Angelo Pattuzzi

DIARIO DEL CAMINO


PREMESSA

Vecchi scarponiNell'estate del 2000 mi trovavo a Spello con la mia famiglia e quella di mio fratello; partecipando alla S. Messa in una piccola chiesa il prete invitò i giovani e coloro che desideravano a fare il Camino di Santiago. Da allora ho iniziato a pensare di fare anch'io quel Camino perché in quel periodo (e purtroppo tuttora) mio cognato era in una difficile situazione di tossicodipendenza, non ne vedevo vie d'uscita (non le vedo tuttora) ed ho pensato di andare a Santiago per lui.

Quando si fanno certe promesse si deve poi realizzarle. Ma avendo famiglia con figli piccoli non mi era possibile fare il cammino per intero, stare via da casa per un mese è troppo pesante per mia moglie e per i miei figli (infatti mia moglie desiderava che lo facessi ma non per tanto tempo). Pensavo di fare, in due sole settimane, l'ultima parte del Camino, così ho iniziato a prendere informazioni, interpellando per primo un signore di Modena che aveva fatto il Camino proprio nell'estate del 2000. Successivamente, su sua indicazione, ho cercato di contattare gli Amici del Camino di Santiago di Perugia telefonicamente; pur ritentando varie volte e lasciando messaggi non ho ricevuto risposte (eravamo ormai a Marzo 2001). Così cercando nel sito spagnolo del Camino (www.xacobeo.es) ho trovato l'indirizzo ed il telefono della Sig.ra Manzoni di Milano. Le ho telefonato e mi ha convinto che il Camino non è solo arrivare a Santiago, ma soprattutto è fare il Camino stesso. Poi perdere la prima parte, piena di luoghi significativi ed anche molto belli a livello paesaggistico, naturalistico e storico era un grosso peccato. Non avrei potuto dire di aver fatto il Camino, ma solo un pezzo, senza gustarne il vero significato.

Così ho deciso di farne la prima metà e poi la seconda nel 2002. Il mio obiettivo era Fromista, passando per S. Nicolas, l'albergue gestito dagli italiani. Ero indeciso sul periodo (Maggio o Giugno), poi l'occasione si è presentata da sola: i sacerdoti del centro di pastorale giovanile della Diocesi di Modena si recavano in Camper lungo il Camino, per verificare la logistica in modo da sistemare un nutrito gruppo di giovani che avrebbero fatto il Camino in Agosto (come iniziativa diocesana).

Ho preso la palla al balzo anche su suggerimento degli amici di Monselice (PD), dai quali mi sono recato per ricevere la Credenziale: mi hanno detto chiaramente che un'occasione così non voleva persa, anche se era solamente il 19 Maggio, mentre io ipotizzavo di partire verso il 10 Giugno. In quel giorno inizia il mio Camino.


SABATO 19 MAGGIO – DOMENICA 20 MAGGIO 2001

Modena – Saint Jean Piéd de Port - Roncisvalle

Alle 9.35 partiamo dalla Chiesa di Collegara con il Camper. Siamo in cinque: io, Don Ivo, Don Domenico, "Seghetto" e Frenk. Mentre io dormo tutta la notte, gli altri si alternano alla guida. Arriviamo a Saint Jean Pièd de Port verso le 13.00, pranziamo, poi vado a cercare il rifugio per farmi fare il timbro: mi dicono che ormai sono le 14.00 e ci vogliono 7 ore di cammino per arrivare a Roncisvalle ed il rifugio chiude alle 20.30. Io sulla tabella fuori paese avevo già letto 6 ore e 20 minuti, penso che posso anche fare più presto, pertanto parto subito (sono circa le 14.00) ad un passo veloce perché ho letto sulla guida che alle 20.00 c’è la S. Messa e poi la benedizione dei pellegrini.

Saluto i compagni di "Camper" e m’incammino. Voglio prendere la via più breve (quella bassa), ma per la fretta e la "smania" mi trovo su quella alta, della quale ho letto poco sulla guida. Non vedo molti segni e chiedo ad un rifugio privato: devo continuare per altre 5 ore almeno e comunque sostengono che è ormai la via più breve. La salita è "tosta" (da 150 metri si deve arrivare a 1400 e passa) e non finisce mai. Ci sono tantissime pecore al pascolo ed anche mucche. La terra è letteralmente perforata dalle talpe.

Pensando ai voti che ho fatto per questo pellegrinaggio tengo un passo veloce, ma la fine della salita non arriva mai, così come il confine tra Francia e Spagna. Ad una certa altitudine inizia la nebbia e tutte le cose belle che descrive la guida non si vedono, anzi si fatica a vedere i segni e sono un po’ preoccupato. Fa freddo ma camminando non lo sento. Finita finalmente la salita inizia la discesa, ma è molto ripida e mi fanno male le gambe ed i piedi.

Comunque arrivo alle 18.30 a Roncisvalle, giro un po’ e trovo l’accoglienza dei pellegrini ed un signore spagnolo mi accoglie a braccia aperte: mi fa molto piacere perché là in cima alla montagna, dopo le prime due ore in cui si costeggia la strada, non incontro nessuno fino a Roncisvalle (in mezzo alla nebbia poi essere soli non è molto bello). Mi chiedono la Credenziale per fare il "Sello" (timbro) e mi fanno compilare un foglio con i miei dati. Chiedo per la S. Messa e mi dicono che inizia alle 18.00 al Sabato ed alla Domenica, ormai sono le 18.40 e non vale la pena andarci. Mi assegnano il letto e poi (visto che sono testone) vado in chiesa e riesco a fare la Comunione ed a ricevere la benedizione.

Qui fa freddo e ci vuole il pile e poi e poi….. Mi tolgo gli scarponi e nel tallone destro, appena sotto al tendine di Achille ho un vescicone esagerato (mai successo con gli scarponi!!!). La doccia non è fredda è gelata, se ci tieni sotto le mani dopo un po’ diventano viola e le dita si bloccano. Mi lavo alla belle meglio, poi quest’acqua è di montagna ed il sapone non se ne va facilmente. Vado a vedere per cenare e ed i prezzi sono già "lievitati" rispetto a quelli indicati dalla guida; anziché 1000 pesetas la Posada fa 1800 + IVA, l’altro ristorantino 1300 i giorni feriali e 1500 i giorni festivi (chissà perché?). Questo secondo mi pare più economico ma c’è un "fumanone" esagerato (fa anche da bar), ha la TV che parla a volume alto, sono le 20.00 e cominciano alle 20.30. Un po’ scocciato torno in camera per curarmi la vescica.

Domattina partirò presto (alle 8.00 chiudono il rifugio) e farò una buona colazione. Forse andrò solamente fino a Zubiri, vista la vescica, ci sono 22 Km con due salitelle, poi da lì fino a Pamplona altri 20 Km; mi pare un po’ più bilanciato visto che oggi ho camminato a tutta birra e sono molto stanco. La signora che mi ha fatto il sello è in giro perché sono in arrivo dei norvegesi con la madre 75enne, così gli chiedo l’elenco dei rifugi aperti e vedo che non ci sono problemi: quasi tutti sono aperti tutto l’anno, altri da Aprile, quindi Ultreia. Chiedo anche per la cena: mi spiega che ai pellegrini ne danno solo alle 20.30, ormai sono le 21.30 e mi consigliano di andare al bar e prendere un "bocadillo".

Nell’elenco dei rifugi c’è scritto che qui l’acqua è calda; lo dico alla signora del sello e risponde che è vero, ma all’ultimo piano (dove sono io) se sotto fanno la doccia l’acqua calda non arriva. Questo edificio è antico e dormo nella "mansarda" con dei grossi e bei travoni di legno. Al bar il bocadillo + una birra costano 850 pesetas!!! (solo il giorno dopo imparerò che per la cena bisognava prenotarsi poi andare alle 20.30 con 1000 pesetas). Il fatto di arrivare tardi mi ha un po’ spiazzato ed alla fine mi domando l’utilità di questa tappa, ma è meglio valutare la cosa a mente più fredda. Alle 22.00 mi metto a dormire.

LUNEDI’ 21 MAGGIO
Roncisvalle – Zubiri

Ho dormito tutto d’un fiato fino alle 6.30, alle 7.30 mi alzo, preparo lo zaino e decido di mettere le scarpe da ginnastica anziché gli scarponi perché ho il "vescicone" al piede destro. Vado a fare colazione nello stesso posto dove ho mangiato il bocadillo: un cafè con leche sono 250 pesetas (3000 lire, un poco caro). Oggi voglio farmi il bastone e vedere dove comprare la conchiglia. Arriverò a Zubiri perché la faticata di ieri mi ha fatto venire anche la carne greve alla gamba sinistra (ad un certo punto ieri ho avuto anche i crampi). Al primo paesino, Burguete, mi fermo nel piazzale della chiesa per leggere il libro di riflessioni che ho preso con me. C’è un signore vicino alla fontana con il quale scambio un po’ di idee sul Camino: lui dice che vorrebbe fatto in due mesi per vedere bene tutti i paesi che si passano!! In uno dei prossimi paesini comprerò il pane ed altro per mangiare a mezzogiorno.

Durante una discesa dico ad una ragazza che dal suo zaino si è quasi staccata una maglietta, che teneva appesa perché si asciugasse. Iniziamo a parlare: si chiama Olga e viene da Palma de Mallorca, sta facendo il Camino da sola e pensa di farlo tutto. Ha ottenuto due mesi di vacanza senza stipendio. Camminiamo insieme ed insieme compriamo il "bocadillo" per il pranzo, ci scambiamo molte idee sul Camino ed anche su cose meno importanti. In un paesino c’è il campo di pelota basca e mi faccio fare una foto da Olga. Lì dimentico il bastone; ne farò un altro più avanti.

Olga ha la guida del Camino in spagnolo, uguale alle fotocopie di Gianni Maletti (l’amico di Modena che ha fatto il Camino l’anno scorso), è molto più dettagliata della mia. Domani a Pamplona vedo di comprarla. Il bello è che ha tutti i riferimenti (incroci, chiese, case, ecc.) e dà anche molte informazioni sui luoghi che si passano.

Olga si ferma per mangiare ed io continuo fino a Zubiri; ho la sensazione che mi siano venute altre vesciche. Mi fermo lungo il fiume Arga, tolgo le scarpe, le calze e ….. due vesciche anche sul tallone sinistro, come a destra; alcuni pellegrini mi vedono e mi chiedono come va? Sono Brasiliani, uno di loro mi mette una pomata sulle vesciche, dice che fa bene.  Mangio e poi vado al rifugio, che è ancora chiuso, così mi curo le vesciche con l’ago ed il filo. Mi fanno male anche le spalle per il peso dello zaino, insomma sono arrivati i primi problemi che, come dice la guida, non possono mancare. Arriva Olga, un tedesco, un ragazzo spagnolo che s’informa quando apre il rifugio. Va quindi a chiamare la signora che ha le chiavi, la quale ci apre, mette il sello e ritira le 300 pesetas. La doccia è fredda ma non come a Roncisvalle! Lavo la biancheria e mi metto in ciabatte. Arriva Lupe, una signora di Mallorca che Olga già conosce da Roncisvalle.

Alla sera andiamo a cena io, Olga, Lupe, Arturo (il ragazzo spagnolo, che è di Valencia) ed altri spagnoli di Murcia. Alle 22.15 dormiamo.  Il rifugio ha circa 40 posti, docce con un bagno per uomini, docce con un bagno per donne.

MARTEDI’ 22 MAGGIO
Zubiri – Cizur Menor

Oggi è il giorno in cui ho in mente, insieme a molti altri pellegrini, di arrivare abbastanza presto a Pamplona e poi visitarla con comodo. E’ la prima città che s’incontra, piena di monumenti storici. Ma come insegna il Camino le cose vanno diversamente da come si programmano: penso che serva a rendersi conto che non siamo noi a fare i programmi, ma li fa un altro. Si prova un senso di pace se si accetta questo, di frustrazione se non lo si accetta.

Insieme ad Olga ed Arturo ci convinciamo che il Camino è bello se lo vivi al momento, senza fare troppi programmi. Infatti succede che al rifugio di Pamplona non c’è posto ed andiamo avanti altri 4.6 Km, benché sia tardi (l’abbiamo presa molto comoda) e mi facciano male i piedi per le vesciche. Ma arrivati a Cizur Menor la signora del rifugio dice che non può ospitarci, nemmeno in terra sul prato perché dice che c’è un solo bagno ed una sola doccia (salvo poi far fare la doccia a pagamento!). Arturo si controlla ma è arrabbiato, siamo stanchi morti, è tardi, discute ed ottiene per risposta: prendete un Taxi ed andate a Pamplona o a Puente la Reina! La cosa non ci piace, noi vogliamo andare a piedi.

Ci avvolge un senso di sconforto e delusione, ma ci facciamo forza dicendo: sediamoci un attimo e pensiamo. Ci sono anche Dieter (un tedesco di Stoccarda), Fatima (brasiliana) e – finalmente un connazionale – Gabriella di Genova. Ci facciamo coraggio così Olga ed Arturo trovano una signora che ci apre il suo garage, ci fa posare gli zaini e ci aprirà il FRONTON (il campo da gioco della pelota basca) che è coperto per dormire in terra con il sacco a pelo. Si crea immediatamente un senso forte di gruppo e, nello stesso tempo, di meraviglia e gratitudine per questa signora che ci consegna anche le chiavi del suo garage per fare dentro e fuori in sua assenza.

Il gruppo si allarga, arriva Lupe, alcuni brasiliani e Minwah, una ragazza australiana con i caratteri somatici cinesi. E’ disperata perché sono due ore che gira per cercare un posto, ma anziché essere triste ha sempre un sorriso sulle labbra. Arturo ha girato un po’ per il paesino e sa già dove andare a cena. Il gruppo del Fronton è così composto: io e Gabriella, Lupe – Olga – Arturo – Enrique ed Elena (delle Canarie!!), Dieter, Fatima – Lucio – Arnaldo – Constanza del brasile. E’ un clima fraterno fortissimo perché condivide anche la difficoltà della sistemazione. Il buon pasto ed il buon vino fanno il resto!

La giornata si chiude in modo bellissimo con il gruppo del Fronton che si sdraia nei suoi sacchi a pelo sotto un tetto coperto e due mura che riparano dal vento.

MERCOLEDI’ 23 MAGGIO
Cizur Menor – Puente la Reina

Mi dicono che stanotte ho russato talmente forte che Fatima che mi era a fianco, non riuscendo a prendere sonno, si è spostata dal lato opposto. E dire che a metà notte mi son svegliato per dare un colpetto a Gabriella che russava!
1° mi vengono le vesciche ai piedi che solitamente non ho mai,
2° russo (sono ormai il "gran roncador" del gruppo) che non mi capita mai se dormo su un fianco:
il cammino mi sta insegnando che ciò di cui sono sicuro di essere fisicamente in realtà non è vero. Un bel colpetto al mio orgoglio! Un bel bagno di umiltà!

Comunque tutti si curano di sapere come vanno le mie vesciche (Lupe mi ha regalato il Betadine per disinfettarmi la pelle) e cercano di consigliarmi alcuni rimedi. Minwah mi ha definito: italian with blisters (vesciche!!). Anche durante il cammino, quando si incrocia qualcuno con cui si è dormito insieme subito si curano di me: "come vanno i piedi?"

Oggi puntiamo a Puente la Reina, andiamo insieme io ed Arturo. Ha due figli: un bimbo di 8 anni ed una bimba di 4, è separato dalla moglie. Li vede ogni 15 giorni, mi dice che loro sono abituati al fatto di non vederlo per un po’ di tempo. Lavora per un ufficio del governo a Valencia, ora ha preso un periodo di riposo dal lavoro per vedere meglio dentro di sé con calma. Crede che il cammino lo aiuterà a mettersi più tranquillo e sereno, lo vuole vivere al momento, senza fare molti programmi e gustare tutto ciò che di bello capita e si vede ogni giorno. Del resto questo è un po’ lo spirito del Camino: ogni giorno si punta ad un obiettivo, ma senza morire per arrivarci, si prende ciò che capita con serenità, come dono del Camino.

Faremo colazione lungo il Camino, intanto mangio alcuni biscotti, poi prenderò un "cafè con leche". Solo ad Obanos (ormai è mezzogiorno) c’è il bar aperto e ci facciamo un cappuccino io, Enrique ed Elena (i "canarini") ed Arturo un tè. Parlano con l’Alcalde di Obanos (un signore vestito in modo semplice, al bar con la gente – del resto qui un paesino di poche centinaia di abitanti ha il suo Ayuntamiento) sul fatto che vi sono striscioni alle case con scritte in basco (la Navarra è una regione autonoma bilingue: basco e castigliano, ma non tutti si considerano baschi, loro sono Navarri!). Vogliono costruire un supercarcere vicino al Camino e la gente non vuole, così protesta a suo modo. Gli chiedono se vi saranno problemi a Puente la Reina per alloggiare i pellegrini: hanno sicuramente posto, anche considerando altri Hotel del paese.

Arrivati al rifugio lo troviamo molto bello, rinnovato e con più di 70 posti, acqua calda, letti a castello con materasso. Ci sistemiamo, faccio bucato, mi lavo e poi facciamo un pranzo al ristorante del pellegrino per 1.200 pesetas (vino e caffè compreso). Un pasto buono ed abbondante. Curo le mie vesciche forandole, passando il filo e, con una siringa che mi ha dato Lupe, inietto il Betadine affinché disinfetti e secchi la pelle all’interno.

Nel pomeriggio ho ammirato il ponte romanico che attraversa il fiume uscendo dal paese: per me è meraviglioso, dopo tanti anni è ancora in piedi. Alla sera visito la chiesa del crocifisso con una croce ad Y. A letto alle 23.00. Rifugio molto bello con cucina e sala da pranzo, solamente i letti hanno lamiere al posto di reti e fanno rumore ad ogni spostamento.

GIOVEDI’ 24 MAGGIO
Punte la Reina – Estella

Il tempo è bello però, come abbiamo constatato ieri, fa caldo nelle ore centrali del giorno. Perciò partiamo alle 7.30 con passo svelto per evitare di arrivare tardi e prenderci troppo sole. Le solite vesciche che, dopo 15 Km, mi tornano a far male, quindi preferisco camminare senza perdere troppo tempo: più tempo resto con lo zaino in spalla più i piedi soffrono. Del resto basta tenere il passo di Enrique ed Elena che si cammina veramente veloci.

Estella è anche una bella cittadina e merita tempo per visitarla. A Villatuerta mi fermo con Elena per bagnare i piedi nel fiumiciattolo ed aspettare i ritardatari (parlando abbiamo lasciato indietro Enrique ed Arturo). Tutti insieme poi saliamo in paese ed entriamo in Chiesa (che è aperta) e ci mettono il sello. Uscendo il parroco ci parla del Camino: non l’ha mai fatto, ma dice che la zona dopo Burgos è molto suggestiva (ci ha vissuto). Inoltre dice che quest’anno è veramente particolare per l’alto numero di pellegrini, soprattutto gente anziana. Di altri italiani nemmeno l’ombra, solo Gabriella di Genova, con la quale c’incontriamo ai rifugi.

Nel chiostro di San Pietro a EstellaArrivati ad Estella vado a comprare prosciutto, formaggio e frutta per mangiare, visto che il rifugio è ancora chiuso. Una volta sistemate le cose nel posto letto che mi viene assegnato, mangio, mi lavo e faccio il bucato; scrivo il diario e leggo il libro di Padre Alex Zanotelli che mi accompagna lungo il cammino: parla della ricchezza della Chiesa e di tutti i poveri del mondo. Anche in questo rifugio ci sono i comodi moderni e la gente butta persino il pane ed il cibo avanzato! Sono le contraddizioni di questo mondo e della cultura attuale.

Enrique, Arturo e Jesus (un signore basco che abbiamo incontrato nel rifugio) organizzano per fare la cena di gruppo: 500 pesetas a testa e ci cucinano un’insalata valenciana ed i maccheroni al pomodoro. A parte i maccheroni un po’ scotti, roba da leccarsi i baffi.

Devo dire che finora l’esperienza del Camino è una grande fraternità: mi rende felice stare insieme con gente così diversa, ma tutta orientata al Camino di Santiago, ognuno per un motivo diverso. In questo rifugio curano anche i piedi, a Gabriella l’ospitaliere fa un’operazione di "restiling" con Compeed, Betadine e cerotti. Nel tardo pomeriggio sono andato alla S. Messa ed ho visitato Estella: molto bello il chiostro di San Pedro. In questi momenti mi sale sempre il ricordo per la mia famiglia e la mia comunità parrocchiale di Ubersetto. Le vesciche ai talloni mi fanno veramente male; stanotte ho dovuto alzarmi e forare quella al tallone destro. Il Compeed applicato su una vescica già gonfia peggiora la situazione! Comunque offro tutto il dolore (che poi non è gran cosa) per questo cammino e per il voto che vi ho legato.

L’Albergue di Estella ha 100 posti letto, ma abbastanza fitti e resta poco posto per gli zaini. C’è una bella cucina e refettorio, docce calde.

VENERDI’ 25 MAGGIO
Estella – Los Arcos

La tappa di oggi è temuta da tutti perché, dopo i primi 9 Km in cui si passano vari paesini, vi sono più di 12 Km senza nulla: solo campi e collinette. Alla "randa" del sole (visto che il tempo fortunatamente è sempre bello) bisogna fare attenzione e portarsi molta acqua. Si può fare un primo assaggio di solitudine, ma sarà difficile visto il numero di pellegrini che sono sul Camino in questo periodo.

Comunque la tappa inizia bene perché si passa per Irache dove c’è la famosa fonte del vino. Si tratta di una fontana attaccata alla parete di una cantina, con due rubinetti: da uno esce acqua, dall’altro vino. Se ne può bere un bicchiere, chi ne vuole di più dovrebbe pagarlo, ma in realtà nessuno controlla, tutto è nelle mani dell’onestà dei pellegrini.

Enrique ha coniato questa frase: "El vino es el sangre del Camino" (il vino è il sangue del Camino).  In effetti un cartello riporta un’antica frase che praticamente dice che il vino da forza al pellegrino per continuare il cammino fino a Santiago. Del resto fin dai tempi antichi a nessun pellegrino si rifiutava l’offerta di un pezzo di pane ed un bicchiere di buon vino.  Il servizio della fontana del vino è offerto dalla cantina di Irache, accanto all’antico monastero, che però apre alle 9.30; troppo tardi, quindi continuiamo.

Io, Arturo ed Elena prendiamo una delle due direzioni possibili indicate dalle frecce gialle, ma usciamo dal sentiero e dobbiamo girare un prato, scendere sullo svincolo della superstrada poi, individuato un pellegrino da lontano, raggiungiamo nuovamente il sentiero giusto. Ad Elena scoccia aver perso di vista Enrique, che invece ha preso la direzione giusta e si è messo a camminare velocemente. Io avanzo con il mio passo, le vesciche si fanno sentire. Olga mi ha insegnato una sua invenzione: con una suoletta da scarpe in spugnetta si fa un circolo con il buco di dimensione della vescica, lo si attacca al piede con cerotto da bendaggio. In questo modo la vescica non frega contro il calzino e non fa male. La cosa funziona abbastanza bene, il dolore è sopportabile.

Ci fermiamo all’ultimo paese prima dei 12 Km di campagna solitaria. Al bar del rifugio facciamo colazione e ci mettono il Sello. E’ gestito da olandesi.  Facciamo la scorta di acqua e…. via. Sono in gruppo con Arturo, Enrique ed Elena. Cantiamo ognuno una canzone e gli altri si uniscono. Il cammino passa veloce e non ci sembra di aver fatto tanta strada, prima delle 13.00 siamo già a Los Arcos! Il rifugio è già aperto, gestito da belgi di lingua fiamminga. Con il francese ci capiamo al volo. Alla sera alle 20.30 vado alla S. Messa, alla fine viene impartita la benedizione a tutti i pellegrini. Alle 21.00 cena comunitaria, alle 22.00 le luci devono essere spente.

Rifugio con 40 posti ed altri in locali distaccati in paese. Cucina, sala da pranzo, servizio massaggi, docce calde.

SABATO 26 MAGGIO
Los Arcos – Logroño

Oggi tappa abbastanza lunga: sono più di 27 Km e forse saranno duri più per il caldo che per la distanza. Si è aggregato al gruppo un altro ragazzo: si chiama German, viene dalla Mancha, la regione di Don Chisciotte. Ha cenato con noi ieri sera e stamattina mi ha fatto capire che ha piacere di camminare insieme a qualcuno perché gli duole un piede e gradirebbe parlare per passare meglio il tempo. Più che parlare forse un riferimento per il passo da tenere. Abbiamo fatto la tappa insieme per intero; da Viana si è aggregata anche Elena che ha lasciato lì Enrique che soffre terribilmente il caldo (non ho ancora capito se sono fidanzati, sposati, compagni, amici o altro).

Germàn e FelisaSiamo arrivati a Logroño alle 14.00 sotto un sole cocente che brucia la pelle. Ho le braccia arrossate, anche sopra le orecchie. Poco prima della città una foto con l’anziana signora Felisa, uno dei personaggi del Camino, che offre ai pellegrini acqua, fichi e amore. Ritroviamo Arturo e Jesus che ieri erano avanzati fino a Torres del Rio. Sono arrivati a mezzogiorno, ma il rifugio apre solamente alle 15.30 (quello di ieri alle 12.00!). Dobbiamo anche fare la coda prima di entrare e finalmente posso fare una buona doccia. Le vesciche ai piedi sono andate abbastanza bene, ma ho la carne greve alle gambe. Di solito mi passava dopo aver mangiato e bevuto, oggi sono molto più bloccato, spero di star bene domani perché ci sono da fare 29 Km e le previsioni di "Radio Camino" dicono che farà ancora più caldo.

Comunque penso che sia meglio il bel tempo piuttosto che la pioggia, in ogni caso forse partire un po’ più presto permette di camminare al fresco. Inoltre ci sono vari chilometri su strada asfaltata (oggi 4 Km finali da "bollire" i piedi!) che mi preoccupano. Fra l’altro saranno verso mezzogiorno, con il caldo ad un buon livello. Domani si vedrà, come insegna il Camino è meglio non fare troppi programmi.

Finalmente oggi ho sorpassato due italiani di Trento (mi sembrano marito e moglie), sono ospiti anche loro nel rifugio; inoltre nel pomeriggio sono passati per il Sello altri quattro trentini che vanno in bicicletta. A Torres del Rio, in mattinata, avevo visitato la chiesa ottagonale e, grazie a German che aveva chiamato la signora con le chiavi, avevo potuto ammirare anche l’interno, veramente molto suggestivo.

La Spagna assomiglia un po’ all’Italia: ogni paese ha un suo monumento che merita di essere visto, ma non sempre è aperto. German sta facendo il Camino a favore di sua sorella di 40 anni che è malata di tumore e deve essere operata per la seconda volta fra pochi giorni. Ha iniziato il Camino nella Settimana Santa, proprio con sua sorella, ora lo continua fino a Ponferrada, lo riprenderà a Settembre per arrivare a Santiago.

Un giretto per Logroño, per le vie del centro storico ("casco urbano" per gli spagnoli), un’occhiata alla Cattedrale (con un retablo gigantesco), cena comune con Arturo, Jesus, German ed Elena, poi a letto (senza il sacco a pelo perché fa troppo caldo). Rifugio con molti posti (80 e più), patio, lavatrici, cucina, bagni e docce calde.

DOMENICA 27 MAGGIO
Logroño – Najera

Insieme a German abbiamo deciso di partire verso le 6.30 per evitare il caldo. In tutto il percorso c’è una sola tappa Navarrete, poi molto asfalto (così dice la guida). In realtà l’asfalto è meno del previsto, ma il caldo si fa sentire. Gli ultimi 4 Km mi sono sembrati 10; arrivati all’alto di San Anton, dal quale si vede Najera e la sua valle, sembra di essere vicini, ma non si arriva mai. Fra l’altro prima di questo "alto" (credo si possa dire "passo" in italiano) mi ha iniziato a dolere il muscolo della coscia sopra al ginocchio, dalla parte interna. In discesa il dolore aumentava ed abbiamo rallentato il passo perché anche German aveva qualche dolore muscolare. Alla fine della tappa le gambe mi fanno male entrambe, mentre le vesciche sembrano andare molto meglio. Mi dico: ogni giorno ha la sua sofferenza, forse il Camino è anche questo. Però devo dire che stasera sto molto meglio di ieri sera, i muscoli mi sembrano più sciolti, salgo le scale molto meglio di ieri.

In effetti siamo arrivati poco dopo le 13.00 e, con il rifugio aperto, è stato comodo lavarsi e fare bucato, poi avere il tempo di mangiare, leggere e riposare già nel pomeriggio. Anche domani faremo allo stesso modo: partenza al mattino presto, pur essendo la tappa di poco più di 20 Km (ma ciò che appare facile non è detto che lo sia, lo si impara facendo il Camino). Ho comprato la crema solare per proteggermi dalle bruciature, soprattutto sopra le orecchie. Oggi, verso la fine del percorso, ho chiesto a due signore francesi se avevano un po’ di crema: i pellegrini hanno in comune il fatto di prestarsi quello che serve all’altro, infatti mi hanno subito accontentato. In più mi hanno insegnato come mettere il fazzoletto sotto al berrettino in modo che copra sia le orecchie sia il "coppetto". Poi mi hanno detto: "questi ragazzi, se non hanno la mamma non sono capaci delle cose più elementari!". Io le ho ringraziate e le ho detto: "ognuno nel Camino trova la sua mamma che gli risolve i problemi!"

Najera era la capitale del regno di Navarra e conserva una chiesa in cui vi sono le tombe dei re ed una grotta con una Madonna con bambino, ricavata nella roccia del monte che sovrasta il paese (nel quale vi sono altre grotte dove gli abitanti si rifugiavano nei secoli scorsi in caso di pericolo). Una bella visita turistica in questo stupendo monumento, con un coro ligneo spettacolare, un bel chiostro ed il "solito" retablo immenso (bello anche quello della chiesa di Navarrete, che abbiamo visitato velocemente dopo aver fatto il sello al rifugio e bevuto un café con leche).

Alle 19.00 ho partecipato alla S. Messa domenicale, celebrata da un sacerdote molto brillante ed alla mano.

Cena leggera in un bar del "casco urbano", un po’ di tempo per scrivere il diario e vado a letto. Oggi il Camino ha completato il suo colore universale: una ragazza giapponese (Rumi) ed una russa!!  Bellissimo rifugio in un antico monastero, con 56 letti, piccola cucina, due docce e due bagni.

ATTENZIONE!
I Km di asfalto che pone la guida non esistono più: è stata costruita (almeno penso) una strada in ghiaia, laterale alla "carretera", che permette di non camminare sul catrame.

LUNEDI’ 28 MAGGIO
Najera - Grañon

La tappa di oggi è molto più breve, comunque partiamo presto, cioè alle 6.30, d’altronde alle 5.30 molti pellegrini si alzano ed è difficile dormire perché inevitabilmente fanno rumore, anche con la più buona volontà. Il caldo di ieri ha insegnato a molti che è meglio camminare alla mattina; da mezzogiorno in poi il sole è così forte che fiacca le gambe. Sono già due giorni che si può uscire al mattino in maniche corte perché la temperatura è già buona, immaginarsi a metà giornata! Mi copro bene con la pomata, colazione veloce e via. Al contrario di quanto indicato dalla guida il percorso è indicato molto bene e non ci sono problemi.

Ad Azofra una bella colazione con café con leche ed una Magdalena (offre German), poi mi fanno i complimenti perché ha vinto la Ferrari! Nel bar ci sono anche i due signori di Trento che, dopo la tappa di oggi, rientreranno in Italia. La signora è di una dolcezza estrema e, pur avendo vesciche, mal di gambe, ecc. è molto contenta di questa esperienza. Non ricordo come si chiamano, ma di incontri il Camino ne fa fare molti, anche di pochi istanti.

Arriviamo a Santo Domingo della Calzada molto presto (alle 11.00 "y pico", come dicono gli spagnoli, cioè "e un po’"), facciamo il sello dalla suora del monastero cistercense e poi a quello dell’albergo del pellegrino. Con German avevo parlato di quello che consigliava la guida italiana: proseguire fino a Grañon (altri 6.5 Km) per gustare l’ospitalità tutta particolare di quel rifugio. Lui è d’accordo così prima visitiamo la chiesa ed il museo di Santo Domingo (veramente unici il gallo e la gallina vivi in un pollaio dell’abside destro), poi mangiamo nella piazza del municipio e partiamo per Grañon, dove arriviamo alle 13.30 circa. Il sole è caldo ma una leggera brezza allevia il cammino.

Il rifugio è praticamente nel campanile della chiesa del paese, molto suggestivo, tranquillo e calmo. Siamo in quindici pellegrini e ci ha accolto Robert, un ragazzo tedesco che è qui a fare il volontario, nei giorni di ferie che ha disponibili. Ci spiega subito, con molta calma e dolcezza che alle 15.00 c’è il pranzo comune con "sopa y salada", alle 20.00 la cena preparata da un brasiliano, a cui seguirà una preghiera in chiesa. Ognuno lascia l’offerta che desidera. Docce calde e sistemazione su materassini sottili in un piano in legno sotto ai travi, veramente bello. German, dopo aver riposato, chiede il sello e Robert risponde: "qui non facciamo il sello, il vero sello deve rimanere nel tuo cuore". German gli da la mano ed altrettanto io. Veramente un rifugio in cui si respira lo spirito vero del Camino. Sono contento della decisione che abbiamo preso, anche se alla fine abbiamo percorso 27.3 Km, quasi come la tappa di Logroño, in più mi è venuta un’altra vescica al piede destro che il Compeed messo per tempo non ha fatto altro che allargare. Come dicevo ieri ogni giorno ha la sua sofferenza: non ho ancora fatto una tappa senza qualche problemino, roba da nulla rispetto a quello che sta sopportando la sorella di German, che stanno operando per un tumore. Lui è molto serio e pensieroso, gli viene da piangere, gli ho fatto coraggio.

Vorrei fare un primo bilancio di questi nove giorni di Camino, ma non riesco a ricordare tutti i pensieri che stamattina facevano capolino nella mia mente lungo la tappa. Solo alcune cose:
. iniziare da Saint Jean Piéd de Port con molta calma ed al mattino;
. non c’è allenamento che tenga: lo si fa facendo il Camino, tenendo duro;
. le vesciche, i dolori muscolari, le scottature o altro sono parte del Camino;
. in questo periodo (o forse perché il Camino è più conosciuto, presentato o "pubblicizzato") i pellegrini sono tanti, impossibile camminare da soli, a meno ché non ci si voglia isolare, facendo i solitari senza rendersi disponibili sl dialogo con gli altri. Inevitabilmente si creano amicizie, si cammina con qualcuno.

Molto intensa la preghiera serale nella chiesa, con un clima di raccoglimento molto profondo. Robert ha ricordato i pellegrini passati in quei giorni da Grañon e la loro destinazione, affinchè li accompagnassimo con la preghiera. Veramente una splendida giornata.

N.B. : tra Santo Domingo e Grañon non c’è asfalto ma una strada in ghiaia a lato della "carretera".

MARTEDI’ 29 MAGGIO
Grañon - Belorado

Ieri con German abbiamo tentato di ridisegnare le tappe, visto il vantaggio di 6.5 Km guadagnato ieri (con grande soddisfazione per l’ambiente, l’accoglienza e lo spirito di Camino respirato), ma non si riesce ad arrangiare con i rifugi: ne uscirebbe una tappa di circa 40 Km che non è proponibile con il caldo attuale. Così ci siamo detti di fare i 16 Km che mancano a Belorado, alzandoci con calma per fare la colazione in comune.

Scendiamo dal campanile-rifugio, giriamo l’angolo della chiesa e…… c’è Elena che sta guardando per andare a portare i saluti a Robert da parte di un altro rifugio. Che bello incontrarci di nuovo! Ci baciamo e l’accompagnamo sopra, poi insieme partiamo per la tappa di oggi. Siamo tutti molto felici. Al primo paese ci sono anche Jesus, Arturo e Rumi, che bello!! Ognuno va al suo passo e ci rivedremo a Belorado. 

Non sono molto sereno perché ho telefonato alla Catti ed è ammalata, in più attendevano una telefonata già ieri. Sono dispiaciuto, sto pensando di fare la tappa dopo Burgos e rientrare a casa Domenica. Stasera telefono poi decido. Guardo e riguardo le tappe, ma c’è poco da fare: per arrivare a metà Camino bisogna camminare fino a Domenica. Sono un po’ indeciso, chiamerò anche José perché guardi come andare a casa da Barcellona in modo più veloce, comunque senza arrivare a Milano. Vedremo, non vedo l’ora che passino le 20.00 per telefonare a casa, sono un po’ in apprensione perché il tono di voce della Catti mi ha messo in tensione.

Alle 19.30 c’è la S. Messa con benedizione del pellegrino, poi via a telefonare. C’è un caldo incredibile: il termometro del paese segna 40 °C al sole! Si può stare solamente all’ombra o in rifugio, altrimenti si cuoce letteralmente. Sono in difficoltà gli stessi spagnoli, la radio dice che è un’ondata di caldo eccezionale, non per livello termico, ma per la durata nel tempo. Alla notte vi sono 17/18 °C e pare che se si arriva a 20 °C si fatichi a dormire. Si prevede un po’ di fresco solo per Sabato e Domenica (la radio l’ho ascoltata all’ufficio postale dove ho acquistato la carta telefonica). Ho dunque telefonato e penso proprio che è il caso di andare a casa Domenica. Abbiamo lasciato un messaggio al "gruppo del Fronton", si dispiace aver perso le loro tracce. 

Cena "tapando" in un bar e poi a letto.

P.S. : dopo la S. Messa Don Jesus ha dato la benedizione al pellegrino, facendo un bellissimo discorso su due figure di un "retablo" dedicato a Santiago. In alto Santiago "matamoros", simbolo del nostro io, del nostro Ego, desiderio di potere, di forza e volontà di essere superiori; in basso Santiago pellegrino, con il solo bastone (simbolo di debolezza perché serve per sorreggersi) e la Parola di Dio, uomo aperto al mondo ed agli altri, in mano alla Provvidenza. Una bellissima comparazione che mi ha fatto riflettere a lungo.

N.B. : in questa tappa non si cammina sull’asfalto, hanno costruito sentieri in ghiaia a lato della "carretera".

MERCOLEDI’ 30 MAGGIO
Belorado - Atapuerca

Ieri sera sono crollato sul letto "maturo come un pero"! Ho dormito molto bene, salvo qualche risveglio sporadico. L’abbiamo presa con calma e siamo partiti alle 7.15, però con un passo tanto svelto che alle 12.00 eravamo già arrivati a San Juan de Ortega: 24 Km in 4 ore e 45 minuti, roba da "Ferrari", considerando la salita e la sosta per mangiare qualcosa. Ma anche oggi qualche dolore doveva pur uscire: il nervo anteriore tra il piede e la gamba mi duole, ma domani è un altro giorno.

Ho visitato la chiesa di San Juan de Ortega e mi ha affascinato il capitello romanico con l’Annunciazione, la Visitazione e la nascita di Gesù. E’ talmente fine e dettagliato che attrae moltissimo; inoltre è romanico ed io lo adoro particolarmente. E’ legato al cosiddetto "miracolo della luce", cioè si illumina con la luce del sole che proviene da una finestra solo il 21 Marzo ed il 21 Settembre (gli equinozi). Fatto il sello ed una foto con don José Maria (il "famoso" parroco di San Juan) decidiamo di avanzare fino ad Atapuerca perché Elena è curiosa di vedere la famosa zona archeologica. Sono 6.2 Km che facciamo in circa un’ora e mezza, arrivando alle 14.00 (in totale oggi abbiamo camminato per 30.2 Km, così domani ne abbiamo meno e possiamo arrivare a Burgos in anticipo e visitare la città).

Riposo a San Juan de OrtegaIeri l’altro la scelta di andare in un rifugio più piccolo ci ha premiato, speriamo sia così anche oggi. In effetti il rifugio è piccolo e carino, ma non c’è l’accoglienza di qualcuno, tantomeno pasti comuni. Pazienza però c’è di bello che è isolato, "fuori dal mondo" molto più che San Juan de Ortega al quale arrivano i pullman di turisti (e sarà peggio in futuro perché stanno costruendo la strada asfaltata). La scelta ci ripaga anche questa volta perché riusciamo ad aggregarci ad un gruppo di turisti e visitare gli scavi archeologici con la guida: molto, molto interessanti.

Ceno insieme con Jesus, Arturo, German, Elena e Rumi, in uno splendido clima fraterno, però con il rammarico che fra pochi giorni molti di noi termineranno il Camino. Ognuno ha il tempo disponibile che il lavoro o altri impegni gli concedono, ma tutti sono intenzionati a finire il Camino in un prossimo futuro.

Il nuovo rifugio di Atapuerca (si chiama Hutte) ha 20 posti letto, due docce calde, due bagni e una mini cucina.

GIOVEDI’ 31 MAGGIO
Atapuerca - Burgos

Avendo guadagnato alcuni Km ieri, oggi la tappa è ridotta a poco più di 20 Km, ma German non è contento di fermarsi a Burgos perché non ama la confusione e le città. Facilmente andremo avanti altri 7/8 Km in un rifugio più tranquillo, come l’esperienza ci ha ormai dimostrato.

Il Camino oggi ci porta in città: l’impatto è veramente durissimo e brutto. Bisogna camminare 2 ore in mezzo al traffico della periferia, in mezzo al frastuono dei camion e delle vetture; davvero un cambio che urta il pellegrino, abituato da giorni a luoghi solitari e tranquilli. A me ha disturbato e (mi rendo conto ora che scrivo) anche innervosito. Finalmente si entra nella parte storica della città, con insigni monumenti e la spettacolare cattedrale, che ancora stanno finendo di ripulire all’esterno ed all’interno nella cupola centrale. E’ veramente molto bella, così come ho sempre sentito raccontarne. Entro, compro la guida in italiano e la visito con calma. Esco fuori e faccio un giro intorno con Rumi, seguendo ciò che la guida indica. Alla fine decidiamo di trovare un supermercato per comprarci il cibo per il pranzo (Elena deve anche comprare le ciabatte), poi passare al rifugio per il sello e continuare. Oggi non è caldo, anzi tira un vento fresco fin troppo fastidioso (almeno per me che mi rende nervoso).

Al rifugio c’è Jesus pronto per tornare a casa: ha l’autobus alle 18.30. Ritorna a San Sebastian perché suo figlio ha la varicella e sua moglie è un po’ sotto pressione. Mentre decidiamo di "sellare" per proseguire, alzo gli occhi e vedo…… ENRIQUE!!!!  Che gioia, gli corro incontro e l’abbraccio con forza, mi fa un piacere immenso rivederlo. Elena mi aveva detto che lui voleva assolutamente rivedermi. E’ molto stanco ed ha le vesciche ai piedi; ha fatto due tappe di 40 Km per raggiungerci, ora che gli diciamo della nostra intenzione di continuare per 8 Km si avvilisce. Così dopo un’oretta di riflessione (German vorrebbe continuare) decido che io resto a Burgos, German e Rumi anche. Insomma ci fermiamo tutti insieme.

Nel pomeriggio s’incendia un prato dietro al rifugio (che sono baracche in legno in un parco – sembra di essere a Taizé, anche il lavabo dove si fa bucato, simile proprio a Taizé) ed Enrique corre per spegnerlo. Anche German ed altri, poi io ed un brasiliano andiamo con secchi d’acqua, mentre dal rifugio hanno chiamato i pompieri. Quando arrivano e lasciamo il posto a loro Enrique mi fa una foto: sono in pantaloni corti, con le ciabatte ed i piedi neri. Una scena da risate.

Accompagnamo Jesus alla stazione dell’autobus. Poi approfittiamo per un’ulteriore visita alla città e per informarci per il mio ritorno da Fromista (dove conto di arrivare). I pulmann hanno i botteghini chiusi e l’orario generale non è molto incoraggiante. C’è una possibilità in treno fino a Madrid alle 1.55 di notte, però nessuno mi sa dire se per Valencia devo cambiare stazione. Forse era meglio se mi organizzavo prima, pazienza. Maturo così l’idea di andare a casa già domani insieme ad Arturo in pullman. Chiamo a casa per sapere come vanno le cose ma il telefono è sempre occupato. Chiamo mi madre che mi consiglia di tornare a casa in quanto la Catti ha una specie di allergia alla pelle con prurito che non la fa dormire alla notte. Chiamo nuovamente a casa (intanto mia madre ha avvisato la vicina per dire ai miei di sistemare il telefono) e la Catti mi spiega cos’ha, la Laura ha la voce con la voglia del Papà. Decido di rientrare e chiamo José per avvisarlo che arrivo a Valencia domani sera alle 19.45 con il pullman. Lo dico a German che informa Enrique. Domattina ci saluteremo. Sento un senso di dispiacere per il fatto di lasciare il Camino, gli amici incontrati, le facce ormai note di coloro che stanno camminando, il clima interiore di pace e serenità acquisito.

LASCIARE IL CAMINO COSTA, ma ritrovare la mia famiglia dopo tanti giorni è poi altrettanto bello, soprattutto per condividere l’esperienza che ho vissuto con coloro che amo. Vado a letto con mille pensieri, ma alla fine ho fatto ciò che mi ero ripromesso da subito, arrivare a Burgos. C’è anche un’altra considerazione: per riprendere il Camino il prossimo anno è molto più comodo riprendere a Burgos che è servita bene sia dal treno che dagli autobus. Poi potrebbe "scapparci" una settimana prima del prossimo anno e riuscire ad arrivare a Leon, così completare il Camino in due settimane con tempo a disposizione per andare e tornare.

VENERDI’ 1 GIUGNO
Ritorno

Mi alzo con comodo, ormai nello stanzone del rifugio sono rimasti German, Elena, Enrique, Arturo e Rumi (e qualche altro pellegrino). Anche i "canarini" hanno deciso di terminare il Camino a Burgos e se ne vanno nelle Asturie a casa di loro amici. Rumi è felice di poter continuare con German, temeva di perdere la "compagnia" in un sol colpo.

Ci salutiamo ed abbraccio German con forza, per vari giorni è stato il mio compagno di cammino e mi dispiace lasciarlo, dopo aver condiviso insieme tante cose. Gli vengono gli occhi lucidi, è davvero un bravo ragazzo, semplice, alla buona. Si raccomanda di chiamarlo quando continuerò il Camino, se ha tempo mi accompagnerà per qualche tappa. Così i quattro che se ne vanno si avviano alla stazione degli autobus con un po’ di tristezza, ma con la sensazione forte di aver vissuto una bellissima esperienza, che continuerà in futuro.

Enrique fa una considerazione molto importante: mettiamo un poco di Camino nella vita di tutti i giorni, camminiamo, prendiamo le cose come vengono ed affrontiamole con serenità. Mi pare che abbia ragione. Alle 10.30 parte l’autobus, ci salutiamo emozionati, Enrique ed Elena cantano "sono un italiano vero" di Toto Cutugno. L’hanno imparata in questi giorni a furia di farmela cantare. Gli ho scritto anche le parole.


ALLA SECONDA PARTE