DIARIO DEL CAMMINO
DA LE PUY EN VELAY (Francia) A SANTIAGO DE COMPOSTELA (Spagna)
29 aprile - 30 giugno 2006
PROLOGO
Dopo aver già fatto il "cammino" nel 2001 da S.J.Pied de Port e nel 2004 da Leon con Giovanna, arriva il momento dell'utopia, del sogno che si avvera: partiamo da Le Puy en Velay. Spesso con Giovanna si parlava di fare "tutto" il cammino e lei diceva: "..quando vengo in pensione si fa "tutto" il cammino". Quel "tutto" pensavo che volesse dire da S.J.Pied de Port. Quando ho scoperto che le sue intenzioni erano di partire da Le Puy, sono rimasto allibito: è mai possibile che ci si possa fare?... sono circa 1600 chilometri.
La mente pellegrina è un po' pazzerella, la possibilità di farcela si fa strada nella tua mente..... e il gioco è fatto.
Il pellegrino sa che la cosa più importante è decidere di partire; arrivare è una conseguenza logica, non c'è ostacolo che lo possa fermare. I preparativi, per chi ha già fatto questo tipo di esperienza, sono pochi: il tuo zaino, i fidati scarponi, l'essenzialità del bagaglio e via..... si parte.
Perchè mi appresto a fare il "cammino" per la terza volta?.....non so dare risposta precisa neppure a me stesso. A tal proposito c'è una bella poesia di un certo Enrique Garibay e preferisco rispondere con i suoi versi, scritti per il "cammino":
"Polvere, fango, sole e pioggia è il cammino di Santiago. Migliaia di pellegrini e più di mille anni, pellegrino chi ti chiama? Che forza misteriosa ti attrae? Né il campo delle stelle, né le grandi cattedrali, non è la bravura Navarra, né il vino della Rioja, né i frutti di mare galiziani, né i campi Castigliani. Pellegrino chi ti chiama? Che forza misteriosa ti attrae? Né le genti del cammino, né le usanze rurali, non sono la storia e la cultura, né il gallo della Calzada, né il palazzo del Gaudì, né il castello di Ponferrada. Tutto ciò vedo passando ed è una gioia veder tutto, ma la voce che mi chiama la sento molto più nel profondo. La forza che mi spinge, la forza che mi attrae non so spiegarla neanche io. Solo Lui lassù lo sa."
29 Aprile 2006 La partenza
Lasciamo Firenze dalla stazione ferroviaria di Campo Marte alle ore 20,45 per Digione, dove cambiamo treno per Lione; qui cambiamo per Saint Etienne e da lì un trenino ci porta a Le Puy. Arriviamo alle 13,40 del giorno dopo. Scendiamo dal treno abbastanza stanchi e un po' spaesati....forse abbiamo bisogno di mettere un po' di carburante, perciò andiamo a cercare una trattoria, facciamo il pieno e con calma visitiamo la città.
30 Aprile 2006 L'arrivo a Le Puy
Con lo zaino in spalla, da veri pellegrini, iniziamo a visitare la città, partendo dalla bellissima e austera cattedrale. All'interno la bellissima statua della Vergine nera e un bel Santiago in legno ci danno il benvenuto.
La città ha tre o quattro speroni di roccia vulcanica e su uno di questi c'è un’alta statua della vergine, a onor del vero un po' bruttina.
Fa molto caldo e dopo aver sceso la bellissima scalinata della cattedrale andiamo a trovare il rifugio dei Cappuccini che si trova sul cammino di domani. Il rifugio è semplice e accogliente, e contrariamente al nome..."cappuccini", di questi ultimi non c'è neanche l'ombra.
In camera con noi c'è una giovane coppia di francesi, faranno il cammino con il tandem e la loro intenzione è di arrivare a S.J.Pied de Port. Dopo esserci sistemati nei nostri letti, facciamo due chiacchiere con loro e poi schiantiamo in un sonno profondo.
Gite d'étape des Capucins, rue de capucins 29, tel.0471042874. Valutazione: BUONO
PRIMA PARTE - IL CAMMINO IN FRANCIA
1 maggio 2006 km. 24 ore cammino 6, 30 dislivello 600 m.
Le Puy en Velay – Saint Privat d’Allier
Iniziamo il nostro primo giorno
dalla cattedrale di Le Puy partecipando alla messa e alla benedizione dei
pellegrini. Alla messa è stata letta una richiesta di preghiera che la Giovanna
aveva scritto per la nostra amica Luana ed è stato un momento molto bello e
partecipato. Alla benedizione dei pellegrini eravamo un centinaio. Il sacerdote
ha domandato a tutti la nazionalità e così ci siamo resi conto che eravamo gli
unici italiani, un po' pazzi che volevano andare a Santiago facendo circa 1.600
km. di cammino.
Scendere la scalinata della Cattedrale sapendo che milioni di pellegrini hanno fatto la solita cosa per secoli ti coinvolge, ti senti, nell'immaginario, prenderti per mano da loro che hanno già fatto questa esperienza, come se ti volessero aiutare a portare a termine il tuo sogno.
Si inizia subito a salire e il primo pellegrino che incontriamo è Dominique, francese. Attraversiamo campi verdi delimitati da muretti in pietra e passiamo per piccoli paesi come Lyac, Lic ... fino ad arrivare a Montbonnet, al cui ingresso c'è una piccola chiesa, antica, dedicata a S.Rocco. Il sentiero prosegue in un bosco di abeti molto bello intervallato da ampi prati. Rapidamente scendiamo a Saint Privat d'Allier, meta del giorno. Unica cosa degna di nota in questo piccolo borgo è la chiesa romanica posta su un poggiolo. Il rifugio è privato, spartano e molto umido, fa freddo. A cena il gestore ci mette a tavola tutti assieme perciò facciamo conoscenza con gli altri pellegrini: due donne australiane e una danese che camminano insieme. Una delle due australiane è di origine abruzzese.
Dopo una breve passeggiata per il paese, alle 20,45 ci adagiamo nei nostri letti.
Chambres d'hote Le Bourg - M.me Micheli, tel. 0471572912, Valutazione: MEDIOCRE
2 maggio 2006 km. 20 ore cammino 6 dislivello 650 m.
Saint Privat d’Allier - Sauges
Partiamo alle 8,30.... ce la
siamo presa comoda. Il tempo è bello. Decidiamo di fare la tappa come indicato
nella guida (se fosse stato piovoso, avremmo evitato la discesa di Rochegude a
Prat Claus). La discesa di Rochegude non è stata così difficile come
descritto nella guida, ma era comunque sconnessa, tanto è vero che una francese,
cadendo, si è fratturata le dita di una mano. Nel gruppo di pellegrini francesi di cui fa parte e con i quali abbiamo fatto amicizia, ci sono Manuela e Jean,
sposati; lei è di Rimini, lui è francese figlio di italiani. Vivono nelle
Ardennes, dove fa molto freddo, tanto che alla loro partenza c'era ancora la
neve. Sono tutti molto simpatici. Da Monistrol, salendo verso Saugues
attraversiamo dei boschi bellissimi. Non è difficile vedere aquile o poiane che
ci accompagnano coi loro voli, a volte molto bassi. I prati verdi che avevo
individuato come granturco sono in realtà lenticchie.
Una volta sistemati nel rifugio, abbiamo fatto quattro passi per il paese di Saugues: la torre inglese, la chiesa.
A cena, nel rifugio, siamo stati a tavola con Alain e Martine, francesi di Parigi, con i quali abbiamo parlato di un po' di tutto: politica, viaggi, cammino. Ci ha telefonato Adriano, preoccupato per le cattive previsioni del tempo trasmesse dalla televisione. Lo abbiamo rassicurato che stavamo benissimo e che avevamo un bel tempo.
Siamo già entrati nello spirito del cammino. Sono contento anche se i miei dolori alla gamba cominciano a farsi sentire. Ma... Santiago saprà cosa fare, insieme al "Biondo", sono una potenza!
Gite d'étape Centre d'Accueil La Margeride, rue de la Margeride, tel. 0471776097 - Valutazione: MOLTO BUONO
3 maggio 2006 km. 29,2 ore cammino 7,30 dislivello 450 m.
Sauges – Saint Alban sur Limagnole
Partiamo con un sole che spacca
le pietre. I chilometri da fare sono molti e, anche se può sembrare un
paradosso, siamo contenti di avere tanta strada davanti. Passiamo per boschi
meravigliosi di abeti, faggi, pini.... cose da non credere!
Il primo paese interessante che attraversiamo è Clauzes, dove svetta una torre medievale di avvistamento. Continuiamo per boschi e, arrivati a Col de l'Hospitalet iniziamo la discesa, incontrando sulla destra la chiesetta dedicata a San Rocco e l'antica fontana per i pellegrini. Il sentiero continua costeggiando prati fino al bivio de la Roche, punto d'arrivo dei nostri amici francesi. Noi invece proseguiamo per Saint Alban sur Limagnole, passando per boschi bellissimi, e ci fermiamo all'hotel du Centre, presso il quale abbiamo prenotato (in Francia, purtroppo, occorre sempre prenotare il rifugio dove si vuole dormire, cosa noiosa che ci espone a possibili sgradevoli sorprese come questa). Visitiamo il paese che non offre molto da vedere se non la chiesa con campanile a vela a tre archi, di granito rosa. Decidiamo di cenare per conto nostro e così ci beviamo finalmente del buon vino.
Abbiamo sentito Gianluca. Va tutto bene e ne siamo felici.
Hotel du Centre, rue Grande, 32 - tel. 0466315004 - Valutazione: SCADENTE
4 maggio 2006 km. 15,2 ore cammino 4 dislivello 250 m.
Saint Alban sur
Limagnole – Aumont Aubrac
Oggi è stata una tappa breve, ma ci voleva, sia per riposarci, sia per fare un po' di bucato. Il paesaggio che abbiamo attraversato è strepitoso. Boschi di pino ci hanno accompagnato per tutta la tappa. Arrivati in località Les Estrets, interessante per il suo paesino tutto rimesso a nuovo, lasciando inalterate le strutture architettoniche. Aumont Aubrac, dove sostiamo, è località di villeggiatura per i francesi. Da vedere la chiesa, interessante per alcuni suoi particolari e l'insegna di rame su cui è raffigurata "la bete" protagonista di una leggenda locale.
Una parte del pomeriggio lo dedichiamo all'acquisto di provviste dato che domani non incontreremo niente... solo boschi. A proposito di boschi, mi dimenticavo di dire che i boschi di pino che abbiamo attraversato oggi presentano ancora i segni della tempesta di vento che nel 1999 lo ha devastato, abbattendo migliaia e migliaia di alberi ... pensate se in quel momento ci fossero stati dei pellegrini in cammino!!
La struttura dove siamo alloggiati funziona da gite d'étape e da albergo e, dato che il rifugio era completo, ci hanno offerto un monolocale molto bello, con angolo cottura e visto che c'è la possibilità stasera grande festa: pasta e vino merlot!
Alle 18 siamo andati alla messa, concelebrata dal parroco e da un frate pellegrino dalla grande barba bianca e dalla voce tonante. Abbiamo saputo dopo che nei locali parrocchiali danno ospitalità, mettendo a disposizione dei pellegrini materassi a terra. Sistemazione spartana, ma gratuita: è sempre pieno!
Gite d'étape Le Calypso, tel. 0466429900 - Valutazione: OTTIMO
5 maggio 2006 km. 26,3 ore cammino 7 dislivello 300 m.
Aumont Aubrac - Nasbinals
Il tempo non è dei migliori, ma
non piove, ed è già tanto. Anche oggi attraversiamo altipiani con boschi e
prati,nei quali, qua e là sono sparsi blocchi di pietra enormi, monoliti che
ricordano il dolmen di Obelix!
I sentieri sono ben segnati (sembra da noi). Le case sono particolari, di montagna, con finestre piccole e tetti di ardesia o pietra e sul frontone delle porte enormi lastre di granito. Lungo il sentiero incontriamo i soliti pellegrini degli altri giorni. Per la prima volta si "assaggia" la mota francese che sembra sia di moda da queste parti. I prati sono pieni di tazzette gialle, sembra che un bravo pittore si sia divertito a meravigliarci..... c'è riuscito.
Arriviamo a Nasbinals dall'alto. Possiamo vederlo bene, appare un bel paese, ma il centro di accoglienza lo è un po' meno. Nel paese ci sono tre rifugi, ma la nostra guida non indica gli altri, perciò abbiamo prenotato nel gite comunale, poco accogliente e di dubbia pulizia.
In paese ci hanno detto che l'inverno a Nasbinals è piuttosto rigido. Cade la neve per più di tre metri.
Nel pomeriggio ci incontriamo con Jean Pierre, pellegrino francese di Nantes conosciuto fino dal primo giorno a Le Puy, che oggi si è slogato una caviglia (va sempre molto veloce).
A cena siamo con il gruppo di francesi di Jean e Manuela, ultima sera insieme, visto che per quest'anno domani è il loro ultimo giorno di cammino. La cena è stata ottima, in particolare l'aligot, una specie di fonduta di patate, formaggio e burro fuso, tipica di questa zona.
Sono le 21,30 e per i pellegrini è molto tardi ......
Gite d'étape Centre d'accueil, tel. 0466325042, valutazione: SCADENTE
6 maggio 2006 km. 18 ore cammino 4,30 dislivello 250 m.
Nasbinals – Saint Chely d’Aubrac
Dopo aver fatto una sostanziosa
colazione insieme agli amici francesi, partiamo per la tappa più bella
dell'Aubrac, considerata dall'UNESCO tappa d'interesse europeo. Il paesaggio che
attraversiamo è bellissimo: boschi di faggi, prati immensi con fiori di ogni
tipo, qualche vecchia casa diroccata che nel contesto non stona. Saliamo fino a
1350 m. poi, con una piccola discesa, arriviamo a Aubrac
Il posto ha un fascino particolare, con il suo monastero e il vecchio hospital dei pellegrini. Pensare che da qui sono passati migliaia di pellegrini nell'antichità fa venire i brividi, soprattutto pensando alle difficoltà che avranno incontrato allora: freddo, neve, briganti..... Dopo una visita alla chiesa del monastero, ripartiamo in ripida discesa per un sentiero acciottolato fino ad arrivare a uno strano picco vulcanico chiamato Bevezet. Qui abbiamo assistito, purtroppo, a un fattaccio: un giovane insieme al padre si era avventurato sul picco pieno di sfasciumi e a un tratto è caduto per circa 10 metri facendosi molto male. Martine, la pellegrina francese, aveva già allertato una signora del luogo che ha chiamato il soccorso che poco dopo è arrivato e ha recuperato il ferito con molte difficoltà, dovendosi inerpicare su per il prato. Anche se in Toscana si sarebbe detto "tu sei un bischero", abbiamo avuto un pensiero per il giovane ferito... speriamo che vada tutto per il meglio.
Arriviamo al posto tappa di oggi, St. Chely d'Aubrac, presto. Il rifugio è stato rinnovato da poco ed è molto bello e accogliente. Condividiamo la cameretta con due sorelle francesi, Lidye e Simone di Lione. Lidye ha delle galle ai piedi da far paura.... come faccia a camminare non è dato sapere.
Dopo ricca doccia siamo usciti a fare due passi per il paese, un caratteristico villaggio di montagna con case in pietra ben tenute, ma ha iniziato a piovere e siamo stati costretti a rientrare al rifugio. I gites communals (i rifugi) sono meravigliosi e in alcuni casi dispongono di camerette a 4 letti con bagno e doccia e questo di St. Chely è veramente bello: in camera abbiamo addirittura il termosifone elettrico funzionante che ci permette di asciugare il bucatino giornaliero che, dato il tempo, apprezziamo molto. Il pensiero corre ai rifugi spagnoli con quei cameroni pieni di "roncadores" (russatori), ma per ora godiamoci la Francia.
Abbiamo atteso l'ora di cena facendo il diario e ripensando al cammino già fatto e alle 19,30 siamo andati al ristorante. Ci siamo permessi una cenettina con i fiocchi a base di potage, aligot e porc, il tutto annaffiato da vino locale molto buono.....buonanotte.
Gite d'étape communal - reservation OT tel. 0565442115 valutazione: OTTIMO
7 maggio 2006 km. 24 ore cammino 6 dislivello 270 m.
Saint Chely d’Aubrac - Espalion
Appena alzati guardiamo dalla
finestra: piove governo ladro.... in questi casi ci prepariamo adeguatamente
alla situazione: ghette, coprizaino, poncho... Usciamo dal rifugio e andiamo al
bar per fare colazione, ma con grande sorpresa, il barista ci dice che a St.
Chely la colazione va prenotata la sera precedente: "sono pazzi questi
francesi". Nel negozio di alimentari, oltre al mangiare del giorno, prendiamo
anche un bel pezzo di dolce e al bar del ristorante dove avevamo cenato la sera
prima, mossi a compassione, ci hanno servito due "caffé au lait".
Dopo questo trambusto partiamo che sono le 8. Cade una pioggerella fine, quella che ti bagna fino alle ossa. Attraversiamo il ponte, passando sotto un bel crocero di pietra e ci inerpichiamo in un bosco di faggi e castagni fino a Lestrade, poi il panorama si apre a pascoli fino a Espalion, mèta di oggi.
A Saint-Come d'Olt ci fermiamo a visitare il paese, molto bello, tipo la nostra S.Gimignano, con case torri e chiesa con campanile tutto particolare: il tetto termina a spirale. Approfittiamo di una panchina in legno vicino a una vecchia fonte per mangiare il formaggio e salamino presi la mattina insieme a una lunga "baguette". Il cielo si fa più nero del solito e ripartiamo velocemente. A un bivio si sarebbe dovuto girare nel bosco per sentiero, ma abbiamo preferito la variante per strada, rivelandosi una buona scelta, visto che ha iniziato a piovere a dirotto. Fortuna ha voluto che prima di Espalion si trovasse un riparo; abbiamo atteso che spiovesse e siamo ripartiti. Data l'ora, sapevamo che il rifugio sarebbe stato ancora chiuso, ma la fortuna ha voluto aiutarci ancora, facendoci incontrare per strada l'hospitalera che, gentilmente, ci ha fatto entrare subito. Essendo i primi ci siamo potuti scegliere la camera (4 letti con bagno, doccia e termoarredo solo per noi!) e abbiamo avuto la possibilità di fare con calma tutto quello che il pellegrino fa quando arriva: doccia, bucatino, diario…
Sulla guida avevamo letto che a 1 km. c'era una bella chiesa da visitare, così siamo usciti per andare a vederla ed è stata un'ottima decisione, perché la chiesa è bellissima. Il suo nome è Perse, costruita in gres rosa in purissimo stile romanico. Il cornicione esterno sotto il tetto è pieno di bassorilievi con figure e testine particolari bellissimi. Al suo interno, sui capitelli delle colonne, raffigurazioni cristiane altrettanto belle, sulle volte affreschi ancora ben visibili.
Dopo questo bagno di cultura siamo andati al ristorante con le amiche francesi Lidye e Simone, accompagnate da due pellegrini francesi che non conoscevamo ancora: René (dei Pirenei francesi) e Serge (di Nimes) che in seguito diverranno nostri amici inseparabili per molte tappe del cammino. Un dettaglio culinario: abbiamo mangiato la guancia di maiale.... per me è stata una novità! Tutti a letto .... domani si riparte.
Gite d'étape communal, rue Saint Joseph, 5 tel. 056511030 o 0677585308 valutazione. OTTIMO
8 maggio 2006 km. 28 ore cammino 7,30 dislivello 650 m.
Espalion - Golinhac
Partiamo già con
un'acquerugiola che di lì a poco diventa diluvio. Oggi abbiamo battuto tutti i
records, facendo 7 ore di cammino sotto la pioggia. Unica sosta riparata è stato
un bar a Estaing. I sentieri sono impraticabili, sono dei fiumi di acqua e fango
nei quali è difficile avanzare.
Prima di arrivare a Golinhac, seduto su un ciglio, incontriamo un vecchio che si ripara dalla pioggia con una balla in capo, incurante della pioggia. Giovanna ci scambia quattro chiacchiere. Abbiamo scoperto che ha 94 anni e le sue risposte alle domande della Giovanna erano molto argute ... pensate che bello arrivare a quell'età in quelle condizioni...
Raggiungiamo Golinhac sempre sotto la pioggia e, con gran stupore, arrivati al paese, all'accettazione del rifugio ci dicono che dobbiamo tornare indietro per 1 km. e mezzo perché i nostri posti letto sono all'accueil equestre, da dove eravamo passati 20 minuti prima... Ci tocca andare lì anche se non abbiamo cavalli! Imprecazioni varie, ma con santa pazienza ci riavviamo da dove eravamo venuti. Al rifugio troviamo Serge e René che con grande spirito altruista avevano già acceso il fuoco nel camino e così abbiamo potuto asciugare gli scarponi, mezzi d'acqua. Il vecchio di 94 anni ci ha detto che pioverà tutta la settimana.. speriamo di sbagli!
Per la cena siamo dovuti ritornare in paese, ma visto che pioveva ancora, l'hospitalera ci è venuta a prendere con un furgone, ma dopo la cena, appena passabile, ci siamo dovuti risorbire il solito chilometro e mezzo. Al rifugio abbiamo fatto conoscenza con nuovi pellegrini, una coppia di tedeschi molto simpatici, Wolfgang e Bettina, che incontreremo più volte nelle tappe successive fino a Moissac.
Gite d'étape Le Chalets de Saint Jacques tel. 0565445844 valutazione: SUFFICIENTE
9 maggio 2006 km. 21 ore cammino 6 dislivello 300 m.
Golinhac - Conques
Partiamo che fa freddo, ma non piove. Il cielo è pieno di nuvole, ma il sole ogni tanto fa capolino. Attraversiamo campi di grano e boschetti, ma oggi si fa anche molta strada asfaltata. Il primo paese che incontriamo è Senergues, dominato da un’antica torre-castello. Da qui, in ripida discesa, arriviamo a Conques, meraviglia delle meraviglie. La cattedrale è a dir poco fantastica, con il suo bel timpano e l’interno da mozzafiato. Credo di poter dire che se non si vede non si può descrivere, al di là di ogni possibile aggettivo.
La cittadina, luogo di pellegrinaggio, conserva il suo
aspetto medievale: strette viuzze dal selciato in pietra, case antiche con
facciate ingentilite da intrecci di intelaiature in legno e piene di fiori,
mura di fortificazione e antiche porte di ingresso alla città.
Nel museo annesso alla cattedrale si può ammirare il reliquiario in oro e gemme di Sainte Foy, martire tredicenne del 300, la cui devozione si è così diffusa nel mondo che la città di Santa Fé in Bogotà deve il suo nome a lei.
Il rifugio è nei locali dell’Abbazia, da secoli destinato all’accoglienza dei pellegrini; nella sua semplicità offre tutti i servizi necessari ed è ben tenuto.
Alle 18 andiamo ai vespri, recitati dai monaci premontresi.
La cena comunitaria, preceduta da un breve discorso dell’abate, ci viene servita nell’antico refettorio dai volontari che aiutano i monaci nell’attività di accoglienza. Sono con noi Lidye e Simone.
Dopo cena, su invito dell’abate, partecipiamo alla cerimonia di benedizione dei pellegrini, durante la quale viene letta una preghiera in ogni lingua della nazionalità dei pellegrini presenti. Giovanna ha letto la preghiera in italiano.
Andiamo a riposare con negli occhi l’ immagine dell’abbazia illuminata in una bella notte stellata.
Accueil spirituel de l’Abbaye Sainte Foy tel. 0565698512 Valutazione: BUONO
10 maggio 2006 km. 26 ore cammino 7 dislivello 700 m.
Conques – Livinhac le Haut
Dopo la colazione offerta dai monaci partiamo. Oggi ci
aspetta una bella salita mozzafiato di 700 metri tutti insieme. E’ come se fosse
una scala. Passata la porta antica, attraversiamo il ponte e risaliamo
sull’altro versante, lasciando in basso Conques nella nebbia. In alto il
panorama si apre a 360 gradi in pieno sole
Distese infinite di campi di grano, una sequenza di piccoli paesi e in lontananza una catena montuosa con una cima alta 1780 metri. Prendiamo la variante per Noailhac e, come dice la guida, accorciamo la tappa di circa 2 km. Arrivati alla cosiddetta meridiana verde ritroviamo il GR per Decazevilles che raggiungiamo in discesa per poi risalire alla cappella di S.Rocco (qui S.Rocco va alla grande). Ci rendiamo conto che questa discesa e risalita è inutile, al bivio sarebbe stato meglio prendere a destra restando in quota. Dalla cappella di S.Rocco scendiamo verso Livinhac le Haut, che raggiungiamo insieme a Lidye, Simone, Serge e René che nel frattempo abbiamo incontrato di nuovo.
Il rifugio è stato completamente rinnovato ed offre ogni tipo di servizio, compreso lavatrice e seccatrice. La nostra cameretta è a cinque letti con doccia e lavandini esclusivi.
Facciamo la spesa per domani e scendiamo a cena nella parte bassa del paese (altri chilometri tanto per non perdere l’abitudine di camminare…) con gli amici francesi a cui si è aggiunto Michel, proveniente dalle Hautes Alpes.
Ogni giorno arrivano sul portatile sms, che ci fanno sentire, con piacere, la vicinanza degli amici che ci seguono in questa avventura. Oggi operano la Luana e finalmente arriva la telefonata tanto attesa: è andato tutto bene! Siamo molto contenti.
Gite d’étape communal tel. 0565435923 o 0565641134 valutazione: OTTIMO
11 maggio 2006 km. 26 ore cammino 7 dislivello 400 m.
Livinhac le Haut - Figeac
Partiamo con la nebbia e via via che saliamo tra campi di
grano, pascoli di mucche e cavalli, il cielo si apre. Il tempo si fa splendido,
ma i “dolorini” meno. Una particolarità della zona sono le “cazelles”, ripari
campestri n pietra, a forma circolare, che ricordano i trulli di
Alberobello.
Oggi salutiamo Lidye e Simone che a Figeac finiscono il loro cammino. Ci sistemiamo in un rifugio privato, molto bello e accogliente, che condividiamo soltanto con una coppia di tedeschi, i quali, come le amiche francesi, finiscono qui il loro cammino.
Figeac è una cittadina molto antica, attraversata dal fiume Le Celé. Facciamo un giro turistico e poi ceniamo al rifugio che dispone di angolo cottura ben attrezzato, con tipica terrina francese e pomodori, accompagnati da ottimo vino francese.
Qui abbiamo risolto anche il problema di una pila megalite. Si era semplicemente bruciata la lampadina, e ne avevamo anche il ricambio, ma non lo sapevamo perché era nascosto nel cappuccio della pila. Il negoziante che ci ha fornito il ricambio, ci ha mostrato anche il “nascondiglio” .
Domani ci aspetta una lunga tappa perciò…buonanotte.
Gite d’étape Le Soleilho, rue Prat, 8 tel. 0565346441 Valutazione: OTTIMO
12 maggio 2006 km. 32 ore cammino 8 dislivello 380 m.
Figeac - Cajarc
Salutiamo la coppia di tedeschi. Seguiamo i segnali del GR
65 e facciamo un largo giro sopra Figeac. Dopo 1 ora incrociamo René e Serge che
invece, per uscire dalla città, hanno seguito una ripida strada che viene
direttamente dalla ferrovia. Sono partiti 1 ora dopo di noi e siamo tutti e
quattro allo stesso punto! Chi mette i segnali del GR65 è ben strano!
Anche oggi campi e boschi a perdersi. Piove e siamo costretti a metterci il poncho. Lungo il cammino, in questa zona, sembra di essere in Galizia: anche qui la solita “merdizia”… lasciata dalle mucche.
Per entrare a Cajarc ci ritroviamo nella stessa situazione dell’uscita da Figeac. Seguiamo i segnali del GR 65 che ci fanno fare un largo giro per arrivare al centro della cittadina. Purtroppo non è facile decidere di lasciarli per una ipotetica scorciatoia che riusciamo solo a intuire e, quando si va piedi, ogni errore si paga caro…
Il rifugio è privato, gestita da una signora italiana che vive lì da quando aveva 7 anni (è l’ennesima italiana emigrata in Francia che incontriamo). C’è un bel giardino, ma la sistemazione è un po’ “bizarre”: praticamente siamo nella serra, allestita con letti divisi da piccoli paraventi, angolo cottura e un piccolo bagno con doccia per 12 persone.
Qui abbiamo incontrato un pellegrino belga che fa il cammino con il proprio asino! In seguito abbiamo saputo che l’asino si è ammalato e il pellegrino ha dovuto rinunciare
Nel villaggio c’è una chiesa antica, al cui interno si può vedere una bella statua lignea di San Rocco. Le facciate delle case sono costruite con le tipiche intelaiature di legno e abbellite con molti fiori. A cena siamo stati molto bene in un piccolo bar del centro e abbiamo incrociato Wolfgang e Bettina, i due tedeschi conosciuti a Golinhac.
Gite d’étape Le Pelerins, avenue Lacauhne, 16, tel. 0565406784 Valutazione: SUFFICIENTE
13 maggio 2006 km 33 ore cammino 9 dislivello 350 m.
Cajarc - Vaylats
Iniziamo a camminare alle 6,30, la tappa è lunga e il tempo
non fa presagire niente di buono. La tappa di oggi, nella guida finisce a Varaire, ma noi proseguiamo fino a Vaylats avendo prenotato il posto letto nel
convento delle monache di quel paese.
La tappa è molto bella, se non fosse per il tempo: ha piovuto per 6 ore su 9. Siamo mezzi d’acqua…. (se fosse vino …), e gli scarponi sembrano due barche, tanto che ci siamo dovuti fermare per far uscire l’acqua e strizzare i calzini, dove dal tutto sarà uscito due litri d’acqua.
Tanto per restare in tema, l’unico luogo storico degno di nota sono gli antichi lavatoi di Limogne!
Sul sentiero ci ha passati il solito Michel che, con il suo inconfondibile passo, ci ha facilmente superato come sempre. E’ venuto sul cammino dopo la morte di sua moglie avvenuta ad aprile di questo anno.
Arrivati al convento l’hospitalera ci accompagna nella nostra celletta, tutta per noi…. che meraviglia, possiamo così distendere tutti i panni molli ad asciugare, in una “bella Napoli” da fare invidia ai napoletani stessi. A volte, quello che noi chiamiamo “spirito guida” ci aiuta a superare momenti difficili, come oggi che ci ha fatto avere una cameretta tutta per noi, al posto di una camera con più persone. Quando sei tutto bagnato è più facile gestire la situazione se sei da solo.
La tappa è stata faticosissima, sembrava che Vaylats fosse irraggiungibile, perciò arrivati al rifugio non abbiamo fatto i soliti quattro passi per il paese.
Partecipiamo alla messa nel convento dove le suore, poche e anziane, ci hanno messo tutto il loro impegno per accompagnare la messa con i canti, ma il risultato non è stato dei migliori… delle stecche da fare paura!!
Ceniamo insieme alle suore in un modesto ma bel refettorio, poi presi dalla stanchezza ci fiondiamo nei nostri letti.
Couvent de Vaylats – tel. 0565316351 valutazione: BUONO
14 maggio 2006 km. 26 ore cammino 7,30 dislivello 350 m.
Vaylats- Cahors
Dopo una sostanziosa colazione offerta dalle suore di
Vaylats, che ci procurano anche il cestino per il pranzo, ripartiamo. Finalmente
il tempo è bello. Il percorso di oggi assomiglia a una strada romana, tutta
diritta, immersa in un bel bosco di quercia alternati da campi lavorati.
Sostiamo per il pranzo all’ombra di una quercia e telefoniamo a Cristina, commossa e meravigliata di sentirci. Avevamo voglia di parlarle, c’è un filo che ci unisce, non solo quello di nipote-zii.Mandiamo un messaggio anche a Adriano; domani è il suo primo giorno di cammino da S.Jean Pie de Port verso Roncisvalle, buon cammino.
Entriamo a Cahors con un caldo infernale, 30 gradi, dopo una ripidissima discesa su strada asfaltata che mette a dura prova i ginocchi di Giovanna. All’ingresso della città c’è un centro di accoglienza pellegrini dove ci dicono che siamo i primi italiani che passano da due anni a questa parte. Chiediamo indicazioni per raggiungere il nostro rifugio, ma purtroppo l’addetto all’accoglienza ci manda all’Auberge de la Jeunesse anziché al nostro, perciò ci sorbiamo altra strada in più.
L’hospitalera, molto formale, ci dà tutte le istruzioni e ci assegna una camera da 4 ma è solo per noi. Che bellezza! Ci sistemiamo e possiamo andare a visitare la città che, comunque, non ci entusiasma, perché nonostante la sua posizione circondata dal fiume Lot, alcune bellezze come le vetrate della cattedrale e il ponte di Valentré, vera attrattiva del luogo, non è tenuta come si dovrebbe tenere una città d’arte.
Per strada ci ritroviamo con i soliti pellegrini: il professore incontrato a Cajarc, Speedy Gonzales (Claude) e al canto di “O sole mio!!” (il suo modo di chiamarci finché non ha saputo il nostro nome) Wolfgang e Bettina.
Giriamo alla ricerca di un posto per mangiare, perché è domenica e in Francia è tutto chiuso e alla fine troviamo un ristorante vicino al nostro rifugio. Poi andiamo dritti a riposare…la stanchezza si fa sentire!
Gite d’ètape Foyer des Jeunes en Quercy, rue Fondue-Haute, 129 – tel. 0565352932 valutazione:BUONO
15 maggio 2006 km. 23 ore cammino 6 dislivello 320 m.
Cahors - Lascabanes
Lasciamo Cahors passando dal Ponte di Valentré e iniziamo subito con una ripida salita che fa il paio con la ripidissima discesa di ieri. In alto il sentiero si addolcisce … si fa per dire, perché tutti i santi giorni è un saliscendi continuo. Campi coltivati a grano e campi pieni di pietre, credo che sia un nuovo modo per coltivare qualcosa che non ho capito, forse piante per il tartufo?! Questa zona è rinomata anche per il paté di foie gras, in poche parole quel troiaio ottenuto dalle oche ingozzate a forza che in gran numero razzolano nei vari allevamenti che incontriamo!!
Arriviamo al rifugio di Lascabanes sotto il sole cocente, ma
felici per la telefonata che Luana ci ha fatto di persona con la sua voce di
sempre e ne siamo molto rallegrati. Quanto è grande l’amicizia che ci lega a lei
e Sandro!
Il rifugio è molto bello con camerette da 2 o 4 letti. A noi è toccata da 4 e la condividiamo con due tedesche, così ci era stato detto, ma in realtà sono due sorelle italiane di Merano.
Ricca doccia, diario e ci riposiamo un po’. Il giro del paese è veloce: 6 case e la chiesa, ma il prato intorno al rifugio, addossato alla chiesa è molto rilassante.
Contrariamente alle città, nei paesi piccoli ce la godiamo e rilassiamo di più.
Un pensiero va a Gianluca, sono felice per l’impegno che ci mette a stare da solo per due mesi. Questo è anche il suo “cammino”.
Oggi ci siamo ricompattati con Serge e René e con Wolfgang e Bettina.
Alle 18 siamo andati in chiesa, dove un prete giovane e un po’ impacciato, anche lui pellegrino che ha deciso di stabilirsi a Lascabanes per dedicarsi all’accoglienza dei pellegrini, ci ha proposto la lavanda dei piedi; tutti i pellegrini presenti hanno partecipato al rito. Alla fine ci ha chiesto di scrivere su un libro il nome e la nazionalità di modo ché per una settimana ci ricorderà nella celebrazione giornaliera.
La cena è stata comunitaria ed è stata buonissima, preparata dalle due ospitalere.
Gite d’ètape de Lascabanes tel. 0565314912 valutazione: OTTIMO
16 maggio 2006 km. 22,8 ore cammino 6 dislivello 250 m.
Lascabanes - Lauzerte
Ci alziamo con il tempo bello, ma dopo circa un’ora di
cammino, tuoni e fulmini e un cielo nero come la pece ci avvertono che dobbiamo
prepararci al peggio. Ecco l’acqua, ma rispetto a come si era messo ci è andata
bene, forse eravamo al limite della bufera.
Oggi per l’ennesima volta la mota, questa volta di creta bianca, l’ha fatta da padrona, attaccandosi ai nostri scarponi e formando uno zoccolo impossibile da togliere, anche se qualche masso appuntito ci aiuta alla bisogna.
Dal tracciato del GR65 abbiamo capito che in Francia il cammino non deve essere ben visto. Infatti, nei punti dove i campi confinano con il tracciato, a volte troviamo dei passaggi impossibili, dovuti al fatto che siamo costretti ad aggirare la proprietà.
Per raggiungere il rifugio comunale oltre a sopportare il gran caldo dobbiamo anche superare una forte salita, perché Lauzerte è arrampicata su un colle e il rifugio è nella parte alta del paese, “un de plus beau village de la France”, dice la guida, ma qui è una miseria!!
Non solo, ma arrivati al rifugio, dobbiamo risalire alla piazza presso l’Ufficio del Turismo per regolarizzare il soggiorno! E ancora, per visitare il villaggio e fare la spesa ci facciamo un bel su e giù per le viuzze che ci spezza le gambe!
Andiamo poi alla posta per spedire a casa ciò che non ci serve più, maglioni pesanti, calzamaglia, cappelli di lana. Io ho alleggerito lo zaino di 1 chilo e mezzo, Giovanna di 1 chilo! Che sollievo per domani, avere meno peso. Spero anche che mi aiuti per il dolore alla gamba, che tutti i santi giorni si fa sentire con insistenza.
La cena ce la siamo fatta da noi presso il rifugio: una bella pastasciutta al dente, altro che le paste scotte e scondite che i francesi servono con insalata e carne!!
Gite d’ètape communal, reservation OT tel. 0563946194 valutazione: SUFFICIENTE
17 maggio 2006 km. 26,5 ore cammino 7 dislivello 350 m.
Lauzerte - Moissac
Già dalla mattina fa caldo, sembra di essere in Spagna. La
fatica di continui saliscendi e deviazioni per non seguire la strada asfaltata
ci sfiniscono. A volte non comprendiamo cosa vogliono fare con il GR65, è
pazzesco: si fanno dei giri tortuosi di molti chilometri su sentiero, mentre
per strada asfaltata ne basterebbe la metà.
Lungo il cammino, oltre al grano e le vigne, qui troviamo anche dei ciliegi carichi di ciliegie mature, a portata del pellegrino; che si vuole di più!
Arriviamo sfiniti al rifugio del Carmelo (ma non è più convento) di Moissac. E’ nella parte alta della città e, come se non bastasse, c’è una bella rampa di scale da salire prima di giungere all’ingresso. L’accoglienza dei volontari però è molto calorosa e il rifugio è molto bello, con un piacevole giardino interno al chiostro.
La cameretta è da 4 e i servizi sono ottimi.
Dopo il rito giornaliero del pellegrino, scendiamo a visitare la cattedrale ornata da un timpano che ci colpisce per le curiose posizioni dei 24 cavalieri dell’Apocalisse: uno in particolare sta seduto con le gambe accavallate! Il chiostro è ancora più stupefacente: 74 colonne con i capitelli scolpiti ognuno in modo diverso, raffiguranti scene del Nuovo e Antico Testamento.
Al rifugio Giovanna inventa, per la cena, una pastasciutta all’italiana. Anna e Rosa, le due sorelle di Merano conosciute a Lascabanes portano le loro cose e si aggiungono Serge e René che procurano del buon vino francese. Una vera cena pellegrina, improvvisata e partecipata da tutti. Sono queste le piccole cose che fanno il “cammino”.
Sono disfatto, mi duole tutto, vado a letto…buonanotte.
Gite d’ètape Centre International d’accueil e de sejour Le Carmel, sente du Calvaire, 5, tel. 0563322887 valutazione: OTTIMO
18 maggio 2006 km. 27 (variante del canale) ore cammino 6,30 dislivello 250 m.
Moissac – Saint Antoine
Iniziamo il cammino con Serge e René e decidiamo di fare la
variante lungo il canale della Garonna anziché seguire la parte alta di
montagna.
E’ stata una buona scelta, perché il canale, con le sue chiuse e il viale alberato, ci ha permesso di fare meno fatica.
Per mangiare oggi è stata magrina, solo avanzi di salamino, qualche biscotto e acqua.
Per tutta la giornata abbiamo camminato sia sotto nubi naturali che sotto quelle del vapore della centrale nucleare emanate dalle sue bocche di cemento.
La gamba, anzi le gambe, mi fanno sempre male. Questa cosa mi innervosisce un po’, ma poi mi passa.
In località Auvillar ammiriamo una bella piazza con al centro una costruzione circolare coperta con colonne, adibita nel passato al mercato di cereali, tanto che al suo interno ci sono le scritte in alto, grano, miglio, granturco….
L’unico gite d’étape di St. Antoine non è molto bello. E’ una casa rurale di proprietà di una signora che appare molto attaccata ai soldi: si infila velocemente il denaro nella tasca del grembiule con una certa aria da megera. Siamo in dodici in una camera con i letti molto ravvicinati e con una sola piccola finestra. I servizi però sono abbastanza decenti.
Via via che proseguiamo nel cammino ci lasciamo con i pellegrini conosciuti. Stamani è stata la volta di Wolfgang e Bettina che a Moissac hanno finito il loro cammino. Peccato che non ci siamo scambiati gli indirizzi, ma anche questa è una cosa che sul cammino succede,non si sa perché, ma capita.
La cena è disponibile presso l’unico bar-ristorante, perciò siamo a tavola insieme a tutti gli altri pellegrini.
Gite d’ètape de St. Antoine tel. 0562286427 valutazione: SUFFICIENTE
19 maggio 2006 km.24,8 ore cammino 6,30 dislivello 350 m.
Saint Antoine - Lectoure
La tappa di oggi si snoda come sempre fra campi di grano e
prati, senza niente di particolare da raccontare, salvo i due centri medievali
di Miradoux e di Castel Arrouy, ancora ben conservati, e che interrompono il
panorama campestre.
Devo dire, invece, che il Convento della Providence di Lectoure, dove ci sistemiamo, è gestito da suore molto gentili, che ci offrono volentieri ospitalità nella loro struttura semplice, ma accogliente, con un bel giardino al suo interno e una piccola cucinetta dove possiamo farci la nostra cenetta.
La città di Lectoure è dominata dalla torre campanaria, alta e squadrata, della cattedrale di St. Gervais, ed è affacciata sulla valle che possiamo ammirare dal giardino a terrazza dove sostiamo piacevolmente.
Ci ritroviamo, poi, con Serge e René per una bevuta di birra insieme.
Dopo cena ci riposiamo veramente bene nel silenzio del convento, dove siamo gli unici ospiti e questa è proprio una “providence”!
Couvent La Providence, rue Gambetta, 14, tel. 0562685500 valutazione: BUONO
20 maggio 2006 km. 19 (variante La Romieu) ore cammino 5 dislivello 320 m.
Lectoure – La Romieu
Oggi, oltre il grano, nei campi vediamo coltivazione di
piselli e melanzane. Con questo caldo ci siamo imposti di bere molto, tanto che
mi sembra di avere dei ranocchi in pancia. Pensare che a me l’acqua non mi piace
tanto, e chi mi conosce lo sa!
Arriviamo al gite d’étape della Romieu, ma dobbiamo aspettare l’orario di apertura. L’ospitalera abita vicino e ci accoglie molto gentilmente, ma il rifugio è veramente pietoso: al primo piano un’unica stanza che fa da cucina e nascosti dietro grandi tende i letti; accanto al piano cottura, udite,udite, ci sono i due unici lavandini e ai due angoli della cucina un wc e una doccia!!
La Romieu è un borgo medievale sorto intorno alla collegiata, detta La Lumières, molto bella ma che necessiterebbe di grandi lavori di restauro. Arrivando la si vede, possente nella sua mole e allo stesso tempo elegante, elevarsi sulle piccole case del paese.
L’interno è austero e nella sacrestia si possono vedere pitture esoteriche. Le due torri si possono salire per strette scale a chiocciola che accedono ad alcune sale intermedie. Una di queste era in antichità adibita a biblioteca, l’altra era la sala capitolare. Tutto questo mi ha fatto pensare al libro “in nome della rosa”. Il chiostro doveva essere bello: su tre o quattro colonne sono stati restaurati i capitelli rendendo bene evidente come doveva essere in origine.
Ceniamo al rifugio con grande pasta all’italiana e Giovanna viene circondata dalle altre pellegrine che vogliono sapere i segreti della cottura e del sugo.
Gite d’ètape communal, rue Surmain tel. 0562288545 valutazione: PESSIMO
21 maggio 2006 km. 13 ore cammino 5 dislivello 320 m.
La Romieu – Escoubet (Eauze)
Dato che non siamo al top e che la variante de La Romieu ha
aggiunto non pochi chilometri al nostro itinerario, decidiamo di recuperare un
po’, perciò ci facciamo portare fino a Montreal dal Transbagages e riprendiamo
a camminare da lì.
Attraversiamo una zona piena di vigneti dell’Armagnac e gli occhi mi brillano … ma purtroppo vado ad acqua. I filari delle viti formano dei disegni geometrici molto piacevoli da vedere.
Questa è anche la regione della Guascogna, dove è nato il famoso moschettiere D’Artagnan, il cui paese natale è a pochi chilometri dal nostro percorso, ma farli a piedi diventerebbe un’eternità.
Decidiamo di fermarci un po’ prima di Eauze, in località Escoubet, che raggiungiamo dopo aver percorso un sentiero tutto dritto che si snoda sul tracciato di una vecchia linea ferroviaria.
La scelta è stata saggia: il rifugio è una grande casa rurale isolata, con un bel parco tutto intorno, dove già tanti pellegrini sono a prendere il sole, tra i quali Claude, lo Speedy Gonzales francese, sempre in testa al gruppo del giorno.
La nostra camera benché da 4 posti è solo per noi e si affaccia, come molte altre, su un lungo balcone in legno, dove è piacevole rilassarsi e scrivere il diario.
A cena, nel ristorante della casa rurale, facciamo conoscenza con altri pellegrini: Ughette e Hubert e due coppie bretoni che incontreremo molte volte nei giorni successivi. Ai tavoli accanto a quello dei pellegrini c’è una classe di adolescenti con i loro professori che hanno vinto la coppa di una gara di modellini automobilistici molto famosa in Francia: vince chi riesce a far fare più chilometri al proprio modellino con un solo litro di benzina. I ragazzi sono molto contenti e anche molto ben educati.
Quanti incontri sul cammino!
Centre d’hebergement et gite d’étape “Le Domaine du possibile”, tel. 0562099303 valutazione: BUONO
22 maggio 2006 km. 24 ore cammino 6 dislivello 100 m.
Escoubet - Nogaro
Da Escoubet riprendiamo per quattro chilometri il sentiero sulla vecchia ferrovia, dritto come un fuso e coperto da folto bosco di alberi,
che percorriamo per un’ora fino a giungere a Eauze, passando per un’orribile
zona industriale.
Attraversiamo il più velocemente possibile il centro abitato, per rientrare nella quiete delle vigne e dei campi di grano, che ci accompagnano fino a Nogaro, dove concludiamo la tappa di oggi. Lungo il cammino ritroviamo Elisabetta, francese incontrata per la prima volta a Conques, che abbiamo soprannominato la pazzerella, perché è una donna vivacissima, secca come un chiodo, che, da vera pellegrina, non prenota mai il posto letto e che va come un treno nonostante uno zaino di oltre 15 kg.! Ci racconta che ieri sera ha dormito nell’orto di una signora incontrata casualmente per Eauze e a cui si è rivolta. Per entrambe è stata una esperienza nuova: per Elisabetta dormire all’aperto, per la donna ospitare una sconosciuta.
Il rifugio di Nogaro è nuovo, ben attrezzato, un po’ fuori dal centro abitato, ma vicino al famoso circuito di F1 Gran Premio di Francia. Dispone anche di camere doppie, ma sono già tutte occupate e quindi prendiamo posto nel dormitorio che curiosamente è a forma circolare e i letti sono tutti disposti in cerchio. Ci sono anche Serge e René e Brigitte, una donna svizzera che viene a piedi da casa sua, dal Lago di Costanza, e che avevamo incontrato per la prima volta a St. Antoine.
Il gestore del rifugio ci indica una scorciatoia per la tappa di domani. René ci assicura di avere capito bene, perciò sia noi che Brigitte decidiamo che domani mattina partiremo con Serge e René per accorciare un po’ di chilometri.
A cena con i due amici francesi, rivediamo Claude, Speedy Gonzales e Stephanie, incontrata per la prima volta a St. Antoine, oltre a Jules e un suo amico, incrociati più volte che hanno i piedi rovinati da galle e tendiniti, tanto è vero che si fermeranno un giorno a Nogaro per recuperare.
Sul cammino quasi tutti i pellegrini hanno seri problemi ai piedi, noi per fortuna da questo punto di vista andiamo alla grande, grazie ai nostri calzini di merinos, cari ma efficientissimi.
Andiamo a letto contenti, pensando che domani faremo meno chilometri!
Gite d’étape communal,, avenue des Sports tel. 0562690615 valutazione: OTTIMO
23 maggio 2006 km. 33 ore cammino 9 dislivello m. 180 m.
Nogaro – Aire sur l’Adour
Ci alziamo presto e, seguendo le indicazioni di René ci
avviamo sulla strada asfaltata, molto trafficata, ma dopo un po’ Serge comincia
ad avere dei dubbi: è più di mezz’ora che si cammina e non si trova il bivio
atteso. Giovanna ferma un’automobile e il guidatore ci conferma che stiamo
andando nella direzione opposta! Insomma, volendola accorciare, fra anda e
rianda, abbiamo allungato la tappa di ben 4 chilometri!!
E’ inutile, è bene sempre seguire i segni del GR, altrimenti è un casino! Il percorso è quasi tutto su strada asfaltata e la pianta dei piedi brucia e fa male. Camminiamo tutto il giorno con Serge e René, mentre Brigitte, ci lascia allungando il passo. A pochi chilometri da Aire sur l’Adour, altra scelta infelice: di nuovo anziché seguire il sentiero che si perde in giri tortuosi nella campagna, decidiamo di prendere la statale che va dritta a Aire sur l’Adour. La percorriamo per più di due chilometri a rischio della vita per il traffico intensissimo di camions pesanti su un ciglio erboso a rischio di slogatura caviglia! Errare è umano, ma perseverare è diabolico! Alla fine tutto questo ci ha fatto risparmiare solo un quarto d’ora!!
Noi ci sistemiamo al rifugio gestito da un pellegrino, Jean Michel. Di fatto è la sua casa che ha trasformato in un accogliente rifugio, curando ogni particolare, senza però venir meno alla semplicità e all’ essenzialità proprie del cammino.
Prima di cena andiamo a visitare la chiesa di Sainte Quitterie, molto particolare e soprattutto, dopo una giornata come questa, in cima a una salita che non finisce più! Siamo proprio pazzi, però ne valeva la pena!
A cena ci ritroviamo da “Chez Regine”, il ristorante dei pellegrini, con René, Serge e Claude, lo speedy Gonzales che ora abbiamo soprannominato “i’ tutti” visto che sa sempre tutto e arrivando per primo alla tappa del giorno ci aspetta per indicarci ogni volta dov’è il rifugio, di dove è meglio passare per la tappa del giorno dopo, ecc.
Poi, sopraffatti dalla stanchezza, si va a nanna…
Gite d’étape Maison des Pelerins, place du commerci, tel. 0558716807 valutazione: BUONO
24 maggio 2006 km. 33 ore cammino 8,30 dislivello m. 300
Aire sur l’Adour – Arzacq Arraziguet
Anche oggi molto asfalto, tappa molto faticosa, ma piacevole.
Attraversiamo ancora campi di granturco e pascoli con mucche e cavalli. Per la
prima volta, abbiamo visto la coltivazione degli asparagi e gruppi di operai che
li raccoglievano. Fanno bene a farli pagare cari è proprio un lavoraccio.
Dopo molte pianure, abbiamo rivisto le colline, perché ci avviciniamo ai Pirenei. Giovanna va come un treno e a volte mette in difficoltà la mia gamba.
Le cose particolari di oggi sono state la chiesetta di Sensacq, isolata nel verde e la chiesa di Pimbo, dove nei secoli passati gli inglesi ne hanno fatto una chiesa-fortezza.
Lungo strada abbiamo incontrato per la prima volta Pedro, lo spagnolo; anche lui diventerà famoso tra i pellegrini perché come noi siamo gli unici italiani, lui è l’unico spagnolo sul cammino francese. E’ piccolo e veloce come un treno. Ci capiamo molto bene perché il catalano assomiglia all’italiano. E’ simpatico e parliamo di molte cose interessanti, fino a che lo lasciamo andare, perché non riusciamo a reggere il suo ritmo.
Arriviamo nella piazza principale di Arzacq-Arraziguet e ci sembra di essere a Greve in Chianti: è solo più grande.
Il rifugio è molto grande e le camere hanno il nome delle varie nazioni, noi siamo in “Svezia” e soprattutto siamo solo noi due! Così potremo dormire senza i soliti “roncadores”.
Facciamo un breve giro per il paese: ci sarebbe stato da visitare anche un antico lavatoio, ma è troppo lontano e in basso sul lago, perciò lasciamo perdere: di chilometri ne abbiamo fatti abbastanza fra ieri e oggi!
Oggi abbiamo un problema: non riusciamo a prelevare denaro dal bancomat, speriamo in bene per domani.
Ceniamo al rifugio insieme a tutti gli amici e ci facciamo un sacco di risate a proposito delle solite paste scotte alla francese. Poi, presto presto a letto.
Gite d’étape Centre d’accueil communal tel. 0559044141 valutazione: BUONO
25 maggio 2006 km. 32 ore cammino 8,30 dislivello m. 450
Arzacq Arraziguet – Arthez de Bearn
Giornata più bella per il mio compleanno non potevo desiderarla… con Giovanna sul cammino per compiere il sessantesimo compleanno. La natura ha fatto il resto, sì, perché, per la prima volta, dall’alto delle colline che abbiamo attraversato, ricche di boschi, abbiamo visto le mitiche montagne dei Pirenei sullo sfondo, ancora piene di neve.
Gli amici mi hanno mandato molti sms di auguri, anche Renzo e
Paola che sono già sul cammino di Somport in Spagna. Cosa dire sono felice, ma
ancora non è finita.
Arrivati ad Arthez de Bearn, al piccolo ma piacevole rifugio, Claude “i’ tutti”, mi fa una splendida sorpresa: una torta con su gli auguri di buon compleanno. Per averla ha dovuto corrompere mezzo paese, perché è domenica e in Francia la domenica è tutto chiuso.
Festeggiamo insieme a Claude, Serge e René, ormai soprannominati il gatto e la volpe… sono commosso per il pensiero e la gentilezza, come solo sul cammino ti può capitare di ricevere.
Andiamo poi tutti insieme a brindare con vino locale bianco molto buono all’unico bar, insieme al figlio di Claude che con la famigliola, moglie e due splendide bambine, sono venuti a trovarlo sul cammino. Questo ci fa riflettere che, benché a noi pellegrini ci sembra di essere fuori dal mondo, in realtà con l’automobile tutti ci possono raggiungere!!
A cena proseguiamo i festeggiamenti. C’è un unico ristorante e l’hospitalera ha prenotato lì per tutti i pellegrini, così siamo tutti insieme in un’atmosfera molto allegra e piacevole, come se fossimo tutti amici di vecchia data, tant’è che una coppia di tedeschi che si aggiunge alla tavola (pellegrini in bicicletta) e che ci incontra per la prima volta, domanda a Brigitte se siamo un unico gruppo e si stupiscono nel sentire che invece ognuno fa il proprio cammino.
Abbiamo mangiato molto bene e il prezzo è davvero per pellegrini: euro 10. Comunque in Francia, pellegrini o no, puoi mangiare con al massimo 15 euro, ma mangiare, altro che in Italia!
Ma il regalo più grande l’ho ricevuto con la telefonata più attesa, quella di mio figlio Gianluca, che mi fa gli auguri a me più cari.
Basta, oggi troppe emozioni… buonanotte!
Gite d’étape La maison des pelerins tel. 0559677052 valutazione: OTTIMO
26 maggio 2006 km. 33 ore cammino 9 dislivello m. 410
Arthez de Bearn - Navarrenx
Il cielo è nuvoloso, l’umidità sicuramente supera il 70%.
Prima di partire c’è il saluto dei nostri amici Serge e René che oggi finiscono
il cammino. René forse ritornerà sul cammino spagnolo dopo alcuni giorni di
sosta a casa sua nei Pirenei. L’addio è sempre una brutta cosa, dopo aver fatto
vita comunitaria per tanti giorni, ma il pellegrino deve saper superare anche
questo, pensando che, fino a quel momento, è stata una cosa buona e che servirà
a tutti per crescere.
Da oggi però sarà una cosa diversa, riprendiamo il cammino da soli, arricchiti dagli incontri fatti e alla fine anche contenti di ritrovare la nostra dimensione di coppia, che è il modo principale in cui quest’anno vogliamo fare il cammino, pur accogliendo volentieri le sorprese e gli incontri che ancora si presenteranno.
La giornata è infernale: su e giù, “mangia e bevi” continui ci sfiniscono e poi il “goudron (l’asfalto) che da tre giorni ci perseguita ha finito i nostri piedi e anche la nostra pazienza…
In parte siamo ricompensati dalla bellezza dell’abbazia di Sauvelade, antico luogo di accoglienza dei pellegrini, presso la quale sostiamo per il pranzo e dove incontriamo di nuovo le due coppie di bretoni conosciuti a Escoubet, i quali quest’anno arriveranno fino a Burgos. Come molti francesi fanno il cammino a pezzi anno dopo anno, riprendendolo da dove si sono fermati l’anno precedente e così via.
Decisamente, però, quest’ultima parte francese non ci dà molte emozioni se non quella di sapere che fra tre giorni arriveremo a Saint Jean Pied de Port con la sua mitica tappa pireanaica verso la Spagna, verso Roncisvalle.
Arriviamo a Navarrenx, città fortificata con mura costruite, pensate un po’, da un italiano su modello di Lucca. Il rifugio è al secondo piano di un vecchio stabile, ma l’interno è tutto nuovo con camere a quattro letti, bei servizi e una bella cucina.
Vediamo che nella nostra camera c’è già Brigitte, la svizzera che viene da Costanza e sul quarto letto lo zaino di un altro pellegrino/a. Chi sarà? Lo scopriremo stasera…
Facciamo un giro turistico per la cittadina e poi ceniamo con Brigitte: è fuori casa dal 19 marzo, ma non ha nessuna nostalgia; appare una donna molto sicura di sé e del resto il fatto che cammini da sola e da tanto tempo ne è la dimostrazione.
Torniamo al rifugio per andare a dormire, ma la notte sarà dura: nel quarto letto c’è una pellegrina che non appena si butta giù resta nella stessa posizione per tutta la notte russando in maniera infernale. Nonostante i miei ripetuti calci al suo letto per cercare di farla smuovere, non fa una piega. I tappi negli orecchi sono inutili, dormire è un miraggio!! Mai trovato un “roncador” così!!
Gite d’étape communal tel. 0559660267 valutazione: OTTIMO
27 maggio 2006 km. 19 ore cammino 4,45 dislivello m. 250
Navarrenx - Aroue
Dopo aver atteso l’apertura della boulangerie (fornaio),
facciamo colazione nella bella cucina del rifugio e poi ripartiamo.
Oggi la tappa, finalmente, è molto breve, quindi possiamo andare “piano piano”… Usciti dalla porta di St. Antoine, attraversiamo il fiume e risaliamo dall’altra parte incontrando piccoli agglomerati con case molto belle, ricche di fiori.
Attraversiamo bellissimi boschi di querce e prati coltivati a fieno. La zona è collinare e anche oggi riusciamo a intravedere i Pirenei. Piccola scena rustica: mentre passiamo in un piccolo agglomerato vediamo venirci incontro un contadino, preceduto dalla sua mucca e il vitellino, che ci grida qualcosa e Giovanna capisce che chiede di impedire alle bestie di avanzare perché hanno sbagliato direzione, così si dà da fare agitando i suoi bastoncini e gridando sciò, sciò!, un cinema!! Comunque raggiunge lo scopo e il contadino ringrazia.
Siamo entrati nei Paesi baschi francesi, e la sensazione è che le persone siano più gentili. Piccoli segni: sulle strade asfaltate le auto si scostano da noi senza farci il cosiddetto “pelo” e le persone ci salutano per prime.
Per la strada abbiamo incontrato, strano ma vero, Claude che in genere è sempre molto più avanti di noi. Si è fermato a una casa rural, mentre noi abbiamo proseguito fino al gite communal di Aroue. Fa molto caldo, il rifugio non è un granché però c’è tutto quello che serve e per il pellegrino è tutto. Su un cartello nel rifugio c’è scritto: “il turista pretende, il pellegrino ringrazia”. E’ proprio vero, condivido.
Finalmente ci riposiamo una mezza giornata… si fa per dire: bucato, diario… e andiamo con Brigitte e Cristiane, un’altra svizzera che cammina da sola e intravista nei giorni precedenti, a visitare la chiesa, l’unica cosa da vedere qui ad Aroue, dove non c’è assolutamente niente se non tre case e il rifugio. La chiesa è chiusa, ma un cartello ci avverte che la chiave è dietro il pilastro di ingresso all’annesso cimitero, così entriamo e possiamo ammirare i bassorilievi antichissimi che si trovano sui capitelli di alcune colonne e sul frontone della porta di accesso alla sacrestia. Piccoli tesori, in luoghi sperduti!
Abbiamo rivisto, dopo tanti giorni, Elisabetta, la pazzerella; è qui da due giorni ma dorme dal Sindaco che mette a disposizione dei pellegrini la propria casa, quando il rifugio è pieno. Ha intenzione di arrivare domani a St. Jean Pied de Port, è una scheggia farà due tappe in una!
Con tutti i pellegrini presenti nel rifugio andiamo a cena a tre chilometri di distanza, ma non crediate che si sia stati così eroici da andarci a piedi… il sindaco di Aroue, che ha molto a cuore i pellegrini e il proprietario del ristorante hanno fatto la spola con l’auto, all’andata e al ritorno. E “il pellegrino ringrazia”.
A tarda sera è arrivata al rifugio la roncadora di Navarrenx e con Brigitte ci siamo messi le mani nei capelli. Stanotte sarà di nuovo buriana!!
Gite d’étape communal tel. 0559659554 valutazione: SUFFICIENTE
28 maggio 2006 km. 23 ore cammino 6 dislivello m. 550
Aroue - Ostabat
Partiamo alle 6,15 perché qualcuno ci ha detto che oggi farà
molto caldo. Sacrosanta verità, il caldo umido ci sfinisce,
meno male che ci
siamo abituati, ma il pensiero va alla doccia che ci aspetta al rifugio. Una caligine umida non ci fa apprezzare il panorama che, per quel poco che si vede, è
bellissimo, sembra di essere in Svizzera. Pascoli di mucche e di capre fanno da
protagoniste. Lungo il percorso abbiamo visto due cose importanti: una la stele
di Gibraltar, dove confluiscono i tre cammini francesi diretti a Santiago,
che da qui diventano uno solo; l’altra è la cappelletta di Soyarza, antico luogo
di sosta e di riparo per i pellegrini e da dove si sarebbe potuto, in caso di
bel tempo, ammirare i Pirenei. Da qui scendiamo per una strada bianca fino a
Ostabat, méta di oggi.
Al café Ametzanea ci accoglie l’hospitalera che ci accompagna al primo piano della casa accanto, un’antica abitazione basca, che poi scopriremo essere la sua abitazione, tutta con dei bellissimi pavimenti in legno dove c’è la nostra camera, semplice, ma molto bella.
Visitando il paese notiamo una delle caratteristiche di qua: portali in pietra con incise scritte in basco e latino, spesso, per quel che si può capire, di tipo augurale o di benedizione. Qui l’accento francese si perde e subentra una lingua diversa, il dialetto basco che non mi dispiace, anzi lo preferisco alle sdolcinature francesi.
Ceniamo al nostro Cafè, con Brigitte, Claude e Cristiane, un pellegrino irlandese e altri pellegrini francesi. Il proprietario ci serve dei piatti locali molto buoni, accompagnati da un buon vino e per dessert il formaggio di pecora di Ostabat, un formaggio Doc veramente speciale.
Prima di andare a dormire salutiamo Brigitte che domani partirà presto e non sappiamo se ci rivedremo a St. Jean Pied de Port.
Chambres chez Cafè Ametzanea, tel. 0559378156 o 0559378503 valutazione: OTTIMO
29 maggio 2006 km. 22 ore cammino 6 dislivello m. 200
Ostabat – Saint Jean Pied de Port
Partiamo con un tempo non molto bello. La voglia di arrivare
a St.Jean Pied de Port è tanta che in meno di 6 ore la raggiungiamo come
schegge. Mai, però, come Claude che è arrivato in 5 ore.
Il nostro rifugio è molto bello, gestito da una coppia di olandesi, che hanno fatto il cammino e che per 6 mesi l’anno aprono la loro casa ai pellegrini, accogliendoli con un largo sorriso e una fumante tazza di thé. L’interno è curatissimo in ogni dettaglio e pieno di atmosfera. Troviamo sul nostro cuscino un bigliettino con il nostro nome e due caramelline, segno di attenzione e di un caloroso benvenuto. Che piacere sentirsi accolti!
Dopo i gesti consueti, doccia, bucatino, ecc. parliamo con un pellegrino francese, il quale ha passato l’Aubrac 3 giorni dopo di noi e ci mostra le foto con la neve! A conferma che l’Aubrac è un passaggio a volte molto difficile, A noi per fortuna è andata bene: sole e fiori…
Usciamo per girellare tra le viuzze di St. Jean Pied de Port, che peraltro avevo già visto nel 2001 e passiamo dalla posta a spedire a casa la guida francese che ormai è un peso inutile. All’ufficio di accoglienza per i pellegrini ci procuriamo una lista aggiornata delle tappe del cammino spagnolo con indicato i servizi che in ciascuno potremo trovare, cosa che si rivelerà molto preziosa.
La cittadina è piena di turisti e di nuovi pellegrini freschi freschi, arrivati con il trenino da Bayonne per iniziare il loro cammino da qui. I “novellini” si riconoscono bene, perché hanno un’espressione del viso tra lo smarrito e la paura di ciò che li aspetta. Inoltre i loro indumenti hanno ancora le pieghe della stiratura e gli scarponi sono ancora puliti. Alcuni addirittura nuovi!!! Non sanno cosa significherà!
Ritroviamo Brigitte e con lei ci salutiamo. Ha deciso che resterà un altro giorno a St. Jean prima di iniziare il cammino spagnolo; comincia già a voler rallentare l’arrivo a Santiago per rimandare il ritorno a casa….La cena nel rifugio con Claude e Cristiane e altri nuovi pellegrini, preparata da Uberta e Arno, i proprietari, è stata buonissima, abbondante e molto curata e, nota particolare, preceduta da un minuto di silenzio. Si vede che lo fanno con passione.
In camera con noi c’è Marc, giovane irlandese, che farà molta strada con noi lungo il cammino spagnolo.
In attesa della grande traversata… buonanotte.
Gite d’étape L’Esprit du chemin, rue de la Citadelle, 40 tel. 0559372468 valutazione: OTTIMO
30 maggio 2006 km. 25, ore cammino 6,30 dislivello m. 1300
S.J.P de Port - Roncisvalle
Signore e signori si entra in Spagna per la via più
difficile: il cammino alto dei Pirenei, 1300 metri di dislivello, vento, freddo,
nebbia… Nel 2001 è stato uguale, si vede che non merito di vedere il panorama
per intero. I giretti, dieci, dodici in volo planato ci fanno compagnia. Sono
uno spettacolo.
E’ qui che incontriamo per la prima volta Oscar e Elfride, una coppia di Bressanone che ha appena iniziato il cammino.
Dopo un frugale pasto con il solito panino, consumato velocemente per il freddo, iniziamo la discesa e alle
14 arriviamo a Roncisvalle.
Fa freddo anche qui e in più bisogna attendere le ore 16 per potersi registrare e entrare nel rifugio. Tutto quEsto ce lo ha detto Claude che, come al solito è arrivato qui prestissimo, alle 11.
Nel frattempo faccio il diario e prenotiamo la cena al ristorante.
E’ arrivato anche René che inizia di nuovo da qui il cammino dopo essere stato a casa per quattro giorni.
Piccolo problema per il rifugio: nessuno dice che ce ne sono due. In uno, l’Albergo della Jeunese, si paga 3 euro in più, ma è più vivibile, l’altro, il rifugio comunale, è un camerine da 100 posti con due docce soltanto... pazzesco!, così con la testardaggine della Giovanna riusciamo a capire come funziona e andiamo all’albergo della Jeunesse.
In chiesa alle 20 partecipiamo alla benedizione del pellegrino. Siamo tanti! La cerimonia è accompagnata da una bellissima suonata d’organo.
Ceniamo tutti insieme con René e con una grande stanchezza addosso ci fondiamo nel letto.
Albergo de la Jeunesse - valutazione: BUONO