La medicina nel Cammino di Santiago “Curarsi per la grazia di Dio”
A cura di
Maurizio Memo
A
partire dall'Anno 950, con l'arrivo a Santiago del vescovo francese
Godescalco di Puy, il primo pellegrino la cui visita al sepolcro dell'Apostolo è
circostanziata dal punto di vista storico, la Via Lattea è già una realtà in
costante auge durante i suoi due primi secoli di consolidamento, nei quali si
fissano una serie di rotte con maggiore successo rispetto ad altre, si alzano
ponti, si costruiscono rifugi, ospedali, monasteri e perfino paesi intimamente
legati all'esistenza della Strada, per rispondere alle necessità commerciali ed
assistenziali di quello che incomincia ad essere un'autentica “piena” umana.
I privilegi reali arrivano a favorire direttamente l'insediamento di coloni, soprattutto franchi, in questi nuclei itineranti, come furono Estella, Santo Domingo de la Calzada, Puente la Reina ed infinità di piccoli posti che ancora portano l'appellativo "del Camino" nel suo toponimo
Il passo definitivo fu l’insediamento nella penisola iberica dell'ordine francese di Cluny che creó un'autentica infrastruttura assistenziale per tutta la Ruta Jacobea.
Tale
infrastruttura si completò con la creazione dell'Ordine Militare di Santiago
per la difesa dei pellegrini, (* da non confondere con i Templari) quello che
contribuì alla sicurezza dei devoti viaggiatori, costantemente minacciati dai
banditi, lo dimostrano gli abbondanti cimiteri di pellegrini distribuiti durante
il Cammino Francese .
Un esempio eloquente dell’ordina medesimo lo possiamo trovare a Villar de Donas
La chiesa di Vilar de Donas (foto sotto) è stata sede dell’antico priorato dell'Ordine di Santiago.
Il tratto Ligonde - P. De Rey venne protetto, dal 1184 e lungo i secoli , dai cavalieri di quest'ordine da non confondere con i Teplari.
Tuttavia il vecchi monastero di Villar non si trova a ridosso del Cammino per avere in questo modo uno spazio adatto al raccoglimento e alla preghiera .
La chiesa di Villar de Donas è uno degli esempi più noti del romanico gallego vincolato al Cammino.
Ha una pianta a forma di croce latina con tre absidi fatte a volta.
Al suo interno si trovano diversi sepolcri dei cavalieri dell'ordine di Santiago.
Tra i molti affreschi gotici si può ammirare un Cristo addolorato tra i re Giovanni II, Maria d'Aragona e il loro figlio Enrico.
Il livello centrale è occupato da un'annunciazione accanto alla finestra che illumina l'altare.
La parte superiore corrisponde alla volta dell'abside, con simbolismo che fa riferimento al Giudizio Universale .
Questi dipinti
furono realizzati in occasione dell'Anno Santo Compostellano del 1434.
La “Guida del pellegrino de Santiago de Compostela” del monaco francese Aymeric Picaud, scritta intorno l’anno 1140 ed inclusa nel libro V del "Codex Calixtinus", anche chiamato "Liber Sancti Jacobi", è considerata come la prima guida turistica del mondo.
Include un dettagliato ed esatto studio della “Ruta Jacobea”, con una visione molto particolare e non favorevole di certo nei confronti dei paesi iberici che venivano attraversati dal cammino, riportava in gran quantità dettagli ed aneddoti, descrizione di paesi, avvisi di pericoli, eccetera che attualmente sono la miglior testimonianza per lo studio dell’allora tappa storica.
Picaud divideva l’itinerario, attraverso “El camino Francés” in tredici tappe perfettamente delimitate, ogn’una delle quali si facevano in vari giorni, secondo la forza di ogni gruppo di pellegrini, in ragione di alcuni 35 chilometri quotidiani a piedi, o quasi il doppio se era il cavallo il mezzo di locomozione scelto.
Segnala la distanza tra i paesi, i santuari, monumenti del tragitto, ed include osservazioni su gastronomia, potabilita delle acque, carattere e costumi della gente (usi e costumi ) che vivono nei paesi, così come un interessantissimo piccolo vocabolario basco, prima testimonianza scritta di questa antica lingua.
Santiago arrivò ad essere il santo più popolare del Medioevo e del Rinascimento.
Era un’epoca nella quale le relique esercitavano un’attrazione particolare sui cristiani ricchi, ai quali rendeva prestigio dal punto di vista sociale il fatto di abbandonare il lavoro e la famiglia per venerare determinate relique
Un’epoca nella
quale la pellegrinazione era l’unico mezzo per il renserimento sociale dei
delinquenti e peccatori, condannati dagli intransigenti tribunali eclesiastici a
percorrere il lungo cammino a Compostela.
Qualcosa che, in forma residuale, continua ad essere presente nella legislazione Belga e nei Paesi Bassi per determinati dellitti in cui i protagonisti siano individui minori .
Per intraprendere il viaggio, que sempre si faceva collettivamente, in piccoli gruppi, per evitare i pericoli del cammino si riunivano i pellegrini di una stessa zona o città, secondo il mezzo di locomozione a cominciare a piedi o a cavallo.
Per rendere più agevole il passaggio per i vari paesi, usavano farsi rilasciare dalla propria parrocchia di appartenenza, un documento di accreditamento per il viaggio che andavano intraprendendo, così come le carte di raccomandazione (lascia passare) per avanzare nel cammino.
In linee
generali, il vestiario del pellegrino è perfettamente ricoscibile
nell’iconografia jacobea, e rappresenta la figura del pellegrino con certi
elementi che completano la identificazione del camminante lungo di più di mille
chilometri di percorso e che sono: cappello di larga tesa, per proteggersi dal
sole a dalla pioggia; il cappotto con la mantellina per difendersi dal freddo e
dalla neve; il bastone che servissa per proteggerlo contro gli animali e
d’appoggio; la zucca nella quale conservare l’acqua o il vino per ogni tappa;
bisaccia per portare gli alimenti, il denaro e qualche vestiario; e la
conchiglia (cappasanta), sulla fronte, fissata sulla tesa del cappello.
Con questo aspetto. Il pellegrino aveva libero il cammino ed era ben accolto nei numerosi “albergues” rifugi presenti nel percorso dove era facile trovare tutti i tipi di cura e alimentazione in accordo con le dotazioni economiche che ogni che ogni ospedale , assistenza religiosa incluse le cure mediche.
Lungo il cammino di Santiago si è dimostrata l’esistenza di cento “hospitales” ospedali che servivano da rifugi per pellegrini, però anche da luoghi di riposo e cura per i camminanti affetti da le grandi malattie del Medio Evo.
Qualcuno era pure specilizzato in tipi di malattie endemiche presenti in quell’epoca, come la lebbra, i cui malati erano accolti in molteplici lazzaretti presenti nella via, o in quella malattia chiamata "fuego de San Antón" fuoco di Sant’Antonio che non è esattamente il meglio conosciuta come Herpes Virus Zooster/Varicella dei giorni nostri , nella cui cura erano specializzati i monaci Antoniani.
Infatti nel Medioevo europeo era comprovato che peregrinare a Santiago di Compostela, o un po' più in là, a Finisterre, era considerato un rimedio sicuro per curarsi dalle malattie ma in particolare da una malattia i cui effetti erano decisamente sgradevoli.
I casi, a volte isolati, a volte con caratteristiche epidemie decimavano paesi interi, distrussero l'Europa Centrale nei secoli X e seguenti, forse prima, benché non ci siano registri affidabili.
Sembra ci fossero due tipi di malattie che non davano tregua agli abitanti dell’Europa : In primo luogo le forme più benigne che si manifestava per lo più con diarree, vomiti e cefalee accompagnate a volte di allucinazioni e convulsioni, nelle altre forme molto più gravi , colpivano le estremità quali dita per l’appunto che si annerivano prograssivamente andando in necrosi e si perdevano con un processo simile al moncone del cordone ombellicale dei neonati “mummificazione” chiamato all’epoca fuoco di San Antonio Abbate .
I cittadini
nordici e centroeuropei, attaccati di forma endemica per del fuoco di San Antón,
accorrono in peregrinazione a Compostela.
Durante le estrenuanti camminate i pellegrini chiedevano ai monaci Antoniani che mitigassero le loro sofferenze derivanti dal danno alle estremità incancrenite toccandoli col bastone in forma di Tau.
Così “miracolosamente” le estremità continuavano a migliorare ed a poco a poco diminuivano anche i sintomi e sentendosi man mano meglio arrivando da Santiago ringraziandolo per il miracolo.
Il tocco di bastone antoniano funzionava: i pellegrini miglioravano e la malattia spariva progressivamente addentrandosi in Spagna.
La spiegazione si scoprì molto più tardi.
La segale era il cereale base dell'alimentazione del centro Europa nel Medioevo, digressione: prima che incominciassero ad arrivare le piante dall'America , ci si alimentava malissimo.
In quell’epoca non si conoscevano i fungicidi, le piantagioni erano invase da un fungo chiamato Claviceps purpurea comunemente chiamata , “cornettino della segala “. (*)
Queste piaghe si producevano occasionalmente quando le condizioni climatiche della primavera erano propizie ed in anni umidi e non molto freddi.
Il fungo era chiaramente visibile e la segale non si ripuliva prima di mangiarla e veniva portata assieme al resto ai mulini.
La biologia,
sempre sorprendente, fece che questo fungo trattenesse quantità significative di
alcuni alcaloidi con un poderoso effetto vasocostrittore. Ingerendo quantità
significative di segale, o farina di segale, inquinata si sviluppa la malattia
chiamata ora “ergotismo” che è, quella di cuisoffrivano gli europei medievali.
Perché mai allora i pellegrini miglioravano facendo la Strada? Perché facendosi il clima più benigno, i campi di segale erano progressivamente sostituiti per quelli di grano, cereale poco o niente colpito per il cornettino.
La dieta cambiava, l'intossicazione spariva progressivamente e con lei i suoi tremendi effetti poiché era la vasocostrizione quella che faceva si che l’irrorazione delle estremità si diminuisse drasticamente e finissero per andare in necrosi.
Il fungo continuò a essere studiato con intensità nel secolo scorso, cercando la composizione chimica dei diversi alcaloidi che conteneva ed i suoi usi medicinali.
Si arrivò a scoprire quasi simultaneamente per vari laboratori l'ergobasina, un alcaloide relativamente semplice con un forte potere emostatico e favorente le contrazioni dell'utero, una scoperta rilevante per la medicina.
Non c’è da sorprendersi, per tanto, che la presenza di numerosi ammalati nella via jacobea, non più per i mali indotti dalle credenze del medioevo e per la difficoltà del cammino, ma per la abbondante presenza di ammalati cronici, senza speranza, storpi, invalidi di tutti i tipi che accorrendo al santuario del Apostolo nella ricerca di un miracolo di guarigione.
La proliferazione nei grandi nuclei di piccoli ospedali, in generale con poche risorse, indusse agli inizi del secolo XVI a diversi tentativi di fonderli o concentrarli su alcuni pochi e maggiori.
Detti tentativi, nonostante contare sul supporto dei re, trovarono in generale molta resistenza, perché le confraternite difendevano i suoi ospedali come legittime proprietà particolari che si dirigevano per ordinanze e che avevano ricevuto l'approvazione superiore.
Per esempio, i Re Cattolici, nel fondare il famoso ospedale di Santiago, che porta il suo nome (Hospital Real ) per l’appunto, fecero sopprimere tre ospedali della città unificando tutte le rendite ed i beni in un unico grande ospedale; nel 1546, quarantacinque anni dall’inizio dei lavori , ancora non si aveva raggiunta la detta anessione.
L’Hospital
Real, oggi divenuto Hostal de los Reyes Católicos, la sua costruzione ebbe
inizio nel 1501.
Inizialmente si progetto solo con due cortili e dopo si aggiunsero gli altri due, formandosi così la luce centrale che appare molto più luminosa che in altri hospitales costruiti dallo stesso architetto, Enrique Egas.
A volte, confraternite poderose arrivavano perfino a mantenere un ospedale al servizio dei pellegrini lontano dalla sua propria città .
Com’è il caso della confraternita corporativa degli orefici di Santiago di Compostela che possedeva un ospedale vicino al ponte di Ribadiso, oltre trenta chilometri di distanza della capitale galiziana.
L’impulso delle confraternite moltiplicò il numero degli ospedali, al punto che esistettero dai venticinque a trentadue a Burgos, venticinque ad Astorga e diciasette a León.
Contemporanemente che gli ospedali si moltiplicavano, cominciava parallelamente un lento processo di specializzazione.
Nel secolo XI si fondano due ordini religiosi, quello di San Lázaro e San Antón, destinati specificatamente ad assistere i pellegrini affetti da due malattie la lebbra e il fuoco di sant’Antonio che era una specie di cancrena dolorosa che fece la sua apparizione nel secolo X , e che produceva nelle sue vittime la sensazione di fuoco ardente.
Gli stabilimenti di questi ordini ricevettero una denominazione "equivoca", a volte si chiamavano "malaterías" - termine che allude ad una funzione molto più specifica di quella degli antichi ospedali, i nostri sanatori dove si curavano le varie forme di tubercolosi, ed altri si chiamavano, semplicemente, ospedali.
Aymeric Picaud, autore della prima “Guida del pellegrino de Santiago de Compostela” ci dice a tal proposito che “así como entre los patriarcas distinguió Dios a Abraham, Isaac y Jacob, entre los doce apóstoles eligió a Santiago, a Pedro y a Juan, para hacerles testigos de hechos singulares y descubrirles de una manera más plena que a los demás sus secretos : la resurreción de la hija del archisinagogo, la transfiguración del tabor y la agonía del huerto de los olivos, todo ello sin dejar de reconocer que Dios dio a los apóstoles poder para curar las enfermedades y arrojar los demonios".
"come tra i patriarchi distinse Dio ad Abramo, Isaac e Jacob, tra i dodici apostoli scelse Santiago, a Pedro e Juan, per far loro testimoni di fatti singolari e scoprirli in una maniera più piena che agli altri i suoi segreti: la resurrezione della figlia dell'archisinagogo, la trasfigurazione del tabor e l'agonia dell'orto degli olivi, tutto ciò senza smettere di riconoscere che Dio diede agli apostoli il potere per curare le malattie e lanciare i demoni."
L’autore del "Liber Sancti Jacobi”, con l’intenzione di promuovere il santuario di Compostela come meta di pellegrinazione relaziona su alcune malattie curate da Santiago, affermando che "devolvía la vista a los ciegos, el habla a los mudos, la vida a los muertos y curaba a las gentes de toda clase de enfermedades para gloria y alabanza de Cristo".
dava la vista ai ciechi, la parola ai muti, la vita ai morti e curava la gente da tutti i tipi di malattia per la gloria e la lode di Cristo”.
Aggiunge il monaco cluniacense tutta una relazione di pazienti di calamitose malattie sucettibili di guarigioni per l’intercessione di Santiago: “Lebbrosi, furiosi – rabbiosi , nefritici, maniaci, rognosi, artritici, tísici, disenterici ,itterici, lunatici, reumatici e malati di molti altre molte malattie."
Nel "Liber Santi Jacobi” si indica come i pellegrini francesi, all’arrivare a un fiume distante due miglia dalla città di Santiago, “in un luogo chiamato Lavamentula –Lavacolla, spogliatosi dei suoi vestiti, lavavano li tutto il corpo. “Nell’ospedale di Roncisvalle si rasavano i pellegrini con coltelli, e una volta lavata la sua testa, si tagliavano i capelli. Era uno dei pochi che esistevano “refettori lavati con acque correnti e bagni preparati affinché quelli che lo chiedevano potessero lavare il suo corpo" e, apparentemente, il bagno non aveva molta richiesta tra pellegrini.
La maggior parte dei rifugio della “ruta” scarseggiavano di questo servizio predominava invece la mancanza di igiene. Tanto che gli amministratori degli ospedali mostravano gran zelo in raccogliere gli avanzi dei pellegrini morti che risultavano affetti da qualsiasi malattia. In questa circostanza non era raro il proliferare di epidemie. Così lo riconoscono le "Costituzioni dell'Ospedale Reale di Santiago", dell'anno 1590, nel suo mandato LXXI, dicendoci che nel suo accoglimento c'era molta disattenzione", aggregando che sono stati i pochi pellegrini con poco di pulizia e toilette e mancanza di letti e gli altri vestiti", per quello che si ordina l'amministratore che ponga molta attenzione e vigilanza per evitarlo. Una preoccupazione che non esistè in nessuna delle istituzioni ospitali del cammino prima del secolo XVI.
Le autorità delle città attraversate dal Cammino, dettarono disposizioni per sradicare la presenza di appestati; alcune regole che si inasprivano in tempi di epidemie e che si accanivano contro i lebbrosi i quali venivano cacciati dalle città e, in caso di ritorno, come succedeva ad Oviedo, erano, prima bastonati e, dopo, bruciati pubblicamente.
In questo senso, sta sottolineare la disposizione del consigliere comunale di Leone, Pedro Castañón, in 1577, in virtù della quale fece cercare un uomo o due che dovevano vigilare i ponti di San Marcos e Rodrigo Justez, proibendo di "entrare in quella città nessun pellegrino né povero che vengano della Galizia e Santiago in quanto da ciò che si è saputo quella terra per è malata di peste... ".
Nella stessa città di León, nell’anno 1556, entrò un pellegrino ammalato nell’Ospedale di San Marco che morì il giorno seguente.
Era appena deceduto quando il laureato Coromines arrivò a visitarlo, verificando "che oltre all'orecchio sinistro aveva un neoformazione (bubbone) e per questa morì." Coromines pronunciò che era morto di pestilenza, chiudendosi l'ospedale ed obbligando tutti i malati ad uscire dalla città, proibendoloro di entrare sotto pena di cento frustate accordandosi con i guardiani delle porte che non lasciassero passare "nessun pellegrino, né povero straniero né forestiero, pena un’ammenda di diecimila maravedís (antica moneta spagnola dell’epoca di rame)."
A dispetto del bagno che si facevano i pellegrini alle porte di Compostela, non è strano che le autorità della basilica dell'Apostolo ideassero l’Incensiere “Botafumeiro” che aveva il compito, con le sue evoluzioni, di mantener profumato il tempio all’interno del quale si accalcavano i pellegrini.
Non può sorprendere nemmeno che la Chiesa di Santiago istituisse, almeno in momenti di grandi pestilenze, la donazione di nuovi abbigliamenti e invitasse gli stessi pellegrini “al bruciato obbligatorio dei vestiti” davanti alla denominata "Cruz de harapos" (Croce degli stracci), situata nel tetto della Cattedrale, sull'absidiola.
Bisogna inoltre sottolineare che prima, come ora, i pellegrini che accreditavano avere percorso il Via Lattea ricevevano la "Compostela" ed erano accolti negli ospedali (oggi Albergues/Rifugi) della rotta, specialmente nell'Ospedale Reale di Compostela, dove almeno per tre giorni, ricevevano ogni tipo di attenzioni, inclusa l'alimentazione ed abbigliamento, e quando necessario, fino alla guarigione delle eventuali malattie acquisite durante il Cammino.
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Claviceps purpurea
comunemente chiamata cornettino della segala. Quell'insieme di ife fungine che - strettamente intrecciate e protette da membrane ispessite, contraddistinte da un evidente colore purpureo e dall'appariscente foggia a sperone, formano l'acuto sclerozio, parassita di molti cereali, noto ai micologi sotto il nome di Claviceps purpurea e che è ormai, ovunque, conosciuto col termine francese di ergot - in Italia, per il suo tipico aspetto, ha, da sempre, caratterizzato come segale cornuta la graminacea da esso infestata. |
Maurizio Memo
Esperienze del Cammno di Santiago fatto a piedi :
2003 Roncivalle – Leon
2004 Leon Santiago de Compostela – Finisterre
2005 Estella – Castrojeriz
2006 Madrid – Sahagun - Santiago de Compostela