Carmen "Guti" Gutierrez Felipe

Mormorii del camino di Santiago… 

 


 

Ho sperimentato il silenzio nutritivo;

il silenzio di melodie soavi;

il silenzio delle pietre e degli alberi ricurvi;

il silenzio fraterno, il silenzio stanco, quello vivificante;

il silenzio silenzio e nulla più; quello animato delle foglie al vento, dei tronchi che si curvano, dei fischi, delle onde, degli scoppiettii delle rocce, dei voli di farfalle, della frescura di acque danzanti;

il silenzio bianco della nebbia e quello che si condensa in fine ed abbondante pioggia, quello delle croci con lo sguardo sempre levato al cielo e che vi stoppano;

il silenzio rumoroso dei boschi dove le fate e gli gnomi volteggiano e gironzolano;

il silenzio come sintonia della danza ricevuta al sole su colline verdi;

il silenzio dell'aria appiccicato alla processione canterina di pellegrini;

il silenzio delle greggi, del cane che le sorveglia, del grano che aspetta la falce, della nuvola che si dissolve, del fiore amato dall'ape;

il silenzio della colomba proprio prima del rucolio;

il silenzio del mantra emesso dal centro della terra, delle sue spalle caricandosi di grilli e di cicale, quello del cammino stesso, di questo sentiero che più che un sentiero é un flusso;

il silenzio tra le righe del pentagramma di una conversazione con compagni pellegrini o quello che tra loro sembra un sorriso e provoca cosi' una misteriosa ed inevitabile tenerezza come inevitabile é il fiorire ogni anno delle gemme;

il silenzio mistico dei conventi e dei  seminari, dei chiostri aperti all'universo;

il silenzio sospeso tra laude e laude delle monache come sfondo alla trasognazione del corpo febbrile, disfacendosi e ricomponendosi in una nuova sinfonia, il silenzio del proprio sangue che vibra;

il silenzio canoro della sorgente che sgorga borbottando, quello della rugiada nei prati e dell’erba nel petto e nel ventre, quello dei villici aspettando la chiacchierata timida col pellegrino che passa e che beve da questa come da una fonte di saggezza, come lo stesso pane;

il silenzio tra russare e russare di pellegrino che riscatta teso la sua fatica, che é anche la tua, al tuo fianco;

il silenzio del passo delle mucche, del Passo Honroso, delle vetrate della cattedrale di Leon, dei bicchieri che i suoi giovani leonesi, nelle aurore domenicali, bevono per dare più colore al loro cammino ebbro di ritorno a casa con gli amici, prima di acciambellarsi tra le lenzuola;

il silenzio della sopravvissuta all'offensiva napoleonica nella cattedrale di Burgos, custodita dal silenzio del Cid, il silenzio del Cristo di Burgos, della Vergine del Cammino e del Bambino, della Vergine curva del Cebreiro e del suo bambino, quello del Cristo naturalizzato di Fisterra, quello della salvatrice Vergine da Barca, là sulla collina di Muxia, e fino al silenzio dello stesso Santiago, il sanguigno fratello di Giovanni e figlio di Zebedeo;

il silenzio dei polverosi e dimenticati quaderni della piccola scuola che oggi é suolo e banco per il pellegrino;

il silenzio titillante e fugace delle stelle;

il silenzio magico di un villaggio senza tetti e fogne, in altri tempi gloria nel cammino, grembo di pellegrini;

il silenzio del suo crocifisso in piedi come stendardo di eternità, di permanenza delle sue anime che abitano le pietre della sua unica via-cammino (Foncebadon);

il silenzio della polvere sollevata, quella di uomini e donne-terra, quello delle loro anime piene attraverso alcuni occhi-finestre;

il silenzio delle tombe del balcone di Triacastela, argentate dalla luna, vicino alle quali il sonno del pellegrino puo' essere tranquillo, poiché smitizzano la morte;

il silenzio attento dei cani delle donne galiziane;

il silenzio della mano che scolpisce amorevolmente il bordone e compagno inseparabile;

il silenzio della fronte appoggiata a questo, delle mani giunte a questo;

il silenzio personale proprio del bordone;

il silenzio popolato di un camminare mano nella mano con un pellegrino-amico, che sia nel corpo di un uomo anziano, di un valente hospitalero o di una gheisha giapponese;

il silenzio del calice e della pelle dei tamburi del Cebreiro, delle sue capanne antiche di pietra, quello che ogni uomo e donna vorrebbe provare nei suoi passi di approccio all'arrivo al Portico della Gloria; quello del crepitio degli indumenti che si estinguono nel fuoco purificatore nelle rocce del Capo Fisterra;

il silenzio digestivo delle altrui parole tremende e del suo pianto di gioia, che é anche il tuo;

il silenzio del sole che si corica e si copre col lenzuolo dell'oceano, il suo silenzio anche stiracchiandosi al risveglio tra violetti, azzurri, rosacei e rosati…; quello dell'indiano apache che contempla l’alba in America, il Nuovo Mondo;

il silenzio di un falco che sceglie la medesima pozza d'acqua e lo stesso tuo momento per bagnarsi;

il silenzio di un palazzetto dello sport vuoto al mattino, con le grida dei tifosi, i rimbalzi della palla e l’ansimare dei giocatori che flottano nell'aria;

quello della gioia di defecare sopra l'erba e di abbandonare il tutto affinché diventi sterco fertilizzante;

il silenzio quando tu ti distacchi o no dal cammino salendo al secondo piano di un autobus, il silenzio gioioso del tramonto di ritorno a casa-famiglia-amici (con cui sempre hai camminato anche in questo cammino), un tramonto cosi’ bello come quello di Fisterra, oggi.

 

(traduzione di Flavio Vandoni con l’aiuto di Silvia e Sylvia Sbedico)