GILDA  E PATRIZIA FORTI

ALLA RICERCA DEL SENSO DELLA VITA


Siamo due sorelle di Rovereto  ed abbiamo avuto la fortuna di fare quest’anno, in cui  si celebra l’Anno Santo Compostelano,  parte del Cammino di Santiago, terminando il nostro pellegrinaggio il giorno della grande festa per San Giacomo, il 25 luglio.

Con questo scritto vorremmo testimoniare tutta la nostra  felicità al termine di questa esperienza, pur avendo percorso a piedi quasi 400 km.  in 15 giorni, con uno zaino di 10 Kg. sulle spalle, sotto il sole “caliente” della Spagna.

 IL CAMMINO 

Abbiamo iniziato il nostro cammino da Burgos,  percorrendo i primi 100 km sull’altipiano della Meseta fra immensi campi di grano, dove gli unici rumori erano il vento ed i nostri passi:  l’impressione era quella di essere “sospese fra terra e cielo”.

Dopo aver attraversato, in parte in pullman, la piana della Castiglia bruciata dal sole (dove l’ombra dell’unico albero nel giro di 5 km è diventata punto di incontro e momento di fraternità con altri tre pellegrini) e  la valle del Bierzo, interamente coltivata a vigneti, siamo salite sui monti della Galizia e camminato in mezzo a stupendi boschi di castagni, eucalipti e mandorle, verso Santiago.

Infine, venerdì 23 luglio, siamo arrivate al “Monte del Gozo” (“Monte della Gioia”), il colle sopra Santiago dal quale per la prima volta si vedono le guglie della cattedrale e dove ci si prepara per il tanto sospirato “abbraccio” con il Santo.

 LA STRADA 

E’ assolutamente impossibile perdersi perché, oltre a seguire le immancabili frecce gialle, è sufficiente  camminare sempre verso Ovest: la mattina con la propria ombra dinanzi e il pomeriggio verso il sole che tramonta. Si cammina senza fretta, con il proprio ritmo, senza  mete prefissate perché, come recita uno dei moti del pellegrinaggio, “Caminante no hay camino, il camino se hace al andar” (viandante non c’è la via, la via si fa andando). 

Alla sera ci fermavamo per  dormire e possiamo dire di aver dormito ovunque: nei rifugi, in una grande palestra con un centinaio di persone, nella biblioteca di una scuola, all’aperto sotto la tettoia di una chiesa sconsacrata ed anche in un convento, dove abbiamo assistito ai Vespri cantati dei monaci benedettini.  

LA GENTE 

GLI ALTRI PELLEGRINI  -  Tanti, basta pensare che nel mese di giugno  sono state rilasciate  13.447  Compostele (documento rilasciato a chi percorre a piedi gli ultimi  100 km del cammino). 

Abbiamo incontrato soprattutto spagnoli, ma anche tedeschi, francesi, brasiliani …,  che per lo più camminano  in piccoli gruppi e con i quali si scambiano impressioni, informazioni, riflessioni in un clima di amicizia e fraternità.  Vorremo qui ricordarne solo alcuni: una nonna di quasi 70 anni che camminava con la nipote  e una famiglia di francesi che erano partiti a piedi dalla porta di casa loro, a quasi  900 Km. da Santiago. 

GLI HOSPITALEROS  -  Sono le persone, per lo più volontarie, che gestiscono i rifugi e che offrono ai pellegrini  un tetto, una doccia, consigli per la cura delle inevitabili vesciche ai piedi, talvolta una semplice colazione e  soprattutto parole di conforto ed incoraggiamento.  

LA GENTE DEL POSTO    Meravigliosa, sempre disponibile, cordiale e generosa con i pellegrini nell’indicarti  la strada, nell’offrirti qualcosa da mangiare o da bere.  Ad Arzua, in Galizia, non avendo trovato posto per dormire nel rifugio,  “abbiamo bussato e ci è stato aperto; abbiamo chiesto e ci è stato dato” e così abbiamo dormito gratuitamente nella casa di una signora (Anna) perché, come ci ha detto lei, “ognuno fa il proprio pellegrinaggio, chi camminando, chi aiutando coloro che bussano alla porta”.  

Se vi chiederete il perché di tanto entusiasmo per un pellegrinaggio, per un semplice camminare in mezzo alla natura, vi diremo che il Cammino di Santiago è una metafora del cammino della vita in quanto rappresenta in ogni suo istante un’esperienza indimenticabile che insegna a vivere. 

La lontananza dalla frenesia della vita quotidiana, la solitudine, il contatto con la natura, la vicinanza con tante persone che non vanno di corsa, ma si fermano a parlare con te, ti fa “toccare con mano” la presenza di Dio, un Dio al nostro fianco che non ci lascia mai soli, che si prende cura di noi, che ci disseta nell’arsura e ci ristora nella fatica.  

Nel cammino non si ha bisogno di molte cose, si lascia a casa tutto ciò che è superfluo e ci si affida completamente alla Divina Provvidenza: quando avevano sete abbiamo incontrato una fonte, nei momenti di sconforto abbiamo camminato al fianco di persone che ci hanno consolato e con cui abbiamo condiviso attimi indimenticabili. Questo è quello che accade ogni giorno, perché Dio cammina con noi, ma lungo il cammino tutto appare in modo più nitido e chiaro. 

Dunque a tutti coloro che intendono fare questo, o un altro cammino, il nostro più sentito  “! Buen camino, peregrino!”. 

 

PATRIZIA e GILDA FORTI

forti.g@infinito.it