Andrea Travaglio

Il cammino dell'estate 2006


 

 

 

“Ogni essere umano tende a imprigionarsi dentro una piccola scatola che si costruisce da solo o che gli altri hanno costruito per lui. E’ la scatola dei “non ce la faccio” e dei “non si può”. Le sue pareti sono composte dai nostri pensieri di debolezza e paura…

(…) Ma se abbiamo la forza di romperla, faremo una scoperta clamorosa: che ognuno di noi può essere molte più cose di quelle che crede”

 

Massimo Gramellini

 

L’allenamento

 

Dopo molti e molti passi, nel giugno del 2006 mi dedico ad un allenamento continuo, con lo zaino che userò durante il cammino. Voglio simulare le condizioni che mi troverò ad affrontare in spagna, e vedere l’effetto che fa.

In questo modo, penso, sarà tutto più facile.

E così è stato.

 

 

15/06   20 km (12 mattino – 8 pomeriggio)

16/06   20 km (12 più 8)

17/06   12 km

18/06   16 km

19/06   12 km

20/06     8 km

21/06   12 km

22/06   20 km (5.30 – 9.50: 4.20 h)

23/06   20 km (5.45 – 10.00: 4.15 h)

24/06     9 km nelle 5 terre

25/06   riposo

26/06   20 km (9.30 – 14.05: 5.35 h)

27/06   20 km (5.00 – 9.15: 4.15 h)

28/06   20 km (6.10 – 11.15: 5.05 h)

29/06   20 km (5.40 – 10.00: 4.20 h)

30/06   20 km (5.45 – 9.55: 4.10 h) 

 

Il cammino

 

1° giorno, giovedì 13 luglio 2006.

Roncisvalle, ore 20.30

Bene, intorno alle 19 son stato per 50 ore con le scarpe ai piedi.

Il ritardo del treno di Genova (per Nizza) e quello del giorno dopo di Nizza (per Toulouse) mi ha portato a perdere delle coincidenze per 2 giorni consecutivi, e così ho dormito in spiaggia a Nizza e sul marciapiede vicino alla stazione a Bayonne.

Partito alle 15 di martedì da Alessandria e arrivato a Saint Jean alle 9 e 30 di giovedì, oggi. Poi ho camminato dalle 11 alle 19, da Saint Jean a Roncisvalle. Ho le gambe che vanno bene, son contento. Non sono le stesse di 2 anni fa, nel 2004, quando a Roncisvalle ci sono arrivato al terzo giorno.

Son arrivato a Roncisvalle con una nebbiolina, ed è stato bello.

 

2° giorno, venerdì 14 luglio. Roncisvalle - Larrasoana

 

3° giorno, sabato 15 luglio 2006

Pamplona, ore 13.40

Pamplona, in un parco vicino all’albergo per i pellegrini all’ingresso della città, bello nuovo. Per ora siam solo tre, io, Christian danese e un signore spagnolo dall’aria spiritata.

Ora son nel parco vicino a dei punk spagnoli e italiani, accampati con i cani.

 

All’albergo, nel letto a castello. Ore 15.40

E’ tutto un superare ed essere superati, in ogni tappa. Ad ogni sosta vedi altri pellegrini/camminatori che avevi alle spalle e viceversa, quando ti fermi a bere o mangiare frutta o un pezzo di pane e prosciutto.

Chi vuol andare vada, e stia bene.

Oggi il ponte di Trinidad de Arre è stato proprio bello, inaspettato.

Un gran bel ponte di pietra, medievale.

Bene, dopo 3 giorni sono a Pamplona.

Si vede che ho una buona energia e la sto esprimendo.

E la manifesto, perché mi si è unito questo ragazzo di 26 anni, Christian.

All’accoglienza, quando ho detto 40, l’hospitalero mi fa: 40? Look young, sembri giovane.

La verità è che sono giovane.

Ieri son partito da Roncesavalles alle 6.20 e son arrivato a Larrasoana alle 17.45 circa.

Oggi partito sulle 6/6.30 a Larra e arrivato alle 12 a Pamplona.

Domani dobbiamo partire presto, alle 5 e 30, perché c’è la salita dell’Alto del Perdòn.

Questo è un calore più forte di quello italiano, e c’è da stare male sul serio.

Oggi ho visto dei topini grigi morti, sul sentiero, dei pesciolini nell’acqua e tantissime lumachine, a centinaia, chiare.

Ieri ho visto alcune rondini bere, facendo delle picchiate a filo d’acqua e risalendo, al ponte della rabbia di Zubiri.

Il primo giorno ho visto, nel bosco, decine di lumaconi neri, senza casa.

Li ho evitati tutti, senza schiacciarli.

Ho spostato dalla strada un insetto con delle tenaglie grandi, che non ha avuto timore di allargare contro la punta di un mio bastoncino, tra l’altro.

L’ho sospinto verso l’erba, colpetto sul culo dopo l’altro, fino al sicuro.

Appena sull’erba è sembrato scocciato, e si è diretto di nuovo verso la strada, a rischio della vita e al di fuori del suo ambiente.

Libero arbitrio.

Una lumachina invece l’ho presa di peso e l’ho messa su di un filo d’erba.

A St. Jean verso le 11 in cielo c’era un rapace in caccia, ad osservare terra.

Una concentrazione enorme, un gran becco ricurvo.

 

4° giorno, domenica 16 luglio                                                     

Obànos, giardino pubblico, ore 16.10

Partito alle 6.45 oggi, dopo la colazione con the e acqua. Un buon the caldo, il primo del cammino. E un caffè, anche, messo ieri sera nella bottiglietta di plastica.

Il risveglio è stato doloroso, perché son andato a dormire verso l’1 e la sveglia è suonata alle 5.10, già sveglio da qualche secondo.

Il corpo si abitua agli orari, e questa è una cosa fantastica.

Ci si può modificare.

Ieri forse ho bevuto troppo, non so.

Una bionda piccola  verso le 6 nel bar Biarritz vicino alla stazione, insieme ad un paninetto di carne e peperoni ed un frittino di patate.

Mezzo litro e un sorso di vino rosso freddo a cena, al club sportivo di Pamplona, a due passi dall’albergue dei pellegrini.

Alle 10 e 5 al volo per il timore che l’albergue chiudesse alle 10.30, bevuto una piccola chiara in un bar di fronte a quello dei travestiti, dov’ero stato nel 2004, ora chiuso.

Avrei rivisto volentieri tutti quegli uomini truccati e col seno, baristi e clienti.

All’ostello uno dei 2 albergatori tedeschi ci ha offerto un assaggio di sidro.

Con noi c’erano le 2 signore di Napoli arrivate verso le 9 dopo un lungo giro per Pamplona alla ricerca dell’ostello perduto.

E già prima avevano allungato, prendendo una strada che le ha allontanate da Trinidad de Arre.

Di Trinidad ricorderò il ponte medievale e i suoi blocchi di pietra grigia, e il pranzo in centro, con Christian.

Su una panchina di legno.

Mangiando il cibo dello zaino, la baguette fresca e un dolcino rotondo con la glassa sopra.

Christian ne aveva preso uno molto grande, al cioccolato. Una specie di croissant rettangolare ripieno, coperto di minuscole scaglie.

Ora passa una seat grigia con i finestrini abbassati da cui esce musica reggae ad alto volume.

E’ ferma non lontano da me.

Riparte.

Ieri sera ho amato Pamplona.

Velocemente, avevo un’ora soltanto prima del coprifuoco.

Ci tornerò, forse, per conoscerla meglio.

Christian oggi si è staccato, poco dopo Cizur Menor, il paese a 4km da Pamplona che abbiam raggiunto in 2 ore di cammino, con una lunga pausa a Pamplona.

Fermati da una signora loquace di suo e di alcol, a dir dall’alito non piacevolissimo.

Marìsol.

Vedova dal marzo di quest’anno. Parrucchiera. 2 figli sui trent’anni. Una madre di 91 in casa di riposo, ma che ogni tanto va a prendere e porta a casa.

Marìsol che canta e balla per strada, con il vestito bianco, il rossetto rosso e il sombrero in testa.

Marìsol che tutto il quartiere conosce.

Marìsol che ha il fiatone per arrivare in centro, e ci ammira tanto.

E ci chiede di andare a Santiago anche per lei, e di dare un bacio alla statua del santo. Da parte sua.

 

5° giorno, lunedì 17 luglio

Estella, calle de los cordeleros, ore 14 meno 5

Anche sul quaderno, cadono.

Sono seduto all’ombra di alcuni alberi da cui piovono pidocchi.

Ne sono pieno, dopo essermi sdraiato per riposare qualche minuto.

Tra poco ci sarà la doccia di quest’ostello speciale, l’albergue Anfas di Estella, nato per mettere in relazione i pellegrini con i ragazzi disabili di questa città, che lavorano all’accoglienza, al bar e così via.

Oggi alle 2 ero sveglio.

Dalle 2 alle 2.30 ho fatto ginnastica a letto, specialmente per sciogliere le caviglie, le dita dei piedi e gli inguini.

Dalle 2.30 alle 3 ho fatto i bagagli e mi son bevuto una lattina di aranciata.

Ho chiuso l’ostello dopo aver lasciato un messaggio per Christian, con cui l’appuntamento era per le 6.

Alle 3 son partito e circa 30 - 40 minuti dopo mi son fermato, su un sentiero.

Ho steso il nylon e con il sacchetto dei vestiti come cuscino mi son messo ad osservare le stelle e la luna.

Poi ho dormito, avendo varie visioni in rapida successione, tutte avvolte da una luce sfumata bianca.

Una serie di immagini, dei flash.

Ora non ricordo più.

Ciò che ricordo è un breve sogno con cui mi son svegliato. Appena sveglio non ho subito messo a fuoco le immagini, ma solo le parole: “che cosa pensi di fare? Che cosa pensi di fare?”, dette da un uomo con una voce roca terrificante, tipo film dell’orrore. Il suono malefico, distorto, come proveniente da lontano.

Tutt’intorno una luce bianca come una specie di nebbiolina.

Ho pensato di aver sentito il diavolo, ed ero tutto gasato per quest’occasione.

Pensavo: non è da tutti.

E poi: ieri ho camminato un sacco, poi ho dormito 3 ore e prima di dormire ho bevuto un mezzo litro di rosso acido a cena e 1 lattina di San Miguel (più quella del pomeriggio), ti credo che sento le voci…

Ora capisco meglio il misticismo, da dove nasce.

Fai sforzi tremendi e poi entri in un’altra dimensione. E il bello è che ti piace un sacco.

Tutti quei flash con lo sfondo bianco, bellissimi.

Il diavolo che mi parla, notevole.

Poi ne ho parlato ad Estella con 2 pellegrine, 1 olandese e una belga di 57 anni e 5 figli, entrambe terapeute.

Buona la piccola chiara che la signora belga mi ha offerto. Fresca al punto giusto.

 

Plaza de los fueros, 6 meno 5

Mi sento un signore.

Appena bevuto mezza birretta accompagnata da un paninetto con frittata e peperoni.

Ora attacco un panino, questa volta caldo, di lonza e peperone rosso.

La birra è finita col primo panino, ed io entrerò in questo bel bar all’angolo della piazza per prendere un’altra birretta.

E così risparmio il viaggio alla ragazza italiana che lavora lì.

Suonano le sei.

L’ora della birra.

La prima birra è più sorprendente per il palato, la seconda appaga di più la testa.

Ma va bene così, anche perché il secondo panino è notevole, tre stelle.

Cazzarola, sto proprio bene.

All’ostello è stato impossibile dormire, è fantastico il casino che fanno i gestori dell’Anfas.

Tra poco vado in farmacia e compro i tappi per stanotte.

 

ore 18.38

Uomini di merda, che imprigionate e mettete alla catena tutti questi rapaci, aquile, gufi, barbagianni, falchi, civette…

Vi odio di un odio purissimo, perfetto.

A voi, un giorno, la stessa pena, sotto un tendone bianco, a gridare come quell’aquila in catene.

Un giorno, a voi.

 

6° giorno, martedì 18 luglio

ore 8.45

Si sta bene in questo campo di grano tagliato.

 

Sansòl, dopo Torres del Rìo, ore 13.25

Seduto di fronte al piccolo albergue, dopo aver bevuto una fanta fredda della macchinetta a fianco dell’entrata.

Oggi ho superato la tappa prevista dalla guida, e una cosa che sto imparando da questo viaggio è che puoi superare i tuoi limiti, se vuoi.

 

7° giorno, mercoledì 19 luglio

Viana, ore 10.55

Un buon caffè in un bel bar di una piazza storica.

Ma ora piove, e mi sposto.

Ora son sotto un portico su di un lato di questa grande chiesa piena di statue color oro, con soffitti altissimi.

Bella, di pietra, con un ciottolato esterno che mi fa venire in mente quello di Bogliasco. I ciottoli son bianchi e scuri,  creano dei bei disegni.

Ora è bello sentire il suono della pioggia sotto questo portico laterale, sempre più affollato di persone con zaini e cappelli a falda larga e vestite da trekkers con abbigliamento tecnico.

Io ho la mia solita camicia a quadretti scolorita e i pantaloni verdi scoloriti. Le scarpe sono basse ma tengono ferma la caviglia, e se mai le stringo un po’ di più e non sento nessuno sforzo.

Poco fa è arrivato anche Stefano tutto contento perché ha coperto la distanza Torres del Rìo-Viana in 1 ora e 40.

 

Sotto il portico, ore 12

Senza scarpe e dopo una carota condivisa con Stefano, un po’ d’acqua e di pane, si sta meglio.

Poco fa si è alzato dalla panca di pietra un signore spagnolo anziano, con un corpo che sembrava una statua di legno. Bello come un Gesù, marrone in viso e sulle mani rugose, senza denti e con gli occhi chiari.

 

Sotto il portico, ore 12.30

Fatto un po’ di ginnastica sotto questo portico e mi sento sciolto, sento i muscoli rilassati proprio tanto.

C’è solo un po’ di stanchezza, sicuramente dovuta alla lunga tappa di ieri, sotto il sole caldo della calda Spagna.

Mucho calòr, ti dicono quando ti incontrano, e ieri ho pensato che forse ne farei volentieri a meno, di questa considerazione.

Più divertente sarebbe sentir dire mucho frìo, ironico.

Ora provo a riposare un pochino, ciao.

 

ore 16.20

Sono a 1km scarso da Viana, a circa 9 da Logrono.

Il calore è grande, e questa volta lo dico io.

Ma sono all’ombra da più di un’ora, in questa piazzetta con le panche di cemento intorno ad una bella chiesetta antica.

I grilli sono in concerto.

Grilli, cicale. Chi sa.

Le mosche tutt’intorno, neanche fossi un cavallo.

In quest’ora ho fatto 2 parole con una ragazza dell’Oregon, uno scozzese di Edinburgo e un ceco.

Mi son lavato e ho mangiato.

E’ stato bello lavarsi alla fontana, i capelli, le braccia, le ascelle, il collo. E farsi la barba, seduto sui talloni.

Ho mangiato 2 pesche appena arrivato qui, in fretta. Poco fa invece mi son fatto un buon panino con pomodoro, grana e gocce di limone. Buono davvero. E ho mangiato una banana ipermatura.

Nelle fessure della chiesa stanno decine di passerotti, entrano, osservano i movimenti della piazza, cinguettano.

I miei amici alberi mi tengono ombra, ma ora provo ad andare, per vedere che effetto fa camminare alle 5 de la tarde qui in Spagna, in Navarra.

 

Logrono, ore 19.30

Al riparo sotto i portici di un caseggiato popolare all’ingresso della città, subito dopo la camera mortuaria dove mi ero riparato per mezz’ora in un primo momento.

Dopo una bella danza canticchiando una canzone dei Reo Speedwagon (heart it from a friend who heart it from a friend who heart it from another you been missing around…), son partito, ma un attimo dopo ha ripreso.

Ora riprovo a partire.

 

8° giorno, giovedì 20 luglio

Il 1° paese dopo Logrono, ore 8.35

Sveglio alle 4 e in marcia alle 5.30. 3 ore per fare un po’ di strada ed arrivare in questo bar dove c’è una ragazzo gentilissimo al bancone.

Mi ha prestato, per scrivere, questo matitone lungo rosso, di quelli usati dai muratori. E mi ha chiesto se volevo un coltello per far la punta.

Ma gentile da subito, con un: cosa posso darti?

Ora stava parlando con un cliente, spiegandogli che sta cercando lavoro e scrivendo il curriculum da mandare in giro.

Sa il tedesco e l’inglese, ed è professore.

Ha anche lavorato in Argentina, se ho capito bene, ma guadagnava poco e non gli conveniva.

Nel bar c’è la tv accesa, con una puntata di Brujas, Le streghe.

Ieri ho stretto la mano di 3 donne, una ragazza spagnola a Viana, una signora col marito poco dopo, una ragazza/signora più tardi, nella piazzetta della chiesa e del riposo.

In tutti i momenti son state belle strette, forti, calorose, comunicative.

 

Nàjera, ore 15.13

In un bar a bere una birra chiara piccola e mangiare un pincho con le verdure fritte, formaggio e 2 carciofi fritti.

Tra poco saprò di quale verdura si tratta.

Birra perfetta, per il colore, il bicchiere tondo, la temperatura.

Mi piace moltissimo vedere lo strato di cicche, tovagliolini e cose varie buttate sul pavimento da chi era seduto al bancone.

E questo carciofo che si scioglie in bocca. Mmm. Goduria.

La verdura. Forse è uno zucchino tagliato sottile coperto di prosciutto e formaggio e bagnato nell’uovo. Poi fritto. Non c’è impanatura.

Qui si commenta una corsa ciclistica ad alta voce, e tanti occhi son rivolti in alto.

In questi bar si fuma senza difficoltà.

Io mi tratto bene, oggi.

Ho bevuto a un numero grande di fontane. Bevuto un the ed un caffè al rifugio. Un the buono ed una fetta di torta di nocciole buonissima a Navarrete, il primo paese dopo Logrono. Mangiato un uovo sodo e del prosciutto crudo per strada. Un mezzo pomodoro, un mezzo limone, una pesca, un pezzo di pane e un fondo di grana portato dall’Italia, durante un’altra sosta.

Arrivato a Najera ho bevuto un’Acquarius all’arancia e mangiato un pincho di baccalà fritto e peperoni.

Poi ho comprato frutta e verdura al mercato e così ho mangiato un’arancia scialba e una carota simile.

Ora un altro pincho con una birra piccola.

Mamma mia.

D’altronde la tappa di oggi è stata di 29 km e vorrei farne ancora 5 o 6, per arrivare ad Azofra.

Chissà.

Ho ringraziato, poco fa a Nàjera, una ragazza francese che parla bene lo spagnolo per la sua compagnia, agradable. Ha detto che per lei è stato lo stesso.

Bene, non voglio essere invadente.

 

9° giorno, venerdì 21 luglio

ore 7.10

Seduto su un sentiero di terra battuta, osservando il chiarore del sole che si alza davanti a me, coperto da una collina.

Qui intorno natura, natura, natura.

Ieri un portoghese mi ha detto che si usa dividere il cammino in 3 parti: quello ambientale, quello mentale, quello spirituale.

Capisco.

Ora la palla arancione sale velocissima. Ed è sempre, ancora una volta, uno degli spettacoli più affascinanti del mondo.

Insieme al corpo di una donna, ad una mano rugosa, al sorriso di un bambino, alle feste di un cane, alla lentezza di un gatto, al primo sorso di birra, al vento in faccia in bici in discesa, ad un bacio inaspettato, una stretta di mano, un abbraccio, il sonno di un bambino.

 

Granon, ore 18.55

Niente da fare, la prima sorsata di birra ha sempre qualcosa di speciale.

Son seduto nel bar, all’esterno, 2 tavolini verdi di plastica, dove poco fa tre donne han cantato una canzone a tre voci con un suono così bello che mi son alzato dall’erba.

L’erba del giardino di fronte ad un rifugio. Millenario. Nel campanile della chiesa.

Come non fermarsi?

 

10° giorno, sabato 22 luglio.

Redecilla del Camino, ufficio informazioni, ore 8.05

Ho voglia di prendere un anno di aspettativa per andare all’estero.

 

ore 20.20

20 minuti cantando con tutto il piacere possibile: so, so you think you can tell, heaven from hell, blue skies from pain…: per 20 minuti.

Cantato e ballato come un indiano, a torso nudo e con i miei amati pantaloni lunghi verdi, le calze e le amate scarpe Salomon.

Non ho altro, indosso.

Poco fa mi sembrava di far parte di una riserva indiana, con questo cammino già preparato dalle guide con tutte le tappe e tutto di tutto ciò che c’è da sapere: e non perdere la chiesa… e non mancare una visita alle grotte di Atapuerca… e…

E quasi nessuno che esce dal sentiero, perché oggi voglio arrivare a…, e ieri ho fatto.., e domani farò…, e a che ora sei partito e ieri in quale albergue hai dormito.

Finora nessuno che dica in un campo di grano tagliato. Sulla paglia calda, in mezzo a sterminate colline dorate a vedere il tramonto e poi l’alba.

Io lo farò.

Oggi no, perché son troppo vicino alla strada, e il suono delle auto e delle moto è così vicino.

Tuttavia il fruscio delle foglie verdi degli alberi alle mie spalle si fa sentire.

Per un’ora ho dormito qui, oggi pomeriggio, con una stanchezza infinita.

C’era una striscia d’ombra in fondo ad un campo mietuto.

Ho lasciato il sentiero e mi ci sono tuffato, nell’ombra e nella striscia di paglia che mi ha fatto da letto.

E poi heaven from hell, and blue skies from pain.

 

11° giorno, domenica 23 luglio

Sul ciglio del sentiero che da Villafranca Montes de Oca porta a San Juan de Ortega, primo pomeriggio

Cantato tanto il pezzo n 7 di Ludovico Einaudi, quello che a casa sento 1000 volte al giorno. Come gli altri, a dir il vero.

Ieri sera ho dormito fuori con 2 ragazzi di Montpellier, una coppia di Lione e un giovane italo belga assai carino. Max.

Occhi chiari, coda di cavallo biondo castano, sorriso luminoso.

Stamattina gliel’ho detto, anticipando che mi piacciono le donne.

Eravamo su un prato appena sotto una parete rocciosa a Tosantos.

Il luogo dove nelle nicchie si riparavano gli antichi pellegrini.

Ieri sera noi abbiamo parlato, bevuto qualche sorso di vino e fumato alcune sigarette.

E festeggiato così i primi 1000km dei 2 ragazzi partiti (in 3) da Montpellier.

E stamattina presto ho deciso di smettere di fumare tanto, solo 1 alla sera.

Dopo la colazione all’albergue l’ospitalero di Tosantos ha fatto un discorso raccontando che il cammino gli ha completamente cambiato la vita, che stava andando a male, su una strada sbagliata. Forse ha anche detto che si stava facendo del male. E altre cose interessanti, come ad esempio: fermati a bere una copa di vino tinto in un bar e parla con la gente, osserva ciò che ti sta intorno, ascolta ciò che la natura ti presenta, cammina ma con i tuoi sensi ben vivi. E alla Croce di ferro prendi una pietra e portala fino a Santiago. Arrivato nei pressi della città, quindi dopo un 200km con questo peso nello zaino, gettala. E non guardare dove va, gettala alle tue spalle e basta. E’ il passato, sono i tuoi dolori. Lascia tutto alle spalle, e guarda avanti.

 

12° giorno, lunedì 24 luglio

Albergue di Burgos, ore 20.15

Ho appena fatto una bella ginnastica sul tappetino che mi han regalato a Tosantos.

Sto bene, son sciolto di una scioltezza muscolare che non ho mai avuto.

Ieri pomeriggio in un bosco selvaggio sul sentiero per San Juan de Ortega ho cantato un pezzo della canzone di Tenco, Vedrai vedrai.

A lungo, con tonalità via via più roche, vicine alla sua voce.

Soprattutto per il passerà finale.

Indimenticabili i fiori violetti ai lati del sentiero, a partire da Villafranca Montes de Oca.

Bello camminare in mattina con Olivier e Cloe.

A San Juan l’impatto è stato faticoso: dopo km di solitudine arrivare in una piazzetta piena di pellegrini conosciuti via via ha messo un po’ alla prova.

Ma alla fine ho visto un bel tramonto in un campo di grano con Anais, bevendo una piccola birra.

Con Anais ho ancora camminato tutto oggi, per caso, ed è stato piacevole parlare in spagnolo e restare in silenzio e canticchiare Gracias a la vida.

 

12° giorno, martedì 25 luglio

ore 10.05

Sul ciglio di terra, vicino ad un campo di grano tagliato, con qualche papavero che sta sfiorendo. Burgos è alle spalle, e ora cammino con 3 ragazze ungheresi. Anais resta qualche ora in città e poi prende un treno per Pau. Con lei forse resta Max, stanco per la serata alcolica di ieri.

Eva, la mia compagna di qualche giorno fa, era in un altro albergue, che si chiama Emmaus. Lì hanno dormito le 3 ragazze ungheresi.

Io ho dormito ancora una volta all’aperto, nel giardino dell’albergue alla periferia di Burgos, poiché ho ceduto il letto ad un ragazzo canadese che ieri ha avuto una crisi così forte da richiedere l’intervento medico ed un breve ricovero in ospedale. E’ diabetico, si è poi scoperto.

Il suo cammino è terminato proprio ieri con l’arrivo a Burgos, dopo esser andato a Finisterre ed esser tornato per un bel pezzo, altri 600 km. In totale 1500km.

La sua credenciàl era tutta un timbro, di ogni colore.

 

Hornillos del Camino, ore 16.20

Comer un poco màs, ha detto  il volontario della protezione civile.

Ieri sera mi son fatto prendere la pressione nel giardino dell’albergue di Burgos.

Vediamo oggi: 2 caffè e due croissant, 1 the (2 tazze) e un panino con la tortilla, acqua, 1 scatoletta di tonno, 2 pesche, mezzo limone, un uovo all’ostrica, 1 banana, pane, 1 birra senz’alcol e 1 con l’alcol.

 

Hornillos, ore 17.20

Impossibile dormire, sotto questo portico.

Una mezza dozzina abbondante di ragazzi che parlano a coppie in inglese e si raccontano del cammino.

Sento parlare di tempi, di nomi di paesi, si guardano le foto digitali.

Mi sembra di essere nelle Cinque Terre.

Che ci faccio qui?

 

ore 17.55, poco prima di ripartire

Risposta: stretching.

 

13° giorno, mercoledì 26 luglio

Ore 8.50 circa, in un posto magico, San Bòl

Trascrivo da Pablo Neruda

 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.(...)

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

 

                                                                                                           

14° giorno, giovedì 27 luglio

Relax a San Bòl, con Eve.  Ore 13 circa

 

UN GIORNO DISUMANO, Gianna Nannini

 

Ora che te ne vai/ e mi lasci sempre meno sola/ ora che non ci sei/ sarà un’altra musica/ un’altra verità per chi vivrà/ per chi verrà vedrà vedrai vivrà./ E ora che te ne vai/ ho smesso di fumare/ e non ho più rancore/ per tutte quelle cose/ che avrei voluto dire.

 

                                                                                                                15° giorno, venerdì 28 luglio

San Bòl, ore 10 circa

E’ la prima vera vacanza da quando son nato.

 

Ore 13.20

A Hontanas, nella sala da pranzo di un ristorante che sembra un po’ una nostra trattoria, con tavoli di legno, 2 tovaglie di stoffa o carta leggera (gialla sotto e azzurra sopra) e tovagliolo arancione.

Le pareti sono gialline e due lampadari di ferro nero illuminano la sala.

Alla mia destra c’è un caminetto di quelli moderni, chiusi col vetro.

Delle belle piastrelle rustiche sul pavimento.

La cameriera cubana mi ha detto: siediti dove vuoi, sei il re. E mi sento veramente un re, ora che ho mangiato un piatto di pasta con la carne e i peperoni ed una bistecca ai ferri (il filete) squisita, con le patatine fritte. Poi ho fatto un po’ di bagnetto con l’olio l’aceto il sale e naturalmente vari pezzi di pane a far su tutto. Ora mangio una buona coppetta di gelato crema e cioccolato. Ah, e all’inizio una buona fresca cana (la birra alla spina).

 

La meseta dopo Castrojeriz. Sul ciglio del sentiero, ore 20.05

 

Moderni mulini a vento in lontananza, colline sterminate rasate del grano, qua e là balle di paglia. Sono completamente solo, a parte gli insetti e gli uccelli.

Poco fa una sorpresa, un’upupa che saltellava beccando le briciole dei pellegrini, in uno spiazzo che dominava la pianura di Castrojeriz.

Un’ape ronza, ed è l’unica compagna che ho in questo momento.

 

16° giorno, sabato 29 luglio

Puente Itero, nel rifugio gestito dalla Confraternita di Perugina, ore 8.20

Ospitaleri gentilissimi, Lino di Torino che mi ha appena chiamato per un abbraccio e un sorriso e un “buon ritorno, se ti ricordi la strada…”.

Lungo tavolo in questo monastero restaurato con grande cura. Un locale unico con la cappella dove ieri c’è stata la cerimonia della pulizia dei piedi dei pellegrini da parte degli ospitaleri.

E poi un soppalco di legno con 3 letti, su cui ho dormito.

Bella serata, con 2 piatti di zuppa, un’insalatona gigante, 2 pezzi di baccalà, 1 gambero col sugo, vino rosso a volontà, liquore di mirtillo.

 

17° giorno, domenica 30 luglio

Carriòn de los Condes, ore 23 circa

Alla luce fioca del bagno dell’albergue di Santa Chiara.

Stasera ho mangiato benissimo, in una specie di pub-trattoria.

Scrivo a tentoni, tanto è buio.

A cena ho mangiato maccheroni con il sugo e il formaggio, 2 pezzi fantastici di baccalà fritto più un pomodoro e mezzo litro di vino tinto.

Dopo cena una birretta, tanto per stare con gli amici pellegrini all’uscita del ristorante. C’era anche Eva. Eve. In inglese. La mia compagna di questi giorni di cammino. 25 anni. Un fisico da restare a bocca aperta. I muscoli di una che corre la maratona di 40km, nuota, va in bici, scia, arrampica, fa yoga e qualcos’altro che dimentico di sicuro.

Ora nel bagno è entrato il mio compagno di cena, un ragazzo di Bratislava.

C’è un silenzio grande qui.

Ma è come una prigione.

Alle 22.30 si chiude il portone a chiave e non si può più entrare, ed io per aspettare Eve e il suo amico austriaco ho fatto le 10.40, 10 minuti di ritardo. Il padre (?) che ci ha aperto ha detto “siete troppo grandi, troppo alti, per andare”, cioè, credo, “per tornare tardi”.

Non lo vedo bene in viso, ha gli occhiali e i capelli grigio bianchi, un viso che mi sembra severo, una camicia forse a mezze maniche di colore nero. Gli tocco un braccio e lo ringrazio.

Non da segni di vita.

E’ incazzato e basta.

Eve sale in silenzio e la seguo.

Poi lei si mette i tappi e cerca di dormire.

Io non riesco, ovvio, e ora son qui a scrivere.

Eve scatta ogni giorno decine di foto. Quante foto le ho fatto, e viceversa. E le ho insegnato a cambiare prospettiva, e ad inclinare la macchina, per avere effetti nuovi.

E’ veloce, impara ed è brava.

Altro che. 

 

18° giorno, lunedì 31 luglio

 Carriòn de los Condes,  ore 7.25

 

Nella piazzetta calma vicino all'albergue, seduto su una panca di pietra. Sto bene, ho fatto ginnastica prima di dormire e appena sveglio, i miei muscoli son riposati ed elastici. Lo zaino è pronto e ho bevuto qualche sorso di caffè e latte comprato ieri pomeriggio e fatto mettere in bottiglietta dal barista di Villalcàzar, gentile ma con gli occhi duri di chi è stato in galera o ha visto cose non belle. Uno pronto a menare le mani.

Eva non si vede. Io vado. Chi vivrà vedrà vedrai vivrà.

E infatti. Eccola.

 

ore 8.10

Vicino alla strada statale. Fermo in un minuscolo bar presso un benzinaio. Vende benzina Star. Ha le occhiaie e una polo rossa. Può avere 55 anni. Non si può bere the, non ce n'è, c'è solo camomilla. Ho ripiegato su un caffè e un mars scaduto all'inizio del mese. Al televisore parlano di un omicidio di una donna incinta, e del presunto assassino. Vicino a me sugli sgabelli neri 2 uomini sui 40-45 anni parlano tranquillamente a bassa voce, sembrano 2 nostri operai, uno dei 2 ha quei pantaloni azzurrini. Davanti a loro le sigarette e gli accendini sopra i pacchetti. Marlboro e Ducados.

Alla tv si parla della Repubblica Democratica del Congo.

A proteggere il locale ci sono brutte inferriate dipinte di grigio. Un vetro è spaccato.

Uno dei 2 mette i soldi nella macchinetta e prende le Ducados.

L'altro mi chiede se sto scrivendo un diario sulla calamità che sto attraversando: el camino de Santiago. Se intendo scrivere un libro.

No, è per ricordare.

Sorride, ride con il compagno e il barista che ha un sorriso sul volto rugoso tondo e abbronzato.

Anche il terzo ride, sorride.

Ora mi sembrano camionisti.

Nel piazzale si è fermato un tir di cereali Fernandez.

Alla tv si parla della nazionale spagnola, e di un poco di tensione difensiva.

 

ore 13

E' dalle 10 che sono in questo pioppeto, accampato come uno zingaro.

Ho appena fatto la pipì in una bottiglietta da 1/2 litro di acqua, quella in cui c'era il caffè con il latte.

Pipì orizzontale, dentro il sacco a pelo.

Son così stanco, ragazzi.

Tre ore son volate, volate, volate.

Son in compagnia dei pioppi e del vento.

Poco dopo il mio arrivo ho sentito la voce delle tortore e soprattutto ho visto un piccolo topo di campagna a circa 10 metri di distanza. Buffo.

Da bambino avevo 1 topino metallico con la carica.

Ora noto tante farfalline.

Mi piace molto sentire il suono delle foglie. Il canto delle foglie in un pioppeto spagnolo.

Mi sento bene.

Chi mi manca un po' è Anais, con il suo neo sulla guancia, la sua bellezza totale.

Mi manca il suo passo così in armonia con il mio.

Con Eve è diverso, non ha il mio passo. E' spesso un po' più avanti o più indietro.

Chi vivrà vedrà, vedrai, vedrà.

 

ore 21.30-22, all'albergue di Lédigos

Una sigaretta Ducados.

Bellissimo.

Non più di pochi giorni fa a san Bòl ero con Eve in perfetta armonia. Ora siam come  2 estranei.

Ma non x colpa nostra.

E' la stanchezza di questo gran camminare. E allora? E allora bisogna RI PO SA RE!

Riposare, riposare.

 

19° giorno, 1 agosto

Terradillos, ore 9.15 circa

 

Un the in pace e in amicizia.

Con un amico inglese e una francese. E poi con un ragazzo ceco e un pellegrino italo svizzero.

Eve cammina con 2 pellegrini tedeschi.

Tutto è in armonia, oggi, non certo come ieri notte, con un dolore fortissimo sfociato nel vomito.

 

ore 12 circa

Sosta al bar di San Nicolàs mangiando un ottimo panino col prosciutto crudo e una buona birretta.

Con me Leonardo, inglese, un ragazzo francese e uno tedesco.

 

ore 13.30, a poco da Sahagùn

All'ombra con Leonardo, sul sentiero. Come 2 viandanti.

 

ore 14.05

Dormito un poco pochino all'ombra.

Ora ho più energia.

Chissà Eve che fine ha fatto. E Stefano, e Christian, e tutti gli altri. Chissà.

 

ore 17 circa, davanti all'ostello di Sahagùn

Ho appena trascorso un po' di tempo - un'ora almeno - in un bar di Sahagùn con Leo, tipo curioso, che mi vuole accasare per forza con Eve, perché a lei piaccio, you likes her, tu le piaci, ripete.

Ora pausa per bloccare un letto, che ho già pagato (4 euro), poi lavo i panni e continuo a scrivere, mentre loro asciugano.

A dopo.

 

ore 21.20, Sahagùn, seduto sui gradini di granito dello storico ostello: Albergue de peregrinos - Cluny

Sahagùn è un nome che riempie la bocca. Sahagùn.

 

ore 21.55

All'interno di questo bell'albergue con i mattoni rossi, antico di secoli.

Ho appena visto sul dizionario il termine SHINE, che Leo mi avrà ripetuto almeno 7 volte (e mi tengo basso), you're too shine, sei troppo splendente, troppo splendente.

Io quest'uomo non l'ho capito troppo bene, il suo inglese era troppo veloce, in certi momenti.

A Eve domani vorrei scrivere:

cara Eva,

ti scrivo dall’albergue di Sahagùn perché ieri, dopo una birra e una tortilla con Leonardo, il sole era così caldo e ho sentito il mio corpo così stanco che ho pensato: è meglio star qui, lavarmi e fare il bucato.

Ma alla fine ero così stanco che ho dormito per un’ora (!!!) nel mio letto, ed ho lavato solo la mia amata camicia.

Così, voglio dirti che sono felice quando parli nella tua lingua con amici della Germania o dell’Austria, perché è davvero faticoso parlare in un’altra lingua.

Ed io son fortunato ma anche stanco, per il fatto di parlare in inglese con i pellegrini.

Così, ora io posso capire meglio cosa provavi rispetto a qualche giorno fa, quando mi dicevi: io sono stanca…

E ti voglio dire alcune cose, come amico ed allenatore:

- grazie per l’e mail, così posso scriverti

- penso che tu sia molto forte a fare quest’esperienza da sola (per un pezzettino soltanto con Brigitte)

- mangia molta frutta e verdura

- dormi presto, se ti vuoi alzare presto

- se bevi birra, mangia anche

- bevi molta acqua quando non stai bene, e durante il giorno

- bevi acqua quando non hai molto da mangiare

- metti nel tuo zaino alcuni pacchetti di zucchero. Va subito nel sangue. E’ pura energia

- Copriti, quando il sole è terrificante

- Fa almeno un pasto completo al giorno

- Ascolta il tuo corpo, quando ti dice: sono stanco. Fermati

- Non camminare mai sola. E’ un modo per deprimerti. Penso che la meditazione ed il cammino siano cose differenti. Se vuoi star sola, ok, ma devi vedere il tuo compagno (i tuoi compagni) dopo alcune ore. Non camminare sola, ripeto.

- Cammina al massimo per 20-30km al giorno. Con questo sole, va bene. Qualche volta cammina per meno di 25-20km in un giorno. Non stancare il tuo corpo.

- Ricorda San Bòl: 1 giorno senza camminare è positivo.

- Prendila comoda. Questa esperienza è anche un momento culturale, così puoi visitare posti interessanti con calma, come una turista, una turista speciale. Una pellegrina.

                                                                           

                                                                   Un bacio

                                                                                                     Andrea

 

20° giorno, 2 agosto

Sahagùn, ore 10.20

E' lungo, il caffè solo, in questo bar.

Ha riempito quasi questa bella tazzina di ceramica bianca, fine. Con una seconda bustina di zucchero è più dolce il sapore. Ho bisogno di dolcezza.

In questo bar mi par di capire che si tifi per il Barcellona.

Ci son anche dei pinchos che forse mi ritarderanno la partenza.

We will see, come dice spesso Eve. Vedremo.

In questi bar si permite de fumar, e anche se è una cosa che fa male, non mi dispiace entrare in questi luoghi saturi di zaffate di tabacco.

Quanto si fuma in Spagna.

Il barista taglia con i gesti lenti di un professionista un pomodoro in 8 pezzi, pronti per altri pinchos.

Un uomo magro, camicia azzurra e baffi neri folti come un maresciallo dei carabinieri, entra e si siede al bancone.

Sigaretta in mano, ordina un bicchiere di rosso.

Sul marciapiede una signora coi capelli grigi corti curati, 2 orecchini semplici e un bel sorriso aperto e affettuoso saluta qualcuno e si ferma per parlare.

Ha un vestito a fiori arancione fermato da una semplice cintura in vita, mi sembra una donna degli anni cinquanta.

Le scarpe sono basse, semplici, bianche.

Passa il prete, grassottello, calvo, vestito in nero, pantaloni e camicia a mezze maniche da cui spunta il colletto bianco. Ha un foglio in mano e manda 1 saluto al barista che lo saluta a voce, nonostante il vetro.

Passano donne con i carrelli per la spesa, di tutti i colori. Mi viene in mente Penelope Cruz al ritorno dal mercato carica di borse stipate in questa valigiona con le ruote che arranca in salita.

Volvèr, di Pedro Almodòvar.

Il barista riempie di sigarette la macchinetta automatica in un angolo del bar. Mi sembra una cosa così pratica, veloce. Metti i soldi e pigli i cigarros.

Accipicchia, se sto bene.

Un po' stanco, però.

 

Bercianos, ore 20

Oggi ho fatto poca strada. O forse molta, chissà. Verso le 4 son  arrivato in un paese dal nome bellissimo, Bercianos del Real Camino. Real Camino. Suona bene.

Ho un colore del viso che quasi sembra quello dei contadini del monferrato. Color del legno.

Son tre settimane domani, di questo viaggio.

Oggi gran bucato, col sapone di marsiglia che mi ha regalato Chiara, una ragazza milanese conosciuta stamattina in piazza a Sahagùn.

Io le ho offerto un caffè con leche e lei il sapone di marsiglia, metà del suo.

Poco fa ho bevuto una cana e la ragazza al bancone ha allungato un vasetto di terracotta marrone con alcune patate morbide, vaporose, come quelle che trovi nei ristoranti cinesi. Nuvole di drago, le chiamano. Le ho mangiate tutte, e ho bevuto volentieri la cana.

E ora, a tavola!!!

 

ore 22.40, nella sala dell'albergue

E anche questo giorno sta per finire.

Ho bevuto una cana con Enrico, professore di Sicilia che ha voluto per forza mettermi 1 euro nel taschino della camicia per pagarsi la sua.

E' un gran camminatore, e dubita che ci rivedremo, visti i miei ritmi.

Gli ho spiegato che da un certo punto in avanti non mi è più importato star dietro alla guida, ma al mio corpo, e ho iniziato ad ascoltarlo.

E quindi i km son diminuiti, e gli incontri e le parole dette e ascoltate aumentate.

Lui ammira una signora triestina che macina km, parole sue.

Io al contrario ricordo volentieri le parole del maestro spagnolo conosciuto oggi che mi ha detto: corrono corrono e scattano foto, ma a casa non ricordano nemmeno dove le hanno fatte.

Cosa ricordare di oggi?

Il caffè di stamattina e i pinchos con l'uovo e peperone o la carne nello stesso bar, in compagnia di Chiara. Lei si beve il suo caffè con leche ed io il mio corto, piccola birra, una mini birra.

Le carote comprate vicino ai portici, buone buone. Ne ho mangiate 5.

Il negozietto con 4 cassette in croce di pomodori insalata e melanzane e peperoni verdi. E bon. Perché son tutte cose nostre, ha detto la signora. Sentirai la differenza.

E infatti il pomodoro era differente. Un pomodoro.

L'incontro con la signora francese, così gentile e disponibile a dar informazioni sui buoni alberghi che mi aspettano.

A lei ho regalato un altro pomodoro.

Il terzo, già un po' ammaccato, è per domani.

 

21° giorno, giovedì 3 agosto

Reliegos, ore 11.40

Questo viaggio è la sintesi accelerata della propria vita (Maria).

 

22° giorno, venerdì 4 agosto

Albergue - bar di Arcahueja, a pochi km da Leòn, ore 9.40

Colazione con cafè con leche, spremuta d'arancia e toast con burro e marmellata.

E Maria, la mia compagna da ieri.

 

23° giorno, sabato 5 agosto

Da Arcahueja ad un campo nei pressi di Villar de Mazarife

 

24° giorno, domenica 6 agosto

Nel ristorante di Puente de Orbigo, ore 14.50

Mi aspetta un buon pranzo, tra poco: zuppa di trota e filete. Ora davanti a me c'è una birra media alla spina.

Sto bene.

Stamattina non avevo voglia di camminare con Maria, e le ho proposto di farlo in modo più elastico, a distanza. Insieme ma non sempre vicini.

 

ore 23.15

In un albergue bellissimo, vicino alla cattedrale.

Sono in cucina, dopo aver lavato 2 piatti e la padella, perché stasera ho cenato qui, con il cibo lasciato per i pellegrini nel frigo. Da altri pellegrini. Io a Torres del Rio avevo lasciato una bottiglia di vino rosso quasi intera. Con la data, una scritta e 3 firme: la mia, quella di Mike e quella di un ragazzo ungherese.

Bella serata in terrazza, aperta su uno sconfinato campo di grano. Indimenticabile. Non riuscirò ugualmente a dimenticare le sconfinate colline gialle della meseta, tagliate dal grano che le copriva fino a poche settimane prima del mio passaggio. O pochi giorni.

Ora vicino a me c'è Chiara che sta parlando con l'hospitalero e commenta in inglese il libro dei pellegrini, con i commenti di ognuno.

E' disinvolta e mi fa piacere sentirla contenta. Le ho prestato il telefono, poco fa, per mandare un sms al padre e chiedergli una ricarica.

Bene, oggi ho camminato tanto, arrivando alle 21.30 ad Astorga, tagliando alcune vie affollate di spagnoli e un paio di grandi piazze centrali. Bello, sporco di polvere e sudore, con lo zaino carico e i bastoncini tenuti in una mano sola, e sereno.

Soprattutto sereno.

Contento di aver fatto lo sforzo di partire alle 19 da Santibanez e arrivare dopo 2h e mezza nella città che ha un castello come quello delle fiabe, dice la mia guida.

E 2 anziani ottantenni gentilissimi che si preoccupavano per me che chiedevo una strada per arrivare alla cattedrale (e quindi all'albergue). Ma è in salita! Han ripetuto più volte.

E poi il lampo di genio: puoi fare la scala da cui siam scesi noi, vai dritto e poi a sinistra.

Facevo i gradini a 2 a 2.

Sono in un albergue spettacolare. Domani farò colazione qui e così potrò guardarlo ancora un po' e in profondità.

Chiara ride e dice yes... lo ripete più volte.

Oggi ho camminato per... 33 chilometri, più o meno. Di più avevo fatto solo qualche giorno fa: 37km.

Bene, ringrazio le mie gambe.

Maria l'ho rivista al bar di  Santibanez, un piccolo paese. Abbiam fatto 2 parole e poi son andato al suo albergue, dove ero curioso di vedere il giardino interno, non curato ma con peri e meli. E lì mi son riposato per 3/4 d'ora, facendo 2 parole e ascoltando le conversazioni incrociate tra tutti gli italiani presenti: Maria, 2 coppie di italiani e un ragazzo laziale.

Ora, dopo la tisana di Chiara, vado a letto.

 

25° giorno, lunedì 7 agosto

Astorga, seduto sul marciapiede davanti alla cattedrale, ore 9.30 circa

Al sole, così finisco di asciugarmi i capelli ancora umidi, dopo la doccia.

Ho preso l'abitudine di lavarmi senza portarmi dietro l'asciugamani (che in realtà consiste in uno straccio da cucina, portato qui in Spagna perché più leggero e comunque ottimo x asciugare): mi asciugo indossando la camicia e i pantaloni verdi che appendo nella doccia. E i piedi li strofino sui pantaloni, prima di indossare i sandali. I capelli li tampono con la camicia.

Vivo come uno zingaro felice.

Ieri ho dormito in un palazzo secolare a lato della cattedrale, con travi secolari a sostenere la struttura, lunghe assi di legno scricchiolante come pavimento. Bagni pratici, bianchi, puliti.

Ottima musica diffusa in tutto l'albergue. Non saprei definirla, ma dava una sensazione di pace. E oggi, come sveglia, forse la Callas, di sicuro un tenore. Ma a basso volume. Senza isterismi da alzatevi e partite.

Io son partito x ultimo, mi han svegliato alle 8.30, come c'è scritto sul cartello. Si può uscire dalle 5.30 ma si deve andare alle 8.30. Ho ancora avuto la fortuna di prendere un caffè doppio con doppio zucchero, e di fare 2 parole rilassate con l'hospitalero, un ragazzo tedesco che è venuto qui in Spagna questo inverno e pensa di fermarsi ancora.

Siamo in Europa, dice. Per ora mi trovo bene qui, poi voglio vedere altri paesi.

E vuole anche camminare per il Cammino il prossimo inverno.

Ed io?

Forse dovrei ripartire, ma questa cattedrale mi ha ipnotizzato. Per cui ho preso il quaderno e ora scrivo. E poi seguo il mio corpo, ascolto il mio corpo.

 

ore 13.20

Di nuovo all'albergue de peregrinos, quasi nello stesso punto di ieri. Oggi son seduto al lungo tavolo rettangolare, a fianco del tavolino rotondo di ieri.

Che è successo? Perché sono ancora qui?

Prima ho mangiato un dolce tipico di Astorga, la mantecada, specie di plum cake al burro. L'ho offerto anche a 2 ragazzi emiliani (di Cesena) e al ragazzo di Roma che è con loro. Si son trovati strada facendo, e visto che han lo stesso passo si sono uniti. Lui è vestito con pantaloni e gilet di color bianco, grigio e nero, quello che usano gli alpini durante le attività in montagna. Una mimetica piena di tasche, taschini, tasconi.

Dopo la mantecada ho preso un caffè con leche in un bar vicino.

Poi, tornando verso la cattedrale con l'intenzione di visitarla, ho visto Silvia, una ragazza conosciuta a Leòn, mentre entrava nell'ufficio del turismo. Ci siam salutati e l'ho ringraziata per il cerotto antibolla offerto all'ostello di Leòn. E me ne ha dato altri 2. Lei è caduta in un tombino, 10 giorni fa, così si fa il cammino in autobus. Ma lo fa.

Abbiamo unito le 2 solitudini e siam stati un po' insieme a far la spesa, dopo la sua decisione di fermarsi in questo bell'albergue.

Infatti non mi son trattenuto dal farglielo vedere, così ricco di travi portanti di legno scuro e pavimenti in cotto, legno, pietra. L'ha trovato bellissimo e ha deciso di dormire qui, oggi. E' rimasta colpita, mi pare, dagli spruzzi d'acqua nel cortile. Veramente bello. Bello, bello, bello.

Ora prendo le mie cose e vado fuori, vicino alla cattedrale. Mangio 1 pomodoro e riposo un po'. Ho aperto una San Miguel da mezzo litro che finirò.

E poi, piano piano, in cammino.

 

26° giorno, martedì 8 agosto

ore 9 circa. Pausa su una panca di legno di un piccolo albergue in un paese poco prima della croce di ferro.

Sembra di essere in una borgata delle mie valli valdesi.

La Meseta come un'enorme estensione della mia strada Appiano in Monferrato, con campi infiniti, che si perdono oltre l'orizzonte.

Qui il verde prevale, e fa dimenticare il giallo che ancora ieri mi accompagnava, ai lati del sentiero.

Ieri bellissimo cammino, dalle 7 di sera alle 11, 4 ore filate con 2 pause: la prima per 1 birra chiara buona e la seconda per 1 cana con tortilla. Qui la birra era acqua colorata. E la tortilla un po' pesantina. Ho ancora bevuto una cana alle 11, dopo aver trovato a Rabanal un ostello aperto, sperato ma non certo. Una fortuna. Un albergue municipale aperto e senza hospitalero/a, quasi pieno ma con un (almeno uno, c'era così tanto buio...) letto libero.

Quasi tutti ciclisti, e un gruppone di francesi o tedeschi.

Poco fa ho dovuto interrompere di scrivere per fare alcuni timbri a un ciclista spagnolo e salutare un ragazzo del Texas e una ungherese conosciuti all'albergue degli italiani a Puente Itero. Sono felici perché han potuto fermarsi x 2 giorni a Rabanal del Camino, il paese dove ho dormito ieri, x 2 giorni. Son stati nel monastero e han meditato, pregato, sentito la messa e canti gregoriani. E ora, ricaricati e un po' dispiaciuti di partire, son di nuovo in cammino. Son davvero contento x voi, gli ho detto. Ed è così, son contento di vedere quei visi felici.

Il ragazzo texano mi piace xché in realtà il suo cuore e le sue radici sono in Messico, il paese dei suoi genitori.

Torniamo a ieri?

20km in 4 ore con le 2 pause birra, come ho detto. E oggi voglio far meglio. Sto benissimo, c'è un'aria stupenda e si è in questa mezza montagna, per cui camminare è un vero piacere. E poi voglio rivedere i miei compagni del camino: Stefano, Christian, i 2 spagnoli, Suoki, le 2 tedesche (difficile), Mike, Leonardo, le 2 psicologhe, Eve, Maria, Chiara.

 

Riego de Ambros, ore 13.55

Pausa all'ombra. Fuori del bar ristorante dove mi son fermato per 1 cana. Poi sulla strada ho mangiato pane e mezza arancia.

Oggi il cammino è stato bellissimo, con l'occhio su queste vallate verdi e tutti e 2 ben attenti a dove mettere i piedi in queste mulattiere.

Bene, a Molinaseca son solo 5km, ma il caldo si fa sentire. Forse partire è uno sbaglio, ma io provo.

 

Molinaseca, ore 16.30 circa

Dopo un secondo succo d'arancia naturale. Il primo più di un'ora fa, mi pare, insieme a un caffè con leche.

Qui son le 4.30 passate ma la gente mangia tranquillamente la zuppa e l'insalata. In Spagna, come si sa, i tempi son differenti. Ora lo sperimentiamo, ed è anche bello. Son seduto al lato del bar ristorante, su uno stretto marciapiede che da su un canale in cui scorre dell'acqua fresca, in  cui ho già immerso i piedi 2 volte.

Prima ho fatto stretching e mi son massaggiato tutto il corpo. Ma così bene, così bene, che son proprio contento.

 

ore 17.40

Sono ancora nello spiazzo verde vicino al bar, dove molti pellegrini si son riposati, questo pomeriggio.

Bene, tra poco parto per Ponferrada.

Oggi il caldo è stato davvero notevole, nel pomeriggio, ma mi son fermato in tempo a Molinaseca.

Novità. Chiara mi ha chiesto di camminare con lei, se mi va.

 

Ponferrada, davanti al castello dei Templari, ore 19.35

Non son entrato xché c’è da pagare 1 biglietto, i Templari x ora non mi interessano granché, sono stanco e affamato.

Così son entrato in un bel ristorante di fronte al castello, senza indugio. E’ il restaurante taperia Docetorres, ed ho appena bevuto il mio primo sorso di cana.

Un’altra appena entrato a Ponferrada, in un bar di periferia con 3 clienti bianchi e 1 nero, il più elegante. I bianchi di fronte a bicchieri di rosso.

Lì ho fatto cambiare un biglietto da 100, perché non avevo altro.

Un altro sorso di cerveza. E’ la quarta, per oggi. Però ho percorso 32km e mezzo. Quindi per ora con 1l di birra faccio più di 30km. Scherzo. Non è che voglia per forza associare la birra al camminare. E’ una specie di premio, da un lato, e dall’altro la sosta al bar offre la possibilità di entrare nella cultura spagnola.

Ora basta, perché arrivano la pasta al sugo e 3 grandi pezzi di pane in un piatto bianco.

La pasta è in una terrina bianca posata su un piatto bianco. Il tavolino è di listelli di legno e le gambe son di ferro dipinte di nero, sottili. La tovaglia è di carta, gialla, arancio, rosso. E così il fazzoletto. Le sedie sono di paglia intrecciata con sopra un cuscino blu.

E ora… buon appetito!

 

ore 19.55

Appena bevuto il primo sorso di birra della seconda cana, dopo aver mangiato un piatto di penne che sembrava non finire più. Con un sugo rosso ma buono, ma buono…

Un ragù.

Ora, io dico.

Uno può anche camminare per 4 settimane.

Lo sono domani.

E per 30km.

Li ho fatti oggi.

Ma se poi, alla sera, ti ritrovi una cena così…

Yuppie!!!

E ora, il secondo.

 

27° giorno, mercoledì 9 agosto

Villafranca del Bierzo, ore 16.35

 

Grande bucato e doccia.

Mangiato un boccone e fatto 2 chiacchiere con il ragazzo italiano conosciuto ieri e con un altro di Albenga, che si ferma qui per dar una mano nell’orto.

Mi lavo i denti e vado.

 

Sul sentiero per Pradela, dopo una salita molto dura da Villafranca, ore 18.45 circa

Alle 17.45, un’ora fa, ho cercato l’ombra. Come un animale ferito. Il sole senza pietà. La salita, una mulattiera cattiva. Il paesaggio di mezza montagna, tanto tanto verde. Mi son fermato.

Oggi son 4 settimane esatte di cammino. Buen camino!

 

28° giorno, giovedì 10 agosto

ore 9 circa

Vega de Valcarce, su una panca di legno con le gambe di ferro nero. Lo schienale è di legno e ferro. Di legno è la cornice, di ferro la parte interna, intrecciata.

Si sente il profumo del pane che esce dal forno della panaderia. Ho appena mandato un messaggio a Maria, per dirle di godersi la splendida giornata e di fare 1 saluto agli hospitaleri di Ambasmestas.

Luis, l’hospitalero spagnolo, mi ha raccontato un po’ della sua vita: ora sta con Jasmina (mamma che occhi!), anche lei hospitalera volontaria. A luglio è stata qui per 18 giorni la figlia di Luis, che ha 8 anni e un’altra mamma. E’ stata molto contenta di vedere un vitellino appena nato, e di andare al fiume.

Luis mi piace. E’ asciutto, ha i capelli corti grigi, gli occhi chiari. Un bel sorriso. Un orecchino. E’ ironico.

Sopra di me c’è l’autostrada, che ha tolto la Galizia dall’isolamento, dice Luìs. C’è un pensiero che voglio ricordare, di questo giovane uomo che ha fatto nella sua vita 4 cammini differenti e a cui il cammino ha dato, e quindi lui ora restituisce. Intanto ha detto di avere pazienza, perché con lui tanti hanno avuto pazienza, la mamma, il professore, la ragazza… e soprattutto, con i giovani, proprio perché sono giovani.

E ha raccontato di aver  parlato, questa mattina, con un uomo di 84 anni che spingeva la sua carriola. E lì vicino c’erano i  ragazzi del posto che uscivano da una fiesta, alle 7 del mattino, ubriachi e facendo casino, gridando. E lui: que vida, que vida. Ecco, per Luìs quello scandalizzarsi significa, credo, non aver pazienza.

Poi Luìs dice un’altra cosa ancora, molto interessante. I pellegrini con guida, che seguono passo passo la guida, non sono qui, non vivono il momento, sono già al Cebreiro, alla tappa successiva, sull’aereo, a casa. Sono già proiettati in avanti. E non pensano a cosa vogliono fare, ascoltano la guida. Non decidono di andare più lentamente, più forte, di fermarsi. Seguono la guida. Non si lasciano andare, dice proprio così, non lasciano che sia la vita a decidere, a portarli. E, se ho inteso bene, trascorrono tutta la vita a essere “guidati”.

Ma loro, mi chiedo io, quand’è che si lasciano andare, che fanno quello che veramente vogliono fare?

 

ore 12.20

Fermo in uno spiazzo vicino alla strada asfaltata che va verso il monte Cebreiro, ritenuto un posto magico, magnetico, mi diceva un paio d’ore fa uno storico del cammino, un signore che cura il sito elcaminodesantiago.com. Parlava anche dei ricchi pellegrini che viaggiavano a cavallo con un sacco di vettovaglie, e di quelli che restavano a casa e pagavano i caballeros perché andassero al posto loro. E del bosco di Sarria, dove c’erano le prostitute, e i pellegrini erano ben contenti. Ovviamente.

 

Seduto sulla terra, sotto la fontana di pietra di Linares, ore 18

O Cebreiro. Più che un posto ricco di magia, mi è parso un posto ricco di chincaglieria. Mah. E’ il destino dei luoghi molto frequentati, destinati a diventare specie di riserve con bar ristoranti negozi di souvenir. E naturalmente c’è il collegamento internet. E il telefonino prende. Io da lì scappo e cerco qualcosa di più naturale, semplice.

Al Cebreiro ho preso un buon caffè con leche e una fetta di tarta alle nocciole.

Un cane poco prima mi aveva ringhiato contro, ma poi ho capito: ero in linea con un altro cane, dietro di me, e quindi ho frainteso. Già ieri sera un cane mi aveva fatto il suo show di aggressività (purtroppo per lui frenato dai padroni), così oggi ho tenuto in mano il mio bastone di alluminio, per andare al bar. Lo zaino e l’altro bastone, insieme al cappello rosso dei Sem Terra brasiliani, li ho lasciati sotto un portico, vicino ad una fontana.

In questo secondo cammino non ho mai tenuto il marsupio con me (lo uso come contenitore per i due dizionari), né il portafoglio grande verde né la giacca blu in cui ho la seconda cassa, quella con 700 euro, mi pare. Che stavo perdendo alla Croce di ferro.

La contentezza mia quando ieri sera accendo la luce della mansarda dell’albergue di Ambasmestas e sento dire: Andrea! Da una voce femminile. E’ Cloe, sdraiata vicino a Olivier, che saluto con una stretta di mano. A Olivier più veloce, a Cloe più lunga, con una specie di carezza lenta finale.

Cloe mi piace, mi piacciono i suoi occhi azzurri. Era un’alunna di Olivier all’università, se ho capito bene, informatica.

Maria. Maria oggi si deve essere fatta un culo notevole. Questa giovane donna di Milano è partita da Villafranca del Bierzo questa mattina e stava arrivando al Cebreiro, mi ha detto la sua amica milanese questo pomeriggio. Giornata lunga per lei, non abituata ai trekking ma al tai chi.

Sento dei bastoni. Magari è lei. Che si è bevuta 2 Red Bull e ora va fino a Triacastela. Chi sarà?

Vedremo.

Intanto apro lo zaino per mangiare pane e pomodoro.

 

Fonfrìa, ore 22.30 circa

Mamma mia, se son bravo. Son arrivato a Fonfrìa, a 9km da Triacastela. E son stato così fortunato da trovare questo bar tranquillo e accogliente che al suo interno ha una specie di bungalow di legno, o meglio una capanna africana.

Ora la luce è spenta, e scrivo con la luce che trapela dalla tenda fatta di listelli di legno, come una specie di collana africana. I colori sono beige e rosso.

Ma son stanco, e vado a nanna.

 

29° giorno, venerdì 11 agosto

A poco da Triacastela, ore 11.30

Seduto sotto un castagno plurisecolare, che ho abbracciato e in cui mi sono sdraiato, come in un ventre materno. 1300 anni. E il piccolino che ha di fronte ha solo 300 anni. Mamma mia.

Poco fa ho parlato un po’ con una ragazza carina di Barcellona, occhi azzurri, capelli castani raccolti in una coda, occhiali di plastica rossi. Ha male a una caviglia, mi ha detto, e le ho mostrato alcuni esercizi che pratico ormai da giorni. Quanto stretching in questi giorni di tanti chilometri, tanto tanto stretching. E che bello scoprire che sono sempre più sciolto, e dalla posizione a candela apro le gambe a forbice e queste si allargano sempre di più. Il mio corpo si sta trasformando in meglio.

Ana è partita, e adesso la raggiungo.

 

ore 17.15

Intorno alle 15 son partito da Triacastela, paese di cui ho visto ben poco, a parte il bar con delle gigantografie della fabbrica di birra Mahou, che insieme alla San Miguel è la più venduta nei bar. Ma in quel bar ho preso naturalmente il cafè con leche e un’enorme brioche, 2 volte e mezzo quella italiana, che qui servono sul piattino bianco, e con coltello e forchetta. Io mi adeguo e taglio. Poi mangio un po’ con la forchetta un po’ prendendo con le dita.

Lì al bar ristorante oggi servivano il polipo gallego, e così, influenzato, al supermarket del paese ho comprato polipo e cozze in scatola. 2 scatolette.

Silvia non ha voluto assaggiarne, Marco invece sì. Poi si son rimessi in marcia in direzione Calvor, anche se secondo me troppo presto, appena passate le 2.

E va bene che qui il sentiero sembra quello delle fiabe, con felci e querce dappertutto e rami che formano archi naturali che sembra una galleria a cielo aperto e alla fine viva gli sposi, dice l’ultimo albero, quello con cui finisce il bosco.

E io invece son partito più tardi, dopo esser prima andato all’albergue di Triacastela, bello, di pietra e con gli infissi azzurri, che mi ha un po’ ricordato gli edifici di Agape a Prali. All’albergue son andato nel bagno, poi ho lavato i denti fuori, alla fontana.

Poco dopo mi ha fatto di nuovo molto piacere rivedere Cloe e Olivier e far con loro un pezzo di strada e offrir dell’acqua a Olivier, ma quando mi son sentito stanco son entrato in questo sentiero laterale e ho dormito per ¾ d’ora.

Mi ha svegliato una voce. Era Maria, che con grande forza sta andando avanti. Mi ha chiesto se stavo bene e se avevo voglia di pane, di croccantini. Nel sonno ho risposto di no.

 

ore 22 circa

Al ristorante O Tapas di Sarria, indicato da Manuel o Miguel, il signore che mi ha appena affittato una camera a casa sua per 6 euro in nero.

Ma le mie fortune continuano, perché qui a Sarria è tutto completo, ora che siamo a 100 e qualcosa km da Santiago. Tutto completo, completo, full. E se ho capito bene da un pellegrino francese incrociato vicino ad un bar, c’è un punto di appoggio per i pilgrims presso il centro sportivo di Sarria, ma sotto una tettoia. In pratica all’aperto, o se no, in una palestra. Certo meglio stare in una tipica casa spagnola. Molto bene. Son davvero contento. E anche stanco. E comunque è come se avessi, da un po’ di tempo a questa parte, una specie di sesto senso che mi guida e mi fa andare o incontrare persone gentili o posti belli ed evitare quelle scortesi e i brutti posti. Ho tutti i sensi all’erta, gli occhi sempre (spesso) in movimento.

 

ore 23 circa

Questo cammino sta per finire, e me ne rendo conto ora, consultando la guida che si avvia alla fine, ancor più che camminando vicino a quei bei cippi di pietra che da un certo punto in poi, entrando in Galizia, han cominciato a scandire i km. Ieri eravamo intorno ai 140, a sera. Oggi già molto più vicino al 100.

E così tramonta questo giorno in arancione, come canterebbe Paolo Conte in gelato al limon.

E cosa resta? Già, cosa resta? Cosa cavolo resta? Cosa accidenti resta del fatto di aver marciato camminato per centinaia e centinaia di km?

Mannaggia, mannaggia. Son contento e scontento che questo gioco così faticoso stia per finire.

Uffa. E ora?

 

30° giorno, sabato 12 agosto

ore 6.45 circa

Seduto sul letto di questa modesta cameretta, più piccola di quella del famoso quadro di Van Gogh.

Ieri sera ho mangiato bene, soliti maccheroni bistecca con patate e 2 canas, più tarta de Santiago, cioè di nocciole.

La cameriera è una signora giovane del Paranà, in Brasile, ed è sposata con un uomo che ha il padre brasiliano e la mamma galiziana. Han vissuto un po’ in Portogallo e da alcuni mesi sono a Sarria, che è infinitamente meglio. Hanno una casa, parenti, amici. E poi, dice, gli spagnoli non sono come i portoghesi, razzisti con gli immigrati.

C’è sempre da imparare.

Mi riposo ancora un poco, o no?

 

ore 11.30

Un buon caffè e latte in un bar bello, di un bel colore terra di siena, a pochi km da Portomarìn. E anche una stupefacente torta di cioccolato e pere, gigantesca, casera, alta 2 dita, con pere intere circondate da cioccolato soffice. Una bontà. E una ragazza di campagna, gallega, galiziana, con gli occhi lucidi per il raffreddore. Che inveisce contro i turisti spagnoli, i peggiori. Ed il mese di agosto, che porta solo turisti, e non pellegrini. Turisti che pensano di usare il loro bagno senza una consumazione, neanche 70 centesimi, come ieri, tutti al bagno. E noi a pagare la carta, la luce e a pulire. E loro neanche 70 centesimi, hanno speso. Allora senza consumare non si va più in bagno, ora è così.

E 2 baci sulle guance al momento di salutarci.

 

ore 14 circa

Grazie a questo sentiero che mi ha offerto la sua terra morbida per riposare, e la sua ombra.

E ora, verso Portomarìn. Siamo scesi sotto i 100km. E già. Doveva pur succedere.

 

Ristorante di Portomarìn, ore 15 circa

Bello sbalzo tra la freddezza della cerveza especial Estrella Galicia e questa meravigliosa zuppa bollente con patate e verdura e croste di pane appena spezzato. Ma ora andrà meglio, e allora via, prima che si raffreddi.

 

qualche minuto dopo

Ho appena chiesto un altro poco di zuppa, che ha anche i fagioli, ed è buonissima.

Questa volta non metterò pane, ma la gusterò a poco a poco, lentamente. E ascoltando questa tavolata di amici spagnoli, 4 chicos e 3 chicas.

 

Nella palestra di Portomarìn, dove son andato su consiglio di Olivier, incontrato per caso verso le 6 con Cloe, ore 22.25

 

E allora?

 

31° giorno, domenica 13 agosto, un giorno intero a Portomarìn

Bar sotto i portici di Portomarìn, ore 11.10

Bene, eccomi qui dopo aver bevuto un cafè solo, un cafè con leche e una buona fetta di torta alla crema fatta dalla signora che ora è al bancone e legge il giornale.

 

Nel giardino a lato dell’albergue di Portomarìn, ore 14 circa

Ho dormito per 1ora sul materassino arancione con indosso la giacca blu a vento, quella con l’interno in pile.

C’è aria. Il terreno è umido.

Piccoli uccelli con il petto rossiccio saltellano sull’erba sotto questi alberi secolari: castagni, pini, un giovane salice.

C’è armonia.

Sono l’unica persona in questo luogo meraviglioso.

I pellegrini han atteso pazientemente in coda che aprisse l’albergue e ora son entrati tutti. Chi arrivasse ora si sentirebbe dire completo, come è successo a me ieri. E quindi dovrebbe andare in qualche hostal privato o nella palestrona davanti alla chiesa – fortezza, per un semplice euro. Una gigantesca palestra, dove stanotte ha fatto un po’ freddo. Ho dormito lì, vicino a 2 ragazzi marchigiani e non lontano da Olivier e Cloe. I 2 ragazzi italiani han cominciato da Saint Jean in bici, 12 giorni fa, e contano di arrivare domani a Santiago, in tempo per prendere l’aereo e tornare a casa. Erano – a ragione – stupiti del tempo che posso utilizzare, per questo cammino.

E’ una fortuna non comune, infatti.

 

Di nuovo al ristorante Casa Ferreiro, a pranzo

Ho appena lasciato lo zaino in palestra, sistemato in una zona un po’ angolare della palestra, dove spero non ci siano gran concerti di russatori come stanotte.

La fame che ho, ho divorato un altro piatto di zuppa, il quinto in 24 ore.

 

Qualche minuto dopo

E ho spazzato via, proprio come direbbe Tex Willer al suo amico Kit Carson, anche questo segundo plato, una bella porzione di tenera con patate fritte e 4 peperoncini verdi fritti, proprio come ieri pomeriggio.

Con la differenza che oggi la carne era alta 2 dita e si scioglieva in bocca. Ieri sottile e buonissima.

Quanti km macina questo anziano signore col basco nero, la camicia azzurra e i pantaloni grigi, sempre in movimento tra la cucina, la sala da pranzo ed il bar, solo lui lo sa.

Ed io lo ringrazio sempre, ogni volta che mi porta qualcosa: muchas gracias.

Poco fa ho sfogliato la mia amica guida del Cammino, e vedo che siam quasi alla fine: 90km son proprio pochini, e le pagine della guida son quelle finali, proprio come quelle di questo quadernetto che giorno dopo giorno si avvicina alla fine.

E allora forse, ho pensato, conviene rallentare un po’, e le 3 tappe proposte dalla guida allungarle un po’, e farle diventare 5 o 6.

Si vedrà, qui davvero ogni giorno è differente, ed io ormai assecondo il fisico. La mente e i desideri cedono il passo.

E’ il fisico, che comanda. E se son qui lo devo a lui, quindi cedo il passo.

Domani mattina mi darà le indicazioni della giornata.

Nei giorni scorsi gli ho chiesto davvero tanto, perché ho desiderato fortemente rivedere i compagni della prima parte del Cammino. Ieri però mi ha chiesto una tregua, di fermarmi a Portomarìn.

Negli ultimi tre giorni il mio ritmo era stato davvero notevole, rispetto alle precedenti tappe:

-                                                     Astorga – Rabanal del Camino (dalle 19 alle 23): 4 ore per 20km

-                                                     Rabanal del Camino – Fuentes Nuevas: 39km

-                                                     Fuentes Nuevas – Ambasmestas, passando per la dura via alta, quella con la scritta POR BUENOS CAMINANTES: 31,5km

-                                                     Ambasmestas – Fonfrìa, salendo al famoso O Cebreiro: 26,5km

-                                                     Fonfrìa – Sarria: 27,5km

-                                                     Sarria – Portomarìn: 22,5km.

1 giorno di riposo è meritato, no?

 

Sdraiato sulla stuoia arancione nel parco con gli alberi secolari, ore 17.40 circa

Ho dormito bene.

 

Alla palestra, ore 23.15

Questa sera ho cenato con Philippe, pellegrino   

belga con bella barba bianca e occhi chiari.

4 pranzi completi in 2 giorni e un giorno intero di riposo.

Domani sarà un buon giorno di cammino, credo.

C’è da ricordare della bellissima musica galiziana ascoltata prima di cena e di cui parlerò domani, e un po’ di malinconia che anche oggi mi assale, forse perché è sera, non so. Forse perché son solo.

 

 32° giorno, lunedì 14 agosto

Bar Espana, Portomarìn, ore 9.05

Qui per il secondo caffè, dopo un primo caffè 1ora fa, con un bicchiere di succo d’arancia e una mega brioche.

Ho camminato nel paese, dopo, e ho visto la nebbia tutt’intorno e delle belle case, bianche e con delle pietre grigie angolari.

 

In un pratone con l’erba ingiallita tagliata corta, appena fuori Portomarìn, ore 11.35

Ho mangiato una bella fetta di carne che avevo messo da parte ieri sera, non troppo affamato e previdente per la notte o il giorno dopo.

E infatti.

Carne, fetta grande di pane con bella crosta e fetta più piccola solo di mollica. Ieri erano avvolte in 2 tovaglioli di carta più un foglio di carta d’alluminio del signore gentile col basco nero.

Ho riposato mezz’ora, prima di questa colazione, con le formiche che viaggiano sopra e sotto i vestiti.

Da qui, da questo sentiero di mezza montagna, gente ne è passata poca. Qualcuno a piedi, qualche ciclista con la bici a mano, rassegnato.

 

ore 16 circa

Son fermo a Ligonde a mangiare in un bar trattoria: spaghetti e merluzzo. Più la solita cerveza che qui chiamano tubo.

I km scendono, strada facendo. Stamattina eran poco più di 90, ora siamo sui 75-74.

E allora, tempo un paio di giorni pieni e si arriva a Santiago.

Poi forse una coda fino a Finisterre.

E alla fine cosa ha portato questo cammino?

Ha portato che forse è possibile, per il prossimo futuro, pensarsi diversamente.

 

qualche minuto dopo

Ho messo da parte una bella fetta di merluzzo, per il pomeriggio. Per ora, tra il pane, gli spaghetti, le patatine e la prima fetta di merluzzo, sto più che bene.

E tra poco arriverà il postre, che spero sia flan, budino.

La stanchezza si fa sentire e gli occhi si chiudono. Mangio e poi vedo se sia il caso di coricarsi mezz’ora qui fuori o qui vicino.

 

Nell’albergue di Leboreiro, ore 22.40

E’ il primo paese dopo Casanova, da cui son fuggito anche se con me è arrivato un ragazzo di Bolzano con una bici da corsa, partito lunedì scorso da Barcellona.

1500km in 7 giorni.

Poi va a vedere l’Atlantico, ritorna a Santiago, chiude la bici in una borsa e la mette sul pullman e poi sul treno per l’Italia.

Ma a me quell’ostellino senza ospitalero, con tutti i pellegrini (una decina) a riposare alle 21.15 in camera, nessun rumore, solo qualcuno che si alzava per andare in bagno… ha fatto tristezza.

Così ho ripreso a camminare senza timore del buio, perché alle 21.30 circa ero sicuro di avere un’altra ora di luce.

Ora sono solo, in un albergue aperto ai pellegrini di passaggio. Non ci sono letti, solo una stanza, una mini cucina, i bagni.

Era una scuola, molti anni fa. Trenta, ha detto la ragazza che si è offerta di farmi da guida.

Il pavimento è di legno, in questa stanza, ed io ne sono contento.

Ho mangiato ¾ della formaggetta che mi ha offerto una signora uscendo di casa: 3 euro, se non è troppo.

No no, va bene.

Ma l’ho dovuta convincere che mi andava bene, non era troppo.

Bene, dopo 33km vado a nanna.

 

Qualche minuto dopo, avendo letto la guida per avere un’idea della tappa di domani

Guarda che lo so, cara vocina, che il cammino sta per finire. E che domani è il penultimo giorno. E dopodomani si arriva a Santiago.

Lo so.

 

33° giorno, martedì 15 agosto

Bar ristorante sulla strada per Arzùa, distante da qui ancora un 4-5km, ore 16 circa

Un cartello che parlava di questo posto a 250m mi ha ispirato, perché ormai erano le 3 meno un quarto, e ieri sera la cena era stata solo a base di pane e formaggio, come ho scritto.

A colazione, a Melide, un buon the caldo e 4 biscotti con in mezzo  cioccolato. Offerti dalla compagna di Ana, la ragazza spagnola di Barcellona a cui avevo offerto un pezzo di embutido a Fonfrìa e regalato un foglio sugli esercizi di stretching vicino a Triacastela.

Un giorno le avevo anche incontrate  in un bar insignificante in cui avevo preso una birretta per accompagnare pane e pomodoro. Verso le 6. Però la sua compagna al mio arrivo deve aver detto qualcosa di ironico, cosicché la barista al mio ingresso ridacchiava e cercava con lo sguardo le 2 ragazze. E’ ovvio che non mi son sentito a mio agio, anche perché non mi è piaciuto vedere il loro tavolo pieno di fogli, pacchetti di sigarette, accendini, biro, posacenere, bicchieri, piattini, guide, telefonini. Evidentemente era stata una lunga pausa, ed io ne provenivo da una lunga camminata. Ci si sente non in sintonia quando si incontra gente troppo differente dalle nostre esperienze passate, specie in un contesto intenso e faticoso come questo.

Oggi invece ho avvertito un’altra atmosfera, verso le 10 in questo bar di Melide, dove si mangiava tranquillamente il pulpo allego accompagnato dal vino blanco, come faceva uno spagnolo del luogo. Lì vicino c’erano Ana e 2 signori spagnoli, pellegrini anch’essi ma dell’ultimo pezzo. A poca distanza bollivano polipi su polipi in grandi pentoloni di rame, vicino alla grande finestra.

La compagna di Ana mi ha invitato a far colazione lì, anche se non c’erano le brioches che desideravo. Lei aveva un pacchetto con dei biscotti al cioccolato. Prendi un caffè, ha detto. Mi è piaciuta la luce dei suoi occhi, non aggressiva, come le volte precedenti, e così mi son fermato al tavolo di legno alle spalle di Ana e dei due pellegrini interessati al polipo.

Io vado a sensazioni. Certi giorni ho voglia di  dolci. Altri di frutta. Altri ancora di carne. Seguo l’istinto. E questa cosa dell’istinto la sto sviluppando sempre più in questo cammino: mi fermo a mangiare e a dormire, a riposare, a chiedere informazioni, solo in luoghi e a persone che mi ispirano fiducia, e sovente dopo un breve sguardo, una registrazione velocissima dell’arredo o dello sguardo o abito o comportamento della persona. E lo stupefacente è che ci prendo, raramente mi pento della scelta fatta, quasi mai. Tutto questo mi dà una grande soddisfazione.

Ora sto per svenire, perché in tv danno danza coi lupi, con Kevin Costner!!! E ho pensato spesso a questo film, nel camino.

 

ore 16.35, pubblicità

Stamattina verso le 12 mi son fermato a riposare in mezzo a un prato, uno dei tanti prati galiziani circondati da fil di ferro o dal filo elettrico per le mucche. Mi son coperto il viso con il gilet azzurro di Terinda, che da ieri tengo addosso tutto il giorno. Qui c’è un forte vento e si rischia una forte tosse, a meno di non avere polmoni e bronchi d’acciaio.

Al risveglio ho mandato un sms a Maria, che non sento da un paio di giorni. Le ho scritto: Son in 1campo presso Arzùa, uno zingaro ormai. E tu, a Santiago o molto vicino. Stai bene. A.

Riprende il film. Dice K. Costner: “è passato quasi un mese da quando sono arrivato qui, in questo forte abbandonato. Sono momenti di grande solitudine, però non sto male, non sono infelice”.

Vale lo stesso per me.

 

Altra pausa

Qui in Spagna ho visto la tv in vari bar.

Ricordo le canzoni di Sarria, tutte belle canzoni, che ricordo bene: Andrès Calamaro, Rosana, Bebe.

Invece a Portomarìn, con Philippe, pellegrino francese incontrato già nella prima parte del camino, ho sentito One Love degli U2 e Every Breath you take dei Police, che mi commuove sempre ed ho ascoltato ad occhi chiusi. Molto bella anche One Love, specie perché ad un certo punto entra una voce femminile molto intensa.

 

Altra pubblicità

Bella questa pausa. Sto proprio bene.

Ieri ho pensato a tutte le cose belle che ho fatto con Eve 2 settimane fa, e c’è da esserne contenti per molto tempo.

Così, alla rinfusa, senza star troppo a pensare alla scansione temporale.

·  Ho ascoltato più volte la canzone di Gianna Nannini, e in parte l’ho anche cantata

·  Ho letto il brano di Pablo Neruda, e l’ho vista commossa

·  Le ho cantato Vedrai vedrai e si è commossa

·  Ho mangiato insieme a lei una pesca a pezzi, mentre andava sull’altalena in un paesino della meseta

·   Le ho fatto un sacco di foto

·   Le ho insegnato a fare le foto cambiando prospettiva

·   Le ho fatto conoscere San Bòl, e lei è stata bene lì

·  Abbiamo sfogliato con calma un bellissimo libro fotografico sul camino da Santiago a Gerusalemme

·   L’ho spinta e mi ha spinto sull’altalena di San Bòl

·  Abbiamo corso nel campo di grano tagliato a San Bòl, e l’ho superata

·  Abbiamo costruito una casa con la paglia, vicino a Hontanas

·  Abbiamo riso molto, un pomeriggio a San Bòl

·  Abbiamo camminato tanto insieme

·  Ci siamo raccontati le nostre vite

·  Abbiam visto due greggi

·   Abbiam cenato vicini nella chiesa/albergue di San Nicolàs, mangiando bene e ascoltando una bella musica spagnola.

Be’, non male, no?

Allora questi bei pensieri han scacciato la malinconia per esser rimasto senza di lei.

 

Arzùa, trattoria casera, casalinga, ore 21.35

Alle 8 ero al rìo Iso, di fronte allo splendido albergue con tanti edifici in pietra tra cui uno con uno spettacolare camino. Mi son inginocchiato sul greto in cui cadeva il sole, illuminando l’acqua piena di insetti.

Ho respirato per tre volte, ho assorbito energia e mi son lavato con calma.

Tra l’altro penso che a quest’ora lì sia già arrivata una giovane ragazza inglese seduta sul ciglio del sentiero poco dopo le 19.30. Aveva le cuffiette bianche alle orecchie, gli occhi chiari, una mela in mano e l’aria stanca. Le ho chiesto se stesse bene, se tutto andasse bene. Ha risposto di sì e che era un po’ stanca per i 40km fatti. E l’idea di farne altri 5 per Arzùa, per di più in salita, non le faceva fare gran sorrisi, ma tra 10 minuti sarebbe ripartita. L’ho salutata e dopo qualche effettiva salita sono arrivato al rìo e poi ad Arzùa.

Qui ho girellato un po’ per le strade interne e mi è venuta in mente via Rocco Scotellaro a Torino, quando magari scendevo 1 fermata più in là con l’autobus e poi per tornare all’Anna Frank mi camminavo lentamente via Scotellaro per osservare i balconi, i giardinetti, le auto, i marciapiedi, le persone che uscivano da quei grandi palazzi, i cassonetti della spazzatura, la roba buttata per terra. E questo mi faceva entrare meglio nel mondo di Giovanna e dei suoi bambini.

 

34° giorno, mercoledì 16 agosto

Bar di Arzùa, ore 10.15

Tempo piovigginoso. Gruppi di pellegrini incolonnati camminano con mantelline colorate che coprono anche gli zaini. Sembrano muli con il basto, senza offesa. E mi ricordano un po’ anche i soldati di Caporetto.

Ed io qui, dopo aver letto Maxim in questo bar, con alcune pagine interessanti sugli uomini piccoli di statura che nel bene e nel male ha fatto la storia: Maradona, Franco, Angus Young degli AC/DC, Napoleone, Martin Scorsese, Bruce Lee e tanti altri.

Bene, tra poco si riparte in questa grigia giornata di agosto.

 

ore 23.11

Sms: Ciao Andrea, come va il cammino? Fatti sentire, quando puoi. Ciao L.

 

35° giorno, giovedì 17 agosto

Albergue del Monte de Gozo, ore 0.25

Giornata dura, 34km di cui molti sotto la pioggia. Giornata dura. E ora ho cenato con 2 toast vegetali, pomodoro insalata asparagi e una cana. Un cameriere mi ha segnato solo un panino, non so se per sbaglio o simpatia.

Un po’ di stanchezza, ora. E però non posso non ricordare la lunghezza e il calore di questa doccia, che ha preceduto lo stretching e la cena.

E l’enormità di questo rifugio, formato da tante costruzioni rettangolari di cemento che possono ospitare centinaia di persone… E pellegrini che si riempiono di gin tonic e alcolici al bar… E i 2 giovani spagnoli, Andrès e Marcos, con cui ho camminato per gli ultimi 15km per circa tre ore, dalle 6 e qualcosa alle 9 e qualcosa.

Ragazzi, sono ad 1ora di cammino da Santiago. Buonanotte.

 

Santiago, ore 12.15

Oggi ho mandato un’e mail di saluto a Luciano di pellegrinando, il sito che 2 anni fa mi ha dato una spinta a partire. Bene, ora ci sono, ci siamo! Io, Andrès e Marcos, i 2 ragazzi di Santander con cui sono arrivato al Monte ieri e oggi a Santiago. All’albergue Acuario, molto carino, ricco di colori e con un’hospitalera che balla al ritmo della salsa che suona a tutto spiano dalle casse. Bell’atmosfera.

 

In un bar ristorante vicino alla cattedrale, con Andrès e Marcos, ore 15

Abbiamo appena bevuto un buon bicchiere di vino bianco galiziano ed ora facciamo un boccone qui.

Io ho lasciato nel cestino dell’ufficio accoglienza del pellegrino la compostela, perché è differente da quella lasciata agli altri pellegrini, che han compiuto il pellegrinaggio con una motivazione religiosa. Ma ora cambio idea e vado a ritirarla.

 

ore 17 circa

Acquazzone improvviso qui a Santiago. Ma c’è una provvidenziale tenda di un negozio chiuso, e uno scalino per sedersi. E ora c’è già il sole.

Stamattina, prima di andare verso la cattedrale, ho visto e abbracciato Philippe il francese, arrivato ieri e anch’esso un po’ destabilizzato da questa cittadina così invasa dai turisti e lontana anni luce da quelle che abbiamo vissuto, dal silenzio, la natura, la bellezza dei piccoli paesi e dei particolari di una casa, un albero, un orto. Oggetti quotidiani cui lanciare uno sguardo affettuoso. Persone che incrociavi con lo sguardo e quasi sempre ricambiavano. O con cui scambiare un cenno con la mano, un hola, un buenos, buenas, un’ hasta luego o un’ adiòs. E da cui ricevere un buen camino, buen viaje, buen camino ombre, buen viaje peregrino, suerte… Bueno, ahora estamos aquì, e lo si sapeva e quindi prendiamo quello che c’è, come dice Lella. Si prende quello che c’è, che Santiago può offrire. Quindi ho ritirato senza superbia il foglio che mi è stato rilasciato alla fine del pellegrinaggio anche se è diverso dagli altri. E ne son contento, proprio perché è differente. Più semplice, e scritto in spagnolo anziché in latino.

Poi ho mangiato con Marcos e Andrès, e alla fine mi son visto offrire il pasto da Marcos che ha pagato per tutti e 3, dicendo “se non era per te non saremmo arrivati, ieri”. E questo è un grande complimento. Che prendo e metto da parte.

E così un sms di Maria mi dice di tirar fuori le mie molte risorse e di riposarmi.

Sto bene, in questo momento, col sole e queste nuvole grigie che son spostate dal vento. E la mia giacca a vento che non fa sentire il freddo. E i miei piedi che han percorso quasi 800km. Ho fatto il cammino di Santiago. Son arrivato a Santiago. Bravo, Andrea.

 

ore 18.15

Bene, ho sperimentato anche l’umiliazione di vedermi rifiutato un pezzo da 100 euro, bagnato, perché “no es correcto”. E lui, l’uomo basso con la pancia, conosce il denaro non “correcto”. Lo conosce a prima vista. Peccato che la macchina del gioielliere di fronte lo smentisca un minuto dopo. E poi rientro nel negozio per fargli vedere i 5 pezzi da 20 e andarmene, ma lui è dentro la cucina, e allora ciao. Bisogna avere pazienza, mi dice un cliente. Che sia questa la lezione? Sarà, ma mi è passata la fame e le 2 confezioni di pasta e la birretta io gliele lascio volentieri, al tipo che il denaro lo conosce al volo.

Dio buono se sono già stufo di star qui. Ma quanti turisti ci son, qui vicino a Piazza Cervantes?

Altre 2 gocce d’acqua, e mi riparo sotto un portico, seduto appoggiato alla piglia. Un turista con bastone comprato qui, con la punta di ferro e la conchiglia attaccata scatta foto con la sua macchina digitale. Io sento un po’ di stanchezza, e ora, stancamente, andrò all’albergue. E da questa scenetta si impara a:

·   non lasciar bagnar il denaro (o i documenti)

·   mantenere la calma (inizialmente manca il fiato e un misto di vergogna e rabbia sale)

·   trovare una strategia alternativa

·   non cercar vendette

·   non dimenticare l’obiettivo principale, una volta sbollita la delusione (cioè, mangiare!).

 

Cafè Cervantes, ore 18.45

E così son finito in questo bar semplice semplice che già mi aveva attirato in un giro precedente, con la sua aria antica, le piastrelle con dei cubi a tre colori (nero bianco grigio), i tavolini col vetro a coprir un piano di color verde sopra una struttura di legno, gambe comprese. Le sedie con schienale e gambe di legno, di bella fattura, un po’ simili alle Thonet. Il sedile è imbottito e di una plastica lavabile marrone.

Fuori c’è un raggio di sole.

Mi ha servito un signore coi capelli grigi gentile, dall’aria mite. Ha i pantaloni grigi e una camicia azzurra, e ora, dopo che ho bevuto il mio cafè con leche e mangiato le 2 maddalene, lo ascolto parlare con un signore che chiede notizie di persone di tanto tempo fa. Di una signora, di un’ anestesista, una habitaciòn, di persone e luoghi che fan faticare un po’, all’inizio, il barista. Ma poi i 2 si intendono, e l’avventore coi capelli grigi ondulati e che ha preso un cafè con leche e 5 biglietti della lotteria si sente a suo agio. E si ricorda perfettamente. I 2 ricordi si sono incastrati per un momento, ed era quello che contava. Perché ora è già il tempo del “bueno” e dell’ “hasta luego”. La curiosità, la nostalgia è stata saziata. Non c’è più motivo per restare.

Entra un ragazzo che mi sembra già di aver visto in un albergue o durante il cammino. Anche lui chiede un cafè con leche.

Dal bar di fronte, il cafè Albaroque, esce un uomo fumando un sigaro appena acceso.

Il barista finisce di contare le monete e prepara il caffè con leche.

Un cliente esce dal bagno e dopo qualche momento anche dal bar.

Una giovane mamma di 30-35 anni con una  bimba con le treccine bionde chiede una botilla de agua. Paga ed esce.

Quanto succede, in così poco tempo.

 

ore 19.45

E allora non posso non entrare in questo baretto di Santiago dove cantano due canarini in gabbia ed ora è appena entrato zoppicante un ragazzo con gli scarponcini neri, gli occhiali un po’ anni 70 tipo Ray Ban ma di plastica, un maglione senza camicia sotto, jeans e una cartelletta e l’ombrello nero. Vende biglietti della lotteria. Uno dei 2 uomini che bevono vino bianco da una coppetta di ceramica bianca subito lo prende un po’ in giro e gli dice che comprerà biglietti se canterà qualcosa per lui. Canta, gli chiede. E inizia: O sole mio… Poi smette e sfoglia i vari biglietti che il ragazzo propone, e ne compra qualcuno. Gli propone di sedersi e chiedere 1 caffè. Il ragazzo rifiuta, prende la cartelletta di cuoio e l’ombrello lungo nero posato sul tavolo ed esce.

A un lato del locale ci sono 6 botti da cui il barista spilla vino in una brocca con cui riempie le coppette dei clienti.

Sembra davvero di fare un salto nel passato. Qui solo la tv è al presente.

 

Santiago, gli incontri

 

Venerdì 18 agosto, da Santiago a Santiago

Davanti alla cattedrale, ore 19.55

FAN-TA-STI-CO!

Nuvole meravigliose, in cielo, grandi nuvolosi bianchi e grigi a ripagare di un giorno da diluvio universale.

E cielo azzurro, e gabbiani in volo.

E allora alegrìa, come ripeteva ieri mattina un uomo su e giù nel corridoio del nostro padiglione al Monte de Gozo.

Alegrìa.

Alegrìa.

Armonia.

Serenità.

Stai bene, insomma.

2 bambini spaventano i colombi come facevo io in piazza Fontana a Pinerolo da bambino.

Stai bene, Andrea, come hai augurato tu tante volte a tanti nei tuoi sms. Che si concludevano con uno stai bene. E allora dai, stai bene.

Dopo una giornata incredibile.

La serata di ieri si è conclusa con una notte insonne, accompagnata dal suono della pioggia e dal russare forte di 2 persone vicino a me e dal ricordo insistente – ora disperso – dell’umiliazione patita nel piccolo supermercato al pomeriggio.

L’uomo che mi manda via, perché ha visto subito che il mio denaro è falso.

E così ho fatto quasi 800km per sentirmi dare del ladro.

Che bello.

E trovarmi in un ostello dove non c’è una, dico una faccia conosciuta, se si eccettuano i 2 ragazzi spagnoli che arrivano nella notte.

Ma i pensieri neri avanzano, e si estendono.

Black dogs. Pensieri neri nella mia testa.

Al mattino però incontro Olivier e Cloe all’albergue Acuario, e i pensieri neri spariscono. E fuori c’è Joen, che ha dormito anche lui per terra vicino all’albergue. Sono molto contento. Faccio una lunga colazione con Olivier, Cloe, Joen, Philippe e Beatrìz.

Ci incamminiamo verso il centro tutti insieme, come avevo sognato settimane prima, abbronzati e belli, e per strada incontriamo Sabrina e Michele, 2 ragazzi di Parma con cui 2 giorni prima avevo camminato molto bene sotto la pioggia, parlando e ridendo. Ma loro avendo un cagnolino erano rallentati, e così dopo alcune ore ci eravamo persi di vista.

Ci salutiamo con grande piacere. In piazza  ci siamo rivisti ancora una volta, e abbiamo scattato una foto ricordo in cui c’è anche Buo, un altro compagno storico della prima parte del cammino.

Poi, lentamente, usciamo dalla città per andare verso Finisterre. Camminiamo e mangiamo e beviamo le cose che abbiamo comprato: ognuno offre qualcosa agli altri.

Il paesaggio è impressionante per il fuoco, che è arrivato molto vicino alle case, ed ha lasciato un deserto nero. Sembra di entrare nella divina commedia.

Con la pioggia questo bosco bruciato diventa viscido, si rischia di scivolare per i litri di acqua che scendono in poco tempo. E’ un diluvio che non diminuisce. Non c’è un riparo, solo fango e cenere. Camminiamo in fila indiana, nemmeno tristi, solo molto bagnati.

Alla fine usciamo dal bosco, e troviamo riparo sotto una tettoia di una casa in costruzione. L’aria è fredda, ed io sento di essere molto stanco. Quando Joen, Olivier e Cloe decidono di ripartire, sotto la pioggia, non li seguo.

Aspetterò la fine della pioggia, cercherò la strada (si sente il rumore di alcune auto, non lontano), e tornerò indietro.

 

Piazza della cattedrale di Santiago, ore 22

Il cerchio si è chiuso. Poco fa ho visto, qui in piazza, Paolo italo-svizzero, Tilman tedesco, un altro ragazzo ceco di origine gitana, Eve, 2 ragazzi che ho incontrato sovente in questi ultimi tempi, Max, il ragazzo italo belga che aveva suonato la chitarra in una chiesa vicino a Tosantos in maniera magnifica.

E prima ancora un ragazzo siciliano di Catania visto a Portomarìn (dormiva vicino a me in palestra) e Sergio, il professore siciliano che mi diceva te la prendi comoda.

Bene, sono in buoni rapporti con tutti.

Sono in pace.

Ho ringraziato a mani giunte i 4 lati della piazza.

 

Sabato 19 agosto

Santiago, ore 14

Di nuovo in piazza, di nuovo nel punto dove ieri sono apparsi ad uno ad uno i pellegrini conosciuti nel cammino.

Solo che non c’è più la meravigliosa luce del tramonto e la piazza è di nuovo invasa da turisti e pellegrini dell’ultima ora.

Io sono in pace.

Sto bene, e oggi pomeriggio prenderò l’autobus per andare a Finisterre, a vedere l’acqua.

Se non ci fosse da fare la coda entrerei in cattedrale.

 

Finisterre, la vacanza

A Finisterre. Hamburgeseria, ore 23.10

Visto l’ultimo pezzetto di terra e il chiarore del sole che illuminava il cielo.

Salutato Paolo, mio fratello, mia sorella, Lella, mio padre e mia madre.

Il ritorno a Finisterre, al paese, l’ho fatto con un ragazzo francese partito da Bordeaux 10 settimane fa.

Ora lui è andato alla festa sulla spiaggia, tutto gasato e ad un passo molto veloce.

Io son qui in questa hamburgeseria e aspetto un hamburger completo, senza cipolla.

Son stanco, e tra poco andrò a dormire a casa di un ragazzo spagnolo che ospita volentieri pellegrini di passaggio. Me l’ha consigliato Thierry ieri, e ci sono andato.

Mi pare che sia tempo di tornare in Italia.

 

 

Domenica 20 agosto

ore 16 circa

Davanti all’acqua di Finisterre, di nuovo.

Con 2 ragazzi italiani arrivati nel pomeriggio che han fatto passare la voglia di scappare a Santiago e poi in Italia. Oggi resto, e poi si vede.

 

Ore 22.24

Sms: Ciao…arrivato a Finisterre?...Qui è un altro mondo…Spero di non perdere quello che ho trovato nel cammino. Un bacio.

Ciao   Maria

 

Lunedì 21 agosto

Finisterre, mattino

In tv canta un gruppo che si chiama ojos de gata, come gli occhi di piera. Bevo un caffè e mangio una fetta di torta al limone.

L’arrivo dei ragazzi italiani ha scacciato le nuvole grigie sopra la mia testa e nel mio cuore.

Tengo duro e resto.

Questo cammino è stato bello e duro. Ed io ho sempre tenuto duro. Non ho mai mollato. Son sempre andato avanti e son arrivato a Santiago. Ora son qui a Finisterre e voglio tener duro anche ora che “la guerra è finita” e l’esercito dei pellegrini si sta disperdendo.

Ogni tanto ne vedo qualcuno e mi rallegro.

Scambio 2 parole più o meno calorose e rilassate o frettolose, e alla fine mi trovo con me stesso.

So che in giro, o al faro di Finisterre o giù alla playa ci sono Andrea e Stefano, il fisioterapista veneto che ha camminato la ruta della plata, al confronto della quale il mio cammino, il nostro cammino è stato un piacevole allenamento.

Lui è entrato nell’Estremadura, e ha camminato con 4 litri d’acqua nello zaino.

Bene, forse lui e Andrea sono al faro o alla spiaggia.

Vado a vedere alla spiaggia.

 

ore 12.42

Sms: Ciao Endriu!...6 ancora in cammino? Stai bene? Alex chiede sempre di te e vuole tel… baci!

 

ore 19.20

Sms: Evviva… grande grande Andrea! Si festegg?

I 2 messaggi di piera

 

Martedì 22 agosto

Finisterre, terrazza sul mare, ore 10 circa

Aspetto i 3 ragazzi italiani.

1 è già partito per l’Italia. Luca e Andrea vanno a La Coruna e Stefano vorrebbe andare a Muxia. Io so solo che non voglio restar solo.

Tra poco vedo.

Questa è una cosa che ho imparato ieri come in un lampo.

L’importanza del gruppo.

L’andare al di là della coppia, della diade.

La forza del gruppo.

E in sua mancanza, la forza della diade.

E in sua mancanza, la forza del singolo.

 

Mercoledì 23 agosto

Muhxia, ore 10 circa

Al bar con Stefano, l’ultimo degli italiani di Finisterre.

Ieri a Cee ho incontrato Mike, e il cerchio si è chiuso.

Di più non potevo chiedere.

E allora che abbia ragione Vittorio di Pietra Ligure, che al mio “ci vediamo” ha risposto “non siamo noi a decidere, è il cammino che decide”?

 

Sms di 2 amici di Prato che abbiamo conosciuto per un momento a Muxia il 23, e a Cee il 24. Poco dopo ci han scritto:

Incontrandovi abbiamo visto quanto sia vera l’appartenenza alla stessa famiglia umana. Abbiamo sperimentato una fraternità. Grazie! Torniamo a casa con questa ricchezza. La vogliamo custodire e declinare nella nostra vita ordinaria. Cogliamo le occasioni per incrociarci di nuovo!

Ciao

Giuseppe e Sara

 

Giovedì 24 agosto

Fisterra, ore 11.15

Stefano e Philippe sono andati all’Hospedaje Lopez, dove ieri pomeriggio siam tornati e abbiam preso una stanza con 2 letti matrimoniali, la 41 al 4° piano, l’ultimo.

Philippe è stato un incontro del tardo pomeriggio, quando stavamo bevendo una birretta su una terrazza di un altro bar vicino all’albergue.

E niente, l’ho visto, l’ho rincorso e l’ho invitato a unirsi a noi.

Alla fine ci siam trovati tutti nell’appartamento affittato da Chiara, che ha anche una cucina.

Pasta al sugo con le olive nere, insalata di pomodori e mais, vino rosso.

Per me, 1 birra San Miguel.

Poi il tempo si è annuvolato e l’invito a Philippe è stato spontaneo.

Alla fine, tutti in camera da Lopez per l’ultima birra in lattina da mezzo litro e 2 chiacchiere e 2 risate fino all’una e mezza.

Dopo, a nanna, con il sottofondo di Philippe. Ronf ronf.

Il cielo blu antracite, bianchi gabbiani apparivano come fulmini, saette. Solo uno ogni tanto, un po’ più rallentato, si mostrava nella sua bellezza davanti alla nostra finestra.

Momenti di vera bellezza.

 

Giovedì 30 agosto 2006

Pau, sul treno per Toulouse, ore 10.50

Accanto a me, su questo tavolino di ferro, 2 cartoline di Finisterre.