Francesco Arus
(articolo pubblicato sul giornale parrocchiale)
Da quando si ritrovò la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore (IX secolo), il pellegrinaggio a Santiago di Compostela andò sempre più assumendo significato universale. Iniziarono a giungere a Santiago pellegrini da quasi tutte le nazioni allora conosciute e di tutte le classi sociali.
Il pellegrinaggio a Santiago si differenzia da quello verso altri santuari perché essendo un sepolcro apostolico fa riferimento alle radici stesse della fede. Frutto di questo pellegrinaggio è l'immensa rete di cammini provenienti da tutta Europa, che ancora oggi conducono a Santiago di Compostela.
Attualmente il pellegrinaggio continua ad essere vivo ed assumono importanza i numerosi cammini che si vanno riscoprendo nei diversi luoghi. Il principale di questi cammini è quello chiamato «francese», che insieme agli altri continua a condurre verso Santiago tanti uomini e donne di fede.
Per essere pellegrini è necessario
compiere il pellegrinaggio spinti da una motivazione, in maggior o minor misura,
religiosa, unita generalmente con una ricerca di tipo culturale. Nel caso in cui
si compia il pellegrinaggio a piedi (il pellegrinaggio per eccellenza), in
bicicletta o a cavallo, la cattedrale di Santiago di Compostela ha concesso da
sempre al pellegr
ino un attestato ufficiale che si chiama Compostela.
Naturalmente, ciò che è essenziale nel pellegrinaggio, è realizzarlo in spirito
di fede… e questo ovviamente si può compiere con qualsiasi mezzo di trasporto.
La Chiesa, particolarmente durante un Anno Santo, apre le sue porte a tutti e
invita ad assumere tale spirito di pellegrinaggio.
L’Anno
Santo Compostelano viene celebrato ogni volta in cui la festa di San Giacomo, e
cioè il 25 luglio, cade di domenica, come durante quest’anno.
Proprio in questa occasione insieme a don Pier Luigi di San Patrizio, don Gilberto di Argenta, Carla, Lorenza, Massimo, Mario, Devis ci siamo uniti ai fiumi di pellegrini, fra cui moltissimi italiani, che da ogni parte d’Europa scorrevano verso la loro foce: Santiago.
Partiti
da Imola l’11 agosto a bordo di un pulmino provvidenzialmente offerto dalla
comunità “Roncadello” di Massalombarda, dopo due giorni di trasferimento abbiamo
iniziato il nostro pellegrinaggio il giorno della festa di San Cassiano dalla
città di Sarria (che si trova in diocesi di Lugo) da dove alla tomba di san
Giacomo mancano “solo” 116 chilometri.
Nei cinque giorni di cammino attraverso i boschi, i campi e i villaggi della Galizia abbiamo così avuto modo di riappropriarci di ritmi che normalmente sono molto distanti dalla nostra mentalità.
Il pellegrinaggio a piedi ci ha permesso di ritrovare il tempo per riflettere, pregare e conoscere meglio i nostri compagni di viaggio, anche quelli che per breve tempo hanno condiviso la nostra comune esperienza di fede.
L’arrivo a Santiago, il 17 agosto, accompagnato negli ultimi due giorni da frequenti scrosci di pioggia, ha segnato la conclusione di questa forte esperienza culminata nel passaggio della Porta Santa della cattedrale e nel tradizionale abbraccio all’immagine dell’Apostolo.
Una veloce sortita all’estremo occidentale d’Europa a Finisterre e poi il lungo viaggio di ritorno verso un altro tipo di pellegrinaggio: la vita di tutti i giorni.
Francesco Arus

