiamo salendo parecchio e sull’asfalto, dopo un po’ le dico che ho voglia di stare sola ….parte veloce e la vedo sparire nella nebbia, sono sola ma non mi sento sola. A tratti sono presa da uno stato di smarrimento, 800 km. sono tantissimi…un passo dopo l’altro, ma i miei passi sono corti ! 800 km. È come dire l’infinito…poi mi dico che "A ogni giorno basta la sua pena" Penso a Francesco (io evito il San perché è mio amico) lo chiamo, lo vedo camminare vicino a me. Peccato per questa nebbia, il paesaggio è molto dolce, grandi alberi di castagno, praterie piene di pecore e cavalli che intravedo. Cammino in una specie di tunnel grigio. L’unica cosa che mi da molto fastidio sono le spalle, bruciano dal gran che fanno male. Si sale e poi si sale, ho una cartina molto precisa e dettagliata che mi hanno dato all’ostello che è ridotta ad una poltiglia bagnata, ogni tanto mi fermo in piedi a mangiare un pomodoro o una "paille d’or" i biscottini al lampone dell’infanzia che una zia mi spediva da Parigi e che non mangiavo da 40 anni. Su un colle c’è una croce di pietra circondata da tante crocette lasciate dai pellegrini è lugubre ma forse è soltanto perché piove.

Nella nebbia. una croce
Su per i Pirenei, verso Roncesvalles
Il complesso di Roncesvalles

Poi arrivo alla "fonte di Rolando" il posto è magico, il confine della Spagna è lì, un passaggio per mucche e nient’altro, prima una pietra con una scritta terrificante "Santiago di Compostela 765 km. 

Un’immensità! Mi siedo per la prima volta nella nebbia e nella pioggia sono le 13.00 sopra la mia testa planano in formazione una ventina di cicogne, appaiono e scompaiono come sono venute nelle nubi, salto in piedi e grido: "grazie …non le avevo mai viste!" mi fa eco il silenzio, sono felice! Oltre il confine un cartello mi dice che sono in Navarra. Scendo in un bosco di noccioli e roveri altissimi e "vedo" i cavalieri con le armature bagnate dalla pioggia. Poi un tratto lunghissimo e faticoso. Le spalle non reggono più, ma dove è finito l’allenamento di una estate passata a portare su e giù provviste dal rifugio dove lavoravo? Quando arrivo a Roncesvalles sono a pezzi ma l’accoglienza gentile e una doccia calda mi bastano per riprendermi. Roncesvalles è bellissima, l’ostello è nel monastero, è un po’ scalcagnato ma ha tutto quello che serve e mi basta. Tutto sembra uscire dal "nome della rosa" il tramonto è dorato, è uscito il sole e il grande tetto del monastero luccica contro un cielo sempre più scuro. La chiesa è un piccolo capolavoro di gotico. Alle 18.00 la messa e la benedizione ai pellegrini detta persino in italiano. Tutto è perfetto, lo scintillio di una madonnina d’argento nella penombra, la voce potentemente spagnola del prete che canta il gregoriano, noi pellegrini in fila di fronte all’altare, l’organo che tuona facendo vibrare le arcate…."Il discorso della montagna" Anche il corpo indolenzito è perfetto…lo spirito vola!

Cena "del pellegrino" (menu fisso a prezzi convenienti che si trova in quasi tutti i ristorantini lungo il Camino) con Paola che è più in forma di me e con uno spagnolo che si dice un "esperto" del Camino ma che ha una pancia troppo grossa per esserlo. Di notte siamo in 25 nella camerata, dormo fino all’ 1.30 e poi sto fino alle 3.00 a leggere nella sala comune…poi un vero sonno ristoratore….sono felice come dirlo in altro modo!

 

1 novembre
da Roncesvalles a Larrasoaña 27.5 km.

Si scende tra i boschi verso PamplonaPartenza alle 7.30 (in inverno non si può partire prima perché è buio pesto) colazione in un baretto a 2 km. L’aria è fredda ma il sole brilla fra gli alberi….sempre immagini di cavalieri che vengono alla mente. Nel bosco canto facendo frusciare il letto fondo di foglie gialle che copre il sentiero. Poi incontro Paola che si gode il sole seduta su un sasso e camminiamo insieme, ora fa caldo e rimango in maglietta a maniche corte. Le spalle non mi fanno più tanto male e anche la caviglia va bene (sono reduce da una tendinite al tendine d’Achille che mi ha tormentato per un anno e che mi ha preoccupato non poco quando ho deciso di partire per il Camino). Il paesaggio sembra quello dei nostri Appennini, si va su e giù per boschi ma non è dura come ieri anche perché oggi c’è il sole! Incontro verso la fine una ragazza basca molto simpatica, Margherita e con lei vado a prendere un te in un paesino….gli ultimi chilometri li facciamo insieme, ci capiamo, lei è scatenata e il suo parlare è pieno di tanti "hai, hoi, hombre". Arriviamo a Larrasoaña alle 17.30. L’ostello è nel Comune e l’ "albergador" è il sindaco che si chiama Santiago che conserva libroni pieni di dediche dei pellegrini, è un tipo simpatico e il paesino è piccolissimo e pulito con case tutte rifinite in legno e con grandi portoni. Peccato che, vista la festività, il ristorante, bar…tutto quanto, sia chiuso e così finisce che improvviso un piatto di pochi spaghetti al tonno per tutti : Paola, Margherita e una famiglia di simpatici spagnoli che fanno tre giorni di Camino, ma va bene così anche se finito il piatto tutti abbiamo ancora tanta fame. Finiamo la serata con Margherita che ha già fatto tutto il Camino un’altra volta, che mi bombarda di consigli utilissimi per il Camino, sono ubriaca di emozioni e di informazioni e non riesco a dormire passo la notte a dormire un poco, alzarmi leggere e ritornare a letto il tutto condito dal russare di chi se la dorme….ma va bene così…sono carica come una bomba!|

2 novembre
Larrasoaña- Pamplona- Cizur Menor 19 km.

Il monumento ai pellegrini all'Alto del PerdònGiornata tranquilla e leggera, Paola ed io partiamo alle 7.15 con niente in corpo e si sente, il sentiero segue il fiume per poi attraversare la strada statale e inerpicarsi su una collinetta che nasconde Pamplona. Seguiamo le fide frecce gialle che in Navarra sono particolarmente presenti, le care frecce gialle che ti fanno sapere ad ogni curva che sei sulla giusta strada! Che benedizione un grande cappuccino e una brioches in un bar del paesino prima di Pamplona che raggiungiamo alle 10.30! Alle 11.45 siamo alle porte della città che è circondata da mura e che assomiglia da fuori a Lucca. La cattedrale non è gran ché all’esterno ma all’interno è un bel gotico, davanti all’altare maggiore due sepolcri dei re di Navarra simili al sepolcro di Ilaria del Carretto di nuovo a Lucca! Di lato alla chiesa un bel chiostro in purissimo gotico. Impressionante la cucina del monastero una costruzione rettangolare con una cupola ad ogiva su base ottagonale alta 27m.! Lasciamo gli zaini nella sagrestia della cattedrale e per due ore facciamo le turiste. Mangiamo la nostra prima tortilla di patate (la prima di una lunga serie visto che sono vegetariana in un paese fortemente carnivoro!) e prima di lasciare la città mandiamo i primi messaggi da un internet caffè. Pamplona è piacevole, un po’ disordinata e con un aria da città italiana meridionale, ha una grande università dove ci fermiamo a prendere il timbro prima di percorrere gli ultimi 4 km che ci separano da Cizur dove c’è l’Albergue che è privato, perché quello di Pamplona è chiuso d’inverno.

La campagna dopo l'albaL’università è circondata da un bellissimo parco all’inglese. A Cizur l’albergue è carinissimo è all’interno di una bellissima casa di pietra e la signora che ne è la proprietaria, Maribel, è gentile e accogliente. La camerata è in quello che doveva essere la serra della casa, una piccola costruzione con grandi finestre e letti a castello di bel legno, il tetto è a capriate e l’ingresso vetrato da sul giardino, il tutto mi ricorda certi begli alberghetti del sud dell’India. Passo un po’ di tempo con la proprietaria parlando di viaggi e così parlando mi viene l’idea di tornare a Pamplona come volontaria nell’albergue forse la prossima primavera, sarebbe un bel modo per aiutare il Camino e per imparare lo spagnolo che mi sta cominciando a piacere moltissimo. Cena nel ristorante locale, spendo troppo ma mangio molto bene e me lo merito dopo un giorno e mezzo di quasi digiuno!

3 novembre
da Cizur Menor a Puente la Reina 22 km.

Il portico di EunateLa giornata è grigia e promette acqua, Paola ed io partiamo alle 7.15 sempre senza fare colazione cosa che per me è durissima, io non mangio quando cammino, posso stare tutto il giorno senza mangiare o semplicemente sgranocchiando nocciole e uvetta ma senza caffè latte la mattina è una tortura! Primo punto importante del cammino di oggi sarà l’Alto del Perdòn un passo, un colle dove un tempo sorgeva un monastero. Parto bene ma poi la mancanza della colazione si fa sentire. Paola va avanti….il paesaggio è triste e il sentiero fangoso, contro il cielo plumbeo i mulini per l’energia eolica….ma perché non li costruiamo anche noi in Italia? Qui paiono essere in tutti i punti dove c’è un po’ di vento! Cammino adagio, salgo a fatica, sull’Alto del Perdòn ci sono solo io e la scultura molto bella fatta di sagome di ferro che rappresentano i pellegrini. Tira un gran vento e mi affretto a scendere dall’altra parte. Sulla scultura c’è scritto : "là dove il Camino delle stelle incrocia il cammino del vento" che bello! Faccio fatica anche in discesa perché è spuntato un nuovo dolore all’attaccatura delle dita dei piedi, una specie di crampo e dire che i miei costosi scarponi tedeschi si stanno comportando magnificamente…neanche l’accenno di una vescica! E’ incredibile come sotto uno sforzo così prolungato e continuo ogni parte del corpo-macchina venga messa alla prova e così ogni giorno ti devi inventare un modo diverso di camminare, di sostenere lo zaino. E’ proprio una scuola del "qui ed ora" perché anche il corpo ti insegna a sentire ogni passo come unico. Ora il paesaggio è divenuto molto dolce, anche un po’ di sole aiuta a far brillare i colori dell’autunno contro il cielo grigio all’orizzonte. Faccio tante foto, sgranocchio un po’ di cioccolata terribile che ho comprato due giorni fa e che ora mi pare buona e che avevo dimenticato di avere nel fondo dello zaino, è una manna, mi ripiglio ma dura poco. La terra qui è rossa e un contadino la sta smovendo con l’aratro, che buon profumo! Ad un certo punto dovrebbe esserci il bivio per Eunate una chiesa templare che non voglio perdermi. Spero di poter lasciare il "basto" da qualche parte , è una deviazione di 2 più 2 chilometri e sono così stanca! Devo assolutamente mangiare! Eccolo il bivio ed ecco il bar e anche Paola! Tartine all’acciuga (da qui in poi mangerò pesce!) birra, caffelatte e brioches in ordine sparso! Mi tolgo gli scarponi e Paola mi fa un massaggio, rinasco! Buona notizia Eunate è sul Camino Aragonese per cui possiamo andare fino alla chiesa e invece di tornare indietro fare gli ultimi due chilometri che ci separano da Puente la Reina direttamente. E’ un bel momento, il sole risplende, sono le 13.00 e laggiù in mezzo ai campi si vede la sagoma ottagonale della chiesetta. Solitaria, misteriosa, con le arcate che la circondano ripetendo la forma ottagonale. La campagna è tutta rossa, gialla e marrone. Rosse le viti, gialle delle strane piante a pennacchio, marrone-rossa la terra arata. Entriamo fra le arcate e due ragazzi, un ragazzo e una ragazza ci accolgono con un gran sorriso, festosamente: "Ola Peregrine!" Ci vuole poco a fare amicizia tutti e due hanno già fatto il Camino, lui Miguel, l’ha fatto nel modo più difficile, quello del nord che attraversa tutti i paesi baschi, da solo a 17 anni! Dormendo per strada. Ora ha 19 anni, è un bel ragazzo moro con gli occhi scintillanti….un figlio, è immediata questa sensazione, è il figlio che avrei voluto avere pieno di Spirito, di energia, di gioia. Studia storia dell’arte e va matto per il romanico, passione che condivido. Tutti e due sono piccole, grandi speranze per l’umanità. Facciamo foto insieme e ancora insieme ci avviamo verso Puente la Reina. Lei si chiama Leo e studia a Pamplona, lui vive e studia a Valencia. Si sono conosciuti in un gruppo di preghiera e lui è venuto a trovarla per qualche giorno ma lei dice: "è venuto trovare il romanico!" Lui ha la corriera alle 11.00 da Pamplona per Valencia ma ora non si decidono ad andare, stiamo troppo bene insieme. Andiamo in giro per il paese dopo aver lasciato gli zaini all’Albergue., il paese, che è così importante per il Camino o forse lo era più nel passato, non è un gran che fatta eccezione per una bella chiesa romanica e per il ponte. Offro loro da bere, noi siamo sempre digiune o quasi , poi incontriamo un tipo mezzo ubriaco che si tuffa in un gran discorso con Leo sul nazionalismo basco e che poi ci porta nel suo circolo cittadino per offrirci a tutti i costi il liquore locale…il Paciaran , buono, fatto di bacche non ben identificate che ci da il colpo di grazia, sono brilla e Paola ancora di più visto che è astemia…sono sull’orlo del sentirmi male, ho bisogno d’aria e "lo sbronzo" insiste per farci fare il tour del club. Finalmente ce ne liberiamo e ….giriamo e giriamo per trovare un posto per mangiare….finiamo con andare in una pasticceria a mangiare dolci…questo è tutto il cibo del giorno! Accompagniamo i due ragazzi alla corriera, è un abbraccio forte e sentito quello che ci diamo con la promessa di rivederci in Italia….ho un figlio in Spagna! Mi addormento serena, prego, ringrazio, medito.

4 novembre
Puente la Reina - Estella 22 km.

Omino di pietre
Vigne verso Los Arcos

Partiamo insieme dopo una buona colazione. Poi Paola va avanti, oggi cammino bene, la campagna è ondulata e il cielo è grigio ma il vento mantiene lontano la pioggia. L’unico paesino carino che attraversiamo è Cirauqui "il nido di vipere" tutto su e giù su un cucuzzolo….fino a Lorna tutto bene poi il solito calo, mi fa male un polpaccio ma più di tutto mi manca il cibo, ma perché non ho comprato niente a Cirauqui? Mangio quello che resta della cioccolata terribile spero nel paese seguente, Villatuerta che, naturalmente, non ha un bar….ma dove va la gente…dove abitano che tutte le case paiono deserte? Insomma gli ultimi 4 km. fino ad Estella sono sofferenti, la goccia …è una donna a 10 m. dall’albergue che mi dice che l’albergue è chiuso….per fortuna non è vero. Estella è bellina ha tre chiese romaniche fantastiche che però sono chiuse fino alle 18.00 ora della messa. Con Paola andiamo in giro , all’ufficio turistico incontro una signora che mi dice che è una cattiva idea saltare parte delle Mesetas come penso di fare per stare un giorno a Burgos e uno a Leòn….lo dice con fare saputo ….: "è la parte più spirituale del Camino"….sono cavoli miei dove trovo le cose dello Spirito! (Spiegazione: Calcolando il tempo a disposizione e non credendo di poter riuscire a fare più di 25 km. al giorno avevo pensato di saltare alcune tappe come ho fatto per poi scoprire, alla fine, che è vero che il corpo si rafforza e che si può camminare molto di più, come ho poi fatto). Nella chiesa di San Pedro , bellissima gotico-romanica! Un pretino giovane ci accoglie come se ci conoscesse e senza che lo chiedessimo ci apre la porta di un bel chiostro. La chiesa è calda, grande ma intima, nell’abside c’è una colonna incredibile fatta di serpenti intrecciati. Resto per la messa, non sono andata così tanto a messa negli ultimi vent’anni! E mi siedo vicino all’organo. La messa è bella, la musica e il coro delle donne dolcissimo, faccio la comunione e guardo negli occhi il pretino…è un altro figlio… è strano non ho mai pensato alla Spagna come un paese che mi appartenesse e ora, invece, sento delle sottili connessioni. Al momento dello scambio di un segno di pace una bimba attraversa tutta la chiesa per venirmi a dare la mano, poi il pretino benedice le due pellegrine italiane con la preghiera di Roncisvalle e ce la dà, è molto bello.

Benedizione del Pellegrino
O Dio, che chiamasti il tuo servo Abramo dalla città di Ur dei Caldei accompagnandolo in tutto il suo peregrinare e che fosti la guida del popolo ebreo attraverso il deserto: ti preghiamo di guardare questi tuoi servi che, per amore del tuo nome, vanno in pellegrinaggio a Santiago.
Tu sia per loro compagno e guida nel cammino, sollievo nello sconforto, difesa nel pericolo, sii rifugio nel cammino, frescura nel calore, luce nell’oscurità, consolazione nella tristezza e fortezza nel loro proposito, perché con la tua guida arrivino sani e salvi al termine del loro cammino e, arricchiti della grazia e della virtù. Ritornino con salute alla loro casa con perenne allegria e pace. Per Cristo nostro Signore.

5 novembre
Estella _ Los Arcos 21 km.

Scrivo su una panchina a Los Arcos vicino ad un fiumiciattolo pieno di papere. Ho fatto una bella doccia e pure una lavatrice! Oggi in assoluto è stata la tappa più bella fin ad ora. Su 21 km. 12 di solitudine in un paesaggio largo e ondulato. Fa caldo, un sole mite vivificato dal vento ha accompagnato tutto il percorso, ho fatto tante foto di colline deserte e arate dal bel colore rosso cupo. Ancora tanti vigneti e campi che ho scoperto essere di asparagi. Le nuvole si rincorrevano, le gambe andavano bene ma io andavo lenta più del solito per godermi il paesaggio veramente maestoso nella sua semplicità. All’inizio una fontana butta vino….tutta una scusa per costruire un brutto ipermercato attaccato ad un’antica abbazia. L’ostello è un po’ più caro degli altri ma confortevole, siamo tutti qui: Paola ed io, due messicani. Ricardo e Ugo, che sembrano quelli dell’Estathè, la coppia di svizzeri che stanno diventando sempre più socievoli, una canadese Sue che cerca visioni e non le trova, e Oskar uno spagnolo che è al suo secondo Camino e che è tanto simpatico, alle 18.30 ci sarà la cena cucinata da Maria Angel che è la proprietaria dell’ostello e del negozio di alimentari e alle 20.00 la messa…. Ho bisogno di scuse per momenti di intimità nel chiuso di una chiesa, per il resto il camminare da soli è tutta un’intimità fatta per pensare o, quando va veramente bene, per non pensare a niente ed essere tutt’uno con tutto. La messa era prima arriviamo per essere benedetti e via… la chiesa ha una pala d’altare tutta d’oro di un barocco opprimente che ti fa venire in mente l’oppressione spagnola in sud america e tutti i crimini commessi per l’oro in nome di "Cristo" come se in Suo Nome si potesse uccidere! Non mi piace e sono contenta che siamo arrivati tardi alla messa. Forse domani la mia e la strada di Paola si dividono, tutto dipende se gliela faccio a fare tutta la tappa fino a Logrono di 29 km. o mi fermo prima. Ogni tappa ha una sua meta che pare non arrivare mai per poi esaurire la tensione all’arrivo mentre una nuova meta appare all’orizzonte ….proprio come nella vita. Sono andata a letto alle 21, 30 e ora all’1,30 sono sveglia, dormo troppo ma il corpo ha bisogno di distendersi e di riposare.

6 novembre
Los Arcos –Logrono 29 km.

Non so se andrà sempre così ma oggi mi sono sentita proprio in forma anche se la tappa è stata la più lunga fin ora. Partite io e Paola sotto un cielo nuvoloso con all’orizzonte un’alba rossa spettacolare siamo ben presto arrivate a Torre del Rio che ha una bella chiesa ottagonale naturalmente chiusa! E dire che in Italia mi lamento per le chiese chiuse all’ora di pranzo, qui sono perennemente chiuse! Dopo dei saliscendi che la guida definisce "spacca ginocchia" e che non lo sono, arriviamo a Viana. Se ero stanca mi sarei fermata qui ma sono solo le 11.45 e sto straordinariamente bene! Durerà? Sarà vero che il corpo si abitua e che dopo tutto va meglio? Per ora pare così; a Viana ritrovo Paola e gli Svizzeri che mi avevano distanziato, poi Paola riparte e ci ritroviamo al’Ermita de los Condes, chiusa! Il posto è carino ed è a soli 7 km. da Logrono, la tappa finale! E’ bello trovarsi e lasciarsi seguendo il proprio passo, nessuno si stanca o si stufa ad aspettare l’altro e si hanno cose da raccontarsi…si fanno discorsi a puntate conditi da considerazioni meditate in solitudine. Paola ha male forte alla gamba che la sta tormentando da due giorni e che ora è tutta arrossata. All’ospedale dove andremo prima di sera scopriremo che è tendinite e che si dovrà fermare per un giorno…mi dispiace perché le nostre strade si divideranno qui.

Prima è successo che fra Torre del Rio e Viana da una macchina uno mi abbia urlato: "Buen Camino" è bello sentirsi incitati! Alla periferia di Logrono il Camino passa di fronte ad una casetta poverissima dove una donnina ci mette il timbro sulla credenziale. Fino ad un mese fa era la sua mamma la signora Felicia a farlo ma se ne è andata a più di novant’anni il 21 ottobre e lei, la figlia, ce lo dice piangendo, è toccante vedere questa donnina che da: "fichi, acqua e amore" ai pellegrini, i messicani mi diranno poi che su internet avevano già letto della morte della mitica Felicia.

L’albergue di Logrono è bello e ben organizzato ma un po’ impersonale, è comunque bello ritrovarsi alla sera con tutti quelli che si è lasciati la mattina precedente. La canadese che va come un treno è stanca ed è in crisi….le visioni non arrivano…ma perché dovrebbero arrivare?!? Non è che puoi cliccare su Google per aprirti il cuore e l’anima! Fuori ora piove…sono le 20.00 e mi sa che domani sarà sotto l’acqua….vedremo!

7 novembre
Logrono – Najera 29 km.

"Ometti lungo il cammino"Partenza veloce con gli svizzeri praticamente al buio, sta notte ha tirato un forte vento e forse non pioverà. Lo svizzero è una guida alpina che cammina ad una velocità spropositata seguito dalla moglie che fa di tutto per stargli dietro, li lascio andare avanti. Arrivo comunque a Navarete in sole 3 ore, ho già fatto 13 km. il tempo più veloce fino ad ora! Ci ritroviamo in un barretto con gli svizzeri e Feliz, un pensionato che passa il suo tempo a fare il volontario negli Albergue del Camino. E’ simpatico ed è con un giapponese che parla molto bene lo spagnolo e che andrà con lui a fare il volontario in un Albergue. Partenza di nuovo veloce, tira vento e i campi sono bellissimi pieni di viti basse rosse gialle, mangio l’uva lasciata sulle viti, è uva da vino ma è dolcissima e fresca. Ci sono ancora 16 km. di fronte a me e per i primi 6 tutto va bene poi la pioggia e la stanchezza alle spalle si fanno sentire. Due tappe lunghe di fila sono tante, l’ingresso a Najera non finisce più, penso che nel ricordo mi dimenticherò dei lunghi ingressi fra le fabbriche ma ora è dura. Per fortuna che il sole esce dalla nuvole proprio quando arrivo ad una fabbrica proprio fuori dal paese sul cui muro di cinta è scritto un "poema sul camino" che qualcuno ha composto. L’albergue è carino, antico, proprio l’albergue dei pellegrini medievali! L’albergador è simpatico, le spalle mi uccidono, speriamo che mi passi perché le gambe e i piedi vanno così bene! Doccia veloce e poi con gli svizzeri vado a visitare un monastero magnifico che si trova nella stessa grande costruzione dell’albergue. E’ un gotico tutto particolare specialmente il chiostro che ha qualcosa di moresco. Vorrei godermelo di più, è un po’ ossessivo dover fare del turismo a "razzo" perché tutto chiude presto o non apre e la notte viene altrettanto presto. Questo è il vero unico svantaggio del fare il Camino in inverno, le giornate sono corte e si deve camminare di continuo se si vuole evitare di arrivare con il buio o se si vuole visitare qualcosa. Ieri avevo ricevuto in internet da un amico la frase di Machado che pare essere uno dei temi conduttori del camino per tutti: "Caminante no hay camino, se hace camino al andar." "Pellegrino non c’è il camino, il camino si fa camminando" Oggi ci pensavo. È proprio così, è come se non ci si potesse neanche voltare indietro perché la sensazione è che dietro si sia formato il vuoto così come davanti non vi è niente se non il nome della meta del giorno. "Qui ed ora " è proprio il Camino e il dolore e la fatica sono alcuni dei mezzi che la strada inventa per farti stare qui.

Scritto su un foglietto appeso su una parete dell’Albergue:
Con el dinero se puede comprar….
· la cama, per no el sueno
· los libros, pero no la inteligentia
· la comida, pero no el ambre
· el sexo, pero no el amor
· la diversion, per no la felizidad
· la cruz, pero no la fez
· un lugar en el cemeterio, per no el cielo.

8 novembre
Najera – Santo Domingo de la Calzada 21 km.

Ieri sera io e gli svizzeri non avevamo capito che l’omino sorridente, l’albergador , ci aveva invitato a condividere con lui e gli altri presenti nell’albergue una zuppa calda e così siamo andati a mangiare fuori e al ritorno abbiamo trovato tutti attorno al tavolo …ci siamo accodati e così è finita tequila offerta da due spagnoli molto carini in onore dei messicani. Il posto è così bello e l’atmosfera così cordiale…ad un certo punto è venuto pure un giovane amico medico dell’albergador che si è messo a curare le vesciche di chi ne aveva bisogno. Poi siamo tutti andati a dormire in quella bella camerata piena di aria e di luce….morale, se l’ometto non ci veniva a svegliare saremmo tutti stati a letto fino a tardi.

Partenza alle 8.30 …ci aspettavano "solo" 21 km.. E’ bello partire con la luce, il paese è circondato da rocce rosse e la prima parte del camino è in lieve salita e passa fra queste strane colline. Mi sento bene e le spalle fanno meno male…ci ritroviamo tutti nell’unico bar del paese seguente per bere un bel caffè, sono già a 6 km. e li ho fatti in poco più di un ora! Il paesaggio è sempre più ampio, bellissimo!Vigneti, campi di barbabietole e all’orizzonte lontano montagne innevate. Cammino per un poco con i due alti spagnoli poi loro accelerano….un loro passo due dei miei!

E’ proprio vero che non c’è né passato né futuro, è come vivere su una zolla di terra dove i confini sono dati dal luogo da dove si è partiti e dal paese dove si sta andando poi la terra finisce….finis terrae è ogni giorno! Mi fermo al sole a far prendere aria ai piedi e mi sorpassano i messicani con la radio, nel silenzio della campagna loro camminano con una radio che manda musichette locali….poi sono io a sorpassarli. Passo un campo da golf che pare strano in mezzo ai campi coltivati. Il sentiero, o meglio la strada bianca, va su e giù per ondulazioni del terreno ma procede quasi sempre in linea retta. Santo Domingo de la Calzada appare vicino ai miei piedi, sotto una piega del terreno, ma ci vorrà ancora quasi un’ora per arrivare all’albergue dove arrivo alle 14.00 che bella notizia è aperto tutto il giorno! Quando arrivo sono quasi sempre a pezzi ma mi ci vuole poco per riprendermi. La camerata è in un sottotetto e i letti non sono a castello ma in specie di camerette divise da tramezzi di legno….ne ho una tutta per me, che lusso! La svizzera ha deciso di offrire la cena a tutti questa sera perché abbiamo scoperto ieri sera che oggi è il compleanno del giapponese che parla solo la sua lingua e tre parole sparse di inglese…è carino da parte sua e così io mi offro di cucinare.

Visita alla cattedrale che è magnifica e poi a fare la spesa con lei e Sue, la canadese, che è arrivata da poco. Ha avuto la brutta esperienza di essere seguita da dei tipi e si è presa paura. In realtà anche se cammina bene non ce la fa e ha deciso di mollare e di tornarsene in Canada. Questa è la riprova che non basta l’atletismo per fare il Camino, ci sono momenti di sconforto, di noia, di solitudine che richiedono una marcia in più che i muscoli non hanno e credo che la sua decisione sia giusta, non sa viaggiare da sola e si attira solo esperienze negative…non è il suo momento. Facciamo la cena che, a parte il primo momento in cui pare che il gas non funzioni, va proprio bene!

Menu: Spaghetti al pomodoro con olive nere, Tortilla di patate e cipolla, Insalata mista e un bel dolce di compleanno con candeline che abbiamo comprato. Il giapponese è felice, tutti lo siamo, ci scoliamo 6 bottiglie di ottimo vino della Rioja in sette! Poi a nanna, ora sono le 4.00 e non dormo, fuori soffia un gran vento …penso al mio bucato che deve essere volato via, per fortuna l’ho steso nel cortile chiuso e dovrei recuperarlo. Chissà se il vento porta nubi o le manda via? Per ora fischia tanto.

9 novembre
Santo Domingo de la Calzada – Belorado 22 km. + 8 di deviazione (mannaggia
!)

L'albergue di BeloradoPartenza presto con gli svizzeri, sono le 7.40 e ben presto….ci perdiamo. Willi insiste per seguire una freccia rossa, io dico che sono sempre gialle…insomma io e Ursula lo seguiamo e finiamo per fare un giro della Madonna per arrivare a Gragnon che è solo a 6 km. da Santo Domingo… sono già stanca e siamo solo all’inizio! E poi sono andata troppo in fretta …io devo tenere il mio passo, lo so, e questo mi insegna a seguire solo me stessa. Questa è comunque una tappa abbastanza noiosa. Il cielo è grigio e la terra è ora di un marrone scuro, molto diversa da quella delle tappe precedenti. Per fortuna non si deve camminare sul bordo della statale come diceva la guida ma su una pista che corre parallela, almeno non si devono temere i camion che sfrecciano in modo impressionante! Però non finisce mai anche perché 8 km. in più si sentono tutti. Mi fermo a bere una birra in un bar bello, io mi sento puzzolente, sono così stanca che non faccio nessuno sforzo per dire neanche una parola di spagnolo così quando esco mi dicono good bye. Belorado appare dopo l’unica curva di un rettilineo che non finisce più punteggiato da cartelli maligni…5 km., 4 km.,….

Sul sentierino che finalmente porta in paese incontro Marie Noel che è l’albergadora francese e che mi saluta con molto calore, Non sono mai stata così stanca come questa sera se si fa eccezione per la prima tappa! L’albergue è povero, ricavato nel teatro parrocchiale ma è bello ritrovare la compagnia: Oskar, il giapponese, gli svizzeri che arrivano dopo di me perché Ursula dopo quella sgambata imprevista si è sentita male e ha riposato nell’albergue di Grañon, e i due messicani a cui si sono aggiunti 2 francesi: Felippe e Francois che fanno solo una parte del percorso. Francois è uno psicologo con cui ho una interessantissima conversazione, lui è Massone e mi spiega molte cose sulla massoneria Poi la messa in cui le donne cantano con parole di chiesa "Blowing in the wind" cambiano i tempi! Poi tutti a cena meno il giapponesino che rimane a fare la guardia all’albergue…letteralmente , è difficile farsi capire perché sa l’inglese pochissimo così ha capito che doveva stare seduto fuori dalla porta….ritorniamo che è un ghiacciolo…senso del dovere tutto giapponese! Sprofondo nel sonno, tanti sogni strani, ma è da quando cammino che faccio sogni strani.

10 novembre
da Belorado a St. Juan de Ortega 24 km.
partenza alle 7.45 arrivo alle 15.00

La bella campagna verso i Montes de OcaPartenza in un bel giorno sereno senza una nuvola in cielo, cammino bene tutta sola nel fresco della mattina, i messicani hanno delle vesciche terribili e decidono di prendere la corriera per Burgos….è proprio come le gocce d’acqua che corrono in diagonale lungo i finestrini dei treni quando piove…c’è quella che parte sparata e poi molla a metà finestrino e quella che pare non farcela che lo percorre tutto!

Su e giù per ondulazioni dolci, la spalla non mi fa molto male e il vento è fresco. Sulle 11.30 arrivo a Villafranca Montes de Oca dove mangio un boccone con gli svizzeri prima dell’ "ardua salita" come la chiama la guida che, in realtà è una dolce salitella lungo cui incontro un ometto che sta raccogliendo delle bacche nere oblunghe che, mi spiega, servono a fare il Pacharan (finalmente so come sono!) e che mi chiede di "pregare per lui l’Apostolo" è strano e bello come tanti spagnoli ti considerino e ti rispettino come pellegrino, ne sento la responsabilità! Dopo la salita si arriva su una specie di altipiano che assomiglia a certi passi appenninici. Il sole è dolce e il vento fa cadere le foglie, cammino tranquilla gustandomi il silenzio. Poi si entra in un bosco fitto ma il sentiero è molto largo e lungo, tanto lungo. Ad una curva finalmente appare St. Juan de Ortega, una chiesa solitaria e misteriosa, è molto bello arrivarci anche perché ora la spalla mi fa tanto male. L’albergue è gelato, abbandonato, nessuno ad accoglierci ma almeno ci sono dei letti e …niente doccia a meno che non la si voglia fare gelata! Vicino alla chiesa che è a pianta greca, bellissima un capolavoro romanico, c’è un baretto che è l’unico posto in cui si può mangiare qualcosa e stare al caldo. Ceniamo tutti insieme (per me la solita tortilla!) e poi a nanna prestissimo! Morale all’una sono sveglia….passo un po’ di tempo a leggere la guida nel bagno gelato per non disturbare gli altri. Domani arrivo a Burgos dove penso di fermarmi due notti …ho bisogno di riposare la schiena che fa veramente male poi…si vedrà!

11 novembre
St. Juan de Ortega Burgos 27.5 km. io però ne faccio solo 20!

L'arrivo a S.Juan de Ortega
Monumento al pellegrino, davanti alla cattedrale
Il bucato di Tomaito e Oskar

Partenza al buio…ed è così che io, il giapponese e l’americano sbagliamo subito strada, avremmo dovuto riprendere il sentiero del giorno precedente ed invece, dei cartelli stradali e la pianta sulla guida, ci hanno confuso e ci siamo trovati su una strada che comunque andava a Burgos. Il cielo è grigio, fa freddo è c’è tanta umidità. Nessuna colazione nello stomaco e nessuna speranza di trovare dei villaggi con bar aperti. Morale fino a Villafria a 20 km. dalla partenza camminiamo lungo una strada che nell’ultima parte è trafficatissima dove i TIR ci spruzzano addosso l’acqua e ci fanno sbandare. Quando arrivo a Villafria vorrei fare finalmente colazione ma c’è un invitante autobus per il centro di Burgos proprio parcheggiato davanti al primo bar della giornata, ci salto dentro sentendomi una traditrice del Camino. A dire la verità avevo già pensato di farlo, chi avevo incontrato e che aveva già fatto il Camino mi aveva detto che l’ingresso a Burgos è terribile, un lungo tratto fra fabbriche, palazzoni e traffico…trovo in me una scusa…l’altro giorno ho fatto 8 km. in più…ora mi metto in pari…è una scusa ma ne ho bisogno perché, al solito, mi fanno molto male le spalle. Burgos è molto bella, piena di viali e giardini, pare strano essere in una città, ti senti un po’ fuori posto con gli scarponi e i pantaloni infangati. La cattedrale da fuori è bella ma dentro non mi piace, troppo sovraccarica.

Ho proprio voglia di andare all’albergue perché sono troppo stanca per fare del turismo con lo zaino in spalla e so che è lontano dal centro. Arrivo proprio alle 14.00 quando apre, mi aspettavo un posto triste, così mi era stato descritto ed invece è carino e caldo, tante casette di legno in mezzo ad un parco, l’ "albergador" è un tipo burbero ed autoritario pieno di regole ma simpatico, i letti sono puliti e la doccia caldissima! Bel presto arrivano il giapponese e Oskar, alle 15.00 andiamo a mangiare nella mensa dell’università come ci ha consigliato l’ albergador, è a due passi e per molto poco si mangia un buon pasto. Poi arrivano l’americano e i francesi e dopo aver fatto il bucato di tutto quello che ho nello zaino andiamo tutti a fare i turisti. Il vento si è calmato ed è pure uscito il sole. Visita alla cattedrale e alla chiesa gotica di St. Nicolas bellissima! Poi a bere un caffè e a cena che mi offrono molto carinamente i francesi, il posto è molto carino pieno di spagnoli che fanno chiacchiere, mi piace questo loro uso di trovarsi al caffè che pare molto comune specialmente fra le donne. Prima di andare a letto l’americano, che è un massaggiatore professionista, mi fa un massaggio divino alle spalle che me le restaura. Dormo bene.

12 novembre
Burgos – Fromista (non sono wonder woman…salto 2 tappe in corriera!)

Il monastero di Las Huelgas

L'interno della chiesa

Uno dei bellissimi chiostri

Oggi fa freddo, con tutti gli altri andiamo a fare colazione all’università poi loro partono ed io e Oskar,, che ha male ad un tendine, torniamo in città. La decisione di saltare due tappe è meditata anche se mi rattrista molto, facendo lunghi conti sulle tappe che mi aspettano che tengono conto della mia impossibilità, così almeno credo, di fare tappe più lunghe di 30 km. e dopo un’occhiata anche al portafoglio, mi rendo conto che se voglio essere a casa entro il 4 dicembre devo saltare delle tappe e non voglio perdermi le più interessanti che paiono essere verso la fine. Insomma prendo la decisione di saltare le prime due tappe delle mesetas lasciando poi il posto sulla credenziale per i timbri che non mi sono meritata. Tornerò a fare le tappe saltate, non so quando ma so che lo farò perché so bene che il Camino è la vita e non si possono saltare le tappe! Volevo partire domani ma con piacere scopro che c’è una corriera per Fromista oggi pomeriggio alle 17,30 questo mi permette di rimettermi in cammino domani mattina. Questo vuol anche dire perdere i compagni di cammino o meglio, di tappa, con cui mi sono trovata tutte le sere, mi dispiace ma così è il Camino; le famiglie di pellegrini si formano e si separano con la speranza di ritrovarsi a Santiago o almeno così ci si lascia. Alle 10.00 vado a visitare il "monasterio de la Huelgas" proprio dietro all’albergue. E’ la cosa più bella che ho visto a Burgos, il chiostro romanico è stupendo e la visita guidata è molto interessante. Il monastero è ancora abitato da 40 monache cistercensi di clausura, è un complesso di chiese e oratori molto compatto. Qui imparo cosa vuole dire "passare una notte in bianco" era la notte che i cavalieri passavano vestiti di bianco e in preghiera prima dell’investitura. Huelgas vuole dire riposo in castigliano antico perché qui era dove Alfonso XIII e sua moglie Eleonora sorella di Re Riccardo Cuor di Leòne, che ne sono stati i fondatori, venivano riposare. Da allora, il secolo XII, fino al 1800 il monastero ospitava solo monache di origine nobile e la badessa aveva il potere di un vescovo e riscuoteva le tasse. Dopo la visita ritrovo all’albergue gli svizzeri e Oskar, ci salutiamo con grandi abbracci, qui le nostre strade si dividono. Le mie cose non si sono asciugate del tutto, pazienza. Parto di buona lena verso la stazione delle corriere, il sole risplende e mi sento felice, il vento fa volare le foglie sul fiume…cammino in senso contrario al Camino e un bambino mi dice: "ma che fai il Camino all’arrovescio?" Un vecchietto mi chiede se mi sono persa e poi mi augura che Dio sia con me sul Camino. Sono tutti tanto cari! Dopo il primo momento di eccitazione per essere su una corriera spagnola, mi assale il senso di tradimento…le mesetas si distendono ai lati della strada, niente di terrificante almeno in questa stagione, la campagna pare un misto fra il Tavoliere delle Puglie e la Pianura Padana solo un po’ più vasta. Arrivo al buio a Fromista e trovo subito i messicani con cui ceno, nel ristorantino deserto ci sono anche due anziani coniugi di Zurigo che è 89 giorni che camminano, sono usciti da casa loro e si sono avviati! E’ incredibile come al mondo vi siano delle vene luminose percorse da persone silenziose che fanno il loro cammino, la cosa mi commuove, in un mondo che corre all’impazzata verso Dio solo sa cosa, c’èchi sceglie di rallentare la corsa e vivere il momento, è bellissimo! Ricardo il messicano mi racconta una cosa molto carina; negli ultimi 24 km. fino a Fromista sono stati accompagnati da un cane di nome Benny che ha sul collare la scritta "perro peregrino" è un cane che tutti i giorni sceglie un pellegrino da seguire e che poi l’accompagna fino all’albergue di Fromista dove si ferma fuori dalla porta ad aspettare i suoi padroni che, tutti i giorni, lo vanno a prendere in macchina per riportarlo a casa. Il Camino è anche questo! In camera faccio una chiacchierata con un norvegese che mi pare subito "un succhia energia" visto che lui ne ha pochissima. Che tristezza avere aspettative! Lui si aspettava di tutto ma non quello che sta vivendo e così, naturalmente, ne è deluso. Il Camino è veramente una cosa diversa per ognuno che lo fa. Io mi sento fortunata, non mi aspetto niente ed ho tutto, dove tutto è: una frase carina ricevuta in internet, un muro romanico, la storia del cane, le spalle che non fanno più così male….tutto questo è per me cibo per l’anima che è ancora più importante del cibo per il corpo e che è la marcia in più così necessaria lungo il Camino, così come nella vita.

13 novembre
Fromista – Carrion de los Condes 20 km.

Verso Carrion, ma la strada è ancora lungaE così sto camminando fra...Reggio e Parma...si fa per dire ! Campi arati che d’estate devono essere coperti di grano, barbabietole e pioppi…niente di nuovo. Il Camino procede lungo la strada sottolineato da pilastrini con conchiglie di ceramica per poi inoltrarsi nella campagna. Cammino un po’ con Ricardo poi mi raggiunge il norvegese che ha notato che molte conchiglie, a detta sua, sono state rubate, ma è possibile che veda solo ciò che c’è di negativo?! Incontriamo dei bei levrieri che corrono liberi seguiti dal loro padrone…niente bar nei paesini deserti. Ora il vento soffia fortissimo facendomi camminare tutta storta, scoprirò poi che è stata una tempesta di vento che ha fatto tanti danni in tutto il nord della Spagna. Il bar e il sospirato cappuccino arriveranno assieme ad una chiesa templare magnifica a Villacazar de Sirga…La chiesa da fuori è imponente, quasi un castello ma è naturalmente chiusa…Gli ultimi 6 km. fino a Carrion sono nel vento sempre più potente e nella pioggia che non mi dispiacciono, è una sfida.

L’albergador di Burgos mi aveva detto che a Carrion ci sono due albergue ma che il più carino era quello delle clarisse, pare che qui si sia fermato anche San Francesco, sempre che abbia fatto il Camino cosa che non è certa, ma questo mi avrebbe comunque fatto scegliere questo albergue. Costa un poco di più di quello parrocchiale ma c’è il lusso di: acqua caldissima, letti con lenzuola e riscaldamento. Giro per il paese nell’acqua e nel vento che è da ribaltarsi, speriamo per domani ma il cielo non promette niente di buono. Dopo vorrei stare in cucina a leggere ma è arrivato il norvegese con un tipo francese che non mi piace niente…mi rendo conto che il Camino ti acuisce i sensi e l’intuito, la presenza di quel tipo mi butta fuori, meglio il vento che un sovraccarico di negatività. A cena con i messicani, buona, e poi a letto presto fra delle lenzuola, ci vuole ogni tanto!

14 novembre
Carrion de los Condes – Terradillos de Templarios 26 km.

Le mesetas: 17 km di strada solitaria I soliti alberi

Partenza alle 7.40, lascio i messicani che prendono la corriera per Leòn, hanno poco tempo e vesciche mostruose. 

Sono un poco in apprensione per due fatti : primo il tempo su una tappa lunga, e secondo è la prima volta che sono totalmente sola in una tappa che si preannuncia molto solitaria. Tutte le paure svaniscono presto, il vento è calato e fa freddo che per camminare va bene. Il lunghissimo tratto rettilineo di 17 km. di campagna deserta inizia appena fuori dal paese, dopo poco mi sbaglio ma torno subito sui miei passi, qui ci sono poche frecce gialle e sempre nei posti in cui non servono non come in Navarra dove se ti sbagliavi era perché dormivi. La campagna è immensa, unico suono il canto degli uccelli, non è un deserto come lo dipingeva la guida e ora è pure uscito il sole! D’estate deve essere orrendo, ma ora va benissimo. Un ragazzo mi passa in bicicletta, penso che sia un pellegrino, pare essere spuntato dal nulla perché non l’ho sentito arrivare, si volta mi sorride e mi dice : " Que la forza te accompañe" poi torna indietro. Che bello! Ma gli angeli in Spagna vanno in bicicletta ?! Mi ripeterò questa frase tutto il giorno sentendolo come un messaggio celeste. Il sentiero è una strada sterrata di terra rossiccia larga e lunga a perdita d’occhio. Sono contenta di essere sola e poi mi sono già trovata in posti ben più isolati da sola…chissà perché mi lascio suggestionare dai racconti di altri e dalla guida?! Ad un certo punto mi siedo su una panca provvidenziale e mangio pane e cioccolata condividendo il pane con un pettirosso che pare sapere che prima o poi lì arriverà un pellegrino. Ora il sole è finito dietro a dei nuvolosi neri che minacciano pioggia. Ho ancora davanti a me una decina di chilometri e non mi brilla l’idea della pioggia. E’ incredibile come la fatica incida sulle percezioni, quello che fino a poco fa mi era sembrato bello ora pare infinitamente invalicabile. La campagna ha ondulazioni che falsano le percezioni per cui il paese alla fine dei 17 km. pare non esistere fino a che appare ai miei piedi in una "piega" del terreno. Un caffè una sigaretta e di nuovo in cammino. Ora il sentiero segue la strada asfaltata dove però non passa nessuno. Gli ultimi chilometri non finiscono mai e l’arrivo a questo paesino fantasma non è dei più eccitanti, l’albergue pare chiuso e non capisco se aprirà. Un vecchietto mi dice di proseguire per Sahagun ma chi ce la fa a fare altri 13 km? Poi un altro vecchietto, sono i soli due esseri umani in giro, mi dice di bussare ad una porta dove abita l’albergadora, c’è solo il marito che mi apre la porta dell’albergue in attesa che arrivi la moglie….almeno ho un tetto sulla testa…la doccia è calda e forse riuscirò anche a cenare. Fra un mese tutto questo sarà solo un ricordo….ora è la mia vita: alzarsi, camminare, arrivare al punto di non poterne più, farsi una doccia che è la più bella cosa del mondo, cenare con piacere , dormire e ricominciare tutto da capo! In tutto questo c’è una bellezza difficile da afferrare e ancora di più da spiegare, è semplice, naturale, segue ritmi di fatica e riposo che lasciano il cuore sgombro. L’ospiatelera arriva con un gran sorriso, è gentile mi da tutto ciò che mi occorre per farmi una cena, ho la cucina tutta per me e domani potrò farmi anche la colazione. Ho deciso che domani camminerò fino a Sahagun per poi prendere un mezzo fino al Leòn, sarà l’ultimo salto di una tappa e mezzo poi tutto di seguito fino a Santiago!

15 novembre
Terradillos – Sahagun 13 km. Poi in treno fino a Leòn

Partenza solitaria alle 7.50 sotto una pioggerellina che smette ben presto, le nuvole sono nerissime. Cammino bene capendo bene che ci vuole una grossa motivazione per mettersi in cammino sotto un cielo così cupo e in un paesaggio così triste. Ma invece cammino di buon passo visto che alle 11.00 sono già arrivata. Alle 14.00 ho il treno per Leòn e me la prendo comoda, mando messaggi in internet, Luciano mi ha scritto e mi fa piacere. Compro una berretta di pile visto che ho perso la mia a Los Arcos , telefono a una amica a casa per sapere come sta la mia gattina che ho lasciato ammalata…in Italia diluvia da giorni, la micia sta bene. Il treno pare correre a una velocità spropositata, non sono più abituata a vedere passare le cose così in fretta. Leòn si presenta in tutta la sua bellezza, lustra di pioggia la cattedrale è magnifica contro un cielo acora pieno di nuvole. L’albergue delle monache, ho seguito di nuovo il consiglio dell’ometto di Burgos preferendolo a quello comunale, pare un collegio, l’albergador è molto gentile e accogliente, sono arrivata nello stesso tempo di un colombiano e di un francese in bicicletta e lui ci indirizza verso un barretto dove mangiare. Andiamo poi alla cattedrale che dentro è ancora più bella che fuori. Pulita, senza tanti ori barocchi a confondere le bellissime linee gotiche, le vetrate sono fantastiche anche il chiostro è stupendo…peccato che resti solo poco tempo per visitare Sant Isidoro e nient’altro, mi riprometto che quando tornerò a fare le tappe saltate mi dedicherò ad una visita accurata di questa piccola città molto interessante. Alle 18.00 c’è la messa con le monache benedettine e noi, i pellegrini, abbiamo l’onore di sedere nel coro con loro. Le monache cantano il gregoriano come angeli, sono venticinque e pare una voce sola, la monaca solista si dà il ritmo quasi danzando…mi viene da piangere, piango tanto ed è bellissimo. Poi di nuovo in giro per la città che ora si è animata, si sente che è un’importante città universitaria, le strade sono piene di giovani, ad ogni angolo c’è un localino carino pieno di gente. Nella calle Ancha incontro gli svizzeri anzianotti, lei si lamenta che le fa male una gamba…"a due passi da Santiago" mancano ancora più o meno 250 km ma per loro che ne hanno già fatti 1700 sono due passi "mi fa male una gamba…" poi un’orchestrina di strada suona l’abbannera della Carmen e lui la trascina nella danza…sono così belli, pieni di vita a quasi 70 anni! All’ostello c’è un’altra coppia notevole, due giovanissimi italiani, lei è incinta di 7 mesi, camminano tutti i giorni con regolarità, lui porta lo zaino per…tutti e 3 sono i cocchi di tutti e lungo il camino incontrerò altri che mi parleranno dei due….anche questo è il Camino…gente che in un modo o nell’altro è speciale, incontri in cui l’età, la provenienza, la motivazione conta poco perché quello che accomuna tutti è il camminare lungo un sentiero verso una meta simbolica che è per tutti Santiago. Al ritorno all’albergue c’è la Compieta di nuovo cantata con le monache e poi si resta a chiacchierare, per fortuna non si va a letto troppo presto perché i letti sono tanto morbidi da spaccarti la schiena. La camerata pare un po’ un ospedale, c’è una spagnola che fa due passi in una pietra per la tendinite, un francese che ha un’infezione in un piede…un altro che zoppica per qualche altra ragione…ma tutti partiranno domani.

16 novembre
Leòn – Villar de Mazarife 21.5 km.

Il solitario ParamoParto al solito semi buio, fa freddo e mi dispiace di non riuscire a vedere Leòn bene. L’uscita dalla città non è poi così drammatica come la dipingeva la guida e ben presto sono in cima ad una collinetta, la Virgen del Camino, che una volta doveva essere un paese separato da Leòn e che ora ne è solo la periferia. Mi passano i ciclisti, sto camminando bene ed è pure uscito il sole! Dopo un passaggio fangoso e molto confuso sotto una quantità di ponti autostradali in costruzione mi trovo in una campagna molto bella piena di alberi, il Paramo, che mi ricorda la campagna inglese, il sentiero è dolce e il vento muove tante nuvole….le muove troppo perché proprio dopo l’unico paese prima dell’arrivo inizia a piovere una pioggia gelata….sono solo 4 km. poi mi aspetta un bel ostello… bello? È il posto più deprimente del Camino, mi ricorda certe case abbandonate in cui andavo quando ero ragazzetta ed ero negli scout. Fuori dalla porta della casa-albergue si ferma l’immancabile furgoncino del panettiere che serve i paesini senza negozi e che suona all’impazzata per avvertire le donne che è arrivato, compro pane e brioches mi sa che questo sarà tutto per la giornata. Ora sto scrivendo nell’unico bar …il classico bar sport pieno di omarotti che giocano a carte e a domino ma almeno ci sono dei termosifoni dove posso asciugare le mie cose fradice, nell’albergue non c’è riscaldamento. Non è che l’augurio un po’ sinistro dell’albergador di Leòn si stia avverando? "Che tu possa avere un Camino difficile perché ti aiuti nella vita!" Ma come si può augurare la difficoltà?!

Torno a "casa" con la prospettiva di passare nel freddo e da sola nel sacco a pelo buttato su un materasso lurido le ore che dalle 15.00 alle 20.00 mi separano dalla cena che la proprietaria del bar mi ha promesso. …Sorpresa! C’è un altro essere vivente nella cucina gelata…un inglese tutto imbacuccato in una giacca a vento scura che da inglese si sta bevendo un te… Lo "assalto" con il mio modo di fare tutto latino e ben presto siamo impegnatissimi in una discussione molto intellettuale su : religione, potere, spiritualità e tutto quello che ci viene in mente. Poi dopo due ore si decide ad offrirmi un po’ di te, fa così freddo che facciamo fumo dalla bocca. Il tutto è però piacevole e quando siamo arrivati ad un livello di assideramento intollerabile decidiamo di uscire, fuori a smesso di piovere. Sulla guida c’è scritto di un pittore locale chiamato Monsenor e decidiamo di andarlo trovare. E’ un personaggio strano, un ometto triste che è forse malato perché ci dice che deve prendere l’ossigeno. La sua casa è tutta rimediata, da artista, piacevole. Ci porta a vedere le sue opere che hanno una loro bellezza, è uno stile romanico- moderno, quella che mi piace di più è una donna in croce, strana, lui dice che è la madre della terra. L’inglese girella fra i quadri, gli è ritornato il sorriso, non è più così cupo come nella cucina gelata. Il pittore ci fa vedere un articolo che è uscito sullo "specchio" che parla del Camino e di lui che una pellegrina italiana gli ha mandato. Infreddoliti torniamo al bar e le ore passano in una conversazione sempre molto piacevole. Alle 20.00 la cena annaffiata da una bella bottiglia di vino, quella che pareva dover essere la serata più deprimente del mio Camino si è trasformata e fuori il vento a spazzato le nubi e c’è una bella luna piena. Mi faccio una borsa dell’acqua calda usando la mia borraccia di metallo che funziona benissimo in questa versione. Ho un po’ di mal di testa e non riesco a dormire, nello zaino già pesante non si possono portare libri e mi rileggo la guida che so ormai a memoria. Poi il sonno ha la meglio.

17 novembre
Villar de Mazarife- Astorga 31 km!

Il ponte ad Hospital de HorbigoDopo un te con l’inglese e un addio visto che penso di fermarmi prima di lui, parto alle 8.00 la strada è tutta diritta, il sole è uscito dalle nubi e i campi di granoturco sembrano belli se non avessero cartelli sinistri di varie compagnie americane specializzate nel transgenico, ho tradotto un libro sull’argomento e ne sono terrorizzata…cammino bene ma quei cartelli mi hanno messo la malinconia, non faccio foto.

Le frecce sono poche e confuse, l’inglese mi raggiunge poco prima di Puente y ospital de Orbigo dove c’è un ponte romanico lungo e bellissimo, discutiamo sul transgenico, lui è uno scienziato e non è d’accordo con me….ci lasciamo un poco arrabbiati per ritrovarci ancora quando la campagna si fa ancora più bella, fra noi e Astorga una successione di ondulazioni del terreno, di collinette molto dolci. Avevo pensato di fermarmi a Puente ma essendoci arrivata troppo presto ora sto puntando verso Astorga con un po’ di apprensione perché non ho mai fatto una tappa così lunga…fino a qui vado benissimo e ora che cammino con l’inglese parlando non mi accorgo che i chilometri passano. Ad un certo punto gli dico di andare avanti perché non voglio rallentarlo ma lui mi dice che mi ha "cronometrato" e che ho accelerato notevolmente. Dalla cima dell’ultima collinetta vediamo Astorga nelle nebbie, vicina ma ancora lontana. A questo punto mi piomba addosso la stanchezza, l’inglese va avanti, io rallento tanto l’ultimo tratto pare non finire più. C’è un muro da seguire che è eterno e poi, alla fine di una lunga strada c’è pure una salita, ma ecco l’albergue! Le ho proprio spese tutte e per fortuna che l’inglese ha camminato con me, è stato il mio angelo della giornata. L’albergue è semplice ma ha una "secadora" una macchinetta per asciugare il bucato, che è una benedizione. Viene presto buio per cui la visita della città si limita ad una passeggiata attorno alla cattedrale che pareva più bella da lontano e attorno al palazzo arcivescovile che è di Gaudì e che mi piace molto a cena e poi a nanna, mi sento proprio bene e sono soddisfatta di aver superato la barriera dei 30 chilometri.

18 novembre
Astorga- Rabanal del Camino 20.5 km.

All'orizzonte AstorgaLascio l’albergue prima di tutti gli altri, ieri sera ho fatto amicizia con "una nuova famiglia di pellegrini" ora con me negli albergue ci sono: una australiana con il suo ragazzo inglese, un brasiliano, Carmen la spagnola con la tendinite, Pierre un francese di mezza età molto simpatico, l’inglese e Isaac un ragazzo americano pieno d’entusiasmo. Mi bevo un cappuccino davanti alla cattedrale e vado. Cammino bene, straordinariamente bene visto che mi aspettavo di essere ancora stanca per ieri ed invece vado meglio del solito. Pioviggina o meglio, sgocciola umidità. Il paesaggio è bello, ricco di alberi e di praterie, sale dolcemente, infatti arriveremo a quasi 1200 m. ma non è montagna assomiglia di più alle colline della Scozia. I paesini che attraverso sono tutti fatti di pietra con muretti a secco e campanili a vela con strani balconi di legno tutto ha un’atmosfera molto medievale e la nebbiolina aggiunge fascino e mistero. Mi fermo a bere un caffè in un barretto lurido tipo India e poi riparto cantando, sono assolutamente sola e mi piace. Canto tutto quello che mi viene in mente, ogni tanto mi giro per vedere se arriva qualcuno ma non c’è nessuno, eppure vado volutamente piano per godermi tutto quello che mi circonda. Non è che mi manchi la compagnia, sto benissimo da sola… ad ogni angolo mi sembra che debbano apparire i cavalieri templari. Sono solo le 13.30 quando arrivo a Rabanal del Camino, un paesino carinissimo che era un punto importante del Camino nel medioevo e si sente. L’albergue dei benedettini inglesi è chiuso ma ce ne è uno privato aperto che è molto carino con un cortile interno ben curato, una sala comune con il caminetto e una camerata accogliente. Il primo ad arrivare è l’inglese poi seguono gli altri. Io ho raccolto da un cespuglio lungo la strada una bellissima rosa che ho portata infilata nella berretta, la porto in chiesa e la metto sull’altare. La chiesetta è piccola e in cattivo stato ma molto intima e mistica. Al caldo della sala comune scrivo il diario mentre Pierre schizza vedute del Camino per sua moglie, è due mesi che cammina e le invia tutti i giorni i suoi disegni….si è creata una bellissima atmosfera fra tutti noi e alle 18.00 andiamo tutti a messa. La chiesa è al buio, solo una grossa candela sull’altare….sono emozionata, si accendono le luci ed inizia una messa molto bella, il monaco benedettino, un giovane spagnolo, canta il gregoriano e le donne del paese gli rispondono con voci basse che ricordano il salmodiare dei monaci tailandesi. Il brasiliano ci meraviglia tutti cantando alla comunione con una voce bellissima l’ave Maria di Shubert. Dopo la messa chiacchieriamo un poco con il monaco poi andiamo tutti a berci qualcosa in un bel ristorantino e io e l’inglese restiamo a cena. Questa è una delle più belle sere del Camino fatta di dolcezza, di serenità e di amicizia.

Stranamente è seguita da una notte agitata, dormo poco mi fa male il nervo sciatico di una gamba e fuori piove a dirotto.

19 novembre
Rabanal del Camino- Molinaseca 26 km.

La corte dell'albergue di RabanalCi svegliamo tutti tardi, fuori non diluvia più ma pioviggina. Non so fino a dove arriverò oggi, tutti paiono voler arrivare a Ponferada ma io non me la sento di camminare 32 km. di salite e discese per poi arrivare a Ponferada così tardi da non aver tempo di vedere niente e voglio visitare il castello templare, così ho deciso di fermarmi a Molinaseca. Faccio lo zaino in fretta…saluto tutti come se non ci vedessimo più e parto. Parto a testa bassa, il cielo è grigio, anzi ora piove veramente e tutta infagottata come un salame mi lancio all’assalto del nuovo giorno. La pioggia non aiuta ma poi in fondo non mi da così fastidio, ci sto facendo l’abitudine. Non sono montagne dure ma estremamente solitarie. Attraverso un paesino abbandonato tutto di pietra, l’australiana e il fidanzato mi hanno appena superato, il paesino pare essere abitato soltanto da tanti grossi cani silenziosi e dagli occhi dolci e quasi umani, saranno una decina, non mi fanno paura ma sono inquietanti quasi non fossero reali. Sempre salendo sotto l’acqua e lungo la strada asfaltata raggiungo la Cruz de Hierro dove raggiungo nuovamente l’australiana. Questo dovrebbe essere un luogo magico ed emblematico del Camino e che…non mi dice niente, un palo, una croce e una pila di sassi. Sarà perché la nebbia è fitta e non ho idea del paesaggio che mi circonda ma sono abbastanza delusa. Lascio il sasso che mi sono portata dietro fino a qui per compiere il rituale che tutti i pellegrini fanno aumentando la pila di sassi e me ne vado. Dietro ad una curva appare un posto assurdo, una specie di grotta, casa, catapecchia di un tipo che si chiama Thomas e che è convinto di essere un templare. Entro con l’australiana, ci offrono un caffè . Mi sembra tutto molto finto. La strada scende e scende, con questa pioggia non è consigliabile prendere il sentiero perché le pietre sono di un tipo molto scivoloso e non ho intenzione di prendermi una storta per "fare la montanara esperta", scopro poi che anche gli altri sono scesi per la strada per la stessa ragione. A El Acebo, un bel paesino di pietra con la strada tutta lastricata con le stesse pietre con cui sono fatte le casa, mi fermo a mangiare un grosso panino e una birra con tutti gli altri che alla spicciolata mi hanno raggiunto, fa caldo vicino alla stufa e non è facile abbandonarla per rituffarsi nella nebbia. La discesa è sempre ripida e lunghissima, le colline sono ora coperte di una fitta vegetazione, la strada passa fra alti castagni gialli e rossi e cespugli di non so che cosa che mandano un profumo d’incenso buonissimo. Il paese appare dopo una curva, è carino ma l’albergue è a 1 km. dal centro verso Ponferada. E’ un ex chiesa molto ben trasformata inostello, ben presto arriva l’albergadora che accende il caminetto centrale e tutti gli amici "della famiglia pellegrina" non ce né uno che abbia deciso di proseguire per Ponferada, tutti sono stufi di pioggia e freddo e questo mi fa piacere. Arriva anche un francese a cavallo che sta tornando indietro da Santiago è simpatico e ci racconta di tutti i problemi e anche dei vantaggio di fare il Camino a cavallo. Come al solito vado a mangiare con l’inglese, sta diventando una specie di rituale che piace a tutti e due.

20 novembre
Molinaseca – Villafranca del Bierzo 30 km.

Il castello templare di PonferradaParto sempre per prima, pare che sia la più veloce a fare lo zaino e poi mi piacciono particolarmente le prime ore del giorno. E’ una bellissima giornata, fa freddo ma è sereno e camminando si fa presto a riscaldarsi. I primi chilometri fino a Ponferrada sono piacevoli, solo la gente che incontro sembra triste. E’ strano, fino a Leòn la gente pareva più cordiale, ti salutavano dalle macchine, ti incitavano, da qui in poi devono essere stufi di vedere pellegrini. A Ponferada vorrei visitare il Castello che da fuori sembra bello ma, al solito, tutto apre tardi per chi ha una tabella di marcia legata alle ore di luce e così vado oltre. Pensavo che sarei stata indolenzita dalla lunga discesa di ieri ed invece sto bene….mi sa che sia vero che il corpo si rafforza più si va avanti, le spalle vanno bene, il recupero è più veloce e 30 km. non mi fanno più paura. L’uscita dalla cittadina è lunga, passo una sequela di paesini anonimi poi il Camino lascia la strada per entrare in una valletta tranquilla piena di viti rosse e gialle, anche questa regione è famosa per il vino. Il sole è caldo e a Cacabelos, l’ultimo paese prima di Villafranca, mi siedo a godermelo su una panchina. All’uscita del paese inizia una lunga salita, è da giorni che non cammino in maglietta ed è piacevole sentire il calore del sole sulla pelle. Ancora vigne e campi coltivati, è un bel momento. A 2 km. si lascia la strada per un sentiero che arriva nella parte alta di Villafranca dove c’è l’albergue comunale, chiuso, peccato perché da fuori sembra bello. Le nubi sono arrivate con me al paese ed ora fa freddo, do un’occhiata all’albergue privato che è in costruzione, mi diranno poi che è in perenne costruzione, e che pare molto messo male, scendo in paese con la speranza di incontrare qualche amico e di trovare assieme un luogo dove passare la notte. Niente, sono la prima, torno all’albergue privato che non è poi così male. Nel giro di una mezz’ora arrivano tutti, si va a bere una birra insieme e a cena. Ora piove a dirotto e tira un gran vento. La camerata è nel sotto tetto, l’inglese che è così pignolo nella ricerca del "letto ideale" finisce con l’essere il solo che ha messo il sacco a pelo sotto una finestrella a forma di stella da cui sgocciola la pioggia e deve cambiare letto al buio. Mi addormento ascoltando il vento contenta di avere "un nido" in cui stare.

21 novembre
Villafranca- Ruitelan 19 km

Villafranca del Bierzo
Autunno sul cammino

Avrei potuto decidere di andare fino a O Cebreiro ma oggi me la voglio prendere comoda per gustarmi la giornata che segue e poi preferisco fare tappe brevi piuttosto che prendermi giorni di riposo per poi fare tappe lunghe come alcuni fanno. E’ una scelta, ognuno ha un modo diverso di vedere il Camino e di camminare. Sto scrivendo il diario nel bel albergue di Ruitilan. E’ la prima volta che mi sento come a casa, tutto è pulito, caldo e c’è della bella musica di sottofondo, fuori piove sempre e dalla finestra con i gerani si vedono delle betulle ed un prato verde. Nell’ingresso dell’albergue c’è una bella foto del Dalai Lama, l’albergue si chiamo "piccolo Potala" e sulla porta ci sono le bandierine di preghiera. Forse è anche per questo che mi sento a casa; Camino e Tibet insieme, i miei due amori! Carlos, l’albergador, ha incontrato il Dalai Lama a Barcellona e lo chiama "un angel vivente", non potrei essere più d’accordo, ero con il Dalai Lama Graz solo un mese fa!

Oggi ho camminato, ve' che strano, sotto la pioggia ma la tappa mi è piaciuta nonostante tutto e sono stata premiata da questo ostello accogliente dove Carlos è un ospite garbato e gentile. Anche l’albergador di Villafranca, salutandomi, mi aveva augurato un Camino difficile. Comincio a capire che è un bell’augurio, è l’augurio di saper vedere il bello ovunque, di gioire delle piccole e delle grandi cose allo stesso modo, di vivere con gli occhi aperti senza essere presi da un vortice di pensieri…"qui ed ora" e basta. Ero quasi a Ruitilan quando una bella macchina occupata da una famiglia sorridente mi si è affiancata per augurarmi "buen Camino" Dio come ben presto tutto questo mi mancherà! Le frecce, le conchiglie, la fatica quotidiana, l’identità di Pellegrino. Che cosa bella sto facendo! Ora è arrivato anche Isaac, siamo proprio a casa, musica classica e Carlos che ci sta preparando una buona pappa, il profumo ha invaso la casa. Parlo tanto con questo ragazzo così giovane, che sta cercando come tutti e che viene da un mondo così diverso. Ho sfogliato tutta la guida fino a Santiago e poi l’ho richiusa, non voglio neanche sentir parlare dell’ultima notte sul Camino! La cena è buona, finalmente veramente vegetariana e cotta con amore e dedizione, Carlos è proprio una buona persona.

22 novembre
Ruitilan – O Cebreiro 10 km. (la tappa più breve di tutto il Camino!)

Sto entrando in GaliciaInizio la breve tappa sotto una pioggerellina sottile, dopo poco lascio la strada per seguire un bel sentierino fra i noccioli che mi ricorda tanto l’Appennino, cammino lenta e bene, come mi sento più a casa mia su un sentiero sassoso che su una strada! Il sentiero sale costantemente fra gli alberi, è molto bello essere immersi nella natura. I paesini fatti di quattro case sono molto belli, tutti di pietra, le donne vestono degli strani zoccoli tipo quelli olandesi ma con due tacchi…una sorta di ramponi di legno. Le colline più alte sono coperte di neve mentre le più basse hanno colori bellissimi che vanno dal bruno rosso delle felci secche al verde dei campi. Verso la fine il sentiero passa su una cresta molto dolce dove inizio a calpestare la neve. Poi c’è il cippo che indica l’ultimo passaggio di regione…siamo in Galicia a 152 km. dalla meta. Che peccato!

O Cebreiro appare all’improvviso, non ho mai camminato così poco e quasi mi dispiace di fermarmi ma sarebbe un peccato saltare O Cebreiro anche se sarebbe fattibile. Arrivo prima dell’apertura dell’albergue che è grande e piuttosto anonimo, mi fermo in un bar dove suonano musica celtica, molte case del paese sono a forma circolare, di pietra con tetti di paglia. Si sente "l’aria del Nord" non pare più di essere in Spagna. Mangio qualcosa e giro il paesino per far foto, nevica ma ad un certo punto una lama di luce illumina l’orizzonte è molto bello e la neve per me è ora qualcosa di naturale….sono una montanara da poco tempo ma mi sento a casa mia a pestare la neve. Arrivano tutti, mi aspettavo una messa bella come quella di Rabanal ma la chiesa è aperta con a guardia solo una ragazza che ti mette un bel timbro sulla credential, niente messa. Vado a cena con il mio solito amico, compagno di tante cene, lui si era fermato per due notti a Villafranca perché ha una gamba che non va bene, sono due mesi che cammina da Le Puy e ha bisogno di fermarsi ogni tanto per poi fare un’accelerata, così ora siamo di nuovo insieme. La sera faccio una cosa imperdonabile, metto ad asciugare gli scarponi troppo vicino ad un radiatore e così il goretex di uno si ripiega restringendo lo scarpone…..me ne accorgo solo alla mattina ma è troppo tardi! E pensare che per tutto il Camino ho detto a tutti di mai mettere gli scarponi troppo vicino ad una fonte di calore e da cretina l’ho fatto io!

23 novembre
O Cebreiro – Samos 32 km.
Mancano 150 km. a Santiago!

Pellegrino nella nebbiaTutti si svegliano, ci svegliamo tardi fuori la neve è aumentata ed ora nevischia. Infilo gli scarponi, l’unghia dell’alluce sinistro è schiacciata dalla fodera ondulata…spero che camminando nella neve qualcosa di positivo capiti al mio scarpone sinistro…il piede mi fa male ma mi piace camminare nella neve, mi sento a mio agio, all’orizzonte c’è l’arcobaleno. Dopo una prima parte su strada prendo un sentierino che mi porta all’Alto del Pojo dove un bel cappuccino mi da la carica. Il vento è aumentato ed il nevischio è gelato, mi raggiunge l’inglese e in una specie di tempesta di neve camminiamo e parliamo…parliamo tanto e di tutto scendendo lungo un sentiero ripido…il piede è sempre più acciaccato. Alle 13.00 siamo già a Triacastela e dopo una zuppa calda di lenticchie, ripartiamo, anche lui ha deciso di prendere la deviazione per Samos, un grande convento benedettino, il sentiero si allunga di qualche chilometro ma la meta pare interessante, ho ancora in mente le monache di Leòn e vorrei tanto godermi un po’ di gregoriano. E’ un peccato che il male al piede mi faccia zoppicare, perché il paesaggio è magnifico. Dopo qualche chilometro su strada siamo entrati in un bosco "fatato", grandi castagni e querce, ruscelli, minuscoli agglomerati di case, pare un bosco da elfi e gnomi. Capisco come i Celti si sentissero a casa loro in Galizia, questo è il bosco di Merlino, di Re Artù….di lady Chatterly. Piove, sono gelata e zoppicante ma riesco lo stesso a godermi il bosco. L’inglese è andato avanti e sono sola mentre la luce sta calando. Finalmente nell’ultima luce del giorno appare dietro una curva il grande monastero. L’inglese mi sta aspettando nell’albergue che è un tristissimo, un camerone all’esterno del monastero proprio di fronte ad una stazione di servizio….così ché il camerone oltre ad essere freddo puzza terribilmente di benzina. Lui mi propone di cercarci una pensione, idea che trovo fantastica…abbiamo appena il tempo di farci una doccia e stendere le nostre cose fradice sul termosifone prima che inizi il vespro. …che è una grande delusione, non c’è atmosfera e nessuna spiritualità, i monaci paiono essere scocciati di essere lì, non cercano di avere nessun rapporto con i "due poveri pellegrini" e cantano tutti stonati e senza entusiasmo. Altri pellegrini incontrati poi a Santiago mi diranno di aver avuto la stessa esperienza. Cena e a dormire, la camera dà su una cascata e pare di essere vicino al Niagara! Prima di dormire lui , che è molto più razionale di me, mi suggerisce di tagliare la soletta all’interno dello scarpone per dare più spazio all’unghia….fantastico, se solo ci avessi pensato prima! Rinasco, potrò camminare senza dolore.

24 novembre
Samos – Ferreiros 31 km.

Non nevica più verso SamosColazione insieme poi, al solito, parto per prima. Non piove, la giornata è grigiolina ma non fa freddo, la campagna è sempre molto bella ed anglosassone…canto spaciugando in sentieri fangosi che si aprono poi in prati delimitati da muretti. A 12 km. da Samos mi raggiunge l’inglese che si meraviglia di vedermi lì, era convinto che avessi perduto la strada perché nel suo di sentiero non vi erano le mie impronte….chissà chi dei due ha fatto quello giusto! Camminiamo ancora insieme, passiamo Sarria che è il punto d’inizio di chi fa solo gli ultimi 100 km. e saliamo fino a Barbadelo dove ci fermiamo nel piccolo albergue a mangiare un po’ della sua cioccolata….gli albergue in Galizia sono tutti uguali, un po’ freddini ed anonimi…non so se è una cosa mia e dell’inglese ma è come se sentissimo la fine del Camino in questa uniformità. Anche noi stiamo andando più in fretta quasi a voler finire e 30 km. al giorno sono divenuti la norma. Da un lato è bello perché il corpo ce la fa bene, dall’altro è come voler finire in fretta una cosa così bella che ti da dolore finirla per cui vuoi, assurdamente, liberartene. Riparto da sola, ci ritroveremo al fatidico cippo che segna i 100 km. e che non fotografo perché è tutto imbrattato di scritte…il Camino nell’ultima parte sembra degradato da troppi pellegrini, mi immagino che confusione ci deve essere d’estate e ancora una volta sono felice di aver deciso di venirci d’inverno, sì fa freddo, la pioggia è una costante ma si è soli e questo è impagabile. L’inglese aveva deciso di "allungare" fino a Portomarin ed invece lo ritrovo all’albergue di Ferreiros dove siamo nuovamente soli. Unici altri esseri viventi l’albergadora che è proprietaria dell’unico barretto e che ci fa la cena. Notte agitata, non dormo quasi niente leggo e rileggo la guida per decidere la tappa successiva…sono un po’ giù….il gioco sta finendo.

25 novembre
Ferreiros – Palace de Rei 33 km.

I magici boschi degli elfi

Oggi io e l’inglese ci lasciamo definitivamente e la cosa mi rattrista, era bello camminare insieme ma questo fa parte del gioco del Camino. Io ho deciso di fermarmi a Eirexe, lui proseguirà per Palace de Rei. Dieci minuti di sole e poi entro in una nebbia fitta, ho fatto lo zaino malamente e me lo sento tutto storto, sono stanca fin dall’inizio, risento della notte insonne e della partenza senza colazione. Mi fermo a Portomarin che non mi piace ma forse è solo perché io sono storta come il mio zaino. Nel bar dove mi fermo a lungo a fare un’abbondante colazione c’è anche internet, trovo messaggi di amici incontrati sul Camino ma quello che mi fa più piacere è quello di Paola che mi dice che la sua tendinite sta andando bene e che è felice per tutta una serie di cose che le sono accadute…mi fa piacere per lei. Riparto dopo questa lunga sosta, cammino lentamente, mi sento disidratata e ho la borraccia vuota…che stupida! In cima ad una salita da dietro un cespuglio sbuca di nuovo l’inglese e così camminiamo di nuovo insieme per un po’. La campagna non è più così interessante e i chilometri paiono più lunghi, se stessi ad ascoltare la stanchezza mi fermerei a Eirexe ma oggi la mia solitudine, che tanto mi piace, è divenuta "loneliness", mi sento sola e non mi va di esserlo sta sera, così lascio che l’inglese vada avanti e riparto quando lui è scomparso all’orizzonte….ancora 9 km….. non si è sempre gli stessi! A Palace de Rei ci sono l’australiana e il ragazzo e altri che non conosco e che hanno fatto tappe diverse dalle mie….sono così stanca che faccio una lavatrice e "lavo" anche un rullino che era rimasto dentro una tasca.

26 novembre
Palace de Rei - Arzua 29 km

Gli horreos, depositi per il granturco La croce di Santiago Passaggio pedonale per pellegrini

Risveglio alle 8.30, colazione in un bar e chiacchiere con l’australiana, loro vanno ad Arzua io ho in programma Melide a 15 km. ieri notte la gamba mi faceva male, parto alle 9.30 il sentiero è bello, non piove e procedo veloce fra gli eucalipti in una campagna molto dolce. Mi sento straordinariamente bene, a 1 km. da Melide, sono solo le 12,00 mi fermo a visitare una chiesetta poi il secondo caffè della giornata e nel bar rincontro l’australiana. Decido di proseguire mi sento come se non avessi camminato neanche un chilometro e la campagna è un su e giù di prati e boschetti è solo a 1 ora da Arzua che incomincia a piovere ma non mi preoccupo, sto veramente bene ed è per questo che in solo 6 ore effettive di cammino faccio 29 km. che è un record personale. L’albergue ad Arzua è molto bello, in una vecchia casa restaurata, il pavimento è di legno, è molto pulito e le docce sono caldissime e ben organizzate. Ora siamo proprio alle porte di Santiago…il monte del Gozo è a solo 38 km.! Vorrei che fosse la mia meta di domani. Ritrovo Eather e Ben (l’australiana e il suo ragazzo) all’albergue verso la fine del pomeriggio, oggi è stato per loro il giorno di crisi e hanno camminato per tanto tempo nella pioggia. Facciamo amicizia con una spagnola che fa solo gli ultimo 100 km. è giovanissima si chiama Vanessa ed ha male dappertutto, zoppica e ha brutte vesciche, è molto simpatica. Ho saputo che c’è un ristorantino che fa un ottimo "menu del peregrino" e così andiamo tutti a cena, è vero per 7 euro facciamo una gran buona cena vino e "Tarta di Santiago" compresa. Andiamo a letto alle 22.00, che è troppo presto per me, il corpo ha bisogno di distendersi ma io non riesco a dormire così tanto e all’una sono di nuovo sveglia, invidio chi si fa delle notti intere di sonno. Ho puntato la sveglia alle 7.00 domani proverò a fare i 38 km. Sono presa dalla malinconia, tutto sta per finire come tutte le cose più belle proprio ora che mi sento così in forma…non so cosa darei per proseguire, per andare almeno fino a Finis Terrae ma non ho tempo e nemmeno il denaro per farlo….mi immagino le feste che si faranno a Santiago, spero di ritrovare gli amici che sono ancora dietro di me, conto di stare lì due giorni….ora so che non era necessario saltare delle tappe ma non potevo saperlo quando una tappa di 25 km. mi pareva lunga.

27 novembre
Arzua – Monte del Gozo 38 km. (in 8.30 contando una sosta di mezz’ora)

La verde GaliziaEccomi qua alle porte di Santiago in questo enorme baraccone che è l’albergue del Monte del Gozo…800 posti letto e per ora siamo solo due pellegrini, io e uno spagnolo in bicicletta….La guida diceva 33 km. ma è proprio vero che sono 38. Partenza in silenzio alle 7.45 faccio un poco di colazione con quello che ho con me e poi scopro che nella piazzetta vicino all’albergue c’è un bar aperto…bella notizia! Caffè latte al buio poi parto. Fa un po’ d’effetto camminare al buio in un bosco che non si conosce….ho la pila accesa ma mi sento come cappuccetto rosso. Ci sono ancora le stelle in cielo, fra grossi nuvoloni mossi dal vento poi, una bella alba. La campagna è sempre molto bella, il sentiero è tutto un su e giù fra boschi d’eucalipto e praterie. Il vento aumenta ed arrivo all’Alto di Sant Irene fra delle folate che ti ribaltano. Un panino gigante che per fortuna è diviso in due, un cappuccino e riparto; fino a qui ho tenuto la media dei 4/5 km. all’ora ma adesso calo, il vento è sempre forte e fa tanto rumore nei boschi di eucalipto, poi attacca a piovigginare ma sono accaldata e mi fa piacere, i piastrini che segnano i chilometri mancanti a Santiago sono rassicuranti. Ora inizia a piovere forte proprio quando passo vicino all’aeroporto di Santiago, in un attimo sono fradicia e sotto la pioggia battente non posso fare la foto tanto agognata, la pietra tutta scolpita con scritto Santiago. Da qui inizia la pena del giorno, su e giù, dentro e fuori dei boschetti e delle colline ….sulla guida c’era scritto che dopo l’aeroporto si passava vicino alla sede di Tele Galizia come se fossero stati uno vicino all’altro, niente di tutto questo….ci vuole almeno un’ora di saliscendi per le colline prima di passare davanti alla televisione, ora cammino pianissimo vado avanti nell’attesa di un fantomatico paesino di San Marcos che dovrebbe essere alle porte del Monte del Gozo e ci arrivo quando ho perso l’ultima speranza. Mi sento come il primo giorno del Camino. Stremata e fradicia. Quando arrivo all’albergue mi trovo davanti una sorta di paese fantasma, una grande piazza e una serie di casette che paiono baraccamenti militari, nessuno in giro. Per fortuna che c’è Miguel l’albergador di turno che mi consola, mi accende il riscaldamento e mi spiega che nella "grande piazza" c’è una lavanderia. Dopo una doccia riparatrice vado a fare il bucato….sta sera, di nuovo, mi sento sola, stupidamente mi ero aspettata una sera di festa…ma con chi? Il tramonto è giallo , bello. Nell’unica caffetteria aperta ci sono pellegrini sparsi a i vari tavolini, all’inizio non ci si parla…penso: "di nuovo nella vita normale, non siamo più pellegrini" Poi , invece, faccio amicizia con un signore irlandese anziano che è la terza volta che fa il Camino a modo suo fermandosi anche intere settimane dagli amici che si è fatto nei vari luoghi. C’è anche un architetto austriaco che è arrivato da due giorni e che scriverà un libro sul Camino poi si aggiungono altri. Insomma un disastro di serata si trasforma in qualcosa di piacevole e finiamo per fare la mezza, orario impensabile lungo il Camino, ma domani si cammina solo per 5 km…..siamo arrivati!

28 novembre
Monte del Gozo – Santiago 5 km.

L'ingresso a Santiago

…..il diario di questa giornata l’ho scritto ma non lo trascriverò qui….non è giusto perché l’arrivo a Santiago è una delle cose più personali e intime del Camino, può essere bello, può essere brutto, può essere una delusione, può riempirti di commozione o di rabbia….e non è giusto raccontarlo a chi farà lo stesso percorso, o almeno io penso che sia così.

Davanti alla cattedrale

Io e Paola ci ritroviamo!

Il cielo sempre pieno di pioggia

CONCLUSIONI

Non vi è una conclusione al Camino, non vi è una morale che si possa trarre così come le foto stesse non fotografano cosa sia veramente il Camino per quelli che lo fanno. Io so solo che mi sta ancora lavorando dentro e che gli permetto di farlo perché il Camino è solo una parte veramente importante del cammino che è la mia vita.

Perché sono andata a farlo non lo so più, perché me ne sono innamorata, ancora meno, proprio come quando ci si innamora di qualcuno e non si riesce più a capirne il perché ma si è comunque innamorati. So solo che nel Camino c’è una forza che se glielo permetti ti prende e ti si insinua dentro, la forza che ti fa incontrare gli altri pellegrini su un piano di spontaneità e sincerità non comuni in un mondo che sa tutto sulla comunicazione ma che comunica molto superficialmente.

Al mondo ci sono luoghi molto più belli del Nord della Spagna, percorsi molto più paesaggisticamente e culturalmente interessanti ma nel Camino c’è la storia di una civiltà, ci sono pietre che sono state guardate, segni che sono stati seguiti da più di mille anni e questo si sente sta al "Caminante" essere così aperto da lasciare che tutto gli parli, sta a lui sentire la presenza di chi lo ha preceduto, sta sempre a lui lasciare una traccia invisibile fatta di sorrisi di parole scambiate con la gente che li vi vive, fatta di tanti " grazie" che vanno a far parte di quella storia millenaria che lo ha alimentato lungo il sentiero e che alimenterà chi verrà dopo di lui.

Il grazie più grande è quello alla vita o a Dio , come si preferisce, per aver avuto una opportunità così grande e per aver avuto gli occhi e il cuore aperto per coglierla.

A Finisterre, il rito: brucio le mie calze

Grazie e Buen Camino…sempre!

Angela - gennaio 2003
funnyangela@hotmail.com


EQUIPAGGIAMENTO

Il mio zaino pesava 12/13 kg. Sembra tanto ma mi sono resa conto che non avrei potuto fare a meno di niente avendo bisogno di avere cambi asciutti e caldi vista la stagione, a beneficio di chi pensa di fare il Camino di inverno qui di seguito ho scritto la lista delle cose che avevo con me….devo dire che le scelte di materiale fatte mi hanno pienamente soddisfatta per cui le consiglio a chiunque.

Zaino: da 65 l. (il mio è un Karrymoor lady ) l’importante è che abbia cinghie regolabili in vari modi e la cintura in vita che scarica tanto peso sulle anche.

Copri zaino: indispensabile visto che non esiste zaino che ti garantisca una perfetta impermeabilità.

Mantella: leggera è un aiuto in più contro la pioggia

Bacchette da trekking: sono state le mie fide compagne, mi hanno ritmato il passo, sostenuto in salita e discesa, scaricato parte del peso dalle spalle, tenuto in moto le braccia che altrimenti penderebbero immote…è un optional ma per me sono state un moderno sostituto del più folkloristico ma scomodo "Bordon" da pellegrino.

Sacco a pelo: il mio è da – 5 e sono stata molto calda, si può avere anche un sacco a pelo meno tecnico perché nel caso di molto freddo, negli albergue ci sono quasi sempre delle coperte.

Giacca a vento: La mia è di goretex con interno estraibile di pile. L’ho vestita quasi sempre senza l’interno che usavo come pile alla sera.

Pantaloni: 2 paia, uno da trekking estivo in teflon, leggeri e si asciugano con niente. Il secondo paio da trekking invernale con l’interno di wind stopper, caldi ma non troppo, morbidi, buoni per il vento

Sotto pantaloni: mutandoni di materiale traspirante, tengono caldi i muscoli e non fanno sudare per cui si è sempre asciutti

Calzini: 3 paia dello stesso materiale dei sotto pantaloni, fantastici, sottili, leggeri e sempre asciutti non ho avuto neanche un accenno di vesciche e questo lo devo ai calzini e agli scarponi giusti….evitare la lana, ho visto gente con vesciche mostruose per i calzini sbagliati.
+ 2 paia più grossi da riposo

Scarponi: Io ho dei fantastici scarponi tedeschi i Meindl sono costati tanto ma sono: morbidi, solidi, perfettamente impermeabili e leggeri

Scarpe da mezzo trekking: da mettere alla sera e come alternativa nel caso gli scarponi avessero dei problemi.

1 T Shirt di cotone

2 sotto giacca a collo alto (quelli da sci) di pile leggero

1 camicia di pile pesante

1 gillet di pile pesante (eccezionale per quando fa fresco ma si ha piacere di avere le braccia libere. Inoltre imbottisce le spalle)

la scelta di tutto in pile è dettata dal fatto che asciuga in fretta ed è morbido

Biancheria: (non portate tanta biancheria meglio fare il bucato tutte le sere e se si usa materiale tecnico traspirante asciuga in fretta)
3 canottiere di materiale traspirante
5 paia di mutande
1 berretta di lana o pile
1 scalda collo
1 berrettino di cotone con visiera

1 torcia elettrica leggera

1 borraccia di metallo (può servire anche da borsa dell’acqua calda!)

1 borsina per toilette (riducete al minimo tutto, con un pezzo di sapone ci si lava e si lava la roba!)

1 borsina farmacia: io avevo: aspirine, 1 crema per le tendinite, ne ho trovata una ottima all’artiglio del diavolo, cerotti, il Tea Tree Oil (ottimo disinfettante naturale che è anche cicatrizzante)

forbicine, aghi, aghi da balia e cotoni.

1 quaderno per il diario (vi verrà voglia di scrivere)

la guida:
. quella italiana non è male ma andrebbe aggiornata
· quella pubblicata dal Pais, la spagnola è più esauriente ma un poco ingombrante
· quella inglese pubblicata dagli amici del camino di San Giacomo inglesi e che si può ordinare via internet non contiene carte ma è aggiornatissima ed ottima per avere le ultime notizie su gli albergue e sulle possibilità per mangiare nei vari paesi

la credenziale: se volete l’italiana (che è considerata la più bella da tutti quelli che fanno il Camino vi dovete rivolgere a Perugina) se optate per la spagnola la potete ricevere a Roncesvalles

1 libro da leggere: questo è un optional, se decidete di sopportarne il peso è bello avere qualcosa da leggere nelle lunghe sere, io non l’avevo ma lo desideravo.

Ed infine: LA CONCHIGLIA non è necessaria ma mi sentivo onorata di portarla legata allo zaino!


Ed Infine….

Un amico, mentre camminavamo sferzati da una neve gelata, mi ha recitato una poesia di T. S. Eliot che ha in sé il profumo e il senso del " Camino d’Inverno" ancora di più ora che sono tornata di allora. E’ stato un bel dono di cui gli sono grata e che voglio donare a voi :

IL VIAGGIO DEI MAGI

Fu un freddo inverno per noi,
Proprio il tempo peggiore dell'anno
Per un viaggio, per un lungo viaggio come questo:
e vie fangose e la stagione rigida,
Nel cuore dell'inverno.
E i cammelli piagati, coi piedi sanguinanti, indocili,
sdraiati nella neve che si scioglie.
Vi furono momenti in cui noi rimpiangemmo
I palazzi d'estate sui pendii, le terrazze,
E le fanciulle seriche che portano il sorbetto.
Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano
E disertavano, e volevano donne e liquori,
e i fuochi notturni s'estinguevano, mancavano ricoveri,
E le città ostili e i paesi nemici
Ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo:
Ore difficili avemmo.
Preferimmo alla fine viaggiare di notte,
Dormendo solo a tratti,
Con le voci che cantavano agli orecchi, dicendo
Che questo era tutto follia.
Poi all'alba giungemmo a una valle più tiepida,
Umida, sotto la linea della neve, tutta odorante di vegetazione;
Con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio,
E tre alberi contro il cielo basso,
E un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato.
Poi arrivammo a una taverna con l'architrave coperta di pampini,
Sei mani ad una porta aperta giocavano a dadi monete d'argento
E i piedi davano calci agli otri vuoti.
Ma non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo
Ed arrivati a sera non un solo momento troppo presto
Trovammo il posto; cosa soddisfacente voi direte.
Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo. ci trascinammo per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo visto nascita e morte,
Ma le avevo pensate differenti, per noi questa Nascita fu
Come un'aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte.
Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un'altra morte.

T.S. Eliot, 1927