DIARIO DEL “CAMINO DE SANTIAGO”

Gianni RUMORE (anni 68) - 31.8/26.9.2005

Da St.Jean Pied de Port a Santiago de Compostela in 27 giorni di cammino.


  

31/8 - mercoledì - Tappa n. 1: St. Jean Pied de Port - Roncisvalle km. 27

Ho pernottato all’Albergue de Pelerinos a St.Jean Pied de Port, ed alle 6.30; parto per questa tappa che è considerata un prologo da alcune guide, ma che per me è importantissima per diversi motivi:

- inizi con una salita con 1300 m. di dislivello, il che ti fa cominciare il Camino con un impegno che ti introduce subito nello spirito di quella che sarà la fatica che ti aspetta;

- partendo dalla Francia, entri in Spagna che è la patria del Camino;

- scavalchi i Pirenei, barriera naturale oltre la quale ti trovi immerso nell’ambiente naturale del pellegrinaggio.

Lo spettacolo naturale è stupendo; man mano che si sale scompaiono i gruppetti di case dell’inizio e si viaggia in colline a pascolo in mezzo a pecore merinos, cavalli biondi e mucche. La giornata è stupenda e qui incontro i primi tre elementi dell’avventura:

- la fatica che mi accompagnerà tutti i giorni e darà risalto a quanto vedrò di aver fatto voltandomi indietro;

- il sole che mi farà sì sudare, ma scalda le ossa e l’anima;

- il vento che mi accompagnerà per una decina di km., tanto forte che a volte mi spostava il bastone.

Grazie all’allenamento che ho fatto in montagna sempre sopra i 1000 m., arrivo in cima poco prima di mezzogiorno ed inizio la discesa verso Roncisvalle che si vede già.

Attraverso boschi di carpini e faggi, faccio rifornimento di acqua (che avevo finito) alla fonte di Rolando e via verso la meta che raggiungo poco prima delle 13.

Qui trovo ancora aperto l’ufficio dove mi appongono il primo “sello” (timbro) sulla credencial e mi assegnano una “cama” (un letto). Però si accede al rifugio solo alle 16.

Aspetto fino a quell’ora mangiando qualcosa e bevendo una birra seduto al tavolino di un bar e qui comincia tutta una serie di conoscenze di gente di tutto il mondo, pellegrini come te, tutti col medesimo entusiasmo e con alcuni dei quali scoprirò il quarto elemento:

- l’amicizia, la vera amicizia, quella che si prova tra persone che hanno la stessa voglia di perseguire una meta e che sanno soffrire e confortarsi a vicenda nei momenti di crisi.

Finalmente alle 16 aprono questo enorme stanzone che contiene circa 130 letti a castello.

Faccio il bucato ma il tempo sta cambiando, come capita spesso qui, quindi asciugo i panni bagnati con la “secadora” e nel frattempo mi faccio la doccia: il primo inconveniente: uscendo dalla doccia  scivolo sul pavimento bagnato, ma per fortuna ( o per mano della Provvidenza?) non mi faccio niente.

La sera a Messa con benedizione dei pellegrini e la conta e la nazionalità di quanti sono arrivati nella giornata. Poi a letto presto. Ho saputo che in alcuni letti in fondo alla corsia centrale c’erano le cimici! Io per fortuna non ero lì, però ho visto nei giorni successivi gente piena di morsicature. La cosa è stata segnalata dai medici che li hanno curati e spero che abbiano provveduto.

Durante la notte piove a dirotto, ma al mattino, prima che si parta, ha già smesso.

 

1/9 giovedi - Tappa n. 2: Roncisvalle - Larrasoana km. 25 (km. totali 52)

Il via alle 6.45, indossiamo le mantelle per l’acqua che scende dalle piante e le pile accese per il buio. Attraversiamo boschi di faggi e carpini. Non abbiamo ancora fatto colazione e quando a Burguete, il primo paesino che attraversiamo, troviamo un bar aperto, ci entriamo tutti per fare il “desajuno” (la prima colazione).  Ripartiamo e al secondo paese, Espinal, troviamo

una “tienda” (un negozietto) dove compriamo un po’ di frutta da mangiare camminando. Si procede bene con qualche sali-scendi fino a Zubiri dove ci fermiamo per mangiare qualcosa. Quindi via senza ulteriori soste fino a Larrasoana. Il paese è carino, un bel ponte medioevale (ce ne sono in quasi tutti i centri un po’ grandi del Camino, alcuni sono addirittura di epoca romana) ed una bella chiesa gotica . Il rifugio dove dormiamo è un po’ spartano. Dormiamo in una specie di garage con 12 letti a castello e i servizi in un conteiner. Ma ci si adatta.

 

2/9 venerdi - Tappa n. 3: Larrasoana - Uterga  km. 34 (km.t. 87)

Dopo una buona colazione, alle 7 lasciamo Larrasoana. Il tempo si è rimesso al bello e fa caldo. Viaggiamo in tre con Tarquinio ed Enzo, due amici di Montecompatri, un paese dei colli romani. Tutti e tre intendiamo superare Pamplona ed arrivare il più in la’ possibile per diminuire il numero delle tappe. Arriviamo a Pamplona verso le 11; visitiamo rapidamente la città, le sue chiese di San Lorenzo e San Saturnino, le strade del famoso (e folle) “encierro” dei tori. Proseguiamo fino a Cizur Menor dove ci fermiamo a mangiare quello che abbiamo e ci facciamo apporre il “sello” dell’albergo privato. Poi ripartiamo in due con un altro amico belga, Gérard che nel frattempo ho incontrato, mentre mi sono perso i romani che ritroverò più in la’. Nel Camino è così, si conosce gente continuamente e si cammina un po’ con tutti. Ma se uno vuole allungare il passo, non c’e’ problema. Lancia un “Holà, buen Camino!” e via! E nessuno se ne ha a male.

Ancora 8 km. di salita ed arriviamo all’altezza dei generatori eolici ed un monumento al pellegrino in ferro battuto, molto caratteristico. Quindi, 4 km. di brutta discesa per uno sterrato sassoso fino ad Uterga, dove arriviamo alle 16.30. Troviamo posto in un rifugio privato dove si sta molto bene anche per la cena. Domattina, però, niente colazione perchè

partiamo presto.

 

3/9 sabato - Tappa n. 4: Uterga - Estella km. 28 (km.t. 115)

Partiamo come previsto con i due romani e Gérard alle 6.30. Ci fermiamo qualche minuto a Obanos per fotografare la chiesa alla luce dell’alba e per vedere la confluenza che avviene qui tra il cammino francese (che stiamo facendo) e quello italiano che viene da Somport. Perdiamo Gérard che è andato avanti e vedo che Tarquinio è un po’ in difficoltà per la tappa di ieri. Visto che non è solo, saluto gli amici con l’impegno di trovarci ad Estella. Proseguo da solo. Attraverso Puente de la Reina ed il famoso ponte. Dopo un tratto di sterrato con molte deviazioni (ben segnalate) dovute alla costruzione di un’autostrada, arrivo verso le 13 ad Estella. Dopo il rituale della doccia e del bucato, mi vesto e vado in giro per la cittadina che è graziosa e piena di gente per il sabato. Vado a messa alle 19 nella chiesa di S. Juan. Messa in basco: non capisco una parola, ma tant’è: ho compiuto il mio dovere. Cena con gli amici romani e a letto presto ma ... dormendo tardi per il traffico e la gente che chiacchera per la strada. Al mattino veniamo svegliati da un gruppetto di anziani con chitarra che ci cantano un buon giorno simpaticissimo.

 

4/9 domenica - Tappa n. 5: Estella - Torres del Rio km. 30 (km.t.145)

Parto alle 6.15 con Gérard che però deve fermarsi a Los Arcos a salutare un amico belga

che lavora presso l’albergue. Tappa facile. Ci fermiamo a Los Arcos e mangiamo un po’ di “tapas” (stuzzichini) in un bar. Poi Gérard si ferma col suo amico ed io proseguo da solo fino a Torres del Rio dove arrivo alle 14. Trovo un Rifugio piccolo ma carino e ben dotato di servizi. In paese c’è anche un negozietto, sempre aperto, in un sottoscala (!) che ha di tutto ed un buon ristorante. La sera, a cena: una coppia della Val Camonica, che festeggia 40 anni di matrimonio, offre una bottiglia di spumante a tutti. Poi a letto.

 

5/9 lunedi - Tappa n. 6: Torres del Rio - Navarrete km. 33 (km.t.178)

Con Gérard il via alle 6.10, col buio, perchè le giornate si vanno accorciando e qui siamo all’estremo ovest del fuso orario, quindi il sole non si vede prima delle 8.15. Il caldo ha mollato e si viaggia con un freschino delizioso, che però nei prossimi giorni diventerà freddo. Dopo qualche km., si aggrega a noi una bastardina che ci accompagna per circa 15 km., fino alla periferia di Logrono. Qui, un gruppo di cagnacci alla catena spaventa Santiaga (l’avevamo battezzata così) che ritorna indietro. Visitiamo la cattedrale della città, molto bella. Ci facciamo un bel gelatone e via verso Navarrete. Sulla salita finale mi perdo di nuovo Gérard che, da buon belga, non è ancora abituato alle salite. Mi fermo al Rifugio Municipale di Navarrete (3 euro), bello e ben attrezzato. C’è una bella cucina cosicchè stasera mi farò spaghetti al sugo; vado al supermercato a fare la spesa anche per la colazione di domattina. Si è diffusa la notizia degli spaghetti, quindi prendo l’occorrente per 8 persone. I commensali sono 2 canadesi del Quebec, padre e figlio, 2 francesi marito e moglie, una ragazza di Roma, un ragazzo spagnolo, un francese di Annecy che è partito a piedi da casa sua (!), ed io, naturalmente. Il sugo lo prepara anche il padre canadese e si instaura una gara il cui esito è scontato. Nel frattempo il tempo sta cambiando. Ha rinfrescato molto e le previsioni dicono pioggia per domani. Vedremo.

 

6/9 - martedi - Tappa n. 7: Navarrete - Azofra km. 22 (km.t. 200)

Partiti con Gérard alle 6.10, dopo 22 km. di percorso senza particolari degni di nota, arriviamo al Rifugio Municipale, nuovo, ben attrezzato con stanzette a due letti con tanto di armadi per gli zaini e porta a due ante. La giornata è stata funestata da due lievi infortuni.

Stamattina (era ancora buio) nel salire dallo sterrato alla strada asfaltata per cercare la “flecha” (la freccia gialla) Gérard è caduto premendo il pugno che stringeva il bastone sul petto. Per fortuna solo una contusione costale e una botta al ginocchio che però gli daranno fastidio per qualche giorno. Io stavo tagliando la crosta di un pezzo di formaggio col coltello svizzero che mi cade e mi fa un taglio sull’alluce sinistro di 4 cm. Fortuna che prima ha preso il margine della ciabatta. Sangue che gocciola. Non so che cosa fare. Mi rivolgo all’”hospitalera” la quale cerca di chiamare un taxi per farmi portare all’ospedale di Najera, ma per fortuna non lo trova, perchè nel frattempo interviene un ragazzo spagnolo che è attrezzato di suture rapide, garza e cerotto di carta (cose che nel pomeriggio comprerò anch’io in farmacia) e uniti all’alcool ed al cotone idrofilo che ho mi consentono di medicarmi alla meglio. Il risultato sarà ottimo, tanto che l’indomani mi farò 26 km. senza problemi (è vero, la Provvidenza non ti abbandona mai!). Questo ragazzo spagnolo è Alberto, uno dei 4 in compagnia dei quali da Leon in poi farò più di 400 km. Intanto si è messo a piovere, ma siamo al coperto fino a domattina e quindi non ci disturba.

  

7/9 - mercoledi - Tappa n. 8: Azofra - Redecilla km. 26 (km.t. 226)

Ha smesso di piovere e alle 6.45 si va con Gérard ed il francese di Annecy.

In tre ore siamo a S.Domingo della Calzada. Tentiamo di visitare la cattedrale ma per farlo bisogna pagare l’ingresso! Gérard si rifuta di versare soldi per entrare in una chiesa, e non ha torto! Io pago i 2 euro (prezzo speciale per i pellegrini presentando la credencial), visito la cattedrale ed esco, dopo aver fatto le giuste rimostranze ed avere ricevuto come risposta: “Es su opinion, Senor”. (Lutero non aveva tutti i torti!.

Non trovo più Gérard e quindi proseguo da solo fino a Redecilla dove ritrovo Gérard che mi dice di voler proseguire fino a Belorado per altri 12 km. Lo saluto e mi fermo, come previsto, al Rifugio municipale, piccolo ma sufficiente.

 

8/9 - giovedi - Tappa n. 9: Redecilla - San Juan de Ortega km. 37 (km.t. 263)

Parto da Redecilla, da solo, alle 6.10 senza colazione e dopo avere dormito male in una camerata angusta con altre 15 persone e con porte e finestre chiuse! Inoltre, c’è da salire da 770 ai 1150 m. di San Juan de Ortega dove mi fermerò. A Belorado trovo aperto il bar di un Hotel, faccio colazione e in un supermercatino compro un po’ di frutta e mi faccio fare un panino (qui quando chiedi un “bocadillo” ti danno mezzo sfilatino di 20 cm.!). Mi fermerò a mangiare a Villafranca Montes de Oca prima della salita per la meta finale dove arrivo alle 14 esatte, in tempo per l’apertura del Rifugio. E’ parrocchiale, molto spartano, non ti lasciano lavare la biancheria, quindi domani bucato doppio! La sera, se vai a Messa, il parroco ti offre la “sopa de ajo” (zuppa all’aglio). Con la fame che mi ritrovo, scelgo di mangiare un “plato combinado” al bar e vado a dormire presto.

 

9/9 - venerdi - Tappa n. 10: San Juan de Ortega - Burgos km. 31 (km.t. 294)

Mi alzo alle 5 perchè la gente che parte ha già iniziato a prepararsi e non si può più dormire. Dopo aver mangiato un panino e bevuto un po’ d’acqua come colazione, alle 5.50

parto. Ad Atapuerca trovo un bar aperto alle 7.15 e bevo qualcosa di caldo. Proseguo verso Burgos ma a questo punto inizia a farsi sentire la tendinite alla gamba sinistra che mi accompagnerà fino alla fine del Camino. Cercherò di curarla col Voltaren gel, ma mi fa sanguinare il naso. Ghiaccio che però si può tenere non più di 20’. Aulin per bocca, ma ne ho solo 8 e qui in Spagna non esiste. E’ il quinto elemento del Camino che si fa vivo: i problemi fisici rappresentati da tendinite, vesciche ai piedi (brutte quelle ai talloni), gastroenterite (quest’ultima per fortuna non l’ho avuta). Arrivo a Burgos alle 10.15, ma c’è da attraversare tutta la zona industriale, circa 10 km. Finalmente arrivo in città, vedo solo l’esterno della cattedrale che è molto bella, mi faccio mettere il “sello” sulla credencial di scorta, ma non entro perchè anche qui si paga. E poi non vedo l’ora di arrivare al Rifugio per riposare perchè la gamba mi fa male. Il che avviene verso le 12.30: doccia, bucato di due giorni che asciuga rapidamente grazie al bel tempo. Mangio una mela, prendo un Aulin che mi fa qualcosa e riposo fino all’ora di cena. Alle 18 vado a farmi un po’ di spesa per domani e poi alle 20 a cena con Gérard che ho ritrovato. Mangiamo alla mensa universitaria, bene e con poca spesa, poi a letto.

 

10/9 - sabato - Tappa n. 11: Burgos - Hontanas km. 31 (km.t. 325)

Sveglia alle 6 e partenza alle 6.45 dopo un po’ di colazione con quello che avevo. Panino, frutta e un caffe’ macchiato della macchinetta. All’inizio la gamba non mi fa male e viaggiamo rapidi con Gérard, Alberto e Miguel. Con questi ultimi due proseguirò fino al termine e faremo un gruppo di 5 assieme ad un’altro ragazzo, Diego ed una ragazza di Gran Canaria, Rosario, mentre perderemo Gérard che, ormai allenato, ci precederà a  Santiago di due giorni. Però la gamba incomincia a farmi male e inoltre fa un freddo cane e sono partito con calzoni corti e camicia jeans! Qui iniziano le mesetas, altopiani sconfinati coltivati a frumento (tagliato a giugno) e la monotonia del paesaggio non conforta. Dopo 21 km. a Hornillos, ci fermiamo e ci rifocilliamo in un bar. Ripartiamo, ma la gamba mi fa male, soprattutto in discesa (e’ un continuo sali-scendi). Non vedo l’ora di arrivare e finalmente, in fondo ad una valletta compare Hontanas. Ultima discesa dura e finalmente al Rifugio privato, molto confortevole. Solita prassi doccia-bucato-spesa per domani-riposo. Ottima cena e a letto presto.

 

11/9 - domenica - Tappa n. 12: Hontanas - Boadilla del Camino km. 29 (km.t. 354)

Buona colazione e partenza alle 6.30. Anche stamattina fa freddo, ma stavolta mi sono coperto bene. Ci fermiamo a Itero de la Vega per un panozzo e una birra e poi via fino a Boadilla dove arriviamo alle 12.45 e sostiamo in un grazioso rifugio privato con piscina, ristorante e bar. Per fortuna, dopo il nuvolo ed il freddo di stamattina, è uscito un bel sole che ci scalda le ossa e asciuga il bucato. La gamba va meglio e spero si risolva la tendinite. Ottima cena, a letto alle 21 e dormirò bene fino alle 6.

 

12/9 lunedi -  Tappa n. 13: Boadilla - Carrion de los Condes km. 25 (km.t. 379)

Dopo una buona colazione, alle 7 partiamo per i 25 km di questa tappa che non è lunga, ma monotona e poi sia io che Miguel soffriamo per la tendinite, tanto che all’arrivo lui andrà dal medico che gli prescriverà Voltaren gel e riposo (piuttosto problematico perchè nei rifugi puoi sostare solo una notte). Oltretutto domani ci aspetta una tappa di oltre 40 km fino a Sahagun, quindi occorre riposare il più possibile. Il rifugio è parrocchiale ed alla mattina ci aspetta una sorpresa sgradita.

 

13/9 martedi - Tappa n. 14: Carrion de los Condes - Sahagun km. 41 (km.t. 420)

Ci alziamo alle 5 e siamo pronti a partire alle 5.30, ma non possiamo perchè è tutto chiuso a chiave. Chiusa la porta di uscita (e le norme di sicurezza?), chiusa la porta della stanza dove venivano depositate le scarpe il giorno prima, chiusa la porta della cucina. Tutti nell’atrio ad aspettare i comodi del parroco che, finalmente, arriva all 5.45: istericamente apostrofa chi aveva poggiato alla base della scala gli zaini, se la prende con tutti per minimi particolari ed infine, se Dio vuole, ci apre e possiamo partire. I primi 13 km. fino a Calzadilla la tendinite mi fa soffrire (sono già al 5° giorno, ma mi durerà fino alla fine). Ci fermiamo a mangiare qualcosa e approfitto per prendere un Aulin che mi da sollievo. Via per gli altri 26 km. sotto un solo implacabile. Arriviamo alle 14.30, troviamo solo letti in alto ma va bene lo stesso. Solito rituale e riposo. Dopo la gamba va meglio, anche grazie all’Aulin. Ci facciamo molta compagnia con Gérard, Miguel (che incontrerà la famiglia al completo ad Astorga, cane compreso), Alberto, gallego di 28 anni, simpatico e casinista, e José, Valenciano, poliziotto che ci lascerà presto perchè deve riprendere a lavorare. Tampina tutte le straniere senza sapere una lingua e dicendo loro:” Tu di sempre di sì anche se non capisci!” Ma tutte gli danno di lungo perchè chi fa il Camino è gente scafatissima. Ottima cena e a letto presto, come sempre.

 

14/9 -  mercoledì - Tappa n. 15: Sahagun - Reliegos km. 30 (km.t.450)

Finalmente una giornata migliore: il tempo è splendido, la tendinite si va attenuando. Facciamo i 30 km. in 6 h 30’ e arriviamo in un rifugio privato con una bella cucina (stasera spaghetti!), stenditori al sole, silenzio e quiete ideali per riposare. Domani si arriva a Leòn e quest’atmosfera idilliaca non ci sarà. Leòn è una città grande con tutti gli inconvenienti annessi. Ottima cena in allegria dividendo la spesa fra tutti con spaghetti fatti da me e insalatona con tonno, olive, pomodori e cipolla (maledetta cipolla) che mi piace da matti ma mi giocherà un brutto scherzo.

 

15/9 - giovedi - Tappa n. 16: Reliegos - Leon km. 25 (km.t.475)

Partiamo alle 5.50 per una tappa che per me risulterà essere una delle peggiori a causa dell’effetto diuretico della cipolla che mi ha costretto ad alzarmi ogni ora. La mattina sono uno straccio ed arriva la prima “pajara” (crisi). Inoltre, è tornata alla grande anche la tendinite. Dopo 12 km. dico a Miguel che, vistomi in crisi, cammina piano con me, che quasi quasi a Leon prendo un mezzo e torno a casa. Qui salta fuori il già citato “quarto elemento”, l’amicizia. Miguel mi scuote, mi incita a non mollare, mi sta vicino e cammina piano anche lui per non staccarmi. Come Dio vuole, arriviamo a Leòn. Un po’ di riposo, poi vado a comprarmi un po’ di cibarie e in farmacia per Voltaren gel e ghiaccio di plastica (palliativi), poi mangio qualcosa e a letto subito.

 

16/9 - venerdi - Tappa n. 17: Leon - San Martino del Camino km. 26 (km.t. 501)

Dopo una buona notte di sonno, partiamo alle 6.10 e dopo 26 km di buona andatura, con Miguel, arriviamo a San Martino del Camino, un paesino di quattro case ma con un Rifugio privato, nuovo e confortevole. Il mio stato fisico e morale è migliorato molto rispetto a ieri, grazie anche a Miguel che è stato come un fratello e avrò in seguito l’occasione di ricambiare le sue premure. Domani arriviamo ad Astorga dove Miguel incontrerà la famiglia. Oggi la moglie, Maria Estrella, compiva gli anni e per telefono le abbiamo cantato:”Compleano felìz!” Il morale è alto anche se i piedi hanno i soliti problemi, ma sapere che dopo 6 - 7 ore di cammino ne hai 17 - 18 per riposare, ti conforta.

 

17/9 - sabato - Tappa n. 18: San Martino del Camino - Astorga km. 26 (km.t. 527)

Partiti alle 6.20. La tendinite va molto meglio. All’inizio sbagliamo strada e perdiamo circa tre quarti d’ora per tornare indietro e prendere quella giusta. Dop tutto liscio fino ad Astorga. Qui Miguel incontra la famiglia, la moglie, i due figli ed il “perrito” che gli fa un sacco di feste, ma che, quando capisce che lui non torna a casa con loro, gli tiene il muso e brontola! Mi sono comprato una giacca a vento anche in vista della tappa di domani. Sono finite le mesetas ed iniziano le montagne e voglio premunirmi contro il freddo.

Stasera cena in cucina con spaghetti e varie (spesa divisa fra noi cinque) e poi a letto presto.

 

18/9 - domenica - Tappa n. 19: Astorga - El Acebo km. 37 (km.t. 564)

Partiamo verso le 6 senza una meta precisa. A mezzogiorno arrivamo alla famosa “Cruz de hierro”, deponiamo ognuno il sasso come è tradizione sul mucchio che però è diventata una specie di discarica perchè oltre i sassi ci sono ciabatte, cappelli, foulard e cose varie! Troviamo una comitiva di bergamaschi in bici che salutiamo. Proseguiamo ed arriviamo a El Acebo. Per il caldo e la salita, ho i piedi arrostiti. Mi faccio un pediluvio con acqua fredda, sale ed aceto che mi da un gran sollievo. Il posto è molto bello: 1200 m., domina tutta la valle del Bierzo e in fondo si vede  Ponserrada , da cui passeremo domani. Ottima la cena e a letto presto, come sempre.

 

19/9 - lunedi - Tappa n. 20: El Acebo - Cacabelos km. 32 (km.t. 596)

Ce ne andiamo con Miguel (i ragazzi ci raggiungeranno dopo), alle 6. Per alcuni km seguiamo la carretera per camminare meglio: Miguel ha un unghia incarnata e sta prendendo antibiotici. Poi riprendiamo il Camino per la “senda” (il sentiero”), scendiamo per un brutto tratto fino a Molinaseca, attraversiamo Ponserrada dando un’occhiata a due ponti romani ed al castello dei Templari e proseguiamo. A Columbrianos ci fermiamo in un bar, ci facciamo panino con “jamon y queso”, una birra, un buon caffè e via per Cacabelos dove arriviamo alle 14.30. Attraversiamo tutto il paese per arrivare all’albergue de pelerinos, prefabbricato con camerette a due letti, ristorante e bar a 50 m. 

 

20/9 - martedi - Tappa n. 21 - Cacabelos - Ruitelan km. 26 (km.t. 622)

La mia notte è stata pessima a causa di molta cipolla cruda nell’insalata il cui effetto diuretico mi ha impedito di dormire bene. D’ora in poi non la mangerò più alla sera. Due esperienze negative bastano!

Partiamo alle 6.30, ma a causa della notte di cui sopra non sono per niente in forma. Mi sento uno straccio, ho freddo e cammino più lentamente del solito. Miguel si adegua alla mia andatura e mi sta vicino (ecco cos’è l’amicizia di cui ho parlato all’inizio). Tengo duro fino a Ruitelan, a soli tre km. dalla meta: La Faba. So che questi ultimi tre km sono in salita e su di un brutto sentiero e dico a Miguel che intendo fermarmi a dormire qui, a Ruitelan con l’impegno di ritrovarci l’indomani alla tappa successiva dopo O’ Cebreiro, a Triacastela. Miguel mi accompagna al piccolo Rifugio e mi saluta per raggiungere gli altri a La Faba.

Il Rifugio ha solo 30 letti, ma una coppia di hospitaleros molto simpatici ed accoglienti: si rendono conto delle mie condizioni e mi assegnano un letto in una stanzetta tranquilla. Doccia, mi lavo solo le calze (tanto non ho sudato) e mi riposo dormendo per due ore. Dopo mi sento molto meglio e a cena, faccio onore ai cibi preparati dalla hospitalera.

 

21/9 - mercoledi - Tappa n. 22: Ruitelan - Triacastela km. 35 (km.t.657)

Il risveglio del mattino è stato dato dall’hospitalero con l’Ave Maria di Schubert ed il  concerto dei tre tenori col “Nessun dorma”!   Dopo una notte tranquilla ed una colazione ottima, alle 7 parto per Triacastela. Salgo a O’ Cebreiro seguendo, su consiglio dell’hospitalero, la carretera, più lunga di circa tre km, ma molto più agevole del sentiero.

Cammino molto bene grazie al riposo: solo, sotto le stelle prego e canto da tanto mi sento bene. Arrivo a O’ Cebreiro alle 10, mi faccio mettere il “sello” sulla credencial di scorta per i posti dove non dormo, mi faccio un ottimo caffelatte e proseguo. Per la strada trovo Juan, uno spagnolo che avevo già conosciuto ed assieme a lui arriviamo a Triacastela alle 14.30. L’albergo municipale è pieno, fortunatamente perchè prendiamo alloggio in un nuovissimo albergo privato che per un solo euro in più ci offre una sistemazione da albergo a 4 stelle! Ritrovo gli amici spagnoli Miguel, Alberto, Diego a cui si è aggregata anche Rosario, una ragazza di Gran Canaria. Con loro compirò tutto il Camino restante fino a Santiago de Compostela. Miguel ha 61 anni, pensionato (jubilado come dicono gli spagnoli) si era prefisso, appena in pensione, di andare a fare il Camino e così è stato. Alberto e Diego, due ragazzi di poco più di trent’anni, sono guardie carcerarie. Rosario è professoressa di ginnastica nelle scuole. Tutte persone splendide con le quali vivrò momenti di serenità ed allegria. Ceniamo assieme e l’indomani ci ritroveremo per fare assieme il tragitto della prossima tappa.

 

22/9 - giovedi - Tappa. n. 23: Triacastela - Sarrìa km. 25 (km.t. 682)

Partiti alle 7, seguiamo un percorso più lungo di 8 km per passare dal bellissimo Monastero di Samos. A Sarrìa ritorniamo sul percorso classico e decidiamo di fermarci. Troviamo già aperto un ottimo albergo privato gestito da una coppia di anziani coniugi, con una cucina attrezzata a disposizione. Quindi la sera spaghetti al sugo e varie.

 

23/9 - venerdi - Tappa n. 24: Sarrìa - Gonzar km. 28 (km.t. 710)

Partenza alle 6.15. Sono finite le mesetas ed il paesaggio è meno monotono. Si attraversano colline, pinete, paesini di quattro case con forte odore di letame ( lungo il percorso bisogna fare lo slalom tra i regali delle mucche!). Si sale e si scende continuamente rimanendo sempre ad una quota media di 600 m.

Attraversiamo Portomarin, graziosa città ricostruita su un colle perchè un lago artificiale creato negli anni ‘60 (peraltro vuoto da tre o quattro anni) ha invaso la città antica. E’ stata smontata e ricostruita solo la bella cattedrale. Ci fermiamo a mangiare il solito bocadillo jamon y queso con la solita birra e proseguiamo fino a Gonzar. Questo è un paesino di quattro case con un alberghetto con solo 20 letti, senza hospitalero e con cassettina per un “donativo” volontario. Facciamo tutto da soli: mettiamo il “sello” sulla credencial, registriamo i nostri dati, ci scegliamo il letto e passiamo qui la notte. Ci mancano ancora solo tre tappe per Santiago e l’entusiasmo per il termine del Camino aumenta ogni giorno.

 

24/9 - sabato - Tappa n. 25: Gonzar - Melide km. 32 (km.t. 742)

Partiamo alle 6 ed in 7 ore per un tratto senza particolari da riferire arriviamo a Melide, cittadina piena di vita data anche la giornata di sabato. Andiamo subito all’albergo dei pellegrini dove facciamo le solite cose di tutti i giorni, ma in fretta perchè vogliamo andare a mangiare nella più famosa “pulperia” della Galizia dove si mangia il “pulpo a la gallega” accompagnato da “vino de Ribeira”, un bianco non filtrato, leggero ed adatto al piatto.

Pranziamo in allegria ritrovando anche altri amici conosciuti durante il Camino e poi a riposare in albergo. La sera cena frugale e a letto presto.

Domani penultima tappa. La meta è sempre più vicina.

 

25/9 - domenica - Tappa n. 26: Melide - S.ta Irene km. 31 (km.t. 773)

Dopo una notte in cui il riposo è stato disturbato da un gruppo di ragazzotti spagnoli che hanno impedito di prendere sonno fino oltre mezzanotte (avevano chiaramente bevuto, partiamo alle 6.30 con un cielo nuvoloso che minaccia pioggia. Difatti, verso le 9.30 arriva questo sesto elemento che finora ci aveva risparmiato: la pioggia, una pioggerella fine ma insistente che prima o poi ti battezza per farti arrivare a Santiago... purificato! Mettiamo le mantelle che coprono anche lo zaino e proseguiamo. Dopo un’ora e mezza circa la pioggia smette ed il tempo rapidamente migliora fino a farci arrivare a S.ta Irene con un bel sole. Verso le 11 ci fermiamo in un bar, bevo una cioccolata calda, gusto un panino con prosciutto e formaggio accompagnato da una birra fresca. E’ incredibile quando si ha fame e si consuma cosa si riesce a mangiare e cosa si riesce a digerire!

Verso le 13.30 arriviamo a S.ta Irene, ci sistemiamo nell’albergo che è piccolo, ma tant’è.

Miguel è stremato per avere passato una brutta notte e, appena arrivati, va a letto a riposare. Io e i ragazzi andiamo a 1 km dove c’è un bar a berci una birra ed a vedere il Gran Premio del Brasile. Ci raggiunge Miguel dopo avere riposato ed esulta per la vittoria del Campionato piloti di Alonso, Asturiano come lui. Quando camminavamo ed era in crisi ho cercato di ricambiargli il sostegno che lui aveva dato a me in circostanze analoghe e spero di asserci riuscito. Gli ho parlato continuamente raccontandogli di tutto per distrarlo, perfino le mie esperienze da militare, sempre in spagnolo, naturalmente!

Andiamo a cena nel ristorante difronte al bar e poi passeggiatina di 1 km e a letto. Domani dopo soli 20 km si arriva a Santiago!

 

26/9 - lunedì - Tappa n. 27: S.ta Irene - Santiago de Compostela km. 24 (km.t.797)

Ci svegliamo tutti alle 5.10, mangiamo qualcosa e poi alle 5.50 via verso Santiago. Cantiamo felici per tutto il percorso. Prima le stelle e poi un alba stupenda avvolta in una nebbia autunnale, ci accompagnano fino a Santiago. Attraversiamo una foresta di eucalipti altissimi, querce e pini. Passiamo vicino all’aeroporto dove passerò la notte successiva aspettando l’aereo. Transitiamo vicino al grande Rifugio dei pellegrini costruito nell’89 in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II ed infine, dopo avere superato il Monte de Gozo, ci appare Santiago. Siamo felici ed eccitati. Ci rechiamo subito nell’Oficina de Pelerinos per ritirare la tanto sospirata Compostela. Preciso subito che l’ho conquistata facendo tutto il percorso a piedi e con lo zaino in spalla. Faccio presente alla signorina che me la consegna che molta gente imbroglia prendendo mezzi di trasporto per alcuni tratti o facendosi portare lo zaino da taxi compiacenti: lo sa ma non può farci niente. Però non è lo spirito del Camino.

Andiamo in Piazza davanti la Cattedrale per le foto di rito e poi dentro il Santuario dove seguiamo il rituale spagnolo. Con Miguel poggiamo la mano sulla colonna mettendo i polpastrelli nei cinque buchi che si sono formati nei secoli, poggiamo la testa su quella della statua del Santo ed infine dietro l’altare maggiore per abbracciare la statua di San Giacomo. Siamo commossi fino alle lacrime per avere raggiunto la meta dopo tante fatiche,

dopo le crisi superate con l’aiuto di un amico sincero, dopo 800 km di cammino che mi hanno fatto perdere 7 kg di peso ma mi hanno fatto conoscere me stesso nel fisico e nello spirito e mi hanno lasciato una serenità che non provavo da tempo.

Infine la Messa con la benedizione dei Pellegrini (ci siamo andati con lo zaino ed il bastone) ed il “botafumeiro”, il grande incensiero che viene fatto oscillare fino a raggiungere il soffitto del Santuario. Ed è finita.

Saluto nel pomeriggio Miguel con un abbraccio fraterno e la promessa di rivederci in futuro. Poi i ragazzi, Alberto, Diego e sua sorella Rachel che mi hanno accompagnato in macchina in aeroporto e fatto compagnia fino a mezzanotte e mezza.

Il rientro è cronaca banale.

 


CONCLUSIONE

Ho annotato strada facendo alcune sensazioni provate durante il Camino, alcune condivise con altri, altre vissute da solo.

Gli odori, per esempio. Dipendono, ovviamente, dall’ambiente naturale che si attraversa e sono i più vari: dal profumo delle erbe di montagna, all’odore del fieno seccato al sole nei campi dove è stato da tempo mietuto il frumento, dall’odore di stallatico presente per almeno due terzi del percorso a quello dell’acqua dei tanti fiumi che si attraversano, a quello dell’uva matura di cui era già iniziata la vendemmia.

I panorami, belli, anche se a volte un po’ monotoni, come nelle mesetas. Le sensazioni più belle si hanno quando si scollina e ti appare una vista per chilometri. Fino alla Galizia l’aria è molto secca e l’assenza di umidità ti da la possibilità di vedere fino a 40-50  e anche 100 km. In Galizia l’aria umida del vicino Atlantico rende meno limpida la visibilità.

Quello che più mi ha impressionato degli spettacoli naturali sono le stellate quando si parte col buio al mattino. Sembra di essere al planetario e ti viene voglia di pregare il Creatore e di ringraziarLo per tutto quello che hai dalla vita.

Altro spettacolo che ho fotografato spesso sono le albe, con colori stupendi anche se il cielo era nuvoloso.

I luoghi che ho attraversato. Si va dai piccoli borghi di quattro case con più mucche che persone alle grandi città (solo tre in verità: Pamplona, Burgos e Leon). Tra i due estremi ci sono tanti “pueblos”, piccoli centri ognuno con la sua o le sue chiese tutte in stile gotico, alcune molto belle. Si attraversano quattro regioni: passati i Pirenei si entra in Navarra, poi si attraversano la Rioja, Leon e Castilla ed infine si arriva in Galizia.

La gente locale che ho incontrato è sempre stata gentile, soprattutto gli anziani. Se chiedi un’informazione si fanno in quattro per spiegarti. Alcuni durante il tragitto ti offrono frutta o altre cose da mangiare. Ricordo una signora anziana in un piccolo paesino che, sentendoci passare, ci ha offerto una torta appena sfornata! Un’altra volta su di un marciapiede abbiamo trovato due cassette con frutta e verdure ed un cartello che diceva pressapoco: ”Pellegrino, prendi quello che ti serve, tutto questo è per te!” Solo in Rioja ho trovato gente meno aperta e meno cordiale con i pellegrini, mentre in Leon e Castilla c’è un’attenzione che arriva al massimo di un servizio continuo di fuoristrada che percorrono il Camino dando aiuto a coloro che sono in difficoltà: si chiama “Las estrellas del Camino”.

L’incontro con gli altri pellegrini è stato ricco di esperienze le più varie. Ho conosciuto gente di tutto il mondo, dall’Europa (soprattutto francesi e spagnoli, ma anche tedeschi, olandesi, belgi, danesi, svizzeri, austriaci, ungheresi) all’Asia (giapponesi), dall’America del nord (USA e Canada) a quella del sud (brasiliani e argentini), dall’Oceania, (australiani e neozelandesi) alle isole più sperdute (Isola della Reunion). Tutti i pellegrini che ho incontrato erano sereni e sorridenti, anche se in difficoltà per i vari problemi già citati.

Ho incontrato un cieco che percorreva il Camino accompagnato da un amico, un altro su sedia a rotelle che seguiva il tracciato per le biciclette, una famiglia al completo, padre,

madre e due bambini di 8 e 10 anni. Molti i giovani, soprattutto spagnoli, attratti però più dall’aspetto turistico-sportivo dell’impresa, e molti in bicicletta. Gli anziani quasi tutti a piedi.

Purtroppo devo segnalare anche casi in cui la gente finge di camminare, ma in realtà non lo fa. Cito il caso di due coppie di francesi: le signore percorrevano a piedi qualche chilometro fino all’albergo dove i mariti le aspettavano in macchina, consegnavano loro gli zaini ed entravano come pellegrini usufruendo degli stessi servizi. Un altro caso: quello di un tedesco che, quando partivamo all’alba era ancora a letto a dormire e quando arrivavamo alla meta ce lo trovavamo che già aveva fatto doccia, bucato e se ne stava tranquillo a prendere il sole! Non l’abbiamo mai visto sorpassarci. Comunque sappiamo che anche questi casi fanno parte della realtà del Camino. Il vero valore della Compostela conquistata lo conosci tu solo, dopo avere fatto tutto il percorso di ottocento chilometri a piedi e con lo zaino di 10 chili sulle spalle!