LA ZUCCA DEL PELLEGRINO

CENNI GENERALI

Appartiene alla Famiglia delle Cucurbitacee, genere Lagenaria, specie Lagenaria siceraria (o vulgaris).  Dal latino lagena = bottiglia.
Conosciuta generalmente in Italia come “zucca dei pescatori” o “zucca del pellegrino”  In Francese Calebasse de pelerìn, in Spagnolo Calabaza, in Inglese Bottle.
A seconda della conformazione del frutto si distinguono le varietà vulgaris, clavata, depressa, maxima.

DESCRIZIONE

Pianta annuale, vigorosa, con larghe foglie di colore verde chiaro e fornite di leggera peluria. Bei fiori bianchi Rampicante, raggiunge i 4 m. di altezza attaccandosi con viticci ai sostegni che trova durante la crescita
Produce frutti di lunghezza variabile da 10 a 100 cm e spessore da 5 a 60 cm. I frutti vengono a maturazione nel tardo autunno. Nei primi tempi la polpa è morbida ma tende progressivamente ad indurirsi fino a raggiungere una consistenza legnosa. A maturazione terminata il frutto si svuota: rimangono i semi ed il residuo della polpa ormai rinsecchito. La colorazione, inizialmente verde molto chiaro, tende a scurire fino a diventare marroncina, con possibili strisce o macchie più scure. Particolare è la forma a pera con la parte centrale strozzata.
Durante la crescita il frutto può essere modellato per ottenerne forme particolari.

ORIGINE e DIFFUSIONE

Originaria probabilmente dell ’India, la sua coltivazione si è gradatamente estesa nelle zone caldo/umide in tutto il pianeta.
La Lagenaria ha assunto nel tempo e nelle varie località una notevolissima diversificazione sia nella forma che nelle misure che nel colore.
In Italia era coltivata prevalentemente nelle zone umide. Ora è da considerarsi pianta a rischio estinzione.

UTILIZZO

Ovunque è tradizionalmente coltivata ed utilizzata per farne contenitori di liquidi o di altri materiali sciolti, stoviglie, vasellame.
Raggiunta la maturazione la zucca viene posta ad essiccare. Si taglia l ’estremità superiore e si svuota dei semi e delle parti residue. Il recipiente ottenuto è molto leggero ma al tempo stesso molto resistente ai colpi e assolutamente stagno.
In italia i pescatori vi riponevano il pesce e le rane che, per la forma particolare, non riuscivano ad uscire.
I pellegrini la utilizzavano come contenitore per l ’acqua, in virtù della sua leggerezza e resistenza. Inoltre, grazie alla particolare forma, poteva essere comodamente trasportata a tracolla o legata ai fianchi.

COLTURA

Si semina ad aprile, mettendo poi le piante in vasetti e poi a pieno campo in luoghi caldi e umidi. E ’ necessario predisporre dei sostegni per consentire alla pianta di arrampicarsi. I sostegni devono poter consentire di reggere il peso dei frutti. Fiorisce da giugno a settembre. Cresce bene anche addossata a pergolati, reti di confine, graticci esistenti.
Si raccoglie il frutto prima dei geli invernali. Meno fiori si lasciano sulla pianta più grossi vengono i frutti.
Necessita di terreno di coltura sciolto, ricco. Sono necessarie abbondanti annaffiature nel periodo di maggiore sviluppo

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 L’ERBA GIACOMA

E’ la senecio jacobaea, detta anche erba di San Giacomo. E’ una delle 1.300 specie appartenente alla famiglia delle Senecio.   E’ una pianta biennale o perenne, con fiori gialli, ed è molto diffusa, dalla fascia costiera fino alla media montagna.   Ha fusti ramoso-corimbosi, angolosi, solcati e rossastri nella porzione basale, foglie radicali che presto cadono; le cauline inferiori sono lirate con lacinie  laterali di vario sviluppo;  le altre foglie sono pennatopartite con orecchiette basali laciniate; i fiori sono disposti in corimbo.   Utilizzata un tempo per scopi medicinali (diarrea, contro i vermi intestinali o per proprietà toniche e stimolanti).

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